Ricordando il Grande Maestro “ENNIO MORRICONE”


Ennio Morricone (Roma, 10 novembre 1928 – Roma, 6 luglio 2020) è stato un compositore, musicista, direttore d’orchestra e arrangiatore italiano.

Studiò al Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma, dove si è diplomato in tromba; ha scritto le musiche per più di 500 film e serie TV, oltre che opere di musica contemporanea.

La sua carriera include un’ampia gamma di generi compositivi, che fanno di lui uno dei più versatili, prolifici e influenti compositori di colonne sonore di tutti i tempi.

Le musiche di Morricone sono state usate in più di 60 film vincitori di premi. Come giovane arrangiatore della RCA, ha contribuito anche a formare il sound degli anni sessanta italiani, confezionando brani come Sapore di saleIl mondoSe telefonando, e i successi di Edoardo Vianello.

ENNIO MORRICONE Per un pugno di dollari

A partire dal 1946 ha composto più di 100 brani classici, ma ciò che ha dato la fama mondiale a Morricone come compositore, sono state le musiche prodotte per il genere del western all’italiana, che lo hanno portato a collaborare con registi come Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci, con titoli come la Trilogia del dollaroUna pistola per RingoLa resa dei contiIl grande silenzioIl mercenario, Il mio nome è Nessuno e la Trilogia del tempo.

Dagli anni settanta Morricone diventa un nome di rilievo anche nel cinema hollywoodiano, componendo musiche per registi americani come John Carpenter, Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols, Oliver Stone e Quentin Tarantino.

Morricone ha scritto le musiche per numerose pellicole nominate all’Academy Award come I giorni del cieloMission e The Untouchables – Gli intoccabili.

Nel 2007 Morricone ha ricevuto il premio Oscar onorario alla carriera “per i suoi contributi magnifici all’arte della musica da film” dopo essere stato nominato per 5 volte tra il 1979 e il 2001 senza aver mai ricevuto il premio.

Il 28 febbraio 2016, ottiene il suo secondo Oscar per le partiture del film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe.

Morricone ha vinto anche tre Grammy Awards, quattro Golden Globes, sei BAFTA, dieci David di Donatello, undici Nastri d’argento, due European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera e un Polar Music Prize. Ha venduto inoltre più di 70 milioni di dischi.

Era Accademico Effettivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e socio dell’associazione Nuova Consonanza impegnata in Italia nella diffusione e produzione di musica contemporanea. Il 26 febbraio 2016, gli è stata attribuita la stella numero 2574 nella celebre Hollywood Walk of Fame. Il 27 dicembre 2017 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, il secondo grado in ordine d’importanza.

In Asia torna la peste bubbonica: una regione in quarantena


La peste bubbonica è tornata: la Mongolia ha messo in quarantena una regione al confine con la Russia dopo la scoperta di due casi.

È scattato l’allarme peste bubbonica in Mongolia, dove una coppia di fratelli versa in condizioni critiche dopo aver mangiato carne di marmotta cruda.

Nel timore di uno scoppio di un’epidemia, le autorità sanitarie mongole hanno messo in atto misure di sicurezza e imposto la quarantena di una regione al confine con la Russia.

Il ritorno della peste non deve sorprendere: già a fine 2019 in Cina sono stati diagnosticati dei casi, uno di peste bubbonica e due di peste polmonare (più grave). L’infezione in quel caso era legata al consumo di carne di coniglio selvatico.

La peste è un’infezione di origine batterica che si trasmette attraverso le pulci che vivono su roditori selvatici e, se non trattata in tempo, può uccidere nel giro di 24 ore, secondo l’OMS.

Ad oggi non esiste un vaccino per la peste, e la malattia si cura nei primi stadi con farmaci e antibiotici. Gli esperti ritengono che i discendenti della peste nera che nel 14° secolo ha ucciso 50 milioni di persone nel mondo esistano ancora oggi e causano la morte di 2.000 persone l’anno.

 

LEGGI ARTICOLO

STORIA – Europa Peste del 1346

 

Incubo peste nera in Mongolia: regione in quarantena

La Mongolia ha messo in quarantena la regione a ovest del confine russo dopo aver identificato due casi di peste legati al consumo di carne di marmotta. Si tratta di due fratelli, un uomo e una donna, le cui condizioni sarebbero critiche secondo quanto riportato.

La diagnosi è stata confermata da test di laboratorio. Sono stati raccolti e analizzati 146 campioni di individui di primo contatto, ma sarebbero almeno 500 le persone che potrebbero essere entrate in contatto con i due infetti, anche per vie traverse.

Intanto il Centro nazionale per le malattie zoonotiche della Mongolia si è attivato per mettere in quarantena il capoluogo di provincia e uno dei distretti della regione. Ai veicoli è temporaneamente vietato l’ingresso.

A maggio 2019 la Mongolia aveva chiuso un varco chiave al confine con la Russia a causa del sospetto che la pestilenza provenisse da lì, e bloccato l’ingresso di diversi turisti russi.

Il Coronavirus è mutato: ne circola una versione più contagiosa


Un ceppo più contagioso di Sars-Cov-2 sta circolando nel mondo.

Si tratta di una variante nel genoma virale del Covid-19 che ha potenziato la sua capacità di infettare le cellule umane.

La notizia della scoperta di questa variante era circolata settimane fa, grazie alla pubblicazione su alcune riviste scientifiche di alcuni studi internazionali fra i quali uno italiano, firmato da Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica di Roma e Antonio Cassone, docente di Microbiologia dell’Università di Perugia.

Ora un team internazionale di ricercatori dimostra che questa variante ha reso più forte il virus aiutandolo a diventare il ceppo dominante che circola oggi nel mondo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell.

La variante D614G

La variante individuata è la “D614G” che è risultata più contagiosa in condizioni di laboratorio e apporta una piccola ma efficace modifica alla glicoproteina Spike, usata dal virus per penetrare nelle cellule.

Subito dopo la sua comparsa, si è visto che la variante D614G ha preso rapidamente il posto del ceppo dominante e varie analisi di campioni a livello internazionale hanno mostrato “un significativo spostamento nella popolazione virale dall’originale al nuovo ceppo del virus”.

La variante più infettiva

I ricercatori del Los Alamos National Laboratory nel New Mexico e della Duke University in North Carolina, hanno collaborato con il gruppo di ricerca dell’Università di Sheffield (nel Regno Unito) per analizzare campioni di genoma del virus pubblicati su Gisaid, una risorsa internazionale per condividere sequenze di genoma tra ricercatori di tutto il mondo.

“Abbiamo sequenziato i ceppi di Sars-CoV-2 a Sheffield sin dall’inizio della pandemia e questo ci ha permesso di collaborare per dimostrare che questa mutazione era diventata dominante nei ceppi circolanti”, spiega Thushan de Silva, docente in Malattie infettive presso l’Università di Sheffield.

“Lo studio appena pubblicato conferma questo risultato. E anche che la nuova variante D614G è più infettiva in condizioni di laboratorio”.

In particolare, i dati dei ricercatori suggeriscono che il nuovo ceppo sia associato a maggiori carichi virali nel tratto respiratorio superiore dei pazienti con Covid-19. “Questo significa aggiunge de Silva che la capacità del virus di infettare le persone potrebbe essere aumentata. Fortunatamente in questa fase, non sembra che i virus con la mutazione D614G causino malattie più gravi”.

Sulle tracce del Coronavirus

Grazie alla piattaforma Gisaid ormai i ricercatori tengono traccia del virus. “E’ possibile tracciare l’evoluzione di Sars-CoV-2 a livello globale spiega Bette Korber, di Los Alamos nel New Mexico, autrice principale dello studio perché i ricercatori di tutto il mondo stanno rapidamente rendendo disponibili i loro dati sulla sequenza virale attraverso il database Gisaid.

Attualmente sono disponibili decine di migliaia di sequenze e questo ci ha permesso di identificare l’emergere di una variante che è rapidamente diventata la forma dominante a livello globale”.

I ricercatori sottolineano comunque che è necessario effettuare ulteriori analisi di laboratorio nelle cellule vive per comprendere tutte le implicazioni di questa mutazione.

Il parere dell’Oms e dell’esperto italiano

Sulle mutazioni subite dal Coronavirus nel corso di questi mesi si è espressa anche la direttrice del gruppo tecnico per il coronavirus dell’Oms Maria Van Kerkhove dichiarando: “Il virus sta cambiando, muta. Ma non abbiamo indicazioni che le mutazioni rilevate indichino cambiamenti nella gravità e nella contagiosità di Sars-Cov-2. Si tratta di una questione che indagheremo attentamente”.

Da gennaio sono state pubblicate almeno 60mila sequenze genetiche di Sars-Cov-2: una mole di dati preziosi.

“La mutazione che abbiamo individuato e pubblicato un mese fa ha dichiarato all’Adnkronos Salute Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma si è rivelata determinante nel rendere Sars-Cov-2 più contagioso, come ha dimostrato ora lo studio pubblicato su ‘Cell’.

Ma questo non vuol dire che il virus sia diventato più cattivo o più aggressivo. E una conferma della maggior contagiosità di questo ceppo rispetto a quello cinese arriva anche dai focolai registrati nella Penisola.

Una ‘spia’ del fatto che il virus circola e che, se non si rispettano le misure, si trasmette con facilità”.

La buona notizia è che “gli anticorpi sviluppati contro questo ceppo possono curare anche quello cinese”, e dunque la mutazione non influirà sulle terapie mirate e sui vaccini allo studio.

 

Cos’è l’hantavirus: il virus dei topi che ha fatto il salto di specie


La notizia della morte di un uomo in Cina per un hantavirus, proprio durante la pandemia da Covid 19 ha scatenato il panico, poi subito rientrato, nei confronti di questi virus che scatenano malattie potenzialmente mortali. L’allarme hantavirus è comunque l’occasione utile per approfondirne la conoscenza.

Cos’è l’hantavirus

Gli Orthohantavirus, comunemente chiamati Hantavirus, sono un genere di virus a RNA a singolo filamento negativo, appartenente alla famiglia Hantaviridae dell’ordine Bunyavirales. Questi virus si possono trasmettere all’uomo: poiché gli ospiti naturali dell’hantavirus sono i roditori, si tratta di un tipico esempio di zoonosi. Il genere degli Orthohantavirus comprende 36 specie di virus.

Patologie da hantavirus

Alcuni hantavirus possono determinare patologie potenzialmente mortali nell’uomo come la nefropatia epidemica, la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS) e la sindrome polmonare da hantavirus (HPS). La nefropatia epidemica è più frequente in Europa, mentre l’HFRS lo è in estremo oriente e l’HPS è più frequente nel continente americano.

I sintomi dell’hantavirus

I sintomi dell’infezione da hantavirus, dopo un periodo di incubazione, iniziano con febbre, cefalea e dolori muscolari e in alcuni soggetti anche dolore addominale, nausea, vomito e diarrea. A seconda del tipo di infezione i sintomi si differenziano: nella sindrome polmonare si manifestano tosse e respiro affannoso, invece nella sindrome renale si verifica un’insufficienza renale acuta.

Origine dell’hantavirus

Gli ospiti naturali dell’hantavirus sono i roditori selvatici e domestici: ogni hantavirus è associato a una specie di roditore o a un gruppo di specie strettamente correlate. I roditori eliminano gli hantavirus nelle urine, nelle feci e nella saliva e quindi i luoghi infestati da topi devono essere considerati a rischio. Il termine “hantavirus” deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, dove verso la fine del 1970 il team di ricerca guidato da Ho-Wang Lee riuscì ad isolare il virus.

Diffusione dell’hantavisurs

Una persona può contrarre questo virus attraverso il contatto della cute lesa o per inalazione con l’urina, la saliva o e le feci dei roditori infetti, dunque non è sufficiente la sola ingestione o il semplice contatto. Gli hantavirus si trasmettono all’uomo soprattutto attraverso inalazione, cioè respirando un aerosol costituito dalle particelle di escrementi, urina o saliva dei roditori infettati.

L’hantavirus in Cina

Nel marzo 2020 è stato segnalato in Cina un caso di decesso dovuto a questo virus: l’uomo, proveniente dalla provincia dello Yunnan, si trovava su un bus nella provincia di Shandong. Inizialmente si pensava fosse un caso di epidemia di COVID-19, ma gli esami hanno dimostrato che si trattava di contagio hantavirus.

L’hantavirus in Italia

In Europa sono presenti diversi hantavirus e nel 2014 erano stati confermati 3.667 casi in Germania, Francia, Croazia, Finlandia e Svezia. In Italia e in altri paesi del Mediterraneo fortunatamente nessun caso è stato segnalato.

L’hantavirus in Canada

Nel giugno 2014 in Saskatchewan, provincia del Canada occidentale, è stato segnalato un caso di decesso dovuto all’hantavirus. Sempre in Canada, dal 1994 ad oggi, sono stati registrati 27 casi di infezione e 9 casi di decesso legati a questi virus. Nel Nord America, il principale vettore del virus responsabile della sindrome polmonare da hantavirus si è rivelato essere il topo cervo (Peromyscus maniculatus).

L’hantavirus in Patagonia

Nel dicembre 2005 nelle Ande, in Sud America, si è verificato l’unico caso finora mai registrato di trasmissione interumana dell’hantavirus, cioè di contagio da uomo a uomo, ritenuta estremamente rara.

Hantavirus: come si cura

Non esiste un trattamento specifico e neppure vaccini per le malattie da hantavirus, che quindi vengono trattate cercando di ridurre la sintomatologia: alcuni farmaci antivirali hanno dimostrato di essere in grado di ridurre la malattia e la morte, se usati precocemente.

Coronavirus, a Pechino casi ancora in aumento. E le autorità mettono sotto accusa il “salmone importato”


PECHINO – I supermercati di Pechino lo hanno eliminato dagli scaffali, gettando intere confezioni di salmone norvegese affumicato nella spazzatura.

Alcuni ristoranti lo hanno tolto dal menù. Quelli che non possono, come i sushi giapponesi, hanno visto la loro clientela sparire.

Improvvisamente, la Cina ha paura del salmone, specie di quello che arriva dall’estero.

Il motivo: nel mercato pechinese di Xinfadi, quello dove è emerso il nuovo focolaio di coronavirus, tracce di Sars-CoV-2 sono state trovate su un banco su cui si tagliava il salmone. In verità frammenti del patogeno sono stati riscontrati un po’ ovunque all’interno della struttura, ma fin dalle prime ore i media cinesi si sono concentrati su quelle parole “salmone importato”.

E in un rimpallo tra giornali, scienziati e autorità, molto poco scientifico e molto propagandistico, l’ipotesi che sia stato il pesce norvegese a contagiare a Pechino si è diffusa a macchia d’olio, rilanciata da quel potentissimo moltiplicatore di fatti e fattoidi che è il web mandarino.

Risultato: le autorità hanno deciso di sospendere le importazioni di salmone dall’estero, come hanno confermato alcuni dei maggiori produttori norvegesi.
Se non tutti, la sostanza è che molti cinesi credono che il colpevole sia il salmone. Alcuni si chiedono perfino se non fosse colpa del pesce anche nel mercato di Wuhan, e non dei pipistrelli, dei furetti o dei pangolini.

Il livello di allarme in città è alle stelle. I numeri sono ancora limitati, oggi sono stati annunciati 31 nuovi casi (in totale 44 in tutto il Paese, compresi gli altri due contagi locali in altrettante province e 11 indicati come “provenienti dall’estero”), ma la risposta del governo è decisissima: Pechino, simbolo del potere, va difesa a tutti i costi.

Dopo aver alzato il livello di allarme in città al secondo più alto e richiuso tutte le scuole, le autorità hanno cancellato la maggior parte dei voli in uscita dagli aeroporti della capitale, sempre più bloccata (sebbene non ancora in “lockdown”) e ora anche isolata dal resto del Paese.
Dal punto di vista scientifico l’ipotesi del salmone è molto improbabile, come hanno ammesso anche alcuni scienziati cinesi.

È praticamente impossibile che il pesce sia un vettore del virus in grado di trasmetterlo all’uomo. Ed è molto improbabile anche che il virus, nel caso abbia contaminato il cibo durante la lavorazione, sopravviva a un trasporto internazionale e poi si “liberi” una volta che il salmone viene scongelato.

Le tracce del patogeno peraltro sono state trovate sul banco, non sul cibo, una ricostruzione molto più probabile è che qualcuno ci abbia tossito sopra. Ma in linea teorica l’ipotesi non è smentita. E sia le autorità che i media si guardano bene dal farlo.

Quello che interessa loro infatti, nell’accusare il “salmone importato”, non è tanto la parola “salmone”, quando l'”importazione”. Da settimane infatti, cioè da quando hanno contenuto l’epidemia scoppiata in Cina, le autorità hanno spostato l’attenzione sul rischio dei contagi importati, proprio questa è la parola, dall’estero, dai cinesi di ritorno agli stranieri.

Un modo per comunicare all’opinione pubblica che la Cina aveva vinto la battaglia, che ora toccava al resto del mondo fare lo stesso. Prendersela con il salmone importato è stata una sorta di riflesso condizionato.

O forse una vera e propria strategia. Nelle scorse ore infatti scienziati e media hanno anche sostenuto che, dai primi studi, il nuovo ceppo di Pechino sembra avere similarità con quello europeo, cioè potrebbe venire dall’Europa. Un’altra ipotesi molto ballerina dal punto di vista scientifico, almeno finché non si avrà un sequenziamento completo dei campioni.

Intanto le autorità agiscono come se la trasmissione attraverso il cibo contaminato sia possibile. Le dogane hanno iniziato a testare anche la carne importata dall’estero.

La municipalità di Pechino ha mobilitato 20mila lavoratori per supervisionare la sanificazione di decine di mercati cittadini, negozi e ristoranti.

Può essere giustificato in nome della prudenza, ma non aiuta a tranquillizzare i cittadini e a proteggere il business dei ristoratori, già ammaccato da lunghe settimane di lockdown. Il gestore di una catena di sushi di Pechino si lamentava di aver perso dalla sera alla mattina l’80% del clienti.

Coronavirus: 7000 in quarantena per focolaio Vestfalia


BERLINO, 17 GIU – Sono circa 7000 le persone finite in quarantena a causa del focolaio di coronavirus esploso nella fabbrica di carne Tonnies, nel Land tedesco del Nordreno-Vestfalia.

È quanto emerso dalla conferenza stampa sul caso, che si è tenuta nel pomeriggio.

L’impresa, nella quale si sono registrati 400 casi di contagio, verrà temporaneamente chiusa, con importanti conseguenze per il mercato tedesco della carne, dove, stando al Consiglio di Gutersloh, verranno a mancare il 20% dei prodotti del comparto.

Quasi la metà dei nuovi contagiati è ormai asintomatico


Siamo in una condizione nella quale aumentano in modo significativo gli asintomatici.

Persone che sono state contagiate dal coronavirus, ma che non hanno alcun sintomo, o qualche sintomo lieve.

Quello che diversi virologi dicono da giorni, trova conferma in una ricerca dello Scripps Research Translational Institute in California.

I ricercatori sostengono che circa il 45% dei nuovi contagiati non manifesti sintomi. Gli autori della ricerca hanno pubblicato i risultati dello studio sulla rivista scientifica Annals of Internal Medicine.

I nuovi contagiati in Lombardia: molti sono asintomatici
Nelle stesse ore, riferendosi alla situazione della Lombardia, che continua a registrare diversi casi ogni giorno ha parlato della questione il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e membro del Comitato tecnico scientifico.

“Tra i nuovi positivi ha spiegato molti non sono sintomatici, ma persone che sono risultate positive al test sierologico e per questo sottoposti al tampone”.

L’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, nei giorni scorsi aveva rivelato che il 25% dei lombardi che si sta sottoponendo ai test sierologici risulta positivo al tampone oro faringeo.

I nuovi contagiati asintomatici possono trasmettere il virus
I ricercatori in forza all’istituto di ricerca americano hanno analizzato 16 studi sull’argomento, compresi passeggeri di crociera, carcerati e infermieri nelle rsa ai quali è stato fatto il tampone per verificare la loro positività a Covid.

La cosa che tutte queste categorie di persone aveva in comune è il fatto che c’era sempre un grande numero di persone asintomatiche. Il dato che più ha colpito che tra i 3.000 carcerati positivi al coronavirus, addirittura il 96% era asintomatico.

Calcolando tutte le informazioni insieme si arriva a circa il 45% di asintomatici tra le persone che hanno contratto la malattia.
Il team di ricerca ha anche analizzato la capacità di diffondere il virus degli asintomatici, dopo le polemiche seguite all’annuncio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che sosteneva come rara la trasmissione del coronavirus da parte dei pazienti che non mostravano sintomi.

La ricerca chiarisce che sono capaci di trasmettere il coronavirus per circa due settimane.

Indossare la mascherina è fondamentale. Ci sono danni a lungo termine anche per gli asintomatici
Proprio per questi motivi continuare a indossare la mascherina è un passaggio fondamentale per cercare di limitare la diffusione del virus.

Tra l’altro lo studio evidenzia come alcune complicanze del coronavirus colpiscano anche gli asintomatici. I ricercatori hanno sottoposto a TAC i polmoni di pazienti asintomatici, scoprendo che più della metà aveva danni polmonari.

Scatta l’allarme sui guanti


I guanti monouso non aiutano a proteggersi dal Coronavirus e non vanno indossati neanche quando si fa la spesa al supemercato. La raccomandazione giunge dritta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con una nota pubblicata nella sezione ”Domande e risposte sul Covid-19″.

La raccomandazione dell’Oms
L’Oms “non raccomanda l’uso di guanti da parte delle persone, in comunità. si legge sul portale Utilizzarli può aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso”.

In misura alternativa, nei luoghi pubblici e nei supermercati, si consiglia: “oltre al distanziamento fisico, l’installazione di distributori di gel igienizzante per le mani all’ingresso e all’uscita.

Migliorando ampiamente le pratiche di igiene delle mani, i Paesi possono aiutare a prevenire la diffusione del nuovo coronavirus”.

Cosa dice l’Istituto Superiore di Sanità
Sulla questione si era espresso anche l’ISS che, alla data del 16 marzo 2020, aveva stilato un vademecum relativo all’utilizzo corretto dei guanti.

A detta dell’Istituto Superiore di Sanità, i guanti proteggono dall’infezione a condizione che: “non sostituiscano la corretta igiene delle mani che deve avvenire attraverso un lavaggio accurato e per almeno 60 secondi; siano ricambiati ogni volta che si sporcano ed eliminati correttamente nei rifiuti indifferenziati; come le mani, non vengano a contatto con bocca naso e occhi; siano eliminati al termine dell’uso, per esempio, al supermercato e non siano riutilizzati”.

I guanti sono considerati ”necessari” in alcuni contesti lavorativi come, per esempio, quando si lavora come addetto alle pulizie, nella ristorazione o ci si occupa del commercio di alimenti. Restano, invece, ”indispensabili” nel caso di assistenza ospedaliera o domiciliare agli ammalati (medici, infermieri, operatori socio-sanitari e/o assistenziali).

Come fare la spesa in sicurezza
Dato per certo, adesso, che i guanti non servano a proteggersi dal virus, l’Oms raccomanda di attenersi alle norme anti-contagio diffuse agli esordi dell’epidemia.

“Quando fai la spesa, tieni ad almeno 1 metro di distanza dagli altri ed evita di toccare occhi, bocca e naso. si legge nelle FAQ  Se possibile, disinfettare le maniglie dei carrelli della spesa o dei cestini prima di acquistare. Una volta a casa, lavati accuratamente le mani e anche dopo aver maneggiato e conservato i prodotti acquistati.

Al momento non esiste un caso confermato di COVID-19 trasmesso attraverso alimenti o imballaggi alimentari”.

Festa privata a Gottinga, esplode un nuovo focolaio in Germania


In seguito al deflagrare di un nuovo focolaio di Covid-19 causato da alcune feste private, la città di Gottinga, in Bassa Sassonia, ha deciso di chiudere fino al prossimo lunedì tutte le scuole e gli asili per impedire una ulteriore diffusione del virus.

I nuovi contagi si sono concentrati prevalentemente in un palazzo molto ampio, tanto che le autorità cittadine hanno deciso di sottoporre tutti gli abitanti dell’edificio al tampone del coronavirus.

Si tratterebbe “di uno strumento medio” da adottare al posto di una quarantena generalizzata, si afferma a Comune di Gottinga.

Il focolaio, come era emerso la settimana scorsa, è stato scatenato da una serie di feste private: già 80 persone sono risultate positive al virus, ancora si attende il risultato di altri test.

Nella città 200 persone sono state poste in quarantena obbligatoria, con tanto di controllo da parte delle forze dell’ordine.

Sono risultati positivi anche molti bambini e adolescenti, il che porta alla decisione della chiusura precauzionale delle scuole cittadine, in modo da valutare i test e capire le catene d’infezione verificabili e di avviare ulteriori misure volte a contenere la diffusione del coronavirus.

Già da domenica sono in corso controlli presso alcuni shisha-bar della zona: in uno di questi locali si sarebbe infatti diffuso il contagio di questi giorni.

Da lunedì, se sarà revocata l’ordinanza di chiusura delle scuole, si imporrà a ragazzi l’obbligo di indossare le mascherine.

Le feste che avrebbero alimentato la diffusione del virus erano legate alle festività musulmane di fine Ramadan nelle quali erano coinvolte alcune famiglie molto numerose.

Traduttore Google del Sito per la Comunita – Translator Google Site for Community


SI PORTA ALL’ATTENZIONE

DI

TUTTI I GENTILI VISITATORI

CHE SULLA DESTRA IN ALTO DEL BLOG

E’

OPERATIVO IL TRADUTTORE DEL SITO PER LA COMUNITA

<<<<<<<<<< + >>>>>>>>>>

Tutti i gentili lettori possono tradurre il sito selezionando la loro lingua

CI AUGURIAMO CHE SIA DI VOSTRO GRADIMENTO

 

——————–

 

BRING TO THE ATTENTION

OF

DEAR ALL VISITORS

THAT RIGHT ON TOP OF THE BLOG

IS’

OPERATING THE TRANSLATOR OF THE SITE FOR THE COMMUNITY

<<<<<<<<<< + >>>>>>>>>>

All kind readers can translate the site by selecting their language

WE HOPE THAT BOTH YOUR RATING

 

STATISTICHE – VISITE L’ORA 11


traffic-surge-note-icon-256

Il tuo blog WORDPHOTO12,

sembra avere più traffico del solito,

39 visite l’ora.

———- + ———-

 

– Grazie a tutti i gentili Visitatori che seguono il blog –

 

———- + ———-

A VOSTRA DISPOSIZIONE PER QUALSIASI INFORMAZIONE O RICHIESTA CONTATTAMI

STATISTICHE – VISITE L’ORA 10


traffic-surge-note-icon-256

Il tuo blog WORDPHOTO12,

sembra avere più traffico del solito,

40 visite l’ora.

———- + ———-

 

– Grazie a tutti i gentili Visitatori che seguono il blog –

 

———- + ———-

A VOSTRA DISPOSIZIONE PER QUALSIASI INFORMAZIONE O RICHIESTA CONTATTAMI

Comunicazioni dal Blog 21


imagesANF38NM4

A TUTTI I GENTILI VISITATORI POTETE TROVARE SULLA DESTRA DEL PRESENTE BLOG I COLLEGAMENTI AGLI ARTICOLI RECENTI PUBBLICATI DA

(“PHOTO12ART”) (“SENDREACRISTINA”)

(“GIOVANNA ISABELLA”) (“FRIED POPPY“)

(“ROSAVELATA”) (“VIOLA“)

(“GIOVANNI CECCHINI“) (“FOLLATE DI VENTO“)

(“LE RICETTE DI LAURA“) (“PAPAGHEDA ON TOUR“)

(“SPUNTI SULL’ARTE“) (“QUANDOLAMENTESISVESTE“)

(“SUSABIBLOG“) (” WITH LOVE“)

(“PUPAZZOVI“) (“VITA DA MUSEO“)

(“VANINARODRIGO“) (“SIRENA GUERRIGLIA“)

(“NONSOLONONNA“) (“ALIDADA“)

(“EROSPEA“) (“MENTITUDE“)

(“PAZZI X I TESTER“) (“CUORERUOTANTE“)

(“DIRITTO IN BOCCA“) (“IL CANTO DELLE MUSE“)

(“MADEMOISELLE FRANCESCA“)

(“ESPERIENZE MEDIOEVALI“)

(“Blog di Olivia2010kroth“)

(“GIANMARCO GROPPELLI“)  

(“LA BORSETTA DELLE DONNE“)

(“Banter Republic“)

(“Batman Crime Solver“)

Vaccino Oxford-Pomezia, a settembre 400 milioni di dosi: accordo con multinazionale Astrazeneca. Fondi anche dagli Usa


Almeno 400 milioni di dosi del potenziale vaccino anti Covid-19 Oxford-Pomezia pronte a settembre.

La multinazionale Astrazeneca ha concluso i primi accordi per la produzione, con una capacità di 1 miliardo di dosi nel 2020 e 2021 e avvierà le prime consegne a settembre.

Dopo la prelazione di 30 milioni di dosi da parte del Governo inglese, la compagnia rende noto che sta lavorando ad accordi in parallelo, anche con altri governi europei, per assicurare una «ampia ed equa fornitura del vaccino nel mondo, con un modello no-profit, durante la pandemia».

Anche gli Usa entrano nella squadra per lo sviluppo del vaccino anti-Covid in sperimentazione a Oxford e al quale collabora anche l’azienda italiana Irbm di Pomezia.

Un finanziamento di oltre 1 miliardo di dollari è arrivato infatti dall’Autorità Usa per la ricerca biomedica avanzata (Barda) alla multinazionale Astrazeneca per lo sviluppo, la produzione e la fornitura del vaccino a partire dall’autunno.

Il programma di sviluppo include una fase 3 di sperimentazione clinica con 30mila partecipanti ed anche una sperimentazione pediatrica.
La compagnia si sta inoltre impegnando con organizzazioni internazionali come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), l’Alleanza per i vaccini Gavi e l’Organizzazione mondiale della sanità per una «giusta allocazione e distribuzione del vaccino nel mondo».

Contatti sono in corso pure con il Serum Institute of India ed altri potenziali partner, al fine di aumentare la produzione e la distribuzione del vaccino.

Astrazeneca, inoltre, parteciperà alla nascita di un centro di ricerca congiunto per la risposta alle pandemie presso la Oxford University.

Al momento è in corso la fase 1-2 di sperimentazione del vaccino per provarne la sicurezza, immunogenicità ed efficacia in oltre 1000 volontari sani tra 18 e 55 anni in vari centri in Inghilterra.

Se i risultati saranno positivi, i test finali saranno condotti anche in altri Paesi.

Astrazeneca riconosce che il vaccino «potrebbe non funzionare, ma è impegnata a portare avanti il programma e la sperimentazione clinica con velocità, e ad aumentare la produzione a rischio».

Lo studio che gela le speranze “Il caldo non fermerà il virus”


Doccia fredda sulle convinzioni che il caldo estivo potesse frenare l’avanzata del virus.

Secondo uno studio americano, è “improbabile” che le variazioni del clima possano avere un ruolo importante sulla prima ondata del Covid-19.

“Il caldo non ferma la pandemia”

Sono queste le conclusioni di una ricerca dell’Università di Princeton, nel New Jersey, appena pubblicata su Science.

La conclusione degli studiosi è che, dato l’alto numero di persone ancora vulnerabili al virus e la velocità con cui si diffonde, le condizioni climatiche non potranno impedire più di tanto i contagi o l’avanzata dell’infezione.

“Prevediamo che climi più caldi o più umidi non rallenteranno il virus, almeno nella fase iniziale della pandemia”, ha dichiarato la prima autrice dello studio, Rachel Baker, come riporta AdnKronos. “Vediamo una certa influenza del clima sulla dimensione e sui tempi della pandemia. Ma, in generale, poiché c’è ancora una larga fetta di popolazione vulnerabile, il virus si diffonderà rapidamente, indipendentemente dalle condizioni climatiche”, afferma la ricercatrice.

“Il clima, per ora, non c’entra”
Un po’, in realtà, lo avevamo immaginato tutti anche se la speranza era l’ultima a morire: l’enorme diffusione del Covid in Paesi caldi e umidi come Brasile, Ecuador ed Australia (tanto per citarne alcuni), ci aveva fatto presagire quello che da oggi è diventato ufficiale. “Non sembra che il clima stia regolando la diffusione in questo momento”, prosegue la Baker che aggiunge come, al momento, non si conoscono perfettamente i meccanismi di come temperature ed umidità influenzino la trasmissione del virus “ma riteniamo improbabile che questi fattori possano arrestarne completamente la trasmissione in base a ciò che vediamo negli altri virus”.

“Covid potrebbe diventare stagionale”
Prima che Covid-19 possa essere influenzato dal clima dovrà perdere di potenza, in pratica dovrà diffondersi meno rapidamente.

“Se, come sembra probabile, il nuovo Coronavirus è stagionale”, come quello del raffreddore, “potremmo aspettarci che si stabilizzi per diventare un virus invernale man mano che diventa endemico nella popolazione”, ha affermato il co-autore dello studio, Bryan Grenfell, che ha ricordato come, nei prossimi mesi, l’andamento della pandemia sarà influenzata da “fattori introdotti dall’uomo, come gli interventi non farmaceutici per ridurre il contatto”, ma anche da elementi ancora incerti “come la forza e la durata dell’immunità dopo l’infezione”, ha aggiunto.

Tre possibili scenari
I ricercatori hanno fatto alcune simulazioni sulla sensibilità del virus ai vari climi in tutto il mondo, ipotizzando tre scenari:

nel primo, il Covid-19 avrebbe la stessa sensibilità climatica dell’influenza mentre,

nel secondo e nel terzo scenario, a Sars-CoV-2 è attribuito lo stesso comportamento dei comuni virus del raffreddore.

In tutti e tre gli scenari, quindi, il clima è diventato un fattore rilevante soltanto quando ampie porzioni della popolazione erano diventate immuni o resistenti al virus. “Più aumenta l’immunità nella popolazione, più ci aspettiamo che aumenti la sensibilità del patogeno al clima”, ha concluso la Baker.

Lo studio italiano
Speriamo, però, che gli americani si sbaglino: lo studio di due professori dell’Università Statale di Milano che hanno evidenziato, invece, come il caldo e l’umidità siano acerrimi nemici del virus con una diminuzione dei casi più gravi in presenza di temperature più elevate.

Non resta che scoprirlo nelle prossime settimane.

Comunicazioni dal Blog 20


imagesANF38NM4

A TUTTI I GENTILI VISITATORI POTETE TROVARE SULLA DESTRA DEL PRESENTE BLOG I COLLEGAMENTI AGLI ARTICOLI RECENTI PUBBLICATI DA

(“PHOTO12ART”) (“SENDREACRISTINA”)

(“GIOVANNA ISABELLA”) (“FRIED POPPY“)

(“ROSAVELATA”) (“VIOLA“)

(“GIOVANNI CECCHINI“) (“FOLLATE DI VENTO“)

(“LE RICETTE DI LAURA“) (“PAPAGHEDA ON TOUR“)

(“SPUNTI SULL’ARTE“) (“QUANDOLAMENTESISVESTE“)

(“SUSABIBLOG“) (” WITH LOVE“)

(“PUPAZZOVI“) (“VITA DA MUSEO“)

(“VANINARODRIGO“) (“SIRENA GUERRIGLIA“)

(“NONSOLONONNA“) (“ALIDADA“)

(“EROSPEA“) (“MENTITUDE“)

(“PAZZI X I TESTER“) (“CUORERUOTANTE“)

(“DIRITTO IN BOCCA“) (“IL CANTO DELLE MUSE“)

(“MADEMOISELLE FRANCESCA“)

(“ESPERIENZE MEDIOEVALI“)

(“Blog di Olivia2010kroth“)

(“GIANMARCO GROPPELLI“)  

(“LA BORSETTA DELLE DONNE“)

(“Banter Republic“)