Una stangata lunga dieci anni: cosa succede al risparmio degli italiani


La trincea della casa è decisiva per difendere il capitale immobilizzato di risparmio degli italiani. 

Alla luce del rapporto Istat-Banca d’Italia La ricchezza dei settori istituzionali in Italia: 2005-2021 tale necessità appare ancora più impellente.

Gli uffici studi di Via delle Quattro Fontane e Via Nazionale hanno costruito un modello di analisi dell’andamento della ricchezza e del risparmio in Italia nei quindici anni che hanno cambiato il mondo.

Segnati per il nostro Paese dal declino del Pil, da tre recessioni (2007-2008, 2010-2012 e 2020), dalla tempesta della crisi dei debiti, dalla pandemia, dallo shock energetico del 2022 e fonte di declino strutturale del risparmio degli italiani.

Il combinato disposto tra queste crisi e l’austerità inaugurata da Mario Monti con l’oppressione fiscale, l’imposizione di tasse sulla casa sempre più stringenti e la distruzione della domanda interna ha danneggiato la posizione degli italiani sul risparmio.

A fine 2021, sottolinea il rapporto “le attività reali (6.186 miliardi di euro) sono aumentate dello 0,3% a prezzi correnti (+16 miliardi), soprattutto per effetto delle abitazioni (+0,4%; +23 miliardi), il cui valore ha registrato una crescita per la prima volta dal 2012. Il valore degli immobili non residenziali si è invece ridotto (-1,5%), proseguendo la fase di contrazione in atto dal 2012“.

Su un totale di risparmio e ricchezza di poco inferiore agli 10mila e 500 miliardi, cosa si dimostra da questi dati?

Da un lato il ruolo decisivo degli immobili e delle case nel patrimonio degli italiani. Dall’altro l’effetto della stangata lunga un decennio che Monti ha inaugurato.

L’Italia è rispetto a dieci anni fa un Paese in cui, strutturalmente, la ricchezza pro capite decresce mentre quella per famiglia è tutto sommato stabile.

Ovvero: i nuclei famigliari in Italia hanno una ricchezza pro capite di 176mila euro, pari a 8,7 volte il Pil. Un dato mediano tra quello di tutte le economie del G7 (più quella spagnola).

La ricchezza e il risparmio pro capite, invece, sono inferiori a quelle di tutte le economie del G7 e di poco superiori a quella spagnola. Cosa si deduce? Il decennio dell’austerity e delle sue conseguenze ha polarizzato la società italiana tra nuclei ad alto risparmio e ricchezza e “scartati”, messi ai margini.

In Italia, hanno scritto gli economisti Paolo Acciari, Facundo Alvaredo e Salvatore Morelli nello studio The concentration of personal wealth in Italy, il 50% meno ricco della popolazione controllava “l’11,7% della ricchezza totale nel 1995, e il 3,5 nel 2016: ovvero ha subito un calo dell’80% della sua ricchezza netta media (da 27 mila a 7 mila euro a prezzi 2016).

In altre parole circa 25 milioni di italiani hanno sperimentato il più forte declino nella concentrazione della ricchezza dalla metà degli Anni Novanta se confrontato con gli altri paesi”, un dato che pare essere accelerato a partire dall’austerità montiana.

Che ha deprezzato i valori degli immobili, fonte di stabilizzazione delle disuguaglianze e del patrimonio, concentrato redditi, prospettive di crescita occupazionale e accrescimento delle attività produttive nei settori con ritorni tali da spezzare il circolo vizioso delle imposte e, cosa da non sottovalutare, impoverito i pensionati.

Da sempre, nel modello famigliare italiano, garanti della trasmissione della ricchezza e del risparmio in forma intergenerazionale.

Questo dato, legato a una stangata lunga dieci anni, mostra con maggiore salienza l’importanza di difendere la casa e il suo valore nel patrimonio degli italiani ritrovatisi, per colpe non loro, a perdere il titolo di “campioni di risparmio” dell’Occidente.

Complice un sistema finanziario poco sviluppato a livello retail, l’importanza delle immobilizzazioni materiali è fondamentale come garanzia contro crisi e slavine economiche. Di fronte a riforme come quella della direttiva Ue sulla casa, dunque, non si può non pensare al rischio di vedere gli effetti dell’austerità rilanciati con altri mezzi.

Vedere milioni di immobili fuori mercato sarebbe un disastro in grado di contrarre ulteriormente lo stock di risparmio e ricchezza delle famiglie. Una prospettiva che il governo italiano e il mondo economico non si possono permettere di veder realizzata.


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L’ultimo regalo Ue a Francia e Germania: cosa c’è dietro le “case green”


Se la direttiva europea sulla casa “green” diventerà realtà l’Italia rischia una stangata rispetto a Francia e Germania.

Un numero di case tra i 3,1 e 3,7 milioni sarà potenzialmente interessato da qui al 2023 dagli effetti della direttiva dell’Unione europea sull’efficienza energetica degli edifici che il governo di centrodestra chiede di rivedere, secondo fonti della Commissione.

Non si tratta, purtroppo, di una novità: Germania e Francia sanno plasmare a loro piacimento le normative europee. E l’Italia del governo Meloni dovrà, in futuro, saper fare altrettanto.

Perché la direttiva favorisce Francia e Germania

Per l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance), potrebbero essere addirittura 9 milioni di immobili, il 60% del patrimonio nazionale.

Il timore è che le case di classe energetica G siano espulse dal mercato e che per quelle di classe F e E si prevedano interventi colossali.

La normativa sembra essere costruita ad uso e consumo di Francia e Germania, che da un decennio hanno spinto sull’efficientamento energetico degli edifici e sono al 17 e 7%, rispettivamente, di necessità.

Contano, in quest’ottica, le diverse dinamiche del mercato: in Italia buona parte dei cittadini è proprietario di casa, mentre in Francia e Germania l’utilizzo del sistema degli affitti porta la proprietà a concentrarsi in mano alle società di real estate che, chiaramente, hanno avuto più tempo e più fondi per dare priorità all’efficienza.

“Dei 222 miliardi di euro di investimenti del Pnrr, 107,7 miliardi (quasi la metà, il 48%) riguardano il settore delle costruzioni e sono destinati interamente ad accompagnarlo verso la rivoluzione verde e digitale delle infrastrutture”, ha scritto Il Sole 24 Ore.

Nuovi interventi di tale profondità sono difficili da immaginare. E anche se in un primo momento l’obiettivo di trasformazione “verde” delle case riguarderà soltanto il 15% degli immobili meno efficienti, per Roma la spesa necessaria rischia di essere molto maggiore a quella di Francia e Germania.

Per portare tali immobili alla Classe E entro il 2033 si prevede un esborso di quasi 60 miliardi di euro, di cui 40 destinati al residenziale.

E non si tratta del primo esempio di norme dell’Ue che favoriscono Francia e Germania in maniera smaccata.

Francia e Germania favorite? Non solo sulla casa…

Pensiamo a un caso recente, il piano di nuovi allentamenti agli aiuti di Stato in via di discussione per la gestione della risposta europea all’Inflation Reduction Act americano.

Che hanno avuto in Giorgia Meloni una forte critica. Il premier italiano non è diventato un “falco” rigorista, ma ragiona per pragmatismo.

Nel 2022, su oltre 670 miliardi di euro di aiuti di Stato approvati il 53% era imputabile alla Germania, il 24% alla Francia e solo il 7% all’Italia.

Aprire ora a nuovi allentamenti, come successo durante il Covid-19, modificando però le regole su debito e bilancio, riportandole all’epoca pre-pandemica, creerebbe una distorsione favorevole a Francia e Germania.

Le quali in virtù del minor debito pandemico accumulato potrebbero gestire nuovi spazi di manovra inaccessibili all’Italia.

Preoccupa”, ha dichiarato Meloni nella sua recente visita ad Algeri, “che l’Ue pensi di poter risolvere il problema della scarsa competitività delle nostre aziende, anche a fronte degli ingenti investimenti degli Usa alle loro aziende, solo con un allentamento della normativa sugli aiuti di stato. Determinerebbe una distorsione del mercato interno”. Destinata a favorire i soliti noti: Parigi e Berlino.

L’Europa bancaria a trazione franco-tedesca

Da non sottovalutare anche la riforma della soluzione delle crisi bancarie che prevede esplicitamente, a partire dal 2016, che a dover pagare per il piano di risanamento di un sistema bancario in crisi gli azionisti della banca stessa e i possessori di titoli di capitale.

Il diavolo sta nei dettagli: la Commissione Europea di Jean-Claude Juncker, nel 2016, assieme al Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici negoziò una normativa in cui il motivo scatenante per la risoluzione potevano essere, in primis, i crediti deteriorati detenuti dalle banche.

Un problema evidente per le istituzioni finanziarie italiane, meno per i colossi franco-tedeschi oberati da derivati tossici e prodotti simili, che hanno zavorrato fino al Covid-19 i loro bilanci.

Un fatto che le banche italiane hanno pagato duramente, con la crisi del 2016-2018 in cui sono affondate Popolare di Vicenza, Carige e Mps.

Il nodo nomine

Un altro fronte importante è quello delle nomine, spartite dal duo di testa dell’Ue con poca attenzione all’Italia. Un dato che testimonia una politica europea plasmata attorno Parigi e Berlino.

Prendiamo il caso Meccanismo europeo di stabilità (Mes), la cui riforma è stata a lungo contestata ed è ritenuta problematica da Giorgia Meloni.

Nel frattempo, il Mes si è strutturato come organizzazione internazionale il cui consiglio di amministrazione è centrato su Parigi e Berlino. Klaus Regling, direttore del Mes, è tedesco. Nel cda ci sono in totale tre francesi, due tedeschi e nessun italiano.

Nel 2020, a tal proposito, su Inside Over sottolineavamo che “il fondo salva-Stati è un’assicurazione sulla vita all’asse franco-tedesco, non tanto per le sue disponibilità finanziarie concrete quanto per la sua natura di punto di contingenza degli equilibri economici dell’Unione Europea”.

Sulle nomine, Parigi e Berlino sono usi scambiarsi le cariche apicali. Dopo l’uscita di Mario Draghi alla Bce, l’unica carica rimasta all’Italia è stata, fino alla sua morte, la presidenza del Parlamento Europeo affidata a David Sassoli dal 2019 al 2022.

Mentre nel frattempo Parigi e Berlino facevano incetta di nomine: oltre a Regling, la Germania ha la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il direttore della Banca europea degli investimenti, Werner Hoyer. La Francia ha Christine Lagarde, presidente della Bce, assieme a Thierry Breton, super-commissario all’Industria.

Anche sulla casa nulla è perduto

Questi esempi impegnano l’Italia a giocare attivamente la sua partita per chiedere un allentamento alla direttiva sulla casa, specie alla luce delle critiche della Bce per i rischi di uno sconvolgimento del mercato immobiliare.

Una volta di più, l’Italia si trova a pedalare in salita. Ma nulla è perduto, almeno per ora. A patto di giocare con sagacia e furbizia la partita europea.

Casi come quelli della direttiva Nutriscore, l’etichetta allimentare “a batteria” annacquata nella sua natura vincolante dall’Europa anche dopo i pareri critici dell’Italia, che la riteneva penalizzante per il suo mercato alimentare, mostrano che partendo da critiche politiche e facendo squadra come sistema-Paese si può incidere.

L’Efsa nel 2022 ha indicato il profilo nutrizionale dell’intera dieta, come può essere quella mediterranea, e non quello dei singoli alimenti, come il più importante fattore di una buona salute. Togliendo dunque terreno alla visione franco-tedesca.

L’Italia deve muoversi per emendare la direttiva delle sue parti prescrittive, negoziare costi più sostenuti e ricordare che Roma è già impegnata, a tutto campo, nella transizione energetica legata all’immobiliare.

E non deve prendere lezioni da nessuno. Ma non può ritirarsi dal porre le sue richieste sul piano politico e progettare risposte con posizioni alternative: sia la Francia che la Germania hanno bisogno di un’Italia competitiva e in salute economicamente, e l’autorevolezza del governo si giocherà molto nella capacità di annacquare una normativa che va a assoluto beneficio di Parigi e Berlino. E che in nessun caso può sfavorire Roma nelle misure indicate dall’Ance.

“Mai così vicini alla catastrofe nucleare”: cosa segna l’orologio dell’apocalisse


Soltanto novanta secondi alla mezzanotte del giorno dell’Apocalisse, che non assisterà alla discesa di quattro cavalieri dai cieli come scrisse l’apostolo Giovanni, ma a un grande bagliore seguito da tanti altri, perché secondo gli scienziati che regolano dal 1947 il Doomsday Clock l’orologio simbolico che misura l’approssimarsi della fine del mondo la minaccia maggiore per il nostro pianete è un olocausto nucleare provocata dall’escalation di un conflitto tra super potenze.

E a un First strike, seguiterebbero senza dubbio un Second e Third Strike, poi il silenzio. L’Apocalisse.

“Solo novanta secondi”, è questo il laconico annuncio pervenutoci dal Bulletin of the Atomic Scientist per questo 2023.

Dove gli esperti, impegnati in questa singolare attività di analisi, non smettono di ricordarci quanto sia sottile la linea che ci porterebbe alla fine del tutto.

“Viviamo in un periodo di pericolo senza precedenti, e l’Orologio dell’Apocalisse riflette questa realtà”, ha afferma Rachel Bronson, numero uno del team di esperti fondato nel 1947, agli albori della Guerra Fredda che avrebbe posto per sempre il mondo di fronte alla conseguenza di conflitto dalle super potenze che si sarebbero fronteggiante dell’assetto bipolare del mondo appena uscito dal più devastante conflitto mai combattuto dall’uomo.

Conflitto che era terminato, appena due anni prima, con l’impiego delle prime bomba atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Oggi come allora il pericolo è lo stesso, ma le armi e gli arsenali sono cento volte più letali e consentirebbero a una singola catena di comando l’inizio dell’Apocalisse.

E sebbene 90 secondi non basterebbero, un giorno intero di bombardamenti nucleari sarebbe sufficiente a ripotare il pianeta all’età della pietra.

Dal secondo dopoguerra ad oggi, il Doomsday Clock non ha mai smesso di scandire il tempo che l’umanità ha di fronte a sé per scongiurare una catastrofe nucleare.

Secondo gli scienziati, l’allargarsi del Conflitto ucraino e le continue minacce di ricorre agli arsenali nucleari da parte del Cremlino, ha condotto a un tetro avvicinamento delle lancette; ma anche i cambiamenti climatici provocati dal surriscaldamento globale corrodono il nostro tempo, conducendoci con inesorabile lentezza verso un Giorno del giudizio.

Pensato da un equipe che faceva parte del Progetto Manhattan il programma nucleare statunitense che era “conscio” della variabili che avrebbe imposto alla storia è stato aggiornato 24 volte dal 1947, quando era impostato su “sette minuti alla mezzanotte” dell’Apocalisse.

Nel 2019, secondo gli eredi del vecchio team del Chicago Atomic Scientists, l’umanità aveva appena due minuti per evitare una catastrofe, come nel 1953, quando l’escalation in Corea veniva scongiurata dall’armistizio e dal passaggio di consegne ai vertici dell’Unione Sovietica per la morte di Stalin.

Non ci si crederebbe che in un mondo così avanzato ci siamo fatti rubare 30 secondi per evitare la fine del mondo.

Come risparmiare sul riscaldamento


Riscaldare la casa durante i mesi invernali può essere costoso, ma ci sono diversi modi per risparmiare sulla bolletta finale.

Uno dei più semplici è quello di investire in un termostato programmabile, che consente di impostare l’accensione o lo spegnimento del sistema di riscaldamento.

In questo articolo vi daremo comunque ulteriori informazioni in modo tale da permettervi di ottenere un taglio ancor più cospicuo in bolletta.

Mantenete una temperatura di 18/20°

Mantenere la casa a una temperatura confortevole di 18/20° è essenziale per la salute e il benessere.

Non solo impedisce di sentire troppo caldo o troppo freddo, ma può anche contribuire a ridurre le bollette energetiche.

Controllando la temperatura della vostra casa, potete creare un ambiente confortevole per voi e per la vostra famiglia, riuscendo nel contempo a risparmiare sul riscaldamento.

Spurgate i radiatori per ottenere una migliore efficienza

Se state cercando un modo per migliorare l’efficienza dei vostri radiatori, spurgarne l’aria potrebbe essere la soluzione perfetta.

L’aria intrappolata nei radiatori può ridurne l’efficienza, con conseguenti costi energetici più elevati.

Non coprite i caloriferi

Se in casa avete dei termosifoni, potreste essere tentati di coprirli con mobili o tende per armonizzarli con l’arredamento della stanza.

Tuttavia, questo può essere dannoso per l’efficienza degli stessi.

Applicate pannelli isolanti dietro i termosifoni

Posizionare un pannello isolante dietro un termosifone può aiutare a diffondere il calore in modo più uniforme e rapido, consentendo di godere del tepore emesso senza produrre sprechi energetici.

Utilizzate un deumidificatore

Se state cercando un modo per risparmiare in bolletta, l’acquisto di un deumidificatore è un’ottima soluzione.

Un simile dispositivo non solo aiuta a regolare i livelli di umidità in casa, ma contribuisce anche a ridurre la quantità di polvere e di allergeni presenti nell’aria.

Installate serramenti coibentati

Quando si tratta di trovare gli infissi perfetti per una casa, è importante assicurarsi di scegliere il materiale giusto. I serramenti non devono limitarsi a essere esteticamente gradevoli, ma devono anche essere in grado di resistere alle intemperie e di fornire un isolamento adeguato.

Gli infissi giusti possono contribuire a fare un’enorme differenza nell’insieme dell’ambiente domestico. Nel momento in cui si parla di tali prodotti, non esiste una soluzione univoca.

Materiali diversi possono offrire vantaggi distinti, quindi è importante considerare le esigenze specifiche della vostra casa prima di prendere una decisione definitiva.

Il PVC è una soluzione diffusa per i telai delle finestre, in virtù della bassa manutenzione e della convenienza, ma esistono opzioni ancor più valide come i serramenti in legno-alluminio o alluminio-legno.

Isolate vetri e finestre con protezioni idonee

Se volete risparmiare sulle bollette energetiche, isolare i vetri e le finestre rappresenta un metodo eccellente.

Aggiungendo protezioni e guarnizioni, è possibile ridurre la quantità di aria che fuoriesce o entra in casa, rendendo l’ambiente domestico più efficiente dal punto di vista energetico.

Isolate la porta d’ingresso con una paraspifferei

Le correnti d’aria possono essere un grosso fastidio durante i mesi invernali. Con un paravento installato intorno alla porta d’ingresso, potrete tenere l’aria fredda fuori, mantenendo l’ambiente più caldo e risparmiando sulle bollette energetiche.

Il grande flop dei monopattini elettrici: adesso anche Parigi vuole bandirli


Troppi incidenti e problemi alla circolazione, la città di Parigi si prepara a un referendum per la messa al bando dei monopattini elettrici a noleggio.

La situazione attuale, infatti, pare essere insostenibile per i parigini, tanto che il sindaco Anne Hidalgo si è visto costretto a prendere provvedimenti.

Per il momento il Comune ha cercato di regolamentare l’uso dei veicoli, fornendo 2.500 posti dedicati, ma i disagi restano.

I cittadini saranno quindi chiamati a esprimersi sulla questione il prossimo 2 aprile.

La decisione sul rinnovo delle licenze

Un contratto per l’utilizzo dei monopattini self-service era stato siglato nel 2020 con le società Dott, Lime e Tier.

Si parla di 907.000 euro all’anno. La scandenza dell’accordo è fissata per la fine di marzo, e in quel periodo saranno i cittadini di Parigi a scegliere cosa fare.

Chiaramente Dott, Lime e Tier hanno ricordato che di aver superato, nell’arco della durata del contratto, i 400mila utilizzatori.

I monopattini, insomma, verrebbero largamente usati. Ci sarebbe addirittura un aumento della tendenza del 71%. “Siamo convinti che i parigini abbiano preso coscienza del ruolo che svolge la micromobilità decarbonizzata”, hanno dichiarato gli operatori.

I problemi legati ai monopattini

Per quanto apprezzati dagli utilizzatori, i monopattini elettrici hanno provocato non pochi disagi alla circolazione, e non è necessario guardare a Parigi per rendersi conto dello stato delle cose.

Incidenti e problemi alla circolazione sono presenti anche in Italia.

Parigi ha cercato di prendere provvedimenti limitando le licenze e nel 2019 è arrivato un decreto regolamentativo, che impone un’età minima di utilizzo pari a 12 anni, una velocità massima di 25 km orari, obbligo di luci di posizione anteriori e posteriori e divieto di circolazione sui marciapiedi.

Dopo la morte della 31enne Miriam Segato, il Comune di Parigi ha imposto ulteriori limiti alla velocità, che deve scendere a 10 km orari in certe zone particolarmente trafficate.

Le disposizioni del sindaco Anne Hidalgo non hanno però fatto piacere al ministro dei Trasporti Clément Beaune, che non vuole rinunciare al mezzo e si è schierato con gli operatori Dott, Lime e Tier.

Invece del divieto, il ministro preferirebbe lavorare a un piano di regolamentazione nazionale.

Scettico, però, l’assessore ai trasporti David Belliard. “Sono passati due anni e mezzo da quando abbiamo messo in atto il numero massimo di regolamenti autorizzati dalla legge e abbiamo chiesto al governo nuovi strumenti per regolamentare, senza alcun risultato finora”, ha dichiarato, giudicando come inadeguate le misure adottate dai tre operatori.

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Sisma di magnitudo 6.6 colpisce l’Argentina: qual è la situazione


Momenti difficili in Argentina che intorno alle 23.03 ore locali è stata interessata da un sisma di magnitudo 6.6. Stando a quanto emerge dal report di INGV, la zona colpita è Santiago del Estero. Il terremoto è stato registrato dalla sala sismica INGV di Roma.

Terremoto in Argentina: la zona colpita

Il terremoto è stato localizzato nelle seguenti coordinate geografiche: -26.7150 (latitudine) e -63.2130 (longitudine). 

Da segnalare che si tratta di un sisma della profondità di 596 km. Il ricercatore di sismologia storica di SSA (Seism0logical Society of America), José Ribeiro ha scritto in un post pubblicato su Twitter che il terremoto è stato avvertito in aree quali Tacna (Perù), Assuncion e Santiago del Cile. Non si segnalano dati a cose e/o a persone.

Scossa a Gudalupa in mattinata

Nel frattempo in mattinata, intorno alle 12.31 ore italiane del 20 gennaio (7.31 locali), è stato registrato a Guadalupa nei Caraibi un terremoto di magnitudo di 6.2 della profondità di 167 km. 

Tra le zone nelle quali la scossa è stata avvertita si segnala Martinica, Antigua, Montserrat, o ancora Saint Kitts e Nevis.

Il Ministro dell’interno e d’oltremare francese Darmanin ha scritto su Twitter: “Un terremoto di magnitudo 6.2 si è verificato vicino alla Guadalupa, senza rischio di tsunami. In questa fase, non sono stati registrati danni importanti”.

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Egitto, l’economia sprofonda e i prezzi del cibo sono alle stelle: il governo invita a mangiare zampe di gallina


Prima il covid e poi la guerra in Ucraina che di fatto ha portato gli investitori a ritirare 20 miliardi di dollari dall’Egitto nel 2020, hanno fatto sprofondare il paese in una crisi economica e valutaria senza precedenti.

L’andamento è talmente grave che il governo ha incoraggiato i cittadini a mangare le zampe dei polli. 

Nella nazione più popolosa del mondo arabo, afflitta da una inflazione galoppante, il cibo è divenuto così costoso che molti egiziani non possono più permettersi la carne di pollo, un alimento base della loro dieta.

I prezzi del pollame sono passati dalle 30 sterline egiziane (1,9 dollari) al chilogrammo del 2021 alle 70 sterline egiziane (2,36 dollari) di lunedì, secondo i media egiziani.

Una impennata che ha spinto l’Istituto nazionale per la nutrizione ad invitare la popolazione a consumare anche zampe di gallina per assumere proteine, un cibo considerato povero perché di scarto.

La Banca Mondiale nel 2019 ha stimato che circa il 60% della popolazione egiziana è da considerarsi povera o vulnerabile.

A questo si aggiunge che il debito estero ammonta all’85,6% del pil. Nell’ultimo salvataggio concordato a dicembre, il Fmi ha prestato 3 miliardi di dollari all’Egitto.

Eliminare il contacalorie: cosa rischiano i furbetti dei termosifoni


Staccare il contacalorie di casa per risparmiare sulla bolletta è l’ultima frontiera dei cosiddetti furbetti dei termosifoni.

Come funziona

Il contabilizzatore di calore, questo il suo nome tecnico, è un piccolo dispositivo che, applicato sulla superficie del radiatore, riesce a registrare il reale consumo energetico e quindi consente all’unità immobiliare collegata a un impianto centralizzato di pagare esclusivamente la quantità di energia utilizzata.

Questo strumento, pertanto, viene usato per favorire la rendicontazione dei consumi laddove vi siano impianti di riscaldamento condivisi come ad esempio quelli dei condomini.

E proprio per i sistemi centralizzati il suo utilizzo è stato imposto dal decreto legislativo 102/2014.

Il dispositivo utilizza delle sonde interne che registrano il calore emesso dai termosifoni, quantificando dunque il consumo di energia di ognuno di essi.

Tutti i dati raccolti nell’attività di controllo vengono poi inviati a una centralina e successivamente elaborati da società esterne autorizzate.

I consumi reali vengono contabilizzati solo dopo una verifica tecnica. Il proprietario di casa, quindi, non ha alcuna facoltà di intervenire nella modifica dei parametri impostati dal dispositivo al momento dell’installazione, per cui l’unico modo di risparmiare in modo fraudolento è quello di rimuoverlo.

Cosa si rischia

Per i furbetti dei termosifoni ci sono tuttavia delle conseguenze. “Il condomino che nella sua abitazione rimuove il contacalorie rende impossibile una corretta ripartizione delle spese”, spiega l’avvocato Marcello Bana.

Nel caso in cui non fosse possibile risalire ai reali consumi, talvolta il condominio può intervenire effettuando l’addebito dell’anno precedente o ricorrendo al metodo dei millesimi.

Tuttavia per i trasgressori possono esserci anche conseguenze penali. “Si potrebbe ipotizzare a suo carico, quantomeno sotto il profilo del tentativo, il reato di furto previsto dell’art.624 del codice penale, che sanziona con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da € 164 a € 516 ‘chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto'”, prosegue il legale.

E questo per il fatto che al comma due l’articolo citato considera “cosa mobile” ogni tipo di energia che abbia valore economico.

Nel caso in cui lo strumento venisse rotto di proposito invece, “potrebbe essere contestata la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 625 codice penale, che comporta un aumento di pena da 2 a 6 anni e la multa da € 927 a € 1.500”.

La verifica è in genere affidata all’amministratore del condominio o a una persona da lui delegata. L’assemblea può comunque ottenere giustizia, “quale persona offesa” con “l’eventuale querela a carico del condomino.

Nel caso di reato aggravato sarà sufficiente la denuncia da parte dell’amministratore essendo il reato perseguibile d’ufficio”, conclude l’avvocato Bana.

Ok, 199 persone si sono fatte ibernare e quando si svegliano vivranno per sempre, se tutto va bene


Forse non ti è arrivata ancora la notizia, ma un mucchio di aziende e di organizzazioni, soprattutto negli Stati Uniti, stanno facendo di tutto per sconfiggere la morte e la vecchiaia, per renderci finalmente immortali.

Messo così sembra il plot di una nuova serie Amazon e invece no, è tutto vero. L’unico problema è che questo tipo di ricerca si trova in una zona d’ombra molto particolare, che mischia genetica e biotecnologie con speculazioni, truffe, esagerazioni e sogni.

Fermare la morte

Ultimamente, proprio riguardo a questo tema, è uscito il nome a della Alcor Life Extension Foundation, in Arizona, un’organizzazione statunitense, nata all’inizio degli anni Settanta che si occupa di conservare esseri umani (e non solo) in serbatoi di acciaio inossidabile riempiti di azoto liquido, a -196 gradi.

Questo per preservarli in attesa che venga trovato un modo per essere ringiovaniti con tecnologie e cure che oggi non abbiamo ancora sviluppato.

Nella ALEF sono stati attualmente criopreservati 199 esseri umani e 100 animali domestici.

Il processo di crioconservazione inizia dopo che una persona è stata dichiarata legalmente morta.

Il processo utilizzato per preservare i corpi è la vetrificazione, quindi il sangue e altri fluidi vengono rimossi dal paziente e sostituiti con sostanze chimiche progettate per prevenire la formazione di dannosi cristalli di ghiaccio.

Quanto costa vivere per sempre?

Criopreservare un corpo costa 200 mila dollari, mentre conservare solo il cervello ne costa 80 mila. Se ti interessa dagli un colpo di telefono, ma sappi che molti scienziati hanno additato questa organizzazione come venditrice di illusioni, costruite sulle paure più ancestrali delle persone.

Wyoming (USA): stop alle elettriche dal 2035. Si, avete capito bene


Mentre si continua a discutere riguardo lo stop dei motori a combustione e l’arrivo dell’elettrico, alcuni stati (europei e americani) stanno iniziando a muoversi verso direzioni diverse.

Il caso del Wyoming è uno dei più esemplari, visto che va completamente verso l’opposto.

Sembra infatti che sia stato deciso di procedere verso una riduzione della vendita progressiva delle auto elettriche fino ad un completo divieto nel 2035, anno messo da molte nazioni come blocco delle vendite delle auto con motori endotermici.

Il senatore Jim Anderson ha trovato il supporto della Wyoming House of Representatives and Senate per questo suo progetto, ovvero Respingere il bando alla vendita di nuove automobili con motori a combustione interna in Stati come la California e New York.

Lista di leva militare, obbliga i giovani dai 18 ai 45 anni per emergenza 2022


La lista di leva militare è compilata ogni anno da tutti i comuni entro il mese di gennaio sulla base delle segnalazioni dei soggetti obbligati e dalle risultanze dei registri dello stato civile, nonché di altri documenti o informazioni, ed è ritenuta utile in condizioni urgenti ed eccezionali o in caso di emergenza tali da dover richiamare i cittadini di età compresa tra i 18 e i 45 anni in materia di “Codice dell’ordinamento militare”, visti gli articoli 1928 e seguenti del D.Lgs. 15 marzo 2010 n. 66, nonostante la chiamata alle armi obbligatoria sia stata sospesa ai sensi del D.M. 20.9.2004.

Proprio perché il servizio di leva non è stato abolito ma soltanto sospeso.

 I giovani saranno iscritti nelle liste di leva militare secondo l’ordine cronologico di nascita. A corredo della lista le amministrazioni comunali compilano altresì un elenco alfabetico dei giovani iscritti nella lista facendo riferimento al numero dell’iscrizione.

Saranno inoltre iscritti d’ufficio o su dichiarazione del padre o della madre o del tutore per età presunta, i giovani domiciliati nel Comune di residenza, i quali siano notoriamente reputati di età che li rende soggetti a detta iscrizione, e la cui data di nascita non possa accertarsi con documenti autentici.

Saranno iscritti annualmente tutti i giovani di sesso maschile che compiono il 17º anno di età nel corso dell’anno 2022 e seguenti, aventi domicilio legale nel Comune di residenza.

Ai genitori o tutori dei medesimi è fatto obbligo curarne l’iscrizione nella Lista di Leva.

Tutti i Comuni entro il 31 gennaio devono compilare la lista provvisoria di leva sulla base delle segnalazioni dei soggetti obbligati e delle risultanze dei registri dello Stato Civile, nonché di altri documenti o informazioni.

Il 1° di febbraio di ogni anno avverrà la pubblicazione nell’albo comunale dell’elenco dei giovani iscritti nella lista di leva mediante affissione per 15 giorni consecutivi. Nel corso del mese di febbraio si registrano tutte le osservazioni, le dichiarazioni e i reclami che vengono presentati per omissioni, per false indicazioni o per errori.

Nel corso del mese di marzo la lista di leva deve essere completata con le necessarie nuove iscrizioni e cancellazione o modificazioni derivanti dalle osservazioni, dichiarazioni e reclami presentati ed accolti.

Entro i primi 10 giorni del mese di aprile la lista di leva è firmata dal Sindaco, è trasmessa per copia autentica, ovvero resa accessibile al Ministero della difesa, anche per via telematica. Successivamente alla sottoscrizione della lista di leva e fino al 31 dicembre dell’anno cui si riferisce la lista, l’Ufficio ne cura l’aggiornamento.

I giovani stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana vengono iscritti nelle liste di leva del medesimo anno.

La Lista di leva Militare venne adottata dopo la sospensione del servizio militare obbligatorio ed è ritenuta utile in stato di emergenza o condizioni urgenti ed eccezionali tali da dover richiamare i cittadini di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

Ogni ulteriore notizia e informazione potrà essere ottenuta presso l’Ufficio Leva del proprio Comune.

Incubo recessione, i big evitano Davos


Quel gran falò della vacuità che è da sempre il World Economic Forum di Davos (da domani fino a venerdì prossimo) sarà quest’anno per gran parte spento.

Con la sola eccezione del Cancelliere tedesco Olaf Scholz, all’appello mancheranno infatti tutti i leader del G-7.

Le urgenze sono altre, e dirimenti rispetto alla tentazione di pavoneggiarsi mentre si sfila sul red carpet dell’élite finanziaria globale.

Giusto per far tre nomi, Giorgia Meloni è alle prese con le accise e con i malumori legati alla riforma della giustizia; in patria, Joe Biden deve rintuzzare gli attacchi dell’opposizione dopo le carte segrete ritrovate nel suo garage; agli inguaiati sudditi della Corona, il premier britannico Rishi Sunak deve ancora farsi perdonare l’algido aplomb da Isee milionaria (patrimonio pari a 730 milioni di sterline).

Eppure, forse mai come quest’anno, mentre sull’economia mondiale aleggia una nube fantozziana che raggruma alta inflazione e recessione incombente, avrebbe avuto un senso ascoltare il punto di vista di chi ci governa.

Ci si dovrà invece probabilmente accontentare di Christine Lagarde, custode del tempio monetario dell’eurozona, e delle sue parole ormai scontate sulla necessità di alzare ancora i tassi per sconfiggere il carovita.

Attesi a Davos anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il commissario per gli Affari economici Paolo Gentiloni e la numero uno del Fmi, Kristalina Georgieva.

Di fatto, perfino i padroni di casa del simposio fra le montagne svizzere hanno smesso di centrifugare il vuoto pneumatico delle passate edizioni.

Scegliendo uno slogan che è già di per sé un’esortazione: «Cooperazione in un mondo frammentato».

A tutti giova un cambiamento dello spartito attuale, così denso di insidie e di rischi. Anche se i pericoli per l’economia vengono nascosti dietro a un paravento: «Se i governi gestiscono male l’attuale crisi ha spiegato a Bloomberg Saadia Zahidi, ad del Wef ” rischiano di creare disagio sociale a un livello senza precedenti, poiché gli investimenti nella salute, nell’istruzione e nello sviluppo economico scompaiono, erodendo ulteriormente la coesione sociale».

In tempi in cui la guerra in Ucraina ha imposto un’escalation degli esborsi per le armi, dal Wef arriva inoltre un caveat: «L’aumento delle spese militari potrebbe ridurre il sostegno alle famiglie vulnerabili», lasciando alcuni Paesi in un «perpetuo stato di crisi» e frenando l’urgente necessità di affrontare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

Lo scenario peggiore che potrebbe profilarsi è quindi quello di una «guerra geo-economica» destinata a esacerbare le tensioni, oppure il manifestarsi di un nuovo evento choc che «potrebbe diventare ingestibile» e ritardare la lotta al cambiamento climatico.

Le prospettive per i mesi a venire non sono delle migliori. Il Global Risks Report annuale del Wef, basato su un sondaggio del Forum, ha mostrato che la minaccia di recessione, la crisi del costo della vita e la crescita dell’indebitamento domineranno le prospettive per i prossimi due anni.

Posizioni che sembrano riflettere le crescenti preoccupazioni per un atterraggio duro dell’economia mondiale. Un salto nel vuoto provocato anche dalla spinta data dalle banche centrali attraverso un ciclo di aumento dei tassi non ancora concluso.

La speranza, lì a Davos, è che la palla di neve non si trasformi in valanga.

I calcoli per ristrutturare casa con la direttiva Ue: cosa c’è da fare e quanto costa


Case green, cosa prevede la direttiva UeLa direttiva Ue sul risparmio energetico degli immobili nel nostro Paese comporterebbe costi insostenibili per privati, imprese e Stato.

L’Italia ha un patrimonio immobiliare vecchio ed energivoro e per quanto riguarda il residenziale per gran parte di proprietà di privati che in maggioranza, senza un robusto intervento agevolativo del Fisco, non potrebbero affrontare i costi degli interventi necessari per portare almeno alla classe energetica D i loro immobili.

Vediamo perché. I lavori da fare? Come quelli del superbonus Alla domanda «che cosa servirebbe per conseguire il risultato proposto da Bruxelles?», una risposta attendibile sarebbe: gli stessi lavori previsti per il superbonus.

Ricordiamo, infatti, che l’agevolazione 110% (dal 2023 al 90%) è concessa a condizione che si ottenga un miglioramento di almeno due classi, certificato da un attestato di prestazione energetica (Ape) pre e post lavori.

E che la direttiva Ue, in base alle ultime modifiche (ma ci sarà una trattativa tra Commissione, Consiglio e Parlamento), prevede che entro il 2030 tutti gli immobili residenziali debbano essere in classe energetica E (in genere ne fanno parte le case costruite in Italia tra gli anni 80-90).

Si pensi però che circa il 60% degli edifici in Italia si colloca oggi tra la classe F e G.

E che entro il 2033 la direttiva impone poi il passaggio obbligato alla classe D. Migliorare di due classi energetiche, le quattro cose da fare.

Per migliorare di due classi energetiche è obbligatorio effettuare il cappotto termico dell’involucro e/o cambiare la centrale termica; nella pratica la sostituzione della centrale da sola non basta e si effettuano quasi sempre entrambi i lavori.

A questi interventi, detti trainanti, si possono aggiungere altre opere dette “trainate” tese a migliorare ulteriormente le prestazioni dell’edificio: le più gettonate sono la sostituzione dei serramenti e l’installazione del fotovoltaico.

Come sono ripartiti i 62,5 miliardi del superbonus Quanto ai costi, non è certo possibile calcolare in maniera puntuale l’importo complessivo di una riqualificazione su scala nazionale. Ma, partendo proprio dai costi ufficiali del superbonus (62,5 miliardi di euro al 31 dicembre 2022), si può tentare di individuare almeno l’ordine di grandezza della spesa.

I dati Enea aggiornati al 31 dicembre scorso ci dicono che hanno chiesto l’agevolazione 208.622 proprietari di edifici unifamiliari, per una spesa totale di 23,7 miliardi di euro e un esborso medio di 113.757 euro; 102.725 proprietari di unità funzionalmente indipendenti, per un importo totale di 10 miliardi di euro e una spesa di 97.009 euro per edificio; infine 48.047 condomìni (con il termine si intende un edificio con un minimo di due unità immobiliari con proprietari distinti), con un totale di 28,8 miliardi e spesa media di 598.813 euro.

Due immobili su tre da ristrutturare: sono almeno 8 milioni Secondo le stime di Ance, che comunque si allineano ai dati di Enea sulle certificazioni energetiche effettuate negli ultimi sei anni, i due terzi degli edifici italiani hanno bisogno di interventi strutturali per arrivare a rispettare la direttiva Ue per come si prospetta.

Nel dettaglio, sui 12,2 milioni di edifici presenti in Italia almeno 9, costruiti prima dell’entrata in vigore delle norme più stringenti in fatto di consumi energetici entrate in vigore nel 1974, non sarebbero in regola e sarebbero bisognose di riqualificazione.

Sulla base di questo dato i costruttori ritengono che, tenendo conto degli immobili esentati (ad esempio le case di superficie inferiore a 50 metri quadrati) almeno due terzi degli immobili censiti (circa 8 milioni) abbia bisogno di ristrutturazione. A questo punto basta una semplice proporzione per arrivare al risultato.

Per le case autonome una spesa di 105 mila euro Di 12,2 milioni di edifici, 6,3 sono autonomi, due terzi sono 4,2 milioni. Computando 105 mila euro per edificio (media tra case autonome e funzionalmente indipendenti come definite dalle norme sul superbonus) e considerando che di questi 4,2 milioni di abitazioni 311 mila circa hanno già provveduto, la spesa teorica sarebbe di 105 mila x 3,9 milioni, che dà 409,5 miliardi di euro.

Per ogni condominio una spesa di circa 600 mila euro I condomìni interessati sarebbero circa 4 milioni: 599 mila euro per 4 milioni da poco meno di 2.400 miliardi di euro. Si tratta in totale di oltre 2800 miliardi di euro, ai quali andrebbero aggiunti i costi per gli edifici non residenziali privati e pubblici.

Poiché, in media, si possono calcolare 6 abitazioni per condominio (intendendo come tale qualsiasi edificio con almeno due unità immobiliari), l’adeguamento green costerebbe circa 100 mila euro ad appartamento.

Complessivamente costerebbe un anno di PilAnche riducendo prudenzialmente il totale risulta che le vecchie stime di un anno di Pil nazionale sono abbastanza ottimistiche.

Il motto plurilingue della Ue, uniti nella diversità, è la traduzione di una frase latina. Se ne potrebbe ricordare anche un’altra, frutto della saggezza giuridica dei Romani: ad impossibilia nemo tenetur, ovvero non si può obbligare nessuno a fare cose impossibili.

Germania, molti contanti in circolazione: aumentano gli assalti ai bancomat


In Germania viene fatto esplodere un bancomat al giorno: un dato allarmante, legato al fatto che nel Paese circolano molti contanti, che fanno gola ai criminali, e che sono molto diffusi gli sportelli con misure di sicurezza obsolete e quindi facilmente “attaccabili”.

Le cifre sono state diffuse dal Bundeskriminalamt, l’ufficio federale della polizia criminale tedesca, secondo il quale negli ultimi mesi tale “pratica” è aumentata in maniera esponenziale.

Una situazione ben diversa da quella della Danimarca, dove il 2022 è stato un anno a zero rapine.

In un anno rubati 20 milioni di euro  Solo nel 2021 sono stati rubati quasi 20 milioni di euro con questo metodo. Ma ancora più elevati sono i costi legati ai danni materiali provocati dalle esplosioni.

Solo nella Renania settentrionale l’anno scorso ci sono stati più di 180 attacchi contro bancomat utilizzando esplosivi, circa 30 in più rispetto al 2021. In Renania-Palatinato il numero delle esplosioni agli sportelli automatici è più che raddoppiato: 56 nel 2022, 23 nel 2021. 

Criminali stranieri “specializzati”  “In alcuni casi, fino a cinque bancomat sono stati fatti saltare in aria in una notte in tutta la Germania”, ha spiegato Bastian Kipping, ispettore capo all’ufficio di polizia criminale di stato della Renania-Palatinato.

Molti degli attacchi ai bancomat vengono effettuati da criminali stranieri, provenienti soprattutto da Paesi vicini come l’Olanda e la Francia.

Tra le cause che attirano in Germania tali delinquenti c’è l’utilizzo ancora molto elevato di contanti da parte dei tedeschi, oltre al mancato aggiornamento, in molti casi, delle misure di sicurezza di molti sportelli automatici. 

Le misure di sicurezza  I bancomat moderni sono infatti dotati di tecnologie adesive o di sistemi di colorazione che rendono impossibile utilizzare il denaro rubato, mentre in Germania queste misure non sono ancora diffuse, spiega ancora l’ispettore del Bka.

Inoltre, sempre a causa dei troppi contanti in circolazione, in Germania c’è un numero particolarmente elevato di bancomat: oltre 55mila.

Gli assalti ai bancomat stanno poi diventando sempre più pericolosi perché i criminali utilizzano i cosiddetti “esplosivi solidi”, che non possono essere neutralizzati, e rendono quindi particolarmente rischiosa l’operazione, anche per gli stessi ladri. 

Più di 500 gli impianti fotovoltaici che attendono di essere autorizzati dal ministero della Transizione ecologica


Sono oltre 500 il numero degli impianti fotovoltaici che da mesi attendono di essere autorizzati dal ministero della Transizione ecologica e sicurezza energetica.

Un numero ancor piú significativo se confrontato con il dato registrato a settembre, quando gli impianti a energia solare che aspettavano di ricevere il via libera da Roma erano solo 367.

Invece di diminuire, insomma, in quattro mesi la pila di pratiche è cresciuta di oltre il 40%. La denuncia, arriva dall’Alleanza italiana per il fotovoltaico, che riunisce alcuni tra i principali operatori nel settore delle rinnovabili.

I progetti in attesa di un via libera, il 3 gennaio 2023, erano 542; ben 215, piú di un terzo, erano arenati nella primissima fase del procedimento, quella che tecnicamente viene definita di verifica amministrativa”; altri 263, invece, sono fermi al gradino immediatamente successivo, quello (ancora preliminare) della “istruttoria tecnica”.

Un evidente “collo di bottiglia”, secondo gli esperti del settore, in cui finiscono per intasarsi i quattro quinti delle richieste, che così rallentano il proprio iter.

Non è un problema di buona volontà del ministero, riconoscono gli operatori delle rinnovabili. Ma, piú semplicemente, di mancanza di mezzi e personale.

Strumentazioni tecnologiche datate, supporti informatici con una capacità di calcolo troppo ridotta per consentire la lettura rapida dei progetti di nuovi impianti, pochi addetti per smistare le pratiche che così si accumulano.

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Acquisto dei pannelli solari: tutto ciò che si deve sapere prima

Com’è stato vivere la terribile influenza spagnola del 1918


Quando ti guardi intorno e vedi solo persone con mascherine, negozi di alimentari vuoti e titoli di giornale sempre più truci, è facile sentirsi sopraffatti dagli eventi.

Le varie risposte dei governi del mondo alla crisi e i cambiamenti nelle nostre vite quotidiane sembrano senza precedenti, eppure, il mondo ha già subito questa situazione un secolo fa.

La pandemia di influenza del 1918, nota come ‘influenza spagnola’, colse tutti di sorpresa a causa della sua mortalità e contagiosità.

In totale, durò circa un anno e infettò circa 500 milioni di persone, all’epoca circa un quarto della popolazione mondiale, provocando 50 milioni di morti in tutto il mondo.

Il primo caso confermato

Poco più di un secolo fa, nel marzo del 1918, fu confermato il primo caso di influenza spagnola.

Sebbene non si conosce con certezza la provenienza, si ritiene che si sia diffusa attraverso i movimenti delle truppe durante la prima guerra mondiale.

Perché è stata chiamata ‘influenza spagnola’

Durante la prima guerra mondiale, i primi rapporti sulla malattia in Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti furono censurati per preservare il morale, ma la stampa spagnola, che iniziò a parlare della malattia, non era soggetta a censura di guerra, in quanto non partecipava alla guerra. 

Eventi e incontri cancellati

Dopo che la gravità della pandemia divenne evidente, sale da ballo e cinema furono chiusi in alcune città e i grandi eventi furono cancellati per impedire alle persone di diffondere il virus.

Maschere obbligatorie nei trasporti pubblici

I conduttori di tram in alcune città avevano il diritto di negare l’ingresso ai pendolari che non indossavano una mascherina.

Le mascherine non erano così efficaci

Le mascherine venivano utilizzate quasi da tutti. Ma erano di garza, e molti le imbevevano nella canfora perché credevano fosse una protezione aggiuntiva.

Ospedali improvvisati spuntavano ovunque

L’aumento esponenziale dei casi travolse gli ospedali, così le comunità si operarono per costruire ospedali improvvisati.

Anche molti edifici pubblici e residenze private furono convertiti per aiutare a combattere il virus.

Cure di supporto includevano whisky e champagne

A causa della mancanza di conoscenze e risorse relative al virus, secondo quanto riferito, le cure di supporto per i pazienti includevano l’alcol.

I medici davano ai pazienti un sorso di champagne per aiutare con la nausea, e un’infermiera di Chicago riferì che c’erano troppi pazienti e l’unica cosa che potevano fare era offrire solo un po’ di calore a ognuno di loro.

Gargarismi per combattere l’influenza

Come protezione contro il virus dell’influenza, gli uomini facevano gargarismi con sale e acqua, ritenendola una misura preventiva. 

L’aria respinge l’influenza?

Le donne del Dipartimento della Guerra facevano passeggiate di 15 minuti per respirare aria fresca ogni mattina e sera per respingere il virus. Tuttavia, partecipavano a queste passeggiate in grandi gruppi.

Il tribunale di San Francisco esercitava le sue funzioni all’aperto a causa della pandemia.

Quarantena

Analogamente ad oggi, i magazzini furono convertiti per isolare e mettere in quarantena le persone con il virus, per cercare di contenerlo.

Troppi letti in una camera

I letti dei pazienti venivano invertiti in modo alternato, per far sì che il respiro di un paziente non fosse diretto verso la faccia di un altro.

Le comunità si affidavano a infermiere volontarie

Poiché così tanti dottori erano stati reclutati per la guerra, le città reclutarono infermiere volontarie.

Secondo quanto riferito, alcune persone disperate rapivano le infermiere per chiedere loro di prendersi cura dei familiari.

Divieto di sputare sul marciapiede

Questo monito veniva spesso accompagnato da altre istruzioni, che includevano l’uso di un fazzoletto per coprire starnuti e tosse, evitare la folla, non usare asciugamani comuni e non fare nulla di troppo stancante.

I membri della società facevano quel che potevano

Per esempio, la matrona della società di Filadelfia, la signora JL Ackerson, usò la sua automobile per accompagnare le persone in ospedale durante l’epidemia.

Lavorare da casa non era un’opzione

Molte persone non avevano la capacità di lavorare da casa come facciamo oggi, quindi erano costrette ad andare in ufficio.

Alcuni scaglionavano le ore di lavoro nel tentativo di isolare leggermente i lavoratori.

Preghiere

Nonostante la contagiosità dell’influenza, questa congregazione di San Francisco prega sui gradini della Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove si sono radunati in gran numero per ascoltare la messa.

Tenere aperte le finestre

Respirare aria fresca era una parte importante dei consigli dati dagli esperti per combattere l’influenza.

Industria funebre in difficoltà

La vastità e la rapidità della pandemia significavano troppi morti da contare. Gli obitori erano così pieni che alcune famiglie tenevano il defunto nelle loro case fino a quando i loro resti venivano raccolti.

Alcuni impresari funebri ricorrevano all’uso di casse da imballaggio in assenza di bare.

Per dare un senso alla follia…

Simile ad oggi, c’erano delle teorie secondo cui le persone di colore erano meno sensibili all’influenza.

Tuttavia, biologicamente il virus non discrimina.

Colpiva duramente i giovani adulti

Si presume che l’influenza colpisca più duramente gli anziani e i bambini, ma la malnutrizione del 1918, gli ospedali sovraffollati e la scarsa igiene hanno favorito una superinfezione batterica che ha ucciso la maggior parte delle vittime.

Realizzazione di maschere per soldati

I volontari lavorarono instancabilmente per fabbricare a mano mascherine per i soldati.

Illustrazioni dell’epoca

La didascalia riporta: “Gli esperti affermano: ‘Non parlare con nessuno, non avvicinarti a nessuno e sarai al sicuro!’

Senza dubbio. Ma è un po’ difficile”.

La società divenne più individualista

Si raccontava che la società si era chiusa dopo la pandemia, visto che non c’erano più incontri a scuola, in chiesa o con la famiglia, e che la paura allontanava le persone e le rendeva diffidenti. Suona familiare.

Infinita tristezza

L’orrore e la tristezza nell’affrontare così tanta morte per così tanto tempo è stato un duro colpo per l’ottimismo delle persone, soprattutto dopo aver visto morire anche le persone più sane.

Abbiamo imparato alcune lezioni difficili dall’influenza spagnola

E purtroppo stiamo ancora imparando.

Cina, nella provincia Henan quasi il 90% della popolazione ha il Covid: 88,5 milioni di persone


Nell’Henan, una delle province più popolose della Cina, quasi il 90% della popolazione ha il Covid. Si tratta di 88,5 milioni di positivi sui quasi 100 milioni di abitanti.

Lo ha dichiarato lunedì un funzionario delle autorità sanitarie regionali, Kan Quancheng, in un momento in cui il Paese sta affrontando un rimbalzo senza precedenti dei casi positivi.

Il funzionario sanitario locale ha spiegato che l’89% della popolazione è risultata infettata dal virus il 6 gennaio. 

Dopo tre anni di restrizioni draconiane, il mese scorso, la Cina ha bruscamente revocato la maggior parte delle sue misure sanitarie contro il Covid. 

Lo ha fatto dopo le proteste di massa in tutto il Paese, innescate da un incendio in un grattacielo nella regione dello Xinjiang che ha ucciso 10 persone e che per molti cinesi è stato indirettamente causato dal lockdown.

Dopo l’allentamento della cosiddetta politica “Zero Covid” ci sono state segnalazioni di crematori sopraffatti.

Il numero dei cittadini contagiati è cresciuto in modo esponenziale, mentre il sistema sanitario si trova sopraffatto dai pazienti anziani ricoverati o assistiti.

Il governo ha smesso di pubblicare i numeri delle nuove infezioni e ha riportato solo due morti sabato. Le autorità hanno inoltre disposto la sospensione di 1.000 account di social media che hanno critiche la gestione della pandemia.

Intanto,  la Cina ha riaperto i propri confini agli stranieri per la prima volta da quando ha imposto restrizioni anti-Covid a marzo 2020.

I viaggiatori in arrivo non saranno più costretti alla quarantena. Negli aeroporti abbracci tra famiglie divise da tempo ma tutti con le mascherine.

La riapertura coincide con l’inizio del “chunyun”, letteralmente “spostamento di primavera” che vede milioni di persone in viaggio e prima della pandemia era considerata la più grande migrazione umana.

Si stima che 400mila persone si sposteranno solo da Hong Kong nelle prossime settimane.

Il Giappone si avvia a un bilancio giornaliero di morti senza precedenti dall’inizio della pandemia


Le autorità sanitarie giapponesi hanno confermato domenica almeno 407 decessi causati dal coronavirus nelle ultime 24 ore, in linea con il numero record di morti che si registra da giorni e che, secondo gli esperti, potrebbe peggiorare nelle prossime settimane.

Secondo l’emittente pubblica giapponese NHK, il Ministero della Salute ha confermato 407 decessi, di cui trenta nella capitale Tokyo, e altre 190.000 nuove infezioni da sabato, nell’ambito dell’ottava ondata di contagi dalla dichiarazione della pandemia.

Da diversi giorni il Paese si aggira sopra la soglia dei 400 morti al giorno.

Con questi decessi, il Giappone ha superato i 60.000 morti totali da quando è stata dichiarata la pandemia, di cui 10.000 solo nell’ultimo mese, secondo le stime dell’agenzia di stampa ufficiale giapponese Kyodo.

Bce, tassi ancora in rialzo di 50 punti base


Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di innalzare di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, e sulla scorta della consistente revisione al rialzo delle prospettive di inflazione prevede ulteriori incrementi.

In particolare, il Consiglio direttivo ritiene che i tassi di interesse debbano ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine.

Mantenere i tassi di interesse su livelli restrittivi farà diminuire nel corso del tempo l’inflazione frenando la domanda e inoltre metterà al riparo dal rischio di un persistente incremento delle aspettative di inflazione.

Anche in futuro le decisioni sui tassi di riferimento saranno guidate dai dati e rifletteranno un approccio in base al quale tali decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione.

Il Consiglio direttivo ha inoltre discusso i criteri per la normalizzazione delle consistenze in titoli detenute dall’Eurosistema a fini di politica monetaria.

A partire dagli inizi di marzo 2023, il portafoglio del Programma di acquisto di attività (PAA) sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile, in quanto l’Eurosistema reinvestirà solo in parte il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.

Il ritmo di tale riduzione sarà pari in media a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e verrà poi determinato nel corso del tempo.

Alla riunione di febbraio il Consiglio direttivo comunicherà i dettagli dei parametri per la riduzione delle consistenze del PAA.

Il Consiglio direttivo riesaminerà con cadenza regolare il ritmo della riduzione del portafoglio del PAA per assicurare che rimanga coerente con la strategia e l’intonazione complessive della politica monetaria, per preservare il funzionamento del mercato e mantenere saldamente sotto controllo le condizioni del mercato monetario nel breve periodo.

Entro la fine del 2023 il Consiglio direttivo riesaminerà anche il suo assetto operativo teso a indirizzare i tassi di interesse a breve termine, che forniranno informazioni relative al punto di arrivo del processo di normalizzazione del bilancio.

Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di innalzare i tassi di interesse e prevede ulteriori significativi aumenti, perchè l’inflazione continua a essere di gran lunga troppo elevata e, secondo le proiezioni, si manterrebbe su un livello superiore all’obiettivo per un periodo di tempo troppo prolungato.

Gli esperti dell’Eurosistema hanno rivisto significativamente al rialzo le proiezioni sull’inflazione, che si porterebbe in media sull’8,4% nel 2022 per poi scendere al 6,3% nel 2023.

L’inflazione dovrebbe registrare una marcata riduzione in corso d’anno, per poi collocarsi in media al 3,4% nel 2024 e al 2,3% nel 2025. Al netto della componente energetica e alimentare l’inflazione sarebbe pari in media al 3,9% nel 2022 e aumenterebbe al 4,2% nel 2023, per poi diminuire al 2,8% nel 2024 e al 2,4% nel 2025.

RIFLESSIONE 7


Chi molto ha sofferto,

conosce molte lingue.

Egli comprende le parole

di chi cerca conforto implorando.

Dio avrà bisogno di lui come interprete

per dire loro della speranza oltre il dolore,

degli anni di guarigione, del suo amore.


( Anonimo )

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Buon fine settimana

A tutti i gentili Visitatori

Energia, la Germania accelera, al via un gasdotto a idrogeno con la Norvegia. Fondi per 10 miliardi


Il gruppo tedesco Rwe (+1% al Dax) ed Equinor (-0,8% a Euronext Oslo) progettano di costruire un gasdotto per l’idrogeno tra Germania e Norvegia.

Lo ha annunciato giovedì 5 gennaio il ministro dell’Economia della Germania, Robert Habeck. Berlino sta procedendo a marce forzate lo stoccaggio di energia alternativa alla storica fonte russa, in crisi con la guerra in Ucraina, un’energia che il Paese vuole il più verde possibile.

Inoltre, il sostegno del governo alle bollette delle famiglie a fine 2022 ha permesso alla Germania di raffreddare l’inflazione.

Habeck, che ricopre anche ruolo di vice cancelliere, si trova a Oslo fino a quando venerdì incontrerà il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre.

I due politici discuteranno una più profonda cooperazione sulla tecnologia di cattura di idrogeno e carbonio, ha detto in un’intervista Habeck al canale televisivo tedesco ARD, secondo quanto riporta Bloomberg.

La Germania vuole ridurre le emissioni di carbonio del 65% entro il 2030 dai livelli del 1990 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2045.

La Norvegia, dal canto suo, si è posta obiettivi simili, investendo nell’eolico offshore, sviluppando strutture per la cattura e lo stoccaggio del carbonio e l’elettrificazione delle piattaforme petrolifere e del gas.

Anche la Germania, prima economia dell’Eurozona, ha dovuto riorganizzare la sua politica energetica da quando è stata costretta dalla guerra in Ucraina a porre fine alla sua dipendenza di lunga data dal gas russo. Entrambi i Paesi a marzo hanno dichiarato che avrebbero preso in considerazione la costruzione di a gasdotto dell’idrogeno che collega le due nazioni.

Gassco  Sa, che lavora su gasdotti che collegano la Norvegia con l’Europa, sta attualmente conducendo uno studio per valutare la fattibilità della gasdotto Norvegia-Germania che dovrebbe essere avviato in primavera.

Il collegamento probabilmente trasporterà inizialmente idrogeno blu, che viene prodotto convertendo il gas naturale e catturando carbonio emesso in atmosfera, ha detto Habeck. Successivamente, i nuovi parchi eolici offshore potranno alimentare a loro volta il gasdotto consentirgli di accedere a una fonte di idrogeno verde che sarà prodotto utilizzando energia rinnovabile.

Il piano aiuterà la Germania a eliminare gradualmente il carbone nelle regioni occidentali entro il 2030, ha affermato Habeck. Finora la data di chiusura con il carbone stabilita dal governo era il 2038, che punta a raggiungere anche le aree a Est del Paese.

Gli studi dimostrano che la Germania avrebbe bisogno di circa 66 terawattora di idrogeno entro il 2030, secondo stime di l’Agenzia tedesca per l’energia e di Eon. Il governo, dal canto suo, mira a produrre solo 10 gigawatt internamente, questo significa che dipenderà ancora molto dalle importazioni.

Ma Berlino si è detta pronta a spendere oltre 10 miliardi di euro nell’ambito del suo programma di sussidi per l’energia pulita, che spinge l’uso dell’idrogeno e la cattura del carbonio.

La Norvegia è vista come partner importante per raggiungere gli scopi nello sviluppo di nuove tecnologie sostenibili.

La Commissione Europea ha autorizzato il consumo alimentare umano di una specie di insetti


I paesi membri dell’Unione Europea hanno approvato una proposta della Commissione Europea per autorizzare per la prima volta il commercio di una specie di insetti come alimento destinato al consumo umano.

Gli insetti in questione sono le larve delle tarme della farina, un coleottero il cui nome scientifico è Tenebrio molitor.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha sede a Parma, hanno dichiarato le larve delle tarme della farina sicure per il consumo umano.

Ad approvare la proposta della Commissione è stato il Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi, che è formato da rappresentanti di tutti e 27 i paesi membri dell’Unione Europea ed è presieduto da un rappresentante della Commissione.

La proposta prevede che le larve delle tarme della farina possano essere vendute e consumate come cibo in due formati: disidratate e intere, oppure come farina da usare come ingrediente di altri alimenti, ad esempio prodotti da forno o creme ad alto contenuto proteico.

L’inflazione rallenta la corsa: +11,6%. Ma meno rispetto agli altri Paesi europei


Il dato resta altissimo, ma per l’inflazione arriva un rallentamento. Anche se la frenata è meno netta rispetto al resto dell’Europa. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a dicembre l’indice nazionale dei prezzi è salito dello 0,3% su base mensile a novembre l’incremento era stato dello 0,5% e dell’11,6% su base annua rispetto al +11 per cento.

Il lieve rallentamento riguarda anche il carrello della spesa (+12,6%) ma comunque è ai livelli record dal 1983.

L’istituto di statistica spiega che nel 2022 la crescita media dei prezzi al consumo è stata in media dell’8,1%, l’aumento più ampio dal 1985 quando fu del 9,2 per cento.

Ieri, sui dati francesi, le Borse hanno fatto un balzo nell’ipotesi che la Bce possa rallentare la stretta sui tassi. A raffreddare gli animi degli investitori più ottimisti ci ha pensato la stessa Francoforte, pubblicando uno studio sul proprio blog.

«L’indebitamento è diventato più costoso per i governi» ma «nonostante l’aumento dei tassi di interesse, il debito pubblico può rimanere su un percorso solido» di consolidamento, spiega l’analisi.

Il percorso dettato da Lagarde è destinato a continuare. E secondo Citi il tasso d’interesse neutro potrebbe essere compreso fra il 3,7 e il 3,8 per cento.

A peggiorare la situazione i verbali della Fed, che indicano ulteriori incrementi al costo del denaro, nonostante la vivacità del mercato del lavoro e dell’attività economica domestica.

«Non sarebbe appropriato tagliare i tassi nel 2023», dicono i governatori della Fed. Un atteggiamento che sta prendendo sempre più piede anche nell’eurozona, nonostante l’euforia degli investitori in questi primi giorni del nuovo anno.

I quali potrebbero scottarsi in caso di sorprese negative sul fronte dei prezzi.

Torna il canone Rai in bolletta: chi può non pagarlo e come fare


Riparte da gennaio il pagamento del canone Rai, imposta dovuta a chiunque sia in possesso di un apparecchio televisivo all’interno della propria abitazione: una tassa che, oramai da qualche anno, viene suddivisa in rate e addebitata direttamente nella bolletta della luce.

Così come accadeva nel 2022, anche per quest’anno restano valide le esenzioni dal pagamento previste per alcune specifiche categorie di contribuenti.

L’imposta

Il canone Rai da 90 euro è in genere suddiviso in 10 rate da 9 euro ciascuna, che vengono pagate nelle fatture di corrente elettrica da gennaio a ottobre (risultano, quindi, esclusi solo novembre e dicembre).

Dopo la tregua degli ultimi due mesi, quindi, da gennaio 2023 riparte la riscossione delle rate del canone per il nuovo anno.

Chi può chiedere l’esonero

Come anticipato, l’esenzione dal pagamento della tassa è concessa solo ad alcune categorie di contribuenti, in primis a chiunque dichiari di non essere in possesso di apparecchi televisivi nell’abitazione in cui vive con la propria famiglia.

Qualora ci si trovi in questa condizione, è possibile scaricare direttamente dal portale dell’Agenzia delle entrate l’apposito modulo di dichiarazione sostitutiva necessario per presentare l’istanza.

Esonero concesso anche agli over 75 con un reddito annuo, proprio e del coniuge, inferiore agli 8mila euro ma solo nel caso in cui non abbiano conviventi con reddito proprio (a meno che non si tratti di badanti, colf o collaboratori domestici).

Qualora i 75 anni siano compiuti dal diretto interessato entro il 31 gennaio si ottiene un’esenzione totale, se si compiono tra 1 febbraio e 31 luglio, invece, tale beneficio si applica solo dal secondo semestre.

Dopo aver presentato per la prima volta istanza di esonero, gli over 75, ovviamente, non saranno più tenuti a inoltrare alcuna ulteriore documentazione, tranne che nel caso in cui ci sia una variazione delle proprie condizioni, ad esempio quelle economiche.

Ultimo caso di esenzione è quello previsto per militari stranieri o i diplomatici.

Termini di scadenza

Nel caso in cui l’istanza sia presentata tra 1 febbraio e 30 giugno, l’esonero sarà valido solo a partire dal secondo semestre del 2023.

Qualora, invece, tale richiesta venga inoltrata tra 1 luglio 2023 e 31 gennaio 2024, l’esenzione sarà valida per tutti e 12 i mesi del prossimo anno.

Ciò significa, quindi, che per coloro i quali hanno già inviato il modulo o lo faranno entro il 31 gennaio di quest’anno, l’esonero varrà fino alla conclusione del 2023.

Disdetta

Per i contribuenti che non detengono apparecchi televisivi in casa o che decidano a un certo punto di disfarsene è a disposizione un modulo di validità annuale che consente di non vedersi addebitare il canone Rai in bolletta.

Stesso modulo di cui è richiesto l’invio qualora la tassa non sia dovuta per il fatto che essa viene già pagata da un altro componente del medesimo nucleo familiare (anche in questo caso la documentazione non va inviata ogni anno).

Sempre nel medesimo documento si può altresì segnalare di aver acquistato un apparecchio televisivo, nel caso in cui nei precedenti 12 mesi si fosse invece dichiarato di non possederne uno: dopo di ciò si inizierà, quindi, a pagare l’imposta.

Il modulo

La documentazione può essere presentata tramite app sul portale dell’Agenzia delle Entrate, tramite intermediari abilitati come i Caf, con raccomandata senza busta all’indirizzo “Agenzia delle entrate Direzione Provinciale I di Torino Ufficio Canone TV Casella postale 22 – 10121 Torino”, o per mezzo di Pec con l’apposizione di una firma digitale riconosciuta all’indirizzo cp22.canonetv@postacertificata.rai.it.

Aumenti gas e benzina, famiglie in ginocchio: a San Marino italiani in fila per il pieno di carburante


Benzina a San Marino. Nei primi giorni del 2023 che si trova al confine con l’Emilia-Romagna è protagonista grazie ai prezzi umani del carburante.

Se in Italia l’aumento della benzina e del gasolio, dal primo gennaio, è tornato a livelli preoccupanti, superiori  a 1,8 euro/litro (il servito sfiora addirittura i 2 euro al litro), nella piccola Repubblica, dove il prezzo arriva a un massimo di 1,5 euro/litro, si arriva a risparmiare dai 15 ai 20 euro per un pieno.

Complice il taglio delle accise non riconfermato dal Governo Meloni che ha ulteriormente ampliato il divario tra Italia e San Marino, facendo salire il costo del carburante di almeno venti centesimi. E così è partito l’esodo di numerosi cittadini italiani, tra residenti romagnoli ed autotrasportatori, che in questi giorni sono in fila nelle aree di servizio del territorio ‘straniero’ per il pieno.

“Per il momento dicono dalla Full Service il lavoro è stato normale, probabilmente perché la maggior parte delle persone, consapevole degli aumenti in arrivo, ha fatto il pieno nel fine settimana. Tuttavia, nei prossimi giorni ci aspettiamo di vedere un aumento rilevante”.

Un aumento quello della benzina che continua a creare disagi alle famiglie italiane che devono già fare i conti con i rincari spropositati delle bollette del gas che a dicembre hanno fatto registrare un +23% mentre quelle della luce sono scese del 19% per il primo trimestre del 2023.

L’Arera l’Autorità di regolazione per energia, acqua, rifiuti comunica infatti l’aggiornamento delle tariffe; aggiornamento che riguarda i consumi delle famiglie ancora in tutela, le quali dovranno fare i conti con una spesa di circa 1.800 all’anno e in crescita del 64% rispetto al 2021.

Una vera e propria batosta di dimensioni anche superiori perché sottolineano i consumatori se si sommano i rincari del gas a quelli della luce, la “stangata complessiva è pari a 3.547 euro”, ha calcolato l’Unione nazionale consumatori (Unc).

Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, la preoccupazione è mettere in sicurezza il sistema e l’accordo sul price cap con un tetto al prezzo del gas a 180 euro a livello europeo è stato “antispeculativo”, si sono “create le condizioni per evitare l’esplosione dei prezzi”, insomma “è un bazooka per intervenire qualora gli speculatori facciano oscillare il prezzo internazionale, probabilmente non verrà mai applicato ma serve per dire ‘se vai oltre ti sparo’”.

Per gli esperti bisognerà attendere ancora un semestre per vedere il prezzo del gas calare grazie alla diversificazione dell’approvvigionamento.

Come leggere le bollette di luce e gas


Le autorità preposte e le associazioni per la tutela dei consumatori si sono date da fare per chiedere ai gestori di semplificare le bollette ma, nonostante l’impegno profuso, le rendicontazioni dei consumi appaiono ancora a tratti ombrose.

È importante che i clienti finali siano in condizione di leggere le bollette e interpretarle nel modo corretto, sia per sincerarsi della loro regolarità, sia per eventualmente opporre reclamo o cambiare operatore con la certezza di risparmiare.

Le informazioni salienti sono per lo più contenute nella prima pagina delle bollette.

Come leggere la prima pagina delle bollette

Tra tutti i dati riportati nelle bollette, di norma composte da più pagine, quelli che hanno realmente senso si contano sulle dita di una mano.

Per onestà va sottolineato che le pagine sulle quali sono riportati i consumi per fascia oraria sono soltanto di rado contestabili, a meno che i consumi indicati non siano del tutto incongruenti con quelli effettivi.

Le informazioni importanti sulla prima pagina che il cliente deve verificare sono:

  • Mercato: indica se ci si trova nel mercato tutelato o in quello libero
  • Residenti: voce importante perché il prezzo dell’energia elettrica e del gas per i non residenti è più alto
  • Potenza: quella impegnata è di 3 kilowatt ma, nel caso di abitazioni particolarmente grandi, la potenza può essere maggiore
  • Codici: i codici Pdr e Pod, relativi al gas e alla luce, sono quelli che permettono al clienti di cambiare gestore. Occorre che siano visibili in modo chiaro su ogni bolletta
  • Importo: è quanto il cliente deve pagare entro la data di scadenza citata in prossimità del totale della bolletta
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    • Altre voci importanti
    • Le cose iniziano a diventare meno chiare quando si esaminano le voci che determinano l’importo della fattura. Assumono importanza le spese per l’energia (intesa come elettricità o gas), ossia i consumi effettivi, e gli altri importi che i gestori riuniscono secondo voci. Si tratta dei costi fissi che vengono di norma chiamati “quota fissa” o “commercializzazione e vendita”.
    • Questi ultimi sono costi che in qualche modo possono essere definiti di “abbonamento” e, anche in questo caso non sempre in modo chiaro, alcuni gestori – in fase contrattuale – li indicano nel loro computo annuale. Si tratta di un costo che va pagato ogni mese a prescindere dai consumi e che assume valore discriminante: può succedere che, a fronte di una tariffa competitiva, il gestore applichi costi fissi più elevati. Occorre quindi ragionare in termini di costi totali, senza concentrarsi soltanto sulle tariffe relative all’energia, ad esempio. Ha quindi senso, in quest’ottica, il consumo annuo che l’operatore riporta sulle bollette, aiuta a fare calcoli di più ampio raggio e comprendere quanto un’altra offerta possa essere vantaggiosa o meno.
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    • Gli oneri
    • Ci sono degli oneri supplementari che sono uguali per ogni gestore, perché decisi da autorità superiori:
    • Oneri di sistema
    • Spese per il trasporto dell’energia
    • Spese per la gestione del contatore
    • Imposte
    • Iva
    • I totali delle bollette corrispondono quindi alla somma dei consumi, del costo dell’”abbonamento”, degli oneri e delle imposte. Mentre su consumi e abbonamento gli operatori hanno un margine per modulare i prezzi, su oneri e imposte non possono concedere sconti.
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    • La spesa per l’energia
    • È una delle voci delle bollette di lettura meno immediata e cambia a seconda della natura delle tariffe, che possono essere a prezzo fisso oppure variabile.
    • Nel caso del prezzo fisso la voce “Spesa per energia” riporta, oltre alla quota fissa (l’”abbonamento”), il prezzo per unità di energia (kilowattora o metro cubo per il gas) che rimane invariato per tutta la durata del contratto ed è la leva usata dai gestori per contendersi il mercato.
    • Le cose si complicano un po’ quando il prezzo dell’energia è variabile, la voce “Spesa per energia” è infatti composta da:
    • La quota fissa (l’”abbonamento”)
    • Il prezzo dell’unità di energia (kilowattora o metro cubo) che varia a seconda degli indici di mercato (Pun per l’energia elettrica, Psv o Ttf per il gas)
    • Lo spread, ossia un importo che il gestore ricarica sul prezzo di kilowattora e metri cubi.
    • Anche lo spread è uno strumento che gli operatori usano per attirare clienti.
    • Tutti questi sono dati che dovrebbero essere noti ai consumatori, anche se ogni operatore li riporta nelle bollette in posizioni diverse e con nomi differenti.
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    • Bonus
    • Se si ha diritto al bonus, quest’ultimo sarà indicato come una voce in più in bolletta con la dicitura “bonus sociale”, una cifra preceduta dal segno meno che sta a indicare lo “sconto” applicato in fattura.

Meteo, previsioni per l’Epifania: clima stabile prima dell’arrivo del gelo a metà gennaio


Quali sono le previsioni meteo per l’Epifania? Se il clima rimarrà stabile il 6 gennaio, l’Italia potrebbe essere presto travolta da una potente ondata di gelo nella seconda metà di gennaio e febbraio.

Nevicata storica Gennaio 1985

Clima stabile per la Befana prima dell’arrivo del gelo a metà gennaio

L’Italia potrebbe dover fare i conti con un fenomeno meteorologico capace di sconvolgere i mesi di gennaio e febbraio.

Nonostante la prima metà della stagione invernale sia apparsa alquanto statica, infatti, non è detto che anche la seconda parte di essa si svilupperà andando sulla stessa scia.

Secondo le proiezioni dei Centri di Calcolo, pare che le prossime settimane si connoteranno per un improvviso stratwarming sul Polo Nord. L’episodio sarà visibile soprattutto dalla metà di gennaio.

In meteorologia, con il termine stratwarming si indica un anomalo e intenso riscaldamento della stratosfera terrestre sopra il Circolo Polare Artico che può toccare anche i 50/60°C in appena pochi giorni.

Nei prossimi giorni, di conseguenza, particolare attenzione dovrà essere prestata a zone come la Siberia o l’Alaska dove si stimano picchi di temperatura con scarti rispetto alla media fino a +36°C.

Il riscaldamento, dopo essersi attivato, si espande gradualmente verso l’alta troposfera con ripercussioni sul Vortice Polare per poi viaggiare verso le medie latitudine, causando ondate di freddo che raggiungono anche l’Europa.

Un simile fenomeno è già stato osservato svariate volte dopo la metà del mese di gennaio. Imponenti ondate di gelo, infatti, si sono verificate in Europa e in Italia, ad esempio, nel 1929, 1956, 1985, 1991, 2012 e 2018.

Stando alle proiezioni, dunque, appare evidente che la seconda metà dell’inverno italiano si contraddistinguerà per un forte ribaltamento climatico all’insegna del freddo.

Meteo, previsioni per l’Epifania: persiste l’anticiclone

E cosa succede invece all’Epifania? Anche se a quanto pare la seconda metà di gennaio riserverà sorprese, il clima sarà pressoché stabile per la Befana.

Il robusto anticiclone che da settimane domina il tempo nel Vecchio Continente, infatti, persisterà fino al termine delle festività natalizie. Epifania compresa.

Variazioni nel meteo, tuttavia, potrebbero verificarsi nel weekend 7-8 gennaio 2023 quando potrebbe palesarsi un primo cambiamento sul comparto nord-atlantico provocato da un’irruzione di aria leggermente più fretta in discesa dal Polo Nord verso il Mediterraneo. Le regioni centro-meridionali, quindi, saranno a rischio precipitazioni.

1985 LA PIU GRANDE NEVICATA DELLA STORIA

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I dati zittiscono gli allarmisti: cosa hanno scoperto sul Covid dalla Cina


Francesco Vaia, direttore generale dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani, ha fatto sapere che sono “appena arrivati dal laboratorio i dati riguardanti i i primi voli da Fiumicino. Confermiamo varianti da noi già conosciute e attualmente coperte da farmaci e vaccini. Soprattutto da immunità ibrida”.

Con immunità ibrida si intende quella da contagio oltre che da vaccinazioni.

Le parole di Vaia

Quindi, a oggi nei tamponi dei passeggeri arrivati dalla Cina all’aeroporto di Fiumicino risultati positivi al Sars-CoV-2 e analizzati non è stato riscontrato “nulla di assolutamente preoccupante o nuovo” rispetto alla variante Omicron già circolante in Italia da diverso tempo.

Le analisi in questione sono state condotte dall’Inmi Spallanzani di Roma. Francesco Vaia ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Cominciamo il nuovo anno con una buona notizia. Sono appena arrivati dal nostro laboratorio di virologia i dati riguardanti i sequenziamenti sui primi tamponi dei cittadini positivi al Covid e provenienti dalla Cina.

Confermiamo la presenza di varianti da noi già conosciute e attualmente coperte da farmaci e vaccini. Soprattutto da immunità ibrida”.

Cosa sta succedendo

Non c’è quindi in atto nessun allarme, nonostante ci sia una crescita epidemiologica esponenziale proprio in Cina, il paese in cui la pandemia da coronavirus cominciò negli ultimi mesi del 2019.

Il direttore ha poi aggiunto: “A me piace la verità e piace il mio lavoro. È giusto che la gente sappia che non ci sono situazioni catastrofiste e terrorizzanti”.

Non sarebbe quindi emersa nessuna situazione di pericolo dai tanti passeggeri che sono sbarcati all’aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci dalle prime ore dello scorso giovedì.

La variante più diffusa rimarrebbe dunque Omicron, che risulta essere la più contagiosa, ma comunque non la più patogena.

L’Italia è stata la prima a introdurre delle misure restrittive per cercare di evitare che la preoccupante riacutizzazione del Covid nel Paese asiatico possa avere delle ripercussioni importanti anche sugli altri Paesi.

La Spagna e la Francia hanno deciso di seguire il nostro Paese, e adesso anche l’Unione europea sembra voglia arrivare a una soluzione comune riguardo l’arrivo dei turisti dalla Cina.

Proprio la Spagna ha scelto di chiedere ai viaggiatori provenienti dalla Cina un test Covid-19 negativo o in alternativa il certificato di vaccinazione completo.

L’incontro tra i Paesi europei è in agenda per il prossimo mercoledì 4 gennaio, così da analizzare tutte le proposte sul tavolo.

Le parole di Vaia arrivate oggi, primo giorno del nuovo anno, danno comunque una sferzata di ottimismo.


Terremoto a Roma, scossa di 3.3: «Sentita in tutta la città e in provincia». L’epicentro a Guidonia Montecelio


Terremoto, una forte scossa è stata sentita poco fa a Roma, in provincia e anche in alcune zone del Lazio, con molte segnalazioni provenienti dal centro della Capitale.

La prima stima effettuata da Ingv è tra 3.1 e 3.6, poi la stima precisa: 3.3.

La scossa di terremoto è stata registrata alle 14:07 e l’epicentro è nella provincia di Roma.

Terremoto, la nota dettagliata Ingv

La nota dettagliata fornita da Ingv: «Un terremoto di magnitudo ML 3.3 è avvenuto nella zona: 3 km SE Guidonia Montecelio (Roma), il 01-01-2023 14:07:46 con coordinate geografiche (lat, lon) 41.9820, 12.7500 ad una profondità di 9 km. Il terremoto è stato localizzato da: Sala Sismica INGV-Roma».

La scossa è stata avvertita in maniera forte nella zona di Tivoli e anche a Monterotondo e nella zona di via Tuscolana. Segnalazioni arrivano anche da San Giovanni, Pietralata, Tiburtino.

Non sono segnalati per ora danni.

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MI AUGURO VIVAMENTE

CHE NON CI SIA NESSUN DECESSO

Terremoto:scossa in provincia di Roma, epicentro vicino Guidonia


ROMA, 01 GEN – Una scossa di terremoto con magnitudo 3.3 è stata registrata intorno alle 14.07 in provincia di Roma.

Lo comunica l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia con un tweet. L’epicentro è stato localizzato dall’Ingv in una zona a tre chilometri da Guidonia Montecelio e ad una profondità di 9 chilometri.

RIFLESSIONE 1


Non v’ ha cosa che pesi men della penna, nè che più di quella diletti: gli altri piaceri svaniscono, e dilettando fan male, la penna stretta frà le dita dà piacere, posata da compiacenza, e torna utile non a quegli soltanto che di lei si valse, ma ad altri ancora e spesso a molti che son lontani, e talvolta anche a quelli che nasceranno dopo mille anni.


( Francesco Petrarca – Epistole )

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Buon fine settimana

A tutti i gentili Visitatori