Un asteroide gigantesco sta per sfiorare la Terra, per fortuna c’è solo da godersi lo spettacolo


Un asteroide molto grande, quattro volte la mole dell’Empire State Building, si avvicinerà alla Terra il prossimo 27 maggio.

Lo dice il Cneos, il Center for Near Object Studies della Nasa che vigila sui sorvoli di questi oggetti celesti: se ne controllano circa 29mila ogni anno e vale la pena ricordare che per “neo” si intende ogni oggetto celeste che passa a circa 48 milioni dall’orbita terrestre.

Si chiama 7335 (1989 JA) e mancherà il nostro pianeta di 2.5 milioni di miglia, circa 4 milioni di chilometri. Potremmo anche vederla come dieci volte la distanza media fra la Terra e la Luna.

Ha un diametro notevole, di 1.8 chilometri, e nonostante la distanza possa apparire molto rassicurante, l’agenzia spaziale statunitense l’ha classificato fra gli asteroidi “potenzialmente pericolosi”.

In altre parole, come spiega Sciencealert, se mai dovesse cambiare orbita e impattare col nostro pianeta potrebbe procurarci danni enormi.

Ma tutto dovrebbe andare bene con l’appuntamento più delicato dell’anno: 7335 (1989 JA) sarà infatti il più grosso oggetto celeste che si avvicinerà così tanto alla terra fino a dicembre.

Corre a circa 76mila chilometri orari e non dovrebbe farsi rivedere prima del 23 giugno 2055, quando volerà ancora più lontano, a circa 70 volte la distanza media Terra-Luna.

Di questi 29mila “neo” in realtà la maggior parte è composta da corpi di dimensioni molto piccole e, appunto, 7335 è uno dei più grandi.

Più grande del 99% di tutti gli altri. Appartiene a una classe di asteroidi battezzata Apollo: si tratta di un gruppo caratterizzato da un’orbita con semiasse maggiore superiore a una unità astronomica e un perielio (q) inferiore a 1,017 UA, corrispondente all’afelio della Terra.

Devono il nome al primo oggetto di questo genere a essere scoperto, individuato nel 1932 da Karl Reinmuth.

Fra di loro ce ne sono appunto alcuni potenzialmente pericolosi per la Terra: qualcuno ricorda la meteora Čeljabinsk, che esplose sopra la città russa di Čeljabinsk nel 2013?

Si trattava proprio di un asteroide appartenente a questa classe che ne conta 15mila.

Vedremo in autunno se la missione Dart, che dovrà scontrarsi con l’asteroide Dimoprhos per deviarne l’orbita, potrà esserci utile in futuro per le minacce provenienti da questo tipo di oggetti celesti.

BUONA FOTO

Aria condizionata vietata in auto: quando si rischia la multa?


Alla vigilia dell’estate e con temperature record già a maggio, l’aria condizionata in auto è assolutamente imprescindibile.

Una compagna fedele per i viaggi più e meno lunghi. L’aria condizionata non può proprio mancare, soprattutto per i più calorosi.

Non solo: in concomitanza con il famoso (e tanto odiato) esodo estivo, quando si formano lunghe code sotto il sole, rinfrescare l’abitacolo con un po’ d’aria fresca è fondamentale. Tuttavia, è bene conoscere alcune regole spesso date per scontato e sconosciute ai più.

Ci sono momenti, infatti, in cui l’aria condizionata in auto è vietata. Le multe in caso di violazione sono salatissime.

Quando deve essere tenuta spenta

Il codice della strada vieta l’uso dell’aria condizionata quando l’auto è in sosta.

La norma è stata introdotta nel 2007, quando il codice della strada è stato parzialmente modificato ed è stato introdotto anche il comma 7 bis all’articolo 157, secondo cui: “È fatto divieto di tenere il motore acceso, durante la sosta del veicolo, allo scopo di mantenere in funzione l’impianto di condizionamento d’aria nel veicolo”.

Tale divieto persegue un obiettivo ben preciso: ridurre le emissioni ambientali dei gas di scarico dei veicoli. Lo stesso avviene in altre città europee, come Madrid e Londra.

Nel 2014 una successiva riforma ha stabilito l’importo delle sanzioni amministrative per i trasgressori: dall’1 gennaio 2015, chi non spegne il motore per tenere l’aria condizionata durante la sosta rischia da 223 a 444 euro di multa.

ARRIVA IL GIRO


Il 18 maggio il Giro d’Italia fa tappa a Reggio Emilia.

La città sarà protagonista dell’arrivo della 11° tappa Santarcaneglo di Romagna – Reggio Emilia, una tappa di pianura lunga 203 km che vedrà i campioni del ciclismo mondiale arrivare in volata a Reggio alle ore 17. L’edizione del 2022, che sarà la 105^ edizione della manifestazione, inizierà il 6 maggio e terminerà il 21 maggio dopo 21 tappe.

L’arrivo in città

I ciclisti, in arrivo da Carpi, imboccheranno via Lenin all’altezza della rotatoria per poi proseguire verso la città attraversando via degli Azzarri, via Fleming, via Marelli, via Pasteur, via Amendola, via Emilia Ospizio. In piazza del Tricolore svolteranno a destra su viale Piave per proseguire in velocità su viale Isonzo dove è previsto l’ARRIVO all’altezza della ex- caserma Zucchi (Open Village della manifestazione).

I partner degli eventi

Nell’attesa del Giro, dal 30 aprile al 18 maggio, la città sarà animata da un ricco cartellone di eventi.

Il programma è a cura di marco Pastonesi – scrittore e giornalista – e della @bibliotecadellabiciclettaLucosCozza.
Gli eventi sportivi sono realizzati in collaborazione con: CONI, FCI, ACSI, AICS, CSI, UISP, US ACLI, Fiab RE Tuttinbici Aps, ASD Cooperatori.

Le iniziative nei Nidi e nelle Scuole dell’Infanzia sono a cura di: Fondazione Reggio Children Centro Loris Malaguzzi, Istituzione Nidi e Scuole d’Infanzia, Pause Atelier dei Sapori, Reggio Children Srl, Remida Centro di Riciclaggio Creativo.

Gli sponsor del Comitato Tappa locale

Sono in tutto 17 gli enti e le aziende private che fanno parte del Comitato di Tappa locale e che sponsorizzano la manifestazione sportiva.

Tutte le tappe del Giro d’Italia a Reggio Emilia

Prima del 2022, il Giro d’Italia è stato a Reggio Emilia sette volte.
La prima volta nel 1927, il 17 maggio, con arrivo della seconda tappa partita da Torino, vinta dal leggendario Alfredo Binda, e partenza da Reggio il giorno seguente per Lucca, con vittoria dello stesso Binda, che vinse poi il Giro.

La seconda volta fu nel 1947, il 26 maggio: terza tappa Genova – Reggio Emilia, vinta da Luciano Maggini; da Raggio si ripartì il giorno seguente per Prato, con tappa vinta da Fausto Coppi, che vinse anche il Giro.
Poi, nel 1983, il 25 maggio, con l’arrivo della dodicesima tappa Pietrasanta – Reggio Emilia, vinta da Alf Segersall e partenza il giorno seguente per Parma (gara a cronometro individuale), vinta da Giuseppe Saronni, che vinse il Giro.

Quindi nel 2001, il 27 maggio, l’ottava tappa Montecatini Terme – Reggio Emilia, vinta da Pietro Cauccioli e partenza il giorno seguente per Rovigo, dove arrivò primo al traguardo Mario Cipollini (quell’anno il Giro fu vinto da Gilberto Simoni).
Nel 2007, il 21 maggio, dopo il trasferimento da Fiorano, partenza della nona tappa Reggio Emilia – Lido di Camaiore, vinta da Danilo Napolitano (Giro vinto da Danilo Di Luca).

In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, nel 2011, il 9 maggio, dopo il trasferimento da Parma, partì da Reggio Emilia la terza tappa, per Rapallo, vinta da Angel Vicioso, mentre il vincitore del Giro fu Michele Scarponi.
Infine nel 2017 Reggio Emilia è stata protagonista di una doppia tappa di arrivo e di partenza che ha reso omaggio alla città nel 220° della nascita della bandiera Tricolore: vincitore il colombiano Fernando Gaviria.

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A REGGIO EMILIA IL 18 MAGGIO 2022

L’India blocca le esportazioni di grano: è allarme mondiale


Il governo indiano ha bloccato l’export di ogni tipo di grano, con effetto immediato, da oggi.

La decisione è stata resa nota a 24 ore dalla pubblicazione dei dati sull’inflazione annuale, salita all’8,38 per cento, con i prezzi al dettaglio che, nel mese di aprile, hanno toccato il massimo storico da otto anni.

L’India si trova in grandi difficoltà a causa dell‘anomala ondata di caldo che ha colpito il paese.

In molte zone la temperatura sta raggiungendo i 46 gradi e sono previsti picchi fino a 48 gradi.

Le dimensioni del raccolto potrebbero essere quindi inferiori molto inferiori al previsto, forse al di sotto dei 100 milioni di tonnellate. Da qui la scelta protezionistica.

Lo stop alle esportazioni segna una brusca svolta rispetto a orientamenti anche molto recenti che prevedevano un aumento record delle esportazioni.

A metà febbraio, il ministero all’Agricoltura indiano aveva previsto che il raccolto della stagione avrebbe toccato il record di 111,3 milioni di tonnellate e che le esportazioni sarebbero decollate.

Il ministro del Commercio e Industria Piyush Goyal, il 15 aprile, in un tweet, aveva scritto: «Gli agricoltori indiani hanno messo da parte un eccesso di riserve e sono pronti a sfamare il mondo».

Gli acquirenti globali puntavano sul secondo produttore mondiale di grano per le forniture dopo il crollo delle esportazioni dalla regione del Mar Nero in seguito all’invasione russa dell’Ucraina alla fine di febbraio.

Prima del divieto, l’India mirava a spedire un record di 10 milioni di tonnellate all’estero. Ad aprile ne aveva esportato 1,4 milioni di tonnellate e sono già stati firmati contratti per altri 1,5 milioni.

Il governo ha assicurato che consentirà ancora l’export per lettere di credito che sono già state emesse e su richiesta dei Paesi che stanno cercando di “soddisfare le proprie esigenze di sicurezza alimentare”.

La decisione potrebbe portare i prezzi globali a nuovi picchi e colpire i consumatori poveri in Asia e Africa.

I minuti successivi a un’esplosione nucleare sono vitali per la sopravvivenza


I minuti successivi a un’esplosione nucleare sono vitali per la sopravvivenza

Tra le crescenti tensioni con le potenze nucleari mondiali, la minaccia di esplosioni diventa spaventosamente sempre più plausibile.

Il governo degli Stati Uniti ha persino aggiornato la sua guida per un attacco nucleare da quando Vladimir Putin ha messo in allerta le forze nucleari russe.

Naturalmente, nessuno vuole pensare a un’esplosione nucleare imminente, ma è sempre meglio essere informati nel caso in cui un leader mondiale con troppo potere vacilla nella direzione sbagliata.

Gli esperti hanno iniziato a condividere i loro consigli in caso di esplosione di una bomba nucleare, in particolare perché affermano che i minuti e le ore successive a un’esplosione sono estremamente critici per determinare la sopravvivenza.

Giro d’Italia 2022 – 11° Tappa Santarcangelo di Romagna – Reggio Emilia


L’Emilia-Romagna è innamorata del ciclismo.

Una terra di campioni come l’indimenticabile Marco Pantani ( il pirata ) e dove ogni giorno scendono in strada decine di migliaia di appassionati.

Pedaliamo ovunque: in pianura, al mare, in collina e nei centri storici. Il Giro d’Italia è la più grande festa popolare del nostro Paese, ospitarlo è un onore e che ci rende orgogliosi.

Un’emozione ancora più forte quest’anno, perché la corsa rosa attraverserà i luoghi colpiti dal terremoto del 2012 e oggi un esempio di rinascita e ripartenza.

Il Giro d’Italia torna a partire da Santarcangelo per la seconda volta dopo la cronoscalata Santarcangelo-San Marino del 19 maggio 1997, di cui la città conserva ancora un ricordo memorabile.

La storia del Giro s’intreccia ancora una volta con quella di Santarcangelo e di altre importanti gare ciclistiche che la città ospita: negli ultimi anni abbiamo visto più volte il Giro passare da Santarcangelo, ma avere l’onore di ospitare nuovamente una partenza è motivo di grande orgoglio.

Sarà una gioia per tutta la nostra comunità, che segue da sempre con grande passione la corsa rosa, oltre a rappresentare un’irripetibile occasione di promozione per il nostro territorio.

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A REGGIO EMILIA IL 18 MAGGIO 2022

Guerra in Ucraina: è allarme per la carenza di grano


La carenza di grano sta mettendo a rischio i beni alimentari tutto per colpa della guerra in Ucraina mossa dalla Russia.

E’ David Beasley, il numero uno del PAM, il Programma Alimentare Mondiale dell’Onu che lancia l’allarme.

La metà del grano che noi compriamo arriva dall’Ucraina, e ci permette di nutrire 125 milioni di persone. E quindi è un problema molto grave se non riusciamo a riportare i contadini nei campi, non alcuni contadini, tutti. In modo che possano seminare, spargere i fertilizzanti e mietere.

Ed è ugualmente importante riaprire i porti del Mar Nero.

Il cibo diventa così una vera e propria arma di guerra visto che, bloccare l’agricoltura ucraina significa ridurre alla fame una grande parte del mondo.
Libano, Egitto e Nord Africa fanno i conti con gli aumenti del prezzo del pane.

E l’Italia? Anche nel nostro paese è boom dei prezzi.

Secondo Assoutenti, Ferrara è la città dove il prezzo del pane raggiunge il livello più elevato.

In base alle ultime rilevazioni del Mise, qui un chilo di pane fresco realizzato con farina di grano costa fino a 9,8 euro (quotazione massima), mentre il prezzo medio si attesta a 5,31 euro al kg.

Al secondo posto si piazza Forlì, dove il prezzo massimo del pane fresco è di 9 euro al kg (4,37 euro il prezzo medio).

Carissima anche Venezia, dove un chilo di pane fresco è venduto in media a 5,52 euro (8,5 euro la quotazione massima).

Per rispondere alle difficoltà di approvvigionamento dall’estero determinate dalla guerra, Coldiretti avanza la sua proposta: coltivare da quest’anno 75 milioni di quintali in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione.

Così il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione del tavolo sull’emergenza grano convocato al Ministero delle Politiche Agricole dal Sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio sulla carenza di materie prime che ha costretto ai primi razionamenti negli allevamenti ma anche nei supermercati.

Proponiamo all’industria alimentare e mangimistica ha affermato Prandini di lavorare da subito a contratti di filiera con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e mais e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti nel rispetto della nuova normativa sulle pratiche sleali, per consentire di recuperare livelli produttivi già raggiunti nel passato.

COME SARA’ IL MONDO SE DOVESSE SUCCEDERE L’INREPARABILE ?

FERMATEVI TUTTI, FINCHE’ SIETE IN TEMPO.

Londra-Mosca, sale la tensione. La Gran Bretagna pronta a inviare jet (via Polonia) a Kiev, il Cremlino minaccia la «rappresaglia»


Tensione sempre più alta tra Londra e Mosca. Non solo missili anti-carro, artiglieria e tank, Londra nella nuova tappa dell’escalation militare con Mosca per la fornitura di armi sempre più potenti e sofisticate allUcraina parla anche di aerei da combattimento.

Non esclude infatti la possibilità di inviare suoi jet a Paesi alleati dell’est Europa per permettere loro di girare alcuni dei propri caccia di fabbricazione sovietica alle forze di Kiev impegnate a contrastare l’invasione russa. 

«Se Putin avrà successo, ci saranno ulteriori sofferenze in tutta Europa e terribili conseguenze in tutto il mondo. Non ci sentiremmo mai più al sicuro», ha detto il ministro degli Esteri Liz Truss.

Mosca minaccia: pronta una rappresaglia

La reazione di Mosca all’esposizione sempre più evidente della Gran Bretagna al fianco dell’Ucraina non si è fatta attendere.

Dal Cremlino sono infatti arrivate minacce di «rappresaglia» nei confronti di Londra. Il governo russo ha accusato il Regno Unito di «provocare» l’Ucraina ad attaccare il territorio russo. 

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di essere pronto a colpire i «centri decisionali» a Kiev se si verificassero tali attacchi.

La presenza di consulenti occidentali in tali centri potrebbe non influenzare la sua decisione di vendicarsi, ha aggiunto. 

Il ministero russo ha anche affermato che le forze armate sono pronte a «fornire attacchi di rappresaglia utilizzando armi a lungo raggio ad alta precisione» contro i «centri che prendono decisioni chiave» nella capitale ucraina di Kiev.

COME SARA’ IL MONDO SE DOVESSE SUCCEDERE L’INREPARABILE ?

FERMATEVI TUTTI, FINCHE’ SIETE IN TEMPO.

Mosca blocca il gas a Polonia e Bulgaria


La guerra del gas tra Russia e Unione europea prosegue. Gazprom ha sospeso le forniture a Polonia e Bulgaria con conseguente aumento dei prezzi.

Immediate le risposte delle cancellerie dei Paesi europei e di Bruxelles. La Bulgaria ha assicurato di avere riserve sufficienti per un altro mese, mentre Ursula von der Leyen ha promesso che l’Europa non cederà ai “ricatti di Mosca” e che “la risposta sarà immediata, unita e coordinata”.

E assicura che i due Paesi colpiti “stanno ricevendo gas dai loro vicini europei”.

Da Snam, invece, hanno fatto sapere che “i flussi di gas dalla Russia in entrata in Italia dal Tarvisio sono regolari”.

Ma Mosca, tramite il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, ha minacciato altri provvedimenti: “Se qualcuno rifiuta di pagare con il nuovo sistema, sarà attuato il decreto del presidente russo”.

E Gazprom ha fatto sapere che quattro acquirenti europei hanno già pagato in rubli il gas e dieci hanno aperto i conti presso Gazprombank necessari per assecondare la richiesta di Mosca di pagare in valuta locale.

Vienna l’ha definita una “fake news”.

Inflazione e recessione fanno più paura della guerra


L’inflazione e la recessione (71% totale delle risposte) preoccupano più della guerra (51%), quasi nove italiani su dieci continuano a percepire una crescita dei prezzi e solo il 27% delle famiglie (livello più basso degli ultimi due anni) ritiene che questo sia un buon momento per fare acquisti importanti.

Pur con questi timori, l’Osservatorio Findomestic di aprile, realizzato dalla società di credito al consumo del gruppo Bnp Paribas in collaborazione con Eumetra rileva che, rispetto al mese di marzo, le intenzioni di acquisto a tre mesi sono tornate a crescere in tutti i segmenti tranne nel settore delle auto usate.

«Nonostante il difficile contesto spiega Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic gli italiani non rinunciano a programmare acquisti, anche importanti, a breve termine: dopo la discesa di marzo, aprile mostra intenzioni d’acquisto in crescita in quasi tutte le categorie monitorate.

La casa resta al centro dei progetti di spesa, ma anche l’auto è in ripresa (+13,7%) sull’onda dell’annuncio dei nuovi incentivi governativi».

TRA I VEICOLI È FERMO SOLO L’USATO, CRESCE L’ELETTRIFICATO.

Nell’ultimo mese l’annuncio di nuovi incentivi da parte del governo ha spinto le intenzioni d’acquisto di auto nuove (+13,7%), mentre sono momentaneamente “ferme” quelle per le usate: -1,9%.

Tra chi pensa all’acquisto di un’auto nuova cresce la preferenza per quelle elettrificate (+13,9%).

Ma sono le due ruote a registrare gli incrementi più elevati: +22,1% per moto e scooter, +60,1% per quelli elettrificati (full electric o ibridi) che, grazie anche all’arrivo della bella stagione, raggiungono livelli record negli ultimi 12 mesi.

Per la nuova mobilità in città le intenzioni d’acquisto si attestano sui livelli più alti dell’ultimo anno: + 17,9% le e-bike e + 14% i monopattini elettrici.

NEL SETTORE “CASA” NUOVO RECORD PER I MOBILI.

La corsa delle intenzioni d’acquisto di mobili su livelli molto alti da oltre un anno fa segnare nuovi picchi: +21,5% ad aprile.

Quasi il 40% (37,8%) del campione ha intenzione di acquistare arredo nei prossimi 3 mesi.

In positivo anche la propensione all’acquisto di case e appartamenti (+4,5%) e le intenzioni di ristrutturare (+2,7%).

Sempre più persone pensano di dotare la propria abitazione di un nuovo TV o Hi-Fi (+16,4%) o di un grande elettrodomestico (+14,2%) mentre resta stabile su livelli elevati il desiderio di acquistare piccoli elettrodomestici.

Resta alta anche l’attenzione verso l’efficienza energetica della casa: +3,3% per gli impianti fotovoltaici e +35,3% per i nuovi infissi, anche questo un settore che ad aprile ha raggiunto i livelli massimi dell’ultimo anno.

DISPOSITIVI TECNOLOGICI IN CRESCITA, STABILE LA TELEFONIA.

Se la telefonia rimane sui livelli di marzo, l’Osservatorio Findomestic rileva intenzioni d’acquisto in aumento sia per PC e accessori (+7,1%) che per tablet e e-book (+13,3%), entrambi su livelli mai toccati prima negli ultimi 12 mesi.

Con la prospettiva di qualche viaggio primaverile o estivo, sale del 15% la propensione all’acquisto anche di fotocamere e videocamere.

I VIAGGI A LIVELLI MASSIMI DA OLTRE UN ANNO.

L’incremento delle intenzioni d’acquisto di viaggi e vacanze del 12,6% registrato dall’Osservatorio Findomestic di aprile è solo l’ultima conferma di una graduale, ma costante ripartenza del settore avviata da settembre 2021.

Oltre 6 intervistati su 10 hanno intenzione oggi di concedersi un viaggio nei prossimi tre mesi.

L’arrivo della bella stagione spinge anche attrezzature e abbigliamento sportivi (+14,8%) e le attrezzatture per il fai-da te: +28,7%.

Sarmat, il missile russo con testate nucleare – ​può colpire qualsiasi punto del mondo


La Russia ha testato oggi per la prima volta il suo nuovo missile balistico intercontinentale, capace di colpire obiettivi in tutto il mondo. 

Putin, dopo essersi congratulato con i vertici dell’esercito, ha annunciato che «farà riflettere chi minaccia Mosca» e che «nessuno dispone di un’arma del genere»

Il missile è stato lanciato dal cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk.

Le autorità russe hanno spiegato che si è trattato del primo di una serie di test programmati.

Caratteristiche del missile

L’RS-28 Sarmat è un missile balistico intercontinentale a combustibile liquido, con un peso superiore a 200 tonnellate.

La sua caratteristica principale, come sottolineato oggi dallo stesso Putin, è quella di non essere intercettabile dai sistemi di difesa attualmente esistenti.

Può effetture un volo suborbitale di 18.000 chilometri e può colpire obiettivi in ogni parte del globo.

Il Sarmat è stato annunciato da Putin nel 2018 e, secondo il tabellino di marcia annunciato, dovrebbe essere pronto all’uso già quest’anno. 

Il nuovo missile accelera più velocemente, rendendo più difficile per il nemico l’intercettazione nella sua fase più vulnerabile dopo il lancio.

Putin ha annunciato che il Sarmat può trasportare un numero maggiore di testate nucleari, più potenti di quelle istallate sul predeccessore.

Nello specifico sarà in grado di trasportare circa 10 tonnellate di carico utile per un massimo di 10 testate MIRV pesanti o 15 leggere, un numero imprecisato di veicoli a scorrimento ipersonico Avangard (HGV) o una combinazione di testate e numerose contromisure contro i sistemi missilistici antibalistici.

Taiwan – “Incursione di 11 jet cinesi nel nostro spazio aereo”


Undici jet militari cinesi hanno violato l’area di difesa di Taiwan. Lo rende noto sui social il ministro della Difesa.

Un fatto significativo. Ieri per la prima volta il ministro cinese Wei Fenghe e il

capo del pentagono Lloyd Austin hanno tenuto un colloquio telefonico su  legami bilaterali, questione di Taiwan, vicende di sicurezza marittima, aerea e ovviamente la situazione in Ucraina.

Durante il colloquio cinese Wei ha dichiarato che “Taiwan è parte della Cina e questo nessuno può cambiarlo”.

Contestualmente 11 jet militari di Pechino hanno fatto un’incursione nello spazio di identificazione di difesa aerea (Adiz) dell’isola.

Una prova di forza, secondo i dati del ministero della difesa taiwanese, che ha visto schierati anche due bombardieri h-6 che hanno volato molto vicino al confine di sudovest costringendo Taipei a far decollare i suoi jet.

Razionamento – Condizionatori, stretta sui consumi.


L’imperativo di diversificare gli approvvigionamenti di metano smontando progressivamente la dipendenza da Mosca che, al momento, fornisce all’Italia il 38% del suo fabbisogno.

Ma soprattutto l’obbligo di cominciare a razionare i consumi di uffici ed abitazioni.

Perché coprire per intero, da subito, le forniture russe non è praticabile.

Se però l’Europa dovesse adottare la linea più dura procedendo all’embargo del metano, il piano nazionale è quello di limitare i consumi, pompando le riserve attuali nella stagione estiva per non trovarsi scoperti in inverno quando il metano serve per alimentare le centrali termiche degli edifici necessarie per i riscaldamenti.

Così da maggio il governo dà il via all’«operazione termostato».

Un emendamento al decreto Bollette prevede in tutti gli uffici pubblici al netto di ospedali e case di cura di tenere i condizionatori a non meno di 27 gradi con una tolleranza massima di due (dunque 25 gradi).

In inverno invece i riscaldamenti dovranno rispettare il limite di 19 gradi, con una tolleranza fino a 21.

L’obiettivo è ridurre i consumi di metano per 4 miliardi di metri cubi all’anno.

Oggi il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e il collega agli Esteri, Luigi Di Maio, voleranno prima in Angola e poi in Congo dove incontreranno i ministri omologhi.

In Angola è prevista la firma di una dichiarazione di intenti che, per conto di Eni (per questo in missione ci sarà anche l’amministratore delegato Claudio Descalzi) prevede nuova capacità di liquefazione del gas realisticamente attorno agli 1,5 miliardi di metri cubi all’anno dal 2023.

Eni ha una quota, del 13,6%, di Angola Lng la cui capacità di liquefazione è pari a 5,25 milioni di tonnellate all’anno.

E fa parte di un altro consorzio con un nuovo progetto di estrazione.

In Congo le forniture sarebbero tarate attorno ai 5 miliardi di metri cubi ma dal secondo trimestre 2023.

Ieri mattina il presidente del Consiglio, Mario Draghi, fermo in Umbria a causa del Covid, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica del Congo, Dénis Sassou N’Guesso.

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La lista dei Paesi che hanno la bomba nucleare


Chi produce energia nucleare nel mondo

Il fatto è che il nucleare nel mondo è tantissimo e i Paesi che possiedono un arsenale atomico sono moltissimi, molti di più di quanto si immagina.

La mappa sopra è stata redatta dall’International Atomic Energy Agency (Iaea) e riassume tutti i programmi nucleari di tutti i Paesi del mondo. Almeno quelli conosciuti.

Nella mappa sopra sono indicate precisamente quali sono le attività in campo nucleare: produzione di energia nucleare, ricerca o militare. 

I Paesi che possiedono arsenali comprensivi della bomba nucleare sono 9: Russia, Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina, Pakistan, Israele, Corea del Nord e India. 

Per quanto riguarda Israele ufficialmente non è titolare di testate nucleari anche se ufficiosamente si sa che dovrebbe averne attive 80.

In Cina sono in costruzione 24 centrali nucleari

Un discorso a parte va fatto per la Cina che punta moltissimo sulla produzione di energia dal nucleare. 

Le centrali nucleari in costruzione sono ben 24 e dovrebbero aumentare la produzione di energia da nucleare del 66%. Sempre a proposito di nucleare per uso civile, le centrali in tutto il mondo sono 440 (almeno quelle di cui si ha notizia), in 32 Paesi.

La produzione complessiva di energia è pari a 370 GW, cioè il 16% di tutta l’energia prodotta nel mondo. E sapete quali sono i Paesi con il maggior numero di reattori nucleari?

Sono solo tre i “colossi”: Usa, che ne ha ben 104, la Francia che ne ha 59 e il Giappone con 53 reattori.

Il fabbisogno energetico interno dell’Europa

In vetta alla classifica dei Paesi dove il fabbisogno energetico interno viene soddisfatto ricorrendo all’energia nucleare troviamo la Francia con il 76% di fabbisogno energetico interno, seguita dai Paesi dell’Europa dell’Est (40-50%), dall’Unione Europea (35%), dai Paesi Ocse (25%) e dall’Usa (20%).

Come si vede dai dati, dunque, l’Europa soddisfa in media soltanto il 35% del fabbisogno energetico interno usando le centrali nucleari.

La cantierizzazione di nuovi reattori nucleari

La crescente domanda di energia mondiale ha spinto alla cantierizzazione di nuovi reattori nucleari: sono 118 quelli in progettazione tra Cina, India e Russia.

Di contro, i paesi europei sono molto più scettici sul nucleare, ma le continue crisi energetiche e soprattutto il caropetrolio stanno mettendo in discussione lo sfruttamento dell’energia nucleare.

Infatti l’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) stima che entro il 2050 l’elettricità di origine nucleare aumenterà in tutto il mondo.

L’energia nucleare facilita la transizione ecologica

Alla fine del dicembre 2021 una bozza della Commissione Europea ha suscitato polemiche, soprattutto tra gli ambientalisti. Il motivo?

Nel documento si sostiene che il gas e il nucleare sono strumenti che possono facilitare la transizione ecologica. 

Una centrale nucleare, secondo la CE, è di fatto una fonte di energia pulita se ha un piano di sviluppo che prevede fondi sufficienti e un adeguato luogo dove depositare i rifiuti radioattivi.

Insomma, a Bruxelles si ritiene che le centrali a gas e nucleari non siano proprio del tutto sostenibili, ma meno inquinanti del carbone.

Il nucleare nel mondo (e in Italia)

Sono, quindi, moltissimi i Paesi nel mondo che usano questa tecnologia, anche se non si direbbe abbiano le risorse per farlo.

Ad esempio: alcune repubbliche ex sovietiche continuano a fare ricerca sul nucleare mentre anche Argentina, Sud Africa e Brasile usano l’energia nucleare per produrre elettricità così come quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale.

L’Italia, invece, è uno dei pochi Stati che si dedica solo alla ricerca scientifica.

In ogni caso per evitare che in giro per il pianeta possa ripetersi una tragedia come quella di Chernobyl, l’Europa ha deciso di stanziare risorse tese a denuclearizzare gli Stati, anche quelli più lontani.

Le centrali nucleari in Italia

Il nostro Paese è uno dei pochi che, dopo l’incendio della centrale di Chernobyl (1986), ha interrotto la produzione nucleare.

Ma che fine hanno fatto le centrali nucleari costruite? Sul territorio italiano sono 4 le centrali nucleari, site a Trino (VC), Caorso (PC), Latina e Garigliano (CE), che sono state affidate alla Sogin (Società gestione impianti nucleari) per smantellare l’impianto e gestire i rifiuti radioattivi prodotti.

Eppure, secondo il report di Legambiente 2021 in Italia ci sono ancora 31 mila metri cubi di rifiuti radioattivi collocati in 24 impianti di 8 regioni (Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia) e distribuiti su 16 siti che elenchiamo di seguito:

  • Rotondella (MT)
  • Sessa Aurunca (CE)
  • Caorso (PC)
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Cosa fare davvero in caso di un terribile attacco nucleare?


Cosa fare davvero in caso di un terribile attacco nucleare?

Tra le crescenti tensioni con le potenze nucleari mondiali, la minaccia di esplosioni diventa spaventosamente sempre più plausibile.

Il governo degli Stati Uniti ha persino aggiornato la sua guida per un attacco nucleare da quando Vladimir Putin ha messo in allerta le forze nucleari russe.

Naturalmente, nessuno vuole pensare a un’esplosione nucleare imminente, ma è sempre meglio essere informati nel caso in cui un leader mondiale con troppo potere vacilla nella direzione sbagliata.

Gli esperti hanno iniziato a condividere i loro consigli in caso di esplosione di una bomba nucleare, in particolare perché affermano che i minuti e le ore successive a un’esplosione sono estremamente critici per determinare la sopravvivenza.

Putin ha firmato il decreto che impone di pagare il gas in rubli: come funziona


Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che impone che il gas russo venga venduto ai Paesi «ostili» solo dietro un pagamenti in rubli.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Ria Novosti, il presidente russo avrebbe detto che i contratti esistenti saranno bloccati nel caso in cui questa domanda non venisse accolta.

L’interpretazione del decreto e delle sue conseguenze operative è però ancora poco chiara, specie perché ieri il presidente russo aveva parlato per 45 minuti al telefono con il premier italiano, Mario Draghi, e nelle scorse ore, commentando la telefonata, Draghi aveva detto di non ritenere che si fosse vicini al blocco delle forniture di gas da parte delle Russia e che le aziende europee possono continuare a pagare il gas secondo i contratti in essere in euro e dollari.

Il decreto potrebbe portare a un meccanismo di questo tipo: L’azienda importatrice (ad esempio, Eni) apre due conti bancari presso Gazprombank: uno in euro e uno in rubli; Trasferisce il pagamento nel conto in euro; A quel punto, Gazprombank vende gli euro sul mercato di Mosca e compra rubli; Gazprombank mette i rubli nel conto di Eni in rubli e trasferisce i soldi per il gas a Gazprom.

Questo schema soddisferebbe entrambe le frasi pronunciate da Putin: le aziende straniere pagherebbero il gas in rubli (a Gazprom), continuando però di fatto anche a pagarlo in euro (a Gazprombank), assolutamente come oggi.

In altre parole, questo meccanismo salverebbe le apparenze dell’ultimatum senza cambiare quasi niente nella sostanza.

Resta da vedere se i Paesi europei accetteranno questo meccanismo.

Genova Sessanta: la rivoluzione in mostra


Genova Sessanta

Arti visive, architettura e società. Le trasformazioni della città, della creatività e del costume negli anni del boom economico.

Genova, Palazzo Reale, Teatro del Falcone

14 aprile / 31 luglio 2022

a cura di Alessandra Guerrini e Luca Leoncini
con Benedetto Besio, Luisa Chimenz, Leo Lecci ed Elisabetta Papone

La rivoluzione degli Anni Sessanta a Genova. La racconta, ricorrendo all’architettura, all’arte, al design, alla fotografia… una grandiosa mostra-affresco che dal 14 aprile al 31 luglio 2022 aprirà al Palazzo Reale di Genova, nel Teatro del Falcone.

L’esposizione è promossa da Palazzo Reale (Ministero della Cultura), a cura di Alessandra Guerrini e Luca Leoncini con Benedetto Besio, Luisa Chimenz, Leo Lecci e Elisabetta Papone.

L’obiettivo è quello di raccontare le grandi trasformazioni di Genova negli anni sessanta del Novecento, un decennio di profondi cambiamenti dovuti all’irrompere di nuove idee e rinnovati stimoli culturali, di significativi mutamenti sociali, d’innovazioni economiche e nuovi linguaggi che hanno segnato un’accelerazione nelle produzioni delle arti visive.

È una città in magmatico fermento quella che nel decennio del Grande Boom italiano vuole lasciarsi definitivamente alle spalle le ferite della guerra per darsi un volto ed un ruolo europei, puntando sull’industrializzazione e sui servizi, alimentati da nuove arterie di comunicazione e da nuovi quartieri progettati per ospitare una forza lavoro proveniente dal Sud.

In un pugno di anni la vecchia Genova si trasforma, calamitando grandi professionisti da fuori ma galvanizzando anche le risorse culturali proprie, per trasformare visioni in realtà. L’energia della crescita incentiva la creatività in tutti i settori, dall’arte, al design alla musica, alla cultura, all’economia.

Fisiologicamente, è una storia di luci ed ombre, fotografia di una Italia che in quel fatidico decennio cerca una sua non facile nuova strada.

Oggi, a distanza di 60 anni da quegli anni ’60, la cronaca si è fatta storia e diventa meno velleitario tracciare delle analisi, evidenziando la potenza rigeneratrice che spingeva verso dei futuri ritenuti comunque migliori, senza tralasciare le molte contraddizioni di un’epoca che, comunque la si valuti, continua a incidere, se non connotare, la Genova di oggi.

Un viaggio entusiasmante in quella fucina di energie e visioni esistenziali che fu la Genova degli anni sessanta scandito, lungo tutto il percorso espositivo, dagli scatti di alcuni dei grandi fotografi genovesi attivi in quegli anni Lisetta Carmi e Giorgio Bergami soprattutto con disegni di architettura, arredi di design, grafica pubblicitaria, oggetti industriali, dipinti e sculture di autori di assoluto primo piano, da Lucio Fontana a Andy Warhol, da Mimmo Rotella a Vico Magistretti, da Gio Ponti a Franco Albini, da Angelo Mangiarotti a Eugenio Carmi.

L’allestimento del Teatro del Falcone – esso stesso luogo emblematico di quel decennio, punta dunque ad accompagnare il visitatore in un percorso cronologico e tematico, organizzato per sezioni intese quali frammenti di specifiche esperienze esemplificative di un determinato processo di sviluppo, attraverso i fatidici anni sessanta che inevitabilmente agirono anche da ponte di raccordo tra passato e futuro.

L’importante evento espositivo sarà accompagnato da un catalogo scientifico con saggi e schede delle opere esposte, edito da Silvana Editoriale, a firma non solo dei curatori ma anche di studiosi di chiara fama, che renderanno la pubblicazione un testo imprescindibile per indagare e conoscere quello straordinario decennio di storia, arte e cultura.

L’inquietante previsione dell’economista: “Sanzioni alla Russia? Presto…”


Le sanzioni inferte alla Russia da parte di Europa, Stati Uniti ed Occidente potrebbero non essere state la scelta migliore.

A dirlo, ed a rendere così inquieti tutti i Paesi sopracitati, è Robin Brooks, capo economista dell’IIF Institute of International Finance.

Ex uomo di Goldman Sachs e del Fondo Monteario Internazionale, Robin Brooks conosce bene l’argomento di cui sta parlando, ed esprime seri dubbi sul fatto che la mole di sanzioni possa effettivamente arrecare danno alla Russia.

L’economista, ha recentemente mostrato su Twitter un grafico in cui viene mostrato il current account surplus della Russia, ovvero l’avanzo di conto dal quale si è evince in che modo un Paese si trova nelle condizioni di prestatore netto nei confronti del resto del mondo.

Al mese di febbraio 2022, quando sono scattate le prime sanzioni in seguito allo scoppiare del conflitto, il grafico mostra un significativo impennamento della colonna.

Nel suo tweet, Robin Brooks ne spiega il significato: “Le condizioni finanziarie della Russia si stanno alleggerendo e il morso delle nostre sanzioni sta svanendo, perché le esportazioni di energia della Russia generano costantemente afflussi di valuta forte, quindi, anche se abbiamo bloccato le riserve valutarie, la Russia ne sta generando di nuove. Un boicottaggio energetico russo fermerebbe questo”.

L’economista, ovviamente, afferma di voler attendere anche i risultati di marzo per avere un quadro più ampio e dati più attendibili da esaminare.

Tuttavia, ciò comporterebbe dover “aspettare un mese, mentre la guerra in Ucraina continua”.

Secondo Brooks è possibile già comprendere cosa sta realmente accadendo: presto le esportazioni di energia diminuiranno leggermente, e questo a causa dell’autosanzione delle società occidentali. Non solo.

Anche le importazioni stanno a mano a mano diminuendo per via del periodo di recessione nel quale ci troviamo. “Quindi il current account surplus sarà enorme”, conclude il capo economista dell’ Institute of International Finance.

Ucraina, Russia minaccia Italia: “Con altre sanzioni conseguenze irreversibili”


 La Russia mette in guardia l’Italia dall’assumere un atteggiamento ancora più duro sul piano delle sanzioni e minaccia “conseguenze irreversibili”.

E’ quanto affermato all’agenzia Ria Novosti da Alexei Paramonov, direttore del dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo.

Mosca, ha detto Paramonov senza però fornire dettagli, sta lavorando a una risposta alle sanzioni “illegittime” degli Stati Uniti e dell’Unione europea.

Citando la dichiarazione del ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire sui piani dell’Ue per lanciare una “guerra economica e finanziaria totale” contro la Russia.

Paramonov Alexei ha affermato: “Non vorremmo che la logica delle dichiarazioni del ministro trovasse seguaci in Italia e provocasse una serie di corrispondenti conseguenze irreversibili”.  

Draghi avverte l’Italia: “Prepariamoci a tutto”. Pressing Ue sui rincari


L’Italia non è entrata ufficialmente in un’economia di guerra.

Però ecco che il presidente del consiglio Mario Draghi chiede agli italiani di prepararsi all’ipotesi di razionamenti alimentari ed energetici: «Se le cose continuassero a peggiorare dovremmo cominciare a entrare in una logica di razionamenti. Non siamo in questa situazione, ma bisogna prepararci a questa evenienza».

Lo scenario viene evocato nel corso della conferenza stampa, convocata nella sala polifunzionale della presidenza del Consiglio, al termine del Consiglio dei ministri che dà il via libera al decreto per lo stop allo stato di emergenza.

Il premier promette aiuti immediati a imprese e famiglie. Già oggi il pacchetto dovrebbe incassare l’ok del Cdm, senza ricorrere allo scostamento di bilancio: «Le sanzioni hanno conseguenze anche su noi stessi. Se dovessero diventare più dure il governo è pronto e a disposizione e sta lavorando per aiutare imprese e famiglie in questo momento difficile. La ripresa conosciuta l’anno scorso va preservata il più possibile vogliamo che l’economia italiana non sia colpita e cerchiamo di attenuare le conseguenze della guerra. Aiutiamo le imprese a mantenere la loro competitività e anche a volte a sopravvivere e vogliamo aiutare le famiglie».

Il premier Draghi pressa per un coordinamento europeo per imporre un tetto all’aumento dei prezzi di materie prime e carburanti: «La riunione con il presidente spagnolo, Pedro Sanchez, e con quello portoghese, Antonio Costa, è nata molto spontaneamente e può essere importante per coordinare le nostre posizioni. Noi siamo convinti che sia necessario un tetto europeo al prezzo del gas, è un fatto che in Europa sia superiore a tutte le altre parti del mondo».

Il capo dell’esecutivo non vede ancora un pericolo recessione in Italia e annuncia l’ok al Def già a fine mese.

Sull’escalation del conflitto, l’ex numero uno della Bce non raccoglie l’appello del premier ucraino Volodymyr Zelensky sulla no fly zone: «Non è possibile, significa entrare in guerra. La maggioranza dei paesi Nato è su questo fronte».

E insiste sulla strada delle sanzioni contro Mosca: «Il governo tanto è convinto che queste sanzioni siano appropriate e possano essere rinforzate in futuro se lo richiede l’evoluzione della guerra, quanto è pronto e sta lavorando per aiutare imprese e famiglie».

Si mostra, invece, ottimista sulla soluzione diplomatica affidata a Cina e Usa: «L’incontro con Sullivan è stato importante. Il canale di diplomazia tra Usa e Cina si sta ancora costruendo, non ci sono sviluppi prevedibili a breve perché da parte del presidente Putin non c’è volontà di pace, ma di guerra. I progressi sui colloqui di pace sono stati smentiti dalla stessa Russia. I fatti ci mostrano dall’inizio dell’invasione una determinazione a cercare la guerra. Anche durante i colloqui tra Russia e Ucraina non c’è stato un cessate il fuoco. Però la pace va cercata a ogni costo e bisogna essere credibili, Cina e Usa lo sono».

Poi l’annuncio della visita negli Usa: «Il presidente Biden lo vedrò al prossimo vertice della Nato. Poi stiamo lavorando per la mia visita a Washington, che ci sarà presto, nei prossimi 2-3 mesi».

In chiusura arriva l’assist al leader della Lega, Matteo Salvini: «A differenza di altri leader europei nazionalisti, il leader della Lega sostiene al momento un governo europeista», rispondendo a una domanda sulle affermazioni dello spagnolo Sanchez per il quale con Abascal (il leader del partito spagnolo di estrema destra Vox), Salvini e Le Pen al governo sarebbe la morte dell’Europa.

Razionamenti nei supermercati al via, ecco dove sono già iniziati


Gli italiani temono di restare senza prodotti primari come la farina e l’olio. E già in alcuni Comuni è già corsa agli scaffali dei supermercati.

Come accadde esattamente due anni per l’inizio della pandemia da Coronavirus ad essere presi di mira per primi sono stati gli scaffali dei supermercati.

La paura è il sentimento che per primo si affianca agli italiani i quali temono di restare senza i beni primari.  

Dunque, anche questa volta, lo scenario è stato simile al passato: code e file alle casse per accaparrarsi fino all’ultimo prodotto. Il copione  si è ripetuto anche in questi giorno dopo l’inizio della guerra tra Ucraina e Russia.

La guerra in Ucraina  e il reale rischio di carenza di prodotti

E’ vero che i prezzi di molti prodotti come verdura, carne, formaggi sono cresciuti del 30 per cento circa rispetto ad un mese fa.

Ma questo, in realtà, non è un sintomo del fatto che stiamo per imbatterci in una carenza di indisponibilità dei prodotti.

A riguardo anche Federdistribuzione e il premier Mario Draghi hanno voluto chiarire che il rischio non esiste. Anche se, come è stato possibile vedere, abbiamo assistito alle scene di scaffali vuoti e supermercati deserti.

razionamenti dei prodotti avvengono perché il nostro Paese ha un tasso livello di dipendenza dall’Ucraina per ciò che riguarda l’olio di girasole. In verità l’Ucraina è il principale produttore di girasoli sul pianeta con percentuali molto alte: il 60 per cento della produzione e il 75 per cento dell’export. Numeri altissimi che, a causa della guerra, hanno fatto schizzare i prezzi alle stelle.

Tutto unito al fatto che gli autotrasportatori in questi giorni stanno protestando, rallentando notevolmente gli arrivi.

Razionamenti, si stanno già verificando

I razionamenti si possono notare già in alcune catene di supermercati di Treviso, Caserta, Liguria ma anche in altre zone dell’Italia: manca l’olio di semi di mais.

Ad esempio, in alcuni supermercati è possibile comprarlo al massimo due per ogni scontrino, oppure due bottiglie per ogni nucleo familiare.

Altrove invece ci sono limitazioni di quattro pezzi per carta socio per l’acquisto di semi di girasole, farina e zucchero.

Ucraina, l’Italia può entrare in guerra? E quali diritti perderemmo? Ecco cosa bisogna sapere


Grandi elicotteri CH-47 da trasporto che vanno e che vengono, colonne di autocarri in movimento, moltissimi soldati in manovra a perdita d’occhio, come non si vedevano da tempo.

E’ lo scenario descritto stamattina (16 marzo 2022) dagli abitanti dei centri vicini al grande poligono militare di Teulada, nel Sud della Sardegna.

Uno scenario che ha fatto scattare più di qualche preoccupazione dopo la diffusione nei giorni scorsi della “circolare” del comando dell’Esercito Italiano nella quale si chiede la riduzione dei congedi e si fa capire che tutte le forze speciali disponibili sono in una sorta di stato di preallarme.

LO SCENARIO

Va detto che il Comando del poligono di Teulada ha subito gettato acqua sul fuoco e ha fatto sapere alla stampa locale che  “trattasi di normale attività addestrativa”.

Versione almeno in una certa misura veritiera perché esercitazioni complesse hanno bisogno di una preparazione logistica (spostamento di mezzi e di materiali, preparazione di vitto e alloggio per il personale, etc.) che non si improvvisa.

Tuttavia, è altrettanto evidente che, al ventesimo giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, i comandi militari italiani stanno seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi di impiego su larga scala di personale militare addestrato a operazioni belliche “tradizionali”.

LE DOMANDE

Le grandi manovre in corso in Sardegna e la Circolare dell’Esercito fanno riemergere una serie di domande alle quali, facendo gli scongiuri del caso, è bene essere preparati.

Chi comanda se l’Italia dovesse entrare in guerra? Cosa prevede esattamente la Costituzione? A quali diritti dovremmo rinunciare?

Innanzitutto va detto che non è vero che la Costituzione esclude che l’Italia possa entrare in conflitto con altri Stati.

L’articolo 11 stabilisce infatti che l’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa, il che non significa restare inermi.

Non a caso l’articolo 52 della Carta definisce come “sacro dovere di ogni cittadino” quello di difendere la Patria.

PIENI POTERI

Ciò premesso va detto che in caso di conflitto bellico tutti i poteri vengono assunti dal governo e in particolare dal presidente del Consiglio, dal ministro della Difesa e da quello degli Esteri.

Questi poteri vengono trasferiti dal Parlamento che deve approvare lo Stato di Guerra (previsto dall’articolo 78) e può farlo anche in seduta segreta.

IL QUIRINALE

Qual è il ruolo del Capo dello Stato? In tempo di pace l’inquilino del Colle è il Capo delle Forze Armate, ma in caso di conflitto il ruolo del Quirinale è quello di verificare che il governo agisca nell’ambito delle eventuali indicazioni fissate dal Parlamento nel momento della dichiarazione dello Stato di Guerra.

Il Capo dello Stato può convocare il Consiglio Supremo di Difesa che comprende oltre ai principali ministri anche i vertici delle Forze Armate ma questo organismo ha un ruolo esclusivamente di consultazione.

TRIBUNALI MILITARI

In questo contesto, quali diritti individuali sarebbero sospesi? Innanzitutto quello di voto.

La Costituzione infatti prevede la proroga del Parlamento fino alla fine dello Stato di Guerra.

Con la legge marziale verrebbero istituiti inoltre Tribunali Militari e anche una serie di sentenze non potrebbero più essere appellate in Cassazione.

I diritti di spostamento potrebbero essere limitati da decreti del governo. In teoria potrebbe anche  essere reintrodotta la pena di morte anche se secondo molti costituzionalisti questo passaggio sarebbe stato abolito da leggi successive a quanto previsto dalla Costituzione. 

Washington Post: “Gli Usa e gli alleati preparano un piano per un governo ucraino in esilio”


Gli Stati Uniti ( Joe Biden ) e i paesi alleati stanno pianificando come aiutare a insediare e a sostenere un governo ucraino in esilio, che potrebbe guidare le operazioni di guerriglia qualora la Russia dovesse prendere il controllo del Paese.

E’ quanto hanno riferito al Washington Post funzionari americani ed europei, secondo cui le armi fornite finora all’esercito ucraino, e che continuano ad arrivare nel paese, sarebbero cruciali per un movimento di ribelli.

La possibile conquista di Kiev da parte della Russia è al centro dei piani in via di definizione presso il Dipartimento di Stato, il Pentagono e altre agenzie americane, qualora il governo del presidente Volodymyr Zelensky si trovasse costretto ad abbandonare la capitale o lo stesso paese.

“Stiamo preparando i piani di emergenza per ogni possibilità”, incluso lo scenario che prevede la creazione di un governo in esilio in Polonia da parte di Zelensky, ha detto un funzionario dell’amministrazione statunitense.

Zelensky ha discusso con i funzionari statunitensi anche dell’opportunità di spostarsi a ovest, nella città di Leopoli, più vicino al confine polacco.

Un alto funzionario ucraino ha riferito di piani pronti per trasferire il presidente e i membri del governo, ma “finora si è rifiutato di andare”.

Come sarebbe una guerra nucleare tra Russia e Stati Uniti?


La Terza Guerra Mondiale

In occasione della crisi ucraina, Vladmir Putin ha ricordato all’Europa che la Russia, il paese di cui è leader, è una potenza nucleare.

L’avvertimento ha fatto risuscitare vecchi timori e la paura di un conflitto atomico.

Ma che cosa succederebbe se si scatenasse un conflitto del genere? Quali città sarebbero attaccate? Quante vittime provocherebbe? In quale lasso di tempo? Come sarebbe una guerra nucleare?

Patuanelli: «Nessun motivo per assaltare i supermercati, non ci saranno problemi»


«Non ci sono motivi per l’assalto ai supermercati». Il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli sottolinea l’infondatezza dell’assalto ai supermercati in previsione di un’eventuale carenza di prodotti alimentari conseguenza della guerra in Ucraina.

Patuanelli rimarca poi la necessità di uno scostamento di bilancio per far fronte all’emergenza, che sarà valutato in Cdm.

Assalto ai supermercati, Patuanelli: 

«Abbiamo una forza produttiva che ci fa dire che problemi ai supermercati non ci saranno, dobbiamo dare un messaggio di speranza e tranquillità ai cittadini perché in questo momento non ci sono motivi per fare l’assalto agli scaffali dei supermercati».

Ha detto il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli intervistato da Maria Latella a “Il caffè della domenica” su Radio 24.

«Effettivamente ci sono materie prime che approvvigioniamo da alcuni paesi che sono in conflitto o molto vicini al conflitto, che hanno fatto scelte commerciali discutibili come l’Ungheria». 

«Credo che uno scostamento di bilancio oggi sia più che giustificato e io lo ritengo necessario. Credo ha sottolineato che questo sia un ragionamento che il Consiglio dei ministri farà molto a breve. Ho la sensazione che sia l’unica direzione possibile».

Assalto ai supermercati, Coldiretti: «Psicosi pericolosa»

Gli assalti ai supermercati in Italia con l’accumulo di scorte «rischiano di provocare solo inutili sprechi di prodotti alimentari dopo le rassicurazioni delle principali catene di distribuzione».

È quanto afferma Coldiretti nel commentare i casi di accaparramento di prodotti alimentari che si sono verificati in alcune città.

«La psicosi degli acquisti sottolinea Coldiretti è pericolosa per se stessi e per gli altri in un Paese come l’Italia dove in media nella spazzatura finiscono quasi 31 chili all’anno di prodotti alimentari per persona per una valore complessivo di quasi 7,4 miliardi euro, secondo l’analisi Coldiretti su dati Waste Watcher International».

Il rischio, rileva l’associazione, è anche quello di «alimentare speculazioni sul cibo con aumenti di prezzi che rischiano di pagare soprattutto i 5,6 milioni di italiani che si trovano in condizioni di povertà assoluta e che hanno difficoltà anche a fare la spesa».

Il consiglio di Coldiretti è di programmare e diversificare gli acquisti privilegiando prodotti freschi e di stagione Made in Italy la cui offerta è destinata a salire con l’arrivo della primavera, per sostenere l’economia ed il lavoro in Italia.

L’allarme della Svizzera: “Fate scorte di cibo e acqua: vi daremo pillole di iodio”


L’hanno invocata in molti, la guerra nucleare. E anche se si tratta si spera solamente di un’ipotesi destinata a rimanere tale, l’Europa è stata investita da un’ondata di preoccupazione, accresciuta dall’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhya.

Capita così che il più neutrale dei Paesi, la Svizzera, abbia deciso di allertare ufficialmente i propri cittadini: il governo della Confederazione Elvetica ha pubblicato sul proprio sito internet una serie di linee guida, un vero e proprio piano di prevenzione che protegga la popolazione casomai dovesse scoppiare un conflitto nucleare.

L’iniziativa è stata presa dopo che che una pioggia di domande, rivolte direttamente dai cittadini, sono arrivate al Consiglio federale.

Svariati i punti da adottare in caso di emergenza, dalle modalità con cui verrebbero informati i cittadini ai rifornimenti di compresse di iodio, utili per arginare i danni provocati da emissioni radioattive.

In ogni caso, precisa il governo di Berna, per ora “, non vi sono scenari che rendano necessaria la distribuzione o l’assunzione delle compresse allo iodio. Attualmente la Confederazione rinuncia pertanto a ordinare misure di protezione previste per il caso di conflitto nucleare”.

La Svizzera è più che attrezzata per garantire una protezione ai propri cittadini: distribuiti nei vari cantoni ci sono 365mila rifugi privati e pubblici, con circa di 9 milioni di posti occupabili, pari a una copertura superiore al 100% della popolazione.

Questi rifugi sono gestiti dai singoli cantoni, che aggiornano regolarmente i piani per attribuire l’attribuzione dei cittadini ai singoli rifugi, progettati sia per soggiorni brevi che lunghi.

Normalmente utilizzati come cantine e depositi, possono essere trasformati in poco tempo in rifugi di protezione.

Ma c’è anche la questione delle vettovaglie: i cittadini, ha fatto sapere il governo federale, in caso di allerta dovranno provvedere al proprio sostentamento senza aiuti esterni, tanto che è consigliata una scorta che duri almeno sette giorni.

Ma come verrebbero avvisati i cittadini svizzeri?

Con sirene, allerte via radio e avvisi sull’applicazione Alertswiss, che l’Ufficio per la protezione della popolazione consiglia di installare sul telefonino. Ed è anche prevista la distribuzione, in caso di conflitto, di compresse di iodio e altri medicinali.

1000 miglia 2021 in Emilia‑Romagna. Il percorso a Parma, Bologna, Modena e Reggio.


Da mercoledì 16 a sabato 20 giugno torna l’appuntamento con la Mille Miglia, la corsa di auto più bella del mondo, che per l’edizione 2021 vedrà sfilare la bellezza di 375 vetture storiche titolate, accompagnate sul percorso da altre auto storiche da collezione per un totale di 500 vetture.

Tra i partecipanti anche John Elkann insieme alla moglie Lavinia Borromeo, Alessandra Mastronardi, Melissa Satta, Camila Raznovich, Cristina Parodi e Caterina Balivo.

La partenza della gara è a Brescia nella giornata di mercoledì 16 giugno dove sono attese anche le Frecce Tricolore. Le vetture storiche poi proseguiranno la gara alla volta del Tirreno con un percorso invertito rispetto al solito, riprendendo quello delle prime gare. Si toccheranno Viareggio e Roma, per poi risalire verso Bologna e tornare a Brescia durante l’ultima tappa.

Il giorno seguente, sabato 19, la quarta tappa della Mille Miglia riparte da Bologna alle 7.15 passando per Modena attraverso la via Emilia. Verrà poi toccata anche Reggio Emilia intorno alle 9.

La corsa lascia poi l’Emilia-Romagna per approdare a Mantova e infine a Verona. L’ultimo tratto della corsa sarà poi tra Verona e Brescia, sulle sponde del Lago di Garda. 

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