Categoria: COMUNICAZIONI

Una stangata lunga dieci anni: cosa succede al risparmio degli italiani


La trincea della casa è decisiva per difendere il capitale immobilizzato di risparmio degli italiani. 

Alla luce del rapporto Istat-Banca d’Italia La ricchezza dei settori istituzionali in Italia: 2005-2021 tale necessità appare ancora più impellente.

Gli uffici studi di Via delle Quattro Fontane e Via Nazionale hanno costruito un modello di analisi dell’andamento della ricchezza e del risparmio in Italia nei quindici anni che hanno cambiato il mondo.

Segnati per il nostro Paese dal declino del Pil, da tre recessioni (2007-2008, 2010-2012 e 2020), dalla tempesta della crisi dei debiti, dalla pandemia, dallo shock energetico del 2022 e fonte di declino strutturale del risparmio degli italiani.

Il combinato disposto tra queste crisi e l’austerità inaugurata da Mario Monti con l’oppressione fiscale, l’imposizione di tasse sulla casa sempre più stringenti e la distruzione della domanda interna ha danneggiato la posizione degli italiani sul risparmio.

A fine 2021, sottolinea il rapporto “le attività reali (6.186 miliardi di euro) sono aumentate dello 0,3% a prezzi correnti (+16 miliardi), soprattutto per effetto delle abitazioni (+0,4%; +23 miliardi), il cui valore ha registrato una crescita per la prima volta dal 2012. Il valore degli immobili non residenziali si è invece ridotto (-1,5%), proseguendo la fase di contrazione in atto dal 2012“.

Su un totale di risparmio e ricchezza di poco inferiore agli 10mila e 500 miliardi, cosa si dimostra da questi dati?

Da un lato il ruolo decisivo degli immobili e delle case nel patrimonio degli italiani. Dall’altro l’effetto della stangata lunga un decennio che Monti ha inaugurato.

L’Italia è rispetto a dieci anni fa un Paese in cui, strutturalmente, la ricchezza pro capite decresce mentre quella per famiglia è tutto sommato stabile.

Ovvero: i nuclei famigliari in Italia hanno una ricchezza pro capite di 176mila euro, pari a 8,7 volte il Pil. Un dato mediano tra quello di tutte le economie del G7 (più quella spagnola).

La ricchezza e il risparmio pro capite, invece, sono inferiori a quelle di tutte le economie del G7 e di poco superiori a quella spagnola. Cosa si deduce? Il decennio dell’austerity e delle sue conseguenze ha polarizzato la società italiana tra nuclei ad alto risparmio e ricchezza e “scartati”, messi ai margini.

In Italia, hanno scritto gli economisti Paolo Acciari, Facundo Alvaredo e Salvatore Morelli nello studio The concentration of personal wealth in Italy, il 50% meno ricco della popolazione controllava “l’11,7% della ricchezza totale nel 1995, e il 3,5 nel 2016: ovvero ha subito un calo dell’80% della sua ricchezza netta media (da 27 mila a 7 mila euro a prezzi 2016).

In altre parole circa 25 milioni di italiani hanno sperimentato il più forte declino nella concentrazione della ricchezza dalla metà degli Anni Novanta se confrontato con gli altri paesi”, un dato che pare essere accelerato a partire dall’austerità montiana.

Che ha deprezzato i valori degli immobili, fonte di stabilizzazione delle disuguaglianze e del patrimonio, concentrato redditi, prospettive di crescita occupazionale e accrescimento delle attività produttive nei settori con ritorni tali da spezzare il circolo vizioso delle imposte e, cosa da non sottovalutare, impoverito i pensionati.

Da sempre, nel modello famigliare italiano, garanti della trasmissione della ricchezza e del risparmio in forma intergenerazionale.

Questo dato, legato a una stangata lunga dieci anni, mostra con maggiore salienza l’importanza di difendere la casa e il suo valore nel patrimonio degli italiani ritrovatisi, per colpe non loro, a perdere il titolo di “campioni di risparmio” dell’Occidente.

Complice un sistema finanziario poco sviluppato a livello retail, l’importanza delle immobilizzazioni materiali è fondamentale come garanzia contro crisi e slavine economiche. Di fronte a riforme come quella della direttiva Ue sulla casa, dunque, non si può non pensare al rischio di vedere gli effetti dell’austerità rilanciati con altri mezzi.

Vedere milioni di immobili fuori mercato sarebbe un disastro in grado di contrarre ulteriormente lo stock di risparmio e ricchezza delle famiglie. Una prospettiva che il governo italiano e il mondo economico non si possono permettere di veder realizzata.


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L’ultimo regalo Ue a Francia e Germania: cosa c’è dietro le “case green”


Se la direttiva europea sulla casa “green” diventerà realtà l’Italia rischia una stangata rispetto a Francia e Germania.

Un numero di case tra i 3,1 e 3,7 milioni sarà potenzialmente interessato da qui al 2023 dagli effetti della direttiva dell’Unione europea sull’efficienza energetica degli edifici che il governo di centrodestra chiede di rivedere, secondo fonti della Commissione.

Non si tratta, purtroppo, di una novità: Germania e Francia sanno plasmare a loro piacimento le normative europee. E l’Italia del governo Meloni dovrà, in futuro, saper fare altrettanto.

Perché la direttiva favorisce Francia e Germania

Per l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance), potrebbero essere addirittura 9 milioni di immobili, il 60% del patrimonio nazionale.

Il timore è che le case di classe energetica G siano espulse dal mercato e che per quelle di classe F e E si prevedano interventi colossali.

La normativa sembra essere costruita ad uso e consumo di Francia e Germania, che da un decennio hanno spinto sull’efficientamento energetico degli edifici e sono al 17 e 7%, rispettivamente, di necessità.

Contano, in quest’ottica, le diverse dinamiche del mercato: in Italia buona parte dei cittadini è proprietario di casa, mentre in Francia e Germania l’utilizzo del sistema degli affitti porta la proprietà a concentrarsi in mano alle società di real estate che, chiaramente, hanno avuto più tempo e più fondi per dare priorità all’efficienza.

“Dei 222 miliardi di euro di investimenti del Pnrr, 107,7 miliardi (quasi la metà, il 48%) riguardano il settore delle costruzioni e sono destinati interamente ad accompagnarlo verso la rivoluzione verde e digitale delle infrastrutture”, ha scritto Il Sole 24 Ore.

Nuovi interventi di tale profondità sono difficili da immaginare. E anche se in un primo momento l’obiettivo di trasformazione “verde” delle case riguarderà soltanto il 15% degli immobili meno efficienti, per Roma la spesa necessaria rischia di essere molto maggiore a quella di Francia e Germania.

Per portare tali immobili alla Classe E entro il 2033 si prevede un esborso di quasi 60 miliardi di euro, di cui 40 destinati al residenziale.

E non si tratta del primo esempio di norme dell’Ue che favoriscono Francia e Germania in maniera smaccata.

Francia e Germania favorite? Non solo sulla casa…

Pensiamo a un caso recente, il piano di nuovi allentamenti agli aiuti di Stato in via di discussione per la gestione della risposta europea all’Inflation Reduction Act americano.

Che hanno avuto in Giorgia Meloni una forte critica. Il premier italiano non è diventato un “falco” rigorista, ma ragiona per pragmatismo.

Nel 2022, su oltre 670 miliardi di euro di aiuti di Stato approvati il 53% era imputabile alla Germania, il 24% alla Francia e solo il 7% all’Italia.

Aprire ora a nuovi allentamenti, come successo durante il Covid-19, modificando però le regole su debito e bilancio, riportandole all’epoca pre-pandemica, creerebbe una distorsione favorevole a Francia e Germania.

Le quali in virtù del minor debito pandemico accumulato potrebbero gestire nuovi spazi di manovra inaccessibili all’Italia.

Preoccupa”, ha dichiarato Meloni nella sua recente visita ad Algeri, “che l’Ue pensi di poter risolvere il problema della scarsa competitività delle nostre aziende, anche a fronte degli ingenti investimenti degli Usa alle loro aziende, solo con un allentamento della normativa sugli aiuti di stato. Determinerebbe una distorsione del mercato interno”. Destinata a favorire i soliti noti: Parigi e Berlino.

L’Europa bancaria a trazione franco-tedesca

Da non sottovalutare anche la riforma della soluzione delle crisi bancarie che prevede esplicitamente, a partire dal 2016, che a dover pagare per il piano di risanamento di un sistema bancario in crisi gli azionisti della banca stessa e i possessori di titoli di capitale.

Il diavolo sta nei dettagli: la Commissione Europea di Jean-Claude Juncker, nel 2016, assieme al Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici negoziò una normativa in cui il motivo scatenante per la risoluzione potevano essere, in primis, i crediti deteriorati detenuti dalle banche.

Un problema evidente per le istituzioni finanziarie italiane, meno per i colossi franco-tedeschi oberati da derivati tossici e prodotti simili, che hanno zavorrato fino al Covid-19 i loro bilanci.

Un fatto che le banche italiane hanno pagato duramente, con la crisi del 2016-2018 in cui sono affondate Popolare di Vicenza, Carige e Mps.

Il nodo nomine

Un altro fronte importante è quello delle nomine, spartite dal duo di testa dell’Ue con poca attenzione all’Italia. Un dato che testimonia una politica europea plasmata attorno Parigi e Berlino.

Prendiamo il caso Meccanismo europeo di stabilità (Mes), la cui riforma è stata a lungo contestata ed è ritenuta problematica da Giorgia Meloni.

Nel frattempo, il Mes si è strutturato come organizzazione internazionale il cui consiglio di amministrazione è centrato su Parigi e Berlino. Klaus Regling, direttore del Mes, è tedesco. Nel cda ci sono in totale tre francesi, due tedeschi e nessun italiano.

Nel 2020, a tal proposito, su Inside Over sottolineavamo che “il fondo salva-Stati è un’assicurazione sulla vita all’asse franco-tedesco, non tanto per le sue disponibilità finanziarie concrete quanto per la sua natura di punto di contingenza degli equilibri economici dell’Unione Europea”.

Sulle nomine, Parigi e Berlino sono usi scambiarsi le cariche apicali. Dopo l’uscita di Mario Draghi alla Bce, l’unica carica rimasta all’Italia è stata, fino alla sua morte, la presidenza del Parlamento Europeo affidata a David Sassoli dal 2019 al 2022.

Mentre nel frattempo Parigi e Berlino facevano incetta di nomine: oltre a Regling, la Germania ha la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il direttore della Banca europea degli investimenti, Werner Hoyer. La Francia ha Christine Lagarde, presidente della Bce, assieme a Thierry Breton, super-commissario all’Industria.

Anche sulla casa nulla è perduto

Questi esempi impegnano l’Italia a giocare attivamente la sua partita per chiedere un allentamento alla direttiva sulla casa, specie alla luce delle critiche della Bce per i rischi di uno sconvolgimento del mercato immobiliare.

Una volta di più, l’Italia si trova a pedalare in salita. Ma nulla è perduto, almeno per ora. A patto di giocare con sagacia e furbizia la partita europea.

Casi come quelli della direttiva Nutriscore, l’etichetta allimentare “a batteria” annacquata nella sua natura vincolante dall’Europa anche dopo i pareri critici dell’Italia, che la riteneva penalizzante per il suo mercato alimentare, mostrano che partendo da critiche politiche e facendo squadra come sistema-Paese si può incidere.

L’Efsa nel 2022 ha indicato il profilo nutrizionale dell’intera dieta, come può essere quella mediterranea, e non quello dei singoli alimenti, come il più importante fattore di una buona salute. Togliendo dunque terreno alla visione franco-tedesca.

L’Italia deve muoversi per emendare la direttiva delle sue parti prescrittive, negoziare costi più sostenuti e ricordare che Roma è già impegnata, a tutto campo, nella transizione energetica legata all’immobiliare.

E non deve prendere lezioni da nessuno. Ma non può ritirarsi dal porre le sue richieste sul piano politico e progettare risposte con posizioni alternative: sia la Francia che la Germania hanno bisogno di un’Italia competitiva e in salute economicamente, e l’autorevolezza del governo si giocherà molto nella capacità di annacquare una normativa che va a assoluto beneficio di Parigi e Berlino. E che in nessun caso può sfavorire Roma nelle misure indicate dall’Ance.

“Mai così vicini alla catastrofe nucleare”: cosa segna l’orologio dell’apocalisse


Soltanto novanta secondi alla mezzanotte del giorno dell’Apocalisse, che non assisterà alla discesa di quattro cavalieri dai cieli come scrisse l’apostolo Giovanni, ma a un grande bagliore seguito da tanti altri, perché secondo gli scienziati che regolano dal 1947 il Doomsday Clock l’orologio simbolico che misura l’approssimarsi della fine del mondo la minaccia maggiore per il nostro pianete è un olocausto nucleare provocata dall’escalation di un conflitto tra super potenze.

E a un First strike, seguiterebbero senza dubbio un Second e Third Strike, poi il silenzio. L’Apocalisse.

“Solo novanta secondi”, è questo il laconico annuncio pervenutoci dal Bulletin of the Atomic Scientist per questo 2023.

Dove gli esperti, impegnati in questa singolare attività di analisi, non smettono di ricordarci quanto sia sottile la linea che ci porterebbe alla fine del tutto.

“Viviamo in un periodo di pericolo senza precedenti, e l’Orologio dell’Apocalisse riflette questa realtà”, ha afferma Rachel Bronson, numero uno del team di esperti fondato nel 1947, agli albori della Guerra Fredda che avrebbe posto per sempre il mondo di fronte alla conseguenza di conflitto dalle super potenze che si sarebbero fronteggiante dell’assetto bipolare del mondo appena uscito dal più devastante conflitto mai combattuto dall’uomo.

Conflitto che era terminato, appena due anni prima, con l’impiego delle prime bomba atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Oggi come allora il pericolo è lo stesso, ma le armi e gli arsenali sono cento volte più letali e consentirebbero a una singola catena di comando l’inizio dell’Apocalisse.

E sebbene 90 secondi non basterebbero, un giorno intero di bombardamenti nucleari sarebbe sufficiente a ripotare il pianeta all’età della pietra.

Dal secondo dopoguerra ad oggi, il Doomsday Clock non ha mai smesso di scandire il tempo che l’umanità ha di fronte a sé per scongiurare una catastrofe nucleare.

Secondo gli scienziati, l’allargarsi del Conflitto ucraino e le continue minacce di ricorre agli arsenali nucleari da parte del Cremlino, ha condotto a un tetro avvicinamento delle lancette; ma anche i cambiamenti climatici provocati dal surriscaldamento globale corrodono il nostro tempo, conducendoci con inesorabile lentezza verso un Giorno del giudizio.

Pensato da un equipe che faceva parte del Progetto Manhattan il programma nucleare statunitense che era “conscio” della variabili che avrebbe imposto alla storia è stato aggiornato 24 volte dal 1947, quando era impostato su “sette minuti alla mezzanotte” dell’Apocalisse.

Nel 2019, secondo gli eredi del vecchio team del Chicago Atomic Scientists, l’umanità aveva appena due minuti per evitare una catastrofe, come nel 1953, quando l’escalation in Corea veniva scongiurata dall’armistizio e dal passaggio di consegne ai vertici dell’Unione Sovietica per la morte di Stalin.

Non ci si crederebbe che in un mondo così avanzato ci siamo fatti rubare 30 secondi per evitare la fine del mondo.

Come risparmiare sul riscaldamento


Riscaldare la casa durante i mesi invernali può essere costoso, ma ci sono diversi modi per risparmiare sulla bolletta finale.

Uno dei più semplici è quello di investire in un termostato programmabile, che consente di impostare l’accensione o lo spegnimento del sistema di riscaldamento.

In questo articolo vi daremo comunque ulteriori informazioni in modo tale da permettervi di ottenere un taglio ancor più cospicuo in bolletta.

Mantenete una temperatura di 18/20°

Mantenere la casa a una temperatura confortevole di 18/20° è essenziale per la salute e il benessere.

Non solo impedisce di sentire troppo caldo o troppo freddo, ma può anche contribuire a ridurre le bollette energetiche.

Controllando la temperatura della vostra casa, potete creare un ambiente confortevole per voi e per la vostra famiglia, riuscendo nel contempo a risparmiare sul riscaldamento.

Spurgate i radiatori per ottenere una migliore efficienza

Se state cercando un modo per migliorare l’efficienza dei vostri radiatori, spurgarne l’aria potrebbe essere la soluzione perfetta.

L’aria intrappolata nei radiatori può ridurne l’efficienza, con conseguenti costi energetici più elevati.

Non coprite i caloriferi

Se in casa avete dei termosifoni, potreste essere tentati di coprirli con mobili o tende per armonizzarli con l’arredamento della stanza.

Tuttavia, questo può essere dannoso per l’efficienza degli stessi.

Applicate pannelli isolanti dietro i termosifoni

Posizionare un pannello isolante dietro un termosifone può aiutare a diffondere il calore in modo più uniforme e rapido, consentendo di godere del tepore emesso senza produrre sprechi energetici.

Utilizzate un deumidificatore

Se state cercando un modo per risparmiare in bolletta, l’acquisto di un deumidificatore è un’ottima soluzione.

Un simile dispositivo non solo aiuta a regolare i livelli di umidità in casa, ma contribuisce anche a ridurre la quantità di polvere e di allergeni presenti nell’aria.

Installate serramenti coibentati

Quando si tratta di trovare gli infissi perfetti per una casa, è importante assicurarsi di scegliere il materiale giusto. I serramenti non devono limitarsi a essere esteticamente gradevoli, ma devono anche essere in grado di resistere alle intemperie e di fornire un isolamento adeguato.

Gli infissi giusti possono contribuire a fare un’enorme differenza nell’insieme dell’ambiente domestico. Nel momento in cui si parla di tali prodotti, non esiste una soluzione univoca.

Materiali diversi possono offrire vantaggi distinti, quindi è importante considerare le esigenze specifiche della vostra casa prima di prendere una decisione definitiva.

Il PVC è una soluzione diffusa per i telai delle finestre, in virtù della bassa manutenzione e della convenienza, ma esistono opzioni ancor più valide come i serramenti in legno-alluminio o alluminio-legno.

Isolate vetri e finestre con protezioni idonee

Se volete risparmiare sulle bollette energetiche, isolare i vetri e le finestre rappresenta un metodo eccellente.

Aggiungendo protezioni e guarnizioni, è possibile ridurre la quantità di aria che fuoriesce o entra in casa, rendendo l’ambiente domestico più efficiente dal punto di vista energetico.

Isolate la porta d’ingresso con una paraspifferei

Le correnti d’aria possono essere un grosso fastidio durante i mesi invernali. Con un paravento installato intorno alla porta d’ingresso, potrete tenere l’aria fredda fuori, mantenendo l’ambiente più caldo e risparmiando sulle bollette energetiche.

Il grande flop dei monopattini elettrici: adesso anche Parigi vuole bandirli


Troppi incidenti e problemi alla circolazione, la città di Parigi si prepara a un referendum per la messa al bando dei monopattini elettrici a noleggio.

La situazione attuale, infatti, pare essere insostenibile per i parigini, tanto che il sindaco Anne Hidalgo si è visto costretto a prendere provvedimenti.

Per il momento il Comune ha cercato di regolamentare l’uso dei veicoli, fornendo 2.500 posti dedicati, ma i disagi restano.

I cittadini saranno quindi chiamati a esprimersi sulla questione il prossimo 2 aprile.

La decisione sul rinnovo delle licenze

Un contratto per l’utilizzo dei monopattini self-service era stato siglato nel 2020 con le società Dott, Lime e Tier.

Si parla di 907.000 euro all’anno. La scandenza dell’accordo è fissata per la fine di marzo, e in quel periodo saranno i cittadini di Parigi a scegliere cosa fare.

Chiaramente Dott, Lime e Tier hanno ricordato che di aver superato, nell’arco della durata del contratto, i 400mila utilizzatori.

I monopattini, insomma, verrebbero largamente usati. Ci sarebbe addirittura un aumento della tendenza del 71%. “Siamo convinti che i parigini abbiano preso coscienza del ruolo che svolge la micromobilità decarbonizzata”, hanno dichiarato gli operatori.

I problemi legati ai monopattini

Per quanto apprezzati dagli utilizzatori, i monopattini elettrici hanno provocato non pochi disagi alla circolazione, e non è necessario guardare a Parigi per rendersi conto dello stato delle cose.

Incidenti e problemi alla circolazione sono presenti anche in Italia.

Parigi ha cercato di prendere provvedimenti limitando le licenze e nel 2019 è arrivato un decreto regolamentativo, che impone un’età minima di utilizzo pari a 12 anni, una velocità massima di 25 km orari, obbligo di luci di posizione anteriori e posteriori e divieto di circolazione sui marciapiedi.

Dopo la morte della 31enne Miriam Segato, il Comune di Parigi ha imposto ulteriori limiti alla velocità, che deve scendere a 10 km orari in certe zone particolarmente trafficate.

Le disposizioni del sindaco Anne Hidalgo non hanno però fatto piacere al ministro dei Trasporti Clément Beaune, che non vuole rinunciare al mezzo e si è schierato con gli operatori Dott, Lime e Tier.

Invece del divieto, il ministro preferirebbe lavorare a un piano di regolamentazione nazionale.

Scettico, però, l’assessore ai trasporti David Belliard. “Sono passati due anni e mezzo da quando abbiamo messo in atto il numero massimo di regolamenti autorizzati dalla legge e abbiamo chiesto al governo nuovi strumenti per regolamentare, senza alcun risultato finora”, ha dichiarato, giudicando come inadeguate le misure adottate dai tre operatori.

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Sisma di magnitudo 6.6 colpisce l’Argentina: qual è la situazione


Momenti difficili in Argentina che intorno alle 23.03 ore locali è stata interessata da un sisma di magnitudo 6.6. Stando a quanto emerge dal report di INGV, la zona colpita è Santiago del Estero. Il terremoto è stato registrato dalla sala sismica INGV di Roma.

Terremoto in Argentina: la zona colpita

Il terremoto è stato localizzato nelle seguenti coordinate geografiche: -26.7150 (latitudine) e -63.2130 (longitudine). 

Da segnalare che si tratta di un sisma della profondità di 596 km. Il ricercatore di sismologia storica di SSA (Seism0logical Society of America), José Ribeiro ha scritto in un post pubblicato su Twitter che il terremoto è stato avvertito in aree quali Tacna (Perù), Assuncion e Santiago del Cile. Non si segnalano dati a cose e/o a persone.

Scossa a Gudalupa in mattinata

Nel frattempo in mattinata, intorno alle 12.31 ore italiane del 20 gennaio (7.31 locali), è stato registrato a Guadalupa nei Caraibi un terremoto di magnitudo di 6.2 della profondità di 167 km. 

Tra le zone nelle quali la scossa è stata avvertita si segnala Martinica, Antigua, Montserrat, o ancora Saint Kitts e Nevis.

Il Ministro dell’interno e d’oltremare francese Darmanin ha scritto su Twitter: “Un terremoto di magnitudo 6.2 si è verificato vicino alla Guadalupa, senza rischio di tsunami. In questa fase, non sono stati registrati danni importanti”.

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Egitto, l’economia sprofonda e i prezzi del cibo sono alle stelle: il governo invita a mangiare zampe di gallina


Prima il covid e poi la guerra in Ucraina che di fatto ha portato gli investitori a ritirare 20 miliardi di dollari dall’Egitto nel 2020, hanno fatto sprofondare il paese in una crisi economica e valutaria senza precedenti.

L’andamento è talmente grave che il governo ha incoraggiato i cittadini a mangare le zampe dei polli. 

Nella nazione più popolosa del mondo arabo, afflitta da una inflazione galoppante, il cibo è divenuto così costoso che molti egiziani non possono più permettersi la carne di pollo, un alimento base della loro dieta.

I prezzi del pollame sono passati dalle 30 sterline egiziane (1,9 dollari) al chilogrammo del 2021 alle 70 sterline egiziane (2,36 dollari) di lunedì, secondo i media egiziani.

Una impennata che ha spinto l’Istituto nazionale per la nutrizione ad invitare la popolazione a consumare anche zampe di gallina per assumere proteine, un cibo considerato povero perché di scarto.

La Banca Mondiale nel 2019 ha stimato che circa il 60% della popolazione egiziana è da considerarsi povera o vulnerabile.

A questo si aggiunge che il debito estero ammonta all’85,6% del pil. Nell’ultimo salvataggio concordato a dicembre, il Fmi ha prestato 3 miliardi di dollari all’Egitto.

Eliminare il contacalorie: cosa rischiano i furbetti dei termosifoni


Staccare il contacalorie di casa per risparmiare sulla bolletta è l’ultima frontiera dei cosiddetti furbetti dei termosifoni.

Come funziona

Il contabilizzatore di calore, questo il suo nome tecnico, è un piccolo dispositivo che, applicato sulla superficie del radiatore, riesce a registrare il reale consumo energetico e quindi consente all’unità immobiliare collegata a un impianto centralizzato di pagare esclusivamente la quantità di energia utilizzata.

Questo strumento, pertanto, viene usato per favorire la rendicontazione dei consumi laddove vi siano impianti di riscaldamento condivisi come ad esempio quelli dei condomini.

E proprio per i sistemi centralizzati il suo utilizzo è stato imposto dal decreto legislativo 102/2014.

Il dispositivo utilizza delle sonde interne che registrano il calore emesso dai termosifoni, quantificando dunque il consumo di energia di ognuno di essi.

Tutti i dati raccolti nell’attività di controllo vengono poi inviati a una centralina e successivamente elaborati da società esterne autorizzate.

I consumi reali vengono contabilizzati solo dopo una verifica tecnica. Il proprietario di casa, quindi, non ha alcuna facoltà di intervenire nella modifica dei parametri impostati dal dispositivo al momento dell’installazione, per cui l’unico modo di risparmiare in modo fraudolento è quello di rimuoverlo.

Cosa si rischia

Per i furbetti dei termosifoni ci sono tuttavia delle conseguenze. “Il condomino che nella sua abitazione rimuove il contacalorie rende impossibile una corretta ripartizione delle spese”, spiega l’avvocato Marcello Bana.

Nel caso in cui non fosse possibile risalire ai reali consumi, talvolta il condominio può intervenire effettuando l’addebito dell’anno precedente o ricorrendo al metodo dei millesimi.

Tuttavia per i trasgressori possono esserci anche conseguenze penali. “Si potrebbe ipotizzare a suo carico, quantomeno sotto il profilo del tentativo, il reato di furto previsto dell’art.624 del codice penale, che sanziona con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da € 164 a € 516 ‘chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto'”, prosegue il legale.

E questo per il fatto che al comma due l’articolo citato considera “cosa mobile” ogni tipo di energia che abbia valore economico.

Nel caso in cui lo strumento venisse rotto di proposito invece, “potrebbe essere contestata la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 625 codice penale, che comporta un aumento di pena da 2 a 6 anni e la multa da € 927 a € 1.500”.

La verifica è in genere affidata all’amministratore del condominio o a una persona da lui delegata. L’assemblea può comunque ottenere giustizia, “quale persona offesa” con “l’eventuale querela a carico del condomino.

Nel caso di reato aggravato sarà sufficiente la denuncia da parte dell’amministratore essendo il reato perseguibile d’ufficio”, conclude l’avvocato Bana.

Ok, 199 persone si sono fatte ibernare e quando si svegliano vivranno per sempre, se tutto va bene


Forse non ti è arrivata ancora la notizia, ma un mucchio di aziende e di organizzazioni, soprattutto negli Stati Uniti, stanno facendo di tutto per sconfiggere la morte e la vecchiaia, per renderci finalmente immortali.

Messo così sembra il plot di una nuova serie Amazon e invece no, è tutto vero. L’unico problema è che questo tipo di ricerca si trova in una zona d’ombra molto particolare, che mischia genetica e biotecnologie con speculazioni, truffe, esagerazioni e sogni.

Fermare la morte

Ultimamente, proprio riguardo a questo tema, è uscito il nome a della Alcor Life Extension Foundation, in Arizona, un’organizzazione statunitense, nata all’inizio degli anni Settanta che si occupa di conservare esseri umani (e non solo) in serbatoi di acciaio inossidabile riempiti di azoto liquido, a -196 gradi.

Questo per preservarli in attesa che venga trovato un modo per essere ringiovaniti con tecnologie e cure che oggi non abbiamo ancora sviluppato.

Nella ALEF sono stati attualmente criopreservati 199 esseri umani e 100 animali domestici.

Il processo di crioconservazione inizia dopo che una persona è stata dichiarata legalmente morta.

Il processo utilizzato per preservare i corpi è la vetrificazione, quindi il sangue e altri fluidi vengono rimossi dal paziente e sostituiti con sostanze chimiche progettate per prevenire la formazione di dannosi cristalli di ghiaccio.

Quanto costa vivere per sempre?

Criopreservare un corpo costa 200 mila dollari, mentre conservare solo il cervello ne costa 80 mila. Se ti interessa dagli un colpo di telefono, ma sappi che molti scienziati hanno additato questa organizzazione come venditrice di illusioni, costruite sulle paure più ancestrali delle persone.

Wyoming (USA): stop alle elettriche dal 2035. Si, avete capito bene


Mentre si continua a discutere riguardo lo stop dei motori a combustione e l’arrivo dell’elettrico, alcuni stati (europei e americani) stanno iniziando a muoversi verso direzioni diverse.

Il caso del Wyoming è uno dei più esemplari, visto che va completamente verso l’opposto.

Sembra infatti che sia stato deciso di procedere verso una riduzione della vendita progressiva delle auto elettriche fino ad un completo divieto nel 2035, anno messo da molte nazioni come blocco delle vendite delle auto con motori endotermici.

Il senatore Jim Anderson ha trovato il supporto della Wyoming House of Representatives and Senate per questo suo progetto, ovvero Respingere il bando alla vendita di nuove automobili con motori a combustione interna in Stati come la California e New York.

Lista di leva militare, obbliga i giovani dai 18 ai 45 anni per emergenza 2022


La lista di leva militare è compilata ogni anno da tutti i comuni entro il mese di gennaio sulla base delle segnalazioni dei soggetti obbligati e dalle risultanze dei registri dello stato civile, nonché di altri documenti o informazioni, ed è ritenuta utile in condizioni urgenti ed eccezionali o in caso di emergenza tali da dover richiamare i cittadini di età compresa tra i 18 e i 45 anni in materia di “Codice dell’ordinamento militare”, visti gli articoli 1928 e seguenti del D.Lgs. 15 marzo 2010 n. 66, nonostante la chiamata alle armi obbligatoria sia stata sospesa ai sensi del D.M. 20.9.2004.

Proprio perché il servizio di leva non è stato abolito ma soltanto sospeso.

 I giovani saranno iscritti nelle liste di leva militare secondo l’ordine cronologico di nascita. A corredo della lista le amministrazioni comunali compilano altresì un elenco alfabetico dei giovani iscritti nella lista facendo riferimento al numero dell’iscrizione.

Saranno inoltre iscritti d’ufficio o su dichiarazione del padre o della madre o del tutore per età presunta, i giovani domiciliati nel Comune di residenza, i quali siano notoriamente reputati di età che li rende soggetti a detta iscrizione, e la cui data di nascita non possa accertarsi con documenti autentici.

Saranno iscritti annualmente tutti i giovani di sesso maschile che compiono il 17º anno di età nel corso dell’anno 2022 e seguenti, aventi domicilio legale nel Comune di residenza.

Ai genitori o tutori dei medesimi è fatto obbligo curarne l’iscrizione nella Lista di Leva.

Tutti i Comuni entro il 31 gennaio devono compilare la lista provvisoria di leva sulla base delle segnalazioni dei soggetti obbligati e delle risultanze dei registri dello Stato Civile, nonché di altri documenti o informazioni.

Il 1° di febbraio di ogni anno avverrà la pubblicazione nell’albo comunale dell’elenco dei giovani iscritti nella lista di leva mediante affissione per 15 giorni consecutivi. Nel corso del mese di febbraio si registrano tutte le osservazioni, le dichiarazioni e i reclami che vengono presentati per omissioni, per false indicazioni o per errori.

Nel corso del mese di marzo la lista di leva deve essere completata con le necessarie nuove iscrizioni e cancellazione o modificazioni derivanti dalle osservazioni, dichiarazioni e reclami presentati ed accolti.

Entro i primi 10 giorni del mese di aprile la lista di leva è firmata dal Sindaco, è trasmessa per copia autentica, ovvero resa accessibile al Ministero della difesa, anche per via telematica. Successivamente alla sottoscrizione della lista di leva e fino al 31 dicembre dell’anno cui si riferisce la lista, l’Ufficio ne cura l’aggiornamento.

I giovani stranieri che acquisiscono la cittadinanza italiana vengono iscritti nelle liste di leva del medesimo anno.

La Lista di leva Militare venne adottata dopo la sospensione del servizio militare obbligatorio ed è ritenuta utile in stato di emergenza o condizioni urgenti ed eccezionali tali da dover richiamare i cittadini di età compresa tra i 18 e i 45 anni.

Ogni ulteriore notizia e informazione potrà essere ottenuta presso l’Ufficio Leva del proprio Comune.

Incubo recessione, i big evitano Davos


Quel gran falò della vacuità che è da sempre il World Economic Forum di Davos (da domani fino a venerdì prossimo) sarà quest’anno per gran parte spento.

Con la sola eccezione del Cancelliere tedesco Olaf Scholz, all’appello mancheranno infatti tutti i leader del G-7.

Le urgenze sono altre, e dirimenti rispetto alla tentazione di pavoneggiarsi mentre si sfila sul red carpet dell’élite finanziaria globale.

Giusto per far tre nomi, Giorgia Meloni è alle prese con le accise e con i malumori legati alla riforma della giustizia; in patria, Joe Biden deve rintuzzare gli attacchi dell’opposizione dopo le carte segrete ritrovate nel suo garage; agli inguaiati sudditi della Corona, il premier britannico Rishi Sunak deve ancora farsi perdonare l’algido aplomb da Isee milionaria (patrimonio pari a 730 milioni di sterline).

Eppure, forse mai come quest’anno, mentre sull’economia mondiale aleggia una nube fantozziana che raggruma alta inflazione e recessione incombente, avrebbe avuto un senso ascoltare il punto di vista di chi ci governa.

Ci si dovrà invece probabilmente accontentare di Christine Lagarde, custode del tempio monetario dell’eurozona, e delle sue parole ormai scontate sulla necessità di alzare ancora i tassi per sconfiggere il carovita.

Attesi a Davos anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, il commissario per gli Affari economici Paolo Gentiloni e la numero uno del Fmi, Kristalina Georgieva.

Di fatto, perfino i padroni di casa del simposio fra le montagne svizzere hanno smesso di centrifugare il vuoto pneumatico delle passate edizioni.

Scegliendo uno slogan che è già di per sé un’esortazione: «Cooperazione in un mondo frammentato».

A tutti giova un cambiamento dello spartito attuale, così denso di insidie e di rischi. Anche se i pericoli per l’economia vengono nascosti dietro a un paravento: «Se i governi gestiscono male l’attuale crisi ha spiegato a Bloomberg Saadia Zahidi, ad del Wef ” rischiano di creare disagio sociale a un livello senza precedenti, poiché gli investimenti nella salute, nell’istruzione e nello sviluppo economico scompaiono, erodendo ulteriormente la coesione sociale».

In tempi in cui la guerra in Ucraina ha imposto un’escalation degli esborsi per le armi, dal Wef arriva inoltre un caveat: «L’aumento delle spese militari potrebbe ridurre il sostegno alle famiglie vulnerabili», lasciando alcuni Paesi in un «perpetuo stato di crisi» e frenando l’urgente necessità di affrontare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

Lo scenario peggiore che potrebbe profilarsi è quindi quello di una «guerra geo-economica» destinata a esacerbare le tensioni, oppure il manifestarsi di un nuovo evento choc che «potrebbe diventare ingestibile» e ritardare la lotta al cambiamento climatico.

Le prospettive per i mesi a venire non sono delle migliori. Il Global Risks Report annuale del Wef, basato su un sondaggio del Forum, ha mostrato che la minaccia di recessione, la crisi del costo della vita e la crescita dell’indebitamento domineranno le prospettive per i prossimi due anni.

Posizioni che sembrano riflettere le crescenti preoccupazioni per un atterraggio duro dell’economia mondiale. Un salto nel vuoto provocato anche dalla spinta data dalle banche centrali attraverso un ciclo di aumento dei tassi non ancora concluso.

La speranza, lì a Davos, è che la palla di neve non si trasformi in valanga.

I calcoli per ristrutturare casa con la direttiva Ue: cosa c’è da fare e quanto costa


Case green, cosa prevede la direttiva UeLa direttiva Ue sul risparmio energetico degli immobili nel nostro Paese comporterebbe costi insostenibili per privati, imprese e Stato.

L’Italia ha un patrimonio immobiliare vecchio ed energivoro e per quanto riguarda il residenziale per gran parte di proprietà di privati che in maggioranza, senza un robusto intervento agevolativo del Fisco, non potrebbero affrontare i costi degli interventi necessari per portare almeno alla classe energetica D i loro immobili.

Vediamo perché. I lavori da fare? Come quelli del superbonus Alla domanda «che cosa servirebbe per conseguire il risultato proposto da Bruxelles?», una risposta attendibile sarebbe: gli stessi lavori previsti per il superbonus.

Ricordiamo, infatti, che l’agevolazione 110% (dal 2023 al 90%) è concessa a condizione che si ottenga un miglioramento di almeno due classi, certificato da un attestato di prestazione energetica (Ape) pre e post lavori.

E che la direttiva Ue, in base alle ultime modifiche (ma ci sarà una trattativa tra Commissione, Consiglio e Parlamento), prevede che entro il 2030 tutti gli immobili residenziali debbano essere in classe energetica E (in genere ne fanno parte le case costruite in Italia tra gli anni 80-90).

Si pensi però che circa il 60% degli edifici in Italia si colloca oggi tra la classe F e G.

E che entro il 2033 la direttiva impone poi il passaggio obbligato alla classe D. Migliorare di due classi energetiche, le quattro cose da fare.

Per migliorare di due classi energetiche è obbligatorio effettuare il cappotto termico dell’involucro e/o cambiare la centrale termica; nella pratica la sostituzione della centrale da sola non basta e si effettuano quasi sempre entrambi i lavori.

A questi interventi, detti trainanti, si possono aggiungere altre opere dette “trainate” tese a migliorare ulteriormente le prestazioni dell’edificio: le più gettonate sono la sostituzione dei serramenti e l’installazione del fotovoltaico.

Come sono ripartiti i 62,5 miliardi del superbonus Quanto ai costi, non è certo possibile calcolare in maniera puntuale l’importo complessivo di una riqualificazione su scala nazionale. Ma, partendo proprio dai costi ufficiali del superbonus (62,5 miliardi di euro al 31 dicembre 2022), si può tentare di individuare almeno l’ordine di grandezza della spesa.

I dati Enea aggiornati al 31 dicembre scorso ci dicono che hanno chiesto l’agevolazione 208.622 proprietari di edifici unifamiliari, per una spesa totale di 23,7 miliardi di euro e un esborso medio di 113.757 euro; 102.725 proprietari di unità funzionalmente indipendenti, per un importo totale di 10 miliardi di euro e una spesa di 97.009 euro per edificio; infine 48.047 condomìni (con il termine si intende un edificio con un minimo di due unità immobiliari con proprietari distinti), con un totale di 28,8 miliardi e spesa media di 598.813 euro.

Due immobili su tre da ristrutturare: sono almeno 8 milioni Secondo le stime di Ance, che comunque si allineano ai dati di Enea sulle certificazioni energetiche effettuate negli ultimi sei anni, i due terzi degli edifici italiani hanno bisogno di interventi strutturali per arrivare a rispettare la direttiva Ue per come si prospetta.

Nel dettaglio, sui 12,2 milioni di edifici presenti in Italia almeno 9, costruiti prima dell’entrata in vigore delle norme più stringenti in fatto di consumi energetici entrate in vigore nel 1974, non sarebbero in regola e sarebbero bisognose di riqualificazione.

Sulla base di questo dato i costruttori ritengono che, tenendo conto degli immobili esentati (ad esempio le case di superficie inferiore a 50 metri quadrati) almeno due terzi degli immobili censiti (circa 8 milioni) abbia bisogno di ristrutturazione. A questo punto basta una semplice proporzione per arrivare al risultato.

Per le case autonome una spesa di 105 mila euro Di 12,2 milioni di edifici, 6,3 sono autonomi, due terzi sono 4,2 milioni. Computando 105 mila euro per edificio (media tra case autonome e funzionalmente indipendenti come definite dalle norme sul superbonus) e considerando che di questi 4,2 milioni di abitazioni 311 mila circa hanno già provveduto, la spesa teorica sarebbe di 105 mila x 3,9 milioni, che dà 409,5 miliardi di euro.

Per ogni condominio una spesa di circa 600 mila euro I condomìni interessati sarebbero circa 4 milioni: 599 mila euro per 4 milioni da poco meno di 2.400 miliardi di euro. Si tratta in totale di oltre 2800 miliardi di euro, ai quali andrebbero aggiunti i costi per gli edifici non residenziali privati e pubblici.

Poiché, in media, si possono calcolare 6 abitazioni per condominio (intendendo come tale qualsiasi edificio con almeno due unità immobiliari), l’adeguamento green costerebbe circa 100 mila euro ad appartamento.

Complessivamente costerebbe un anno di PilAnche riducendo prudenzialmente il totale risulta che le vecchie stime di un anno di Pil nazionale sono abbastanza ottimistiche.

Il motto plurilingue della Ue, uniti nella diversità, è la traduzione di una frase latina. Se ne potrebbe ricordare anche un’altra, frutto della saggezza giuridica dei Romani: ad impossibilia nemo tenetur, ovvero non si può obbligare nessuno a fare cose impossibili.

Germania, molti contanti in circolazione: aumentano gli assalti ai bancomat


In Germania viene fatto esplodere un bancomat al giorno: un dato allarmante, legato al fatto che nel Paese circolano molti contanti, che fanno gola ai criminali, e che sono molto diffusi gli sportelli con misure di sicurezza obsolete e quindi facilmente “attaccabili”.

Le cifre sono state diffuse dal Bundeskriminalamt, l’ufficio federale della polizia criminale tedesca, secondo il quale negli ultimi mesi tale “pratica” è aumentata in maniera esponenziale.

Una situazione ben diversa da quella della Danimarca, dove il 2022 è stato un anno a zero rapine.

In un anno rubati 20 milioni di euro  Solo nel 2021 sono stati rubati quasi 20 milioni di euro con questo metodo. Ma ancora più elevati sono i costi legati ai danni materiali provocati dalle esplosioni.

Solo nella Renania settentrionale l’anno scorso ci sono stati più di 180 attacchi contro bancomat utilizzando esplosivi, circa 30 in più rispetto al 2021. In Renania-Palatinato il numero delle esplosioni agli sportelli automatici è più che raddoppiato: 56 nel 2022, 23 nel 2021. 

Criminali stranieri “specializzati”  “In alcuni casi, fino a cinque bancomat sono stati fatti saltare in aria in una notte in tutta la Germania”, ha spiegato Bastian Kipping, ispettore capo all’ufficio di polizia criminale di stato della Renania-Palatinato.

Molti degli attacchi ai bancomat vengono effettuati da criminali stranieri, provenienti soprattutto da Paesi vicini come l’Olanda e la Francia.

Tra le cause che attirano in Germania tali delinquenti c’è l’utilizzo ancora molto elevato di contanti da parte dei tedeschi, oltre al mancato aggiornamento, in molti casi, delle misure di sicurezza di molti sportelli automatici. 

Le misure di sicurezza  I bancomat moderni sono infatti dotati di tecnologie adesive o di sistemi di colorazione che rendono impossibile utilizzare il denaro rubato, mentre in Germania queste misure non sono ancora diffuse, spiega ancora l’ispettore del Bka.

Inoltre, sempre a causa dei troppi contanti in circolazione, in Germania c’è un numero particolarmente elevato di bancomat: oltre 55mila.

Gli assalti ai bancomat stanno poi diventando sempre più pericolosi perché i criminali utilizzano i cosiddetti “esplosivi solidi”, che non possono essere neutralizzati, e rendono quindi particolarmente rischiosa l’operazione, anche per gli stessi ladri. 

Più di 500 gli impianti fotovoltaici che attendono di essere autorizzati dal ministero della Transizione ecologica


Sono oltre 500 il numero degli impianti fotovoltaici che da mesi attendono di essere autorizzati dal ministero della Transizione ecologica e sicurezza energetica.

Un numero ancor piú significativo se confrontato con il dato registrato a settembre, quando gli impianti a energia solare che aspettavano di ricevere il via libera da Roma erano solo 367.

Invece di diminuire, insomma, in quattro mesi la pila di pratiche è cresciuta di oltre il 40%. La denuncia, arriva dall’Alleanza italiana per il fotovoltaico, che riunisce alcuni tra i principali operatori nel settore delle rinnovabili.

I progetti in attesa di un via libera, il 3 gennaio 2023, erano 542; ben 215, piú di un terzo, erano arenati nella primissima fase del procedimento, quella che tecnicamente viene definita di verifica amministrativa”; altri 263, invece, sono fermi al gradino immediatamente successivo, quello (ancora preliminare) della “istruttoria tecnica”.

Un evidente “collo di bottiglia”, secondo gli esperti del settore, in cui finiscono per intasarsi i quattro quinti delle richieste, che così rallentano il proprio iter.

Non è un problema di buona volontà del ministero, riconoscono gli operatori delle rinnovabili. Ma, piú semplicemente, di mancanza di mezzi e personale.

Strumentazioni tecnologiche datate, supporti informatici con una capacità di calcolo troppo ridotta per consentire la lettura rapida dei progetti di nuovi impianti, pochi addetti per smistare le pratiche che così si accumulano.

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