Categoria: COMUNICAZIONI

Covid-19, passano in arancione Campania, Emilia Romagna e Molise


Aumentano i contagi da Covid-19: 15.479 i nuovi casi nelle ultime 24 ore, 348 i morti. Lieve aumento delle terapie intensive, +14, ma in calo i ricoveri (-132).

Oltre 297mila i tamponi effettuati, il tasso di positività risale al 5,2% (+0,4%). La regione con l’incremento maggiore è la Lombardia con 3.724 nuovi contagi, seguita da Emilia Romagna, Campania e Piemonte.

In base ai dati e alle indicazioni della cabina di Regia, il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà l’ordinanza in vigore a partire da domenica 21 febbraio per cui tre Regioni passano dalla zona gialla all’arancione: sono Campania, Emilia-Romagna e Molise.

Gwyneth Paltrow alle prese con i segni del Covid 19: “Soffro di nebbia nel cervello'”


Gwyneth Paltrow alle prese con i postumi del Covid. L’attrice, in un articolo sul suo sito Goop, ha spiegato di essere stata malata nei mesi scorsi ma di non esserne ancora completamente uscita.

Soffre infatti ancora di forte stanchezza e di quel fenomeno chiamato “brain fog”, “nebbia nel cervello”, che dà momenti di appannamento e “assenza” improvvisi. 

Gwyneth ha raccontato di essersi sottoposta a una serie di accertamenti a gennaio per verificare le sue condizioni di salute.

“Gli esami hanno rilevato livelli molto alti di infiammazione nel mio corpo ha spiegato.

Così mi sono rivolta a uno dei massimi esperti che conosco con questo campo, il dottor Will Cole, che è un medico funzionale.

Dopo che ha visto i miei esami mi ha spiegato che il mio è uno dei casi in cui la strada per la completa guarigione è più lunga del normale”.

La Paltrow però ha cercato di far fruttare questo periodo di malattia e di debilitazione, cercando di distrarsi con la cucina.

In particolare si è data alla preparazione di alimenti naturali in modo da seguire una dieta salutare, libera da zuccheri e alcol.

“Tutto quello che sto facendo mi fa sentire bene, come se fosse un regalo per il mio corpo ha raccontato. Ho energia, mi alleno la mattina e faccio una sauna a infrarossi il più spesso possibile, il tutto per guarire prima e al meglio”.

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IN ATTESA DI RIVEDERE IL TUO STUPENDO SORRISO

AUGURI DI UNA PRONTA E RAPIDA GUARIGIONE

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Covid 19 “rara la nuova variante individuata a Napoli, contagio isolato”


Quella scoperta a Napoli è “una variante abbastanza rara, poco conosciuta, ha alcune mutazioni che sono simili alla variante inglese, più altre che sono state anche descritte nella variante sudafricana, e altre varianti.

Da quello che ci dicono i colleghi dell’Università Federico II, tutti i contatti di questo soggetto erano negativi e sono rimasti negativi nel tempo. Dunque, siamo di fatto abbastanza confidenti che il contagio sia stato isolato e non c’è stata diffusione nella variante”.

Lo afferma Nicola Normanno, dell’Istituto Pascale, alla guida dell’equipe che ha scoperto una variante di Covid 19 a Napoli.

“Stiamo svolgendo un progetto di ricerca insieme all’università Federico II di Napoli e al professor Giuseppe Portella spiega Normanno per un protocollo di sequenziamento del genoma del virus in modo da essere pronti a individuare nuove varianti.

I campioni sono stati selezionati insieme al professor Portella, lui ha indicato questo campione che proveniva da un soggetto di ritorno da un viaggio all’estero ed era risultato positivo.

Sequenziando questo campione, ci siamo imbattuti in una sequenza che non era stata ancora trovata in Italia e lo abbiamo subito comunicato alle autorità sanitarie”.

Nella ricerca effettuata dall’equipe del Pascale “questa è la prima variante che abbiamo trovato, oltre ad altre che erano però tutte riconducibili alla diffusione del virus finora in Italia e in Europa.

Questa è la prima un po’ peculiare e diversa. Noi abbiamo messo a disposizione il nostro know-how, le nostre capacità di sequenziamento alle autorità sanitarie, ora continueremo a sequenziare per monitorare l’evoluzione del virus all’interno della nostra regione, come da accordi con il governo della Regione Campania, che ha finanziato questa attività.

Poi chiaramente ci saranno altri studi che dovranno esser fatti da immunologi e da virologi per poter comprendere le implicazioni di questa specifica variante ma questo prenderà tempo”, ha concluso Normanno.

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Speranza chiude lo sci fino al 5 marzo Ricciardi: “Serve lockdown totale”


Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo.

La preoccupazione per la diffusione di questa e di altre varianti del virus SARS-CoV-2, precisa il ministero, ha portato all’adozione di misure analoghe in Francia e in Germania. 

Decisione che ha scatenato l’ira dei gestori degli impianti: “Ci sentiamo presi in giro”.

Mentre per la Lega è “necessario un cambio di squadra a livello tecnico”.

Intanto tiene banco la proposta di un lockdown totale avanzata da Walter Ricciardi, un lockdown per riportare la circolazione del virus sotto la soglia dei 50 casi al giorno su 100 mila abitanti,

Immediata risposta di Salvini: “Prima di terrorizzare gli italiani, parli con Draghi”. 

Vaccino Covid in ritardo, così l’immunità di gregge rischia di slittare a fine anno


L’obiettivo era ambizioso già prima, quando si sperava che tutto sarebbe filato liscio. Ma adesso chiudere la campagna entro settembre, raggiungendo l’immunità di gregge con il 70% degli italiani vaccinati, rischia di diventare un miraggio.

E di slittare anche a fine anno. Tra ambizioso e miraggio c’è una bella differenza, esattamente quella disegnata dai tagli alle forniture già fatti da Pfizer BioNTech e adesso annunciati da AstraZeneca.

Gli scenari possibili sono tre. 

Il primo – rischia di somigliare a un’illusione. Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri sta per inviare una diffida per inadempimento nei confronti di Pfizer BioNTech.

La stessa mossa potrebbe essere fatta più avanti con AstraZeneca.

È il primo passo verso un possibile esposto in una procura italiana oppure a Bruxelles. Se le due aziende dovessero fare marcia indietro o compensare velocemente i tagli, qualche ritardo ci potrebbe essere ma limitato e sostenibile. Pfizer BioNTech ha promesso di recuperare, ma nel governo c’è un certo scetticismo.

Il secondo – scenario prevede che i tagli si fermino a quelli annunciati finora, solo uno slittamento ma senza recupero. In questo caso l’immunità di gregge potrebbe essere raggiunta con poche settimane di ritardo.

Il terzo – scenario, quello più preoccupante, con tagli e ritardi che vanno avanti per mesi. A quel punto diventerebbe difficile chiudere persino entro l’anno. Questo non vuol dire che non siano possibili contromisure.

«Chiudere a settembre dice il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa è comunque possibile.

Per farlo potremo estendere gli orari di somministrazione, portandoli a 16 o 18 ore al giorno».

Ma il nodo delle forniture resta, come certificato nell’incontro di ieri tra il ministro Francesco Boccia e le regioni.

Nel primo trimestre di quest’anno, spiega il commissario Arcuri, «avremo 15 milioni di dosi», poco più della metà rispetto a previste dal primo piano vaccinale.

La guerra legale è già in corso

Ma il fronte che preoccupa di più è quello con AstraZeneca, che la prossima settimana dovrebbe avere il via libera dell’Ema, l’agenzia europea dei medicinali.

È proprio da questa azienda che dovrebbe arrivare il grosso delle dosi nella prima parte della campagna, 40 milioni. La fornitura del primo trimestre era già stata ridotta da 16 a 8 milioni di dosi.

Ieri siamo scesi ancora, a 3,4. Se la sforbiciata dovesse proseguire anche più avanti «sarebbe un vero disastro», ammettono nel governo.

In ogni caso la campagna va rimodulata

L’avvio della vaccinazione per le persone con più di 80 anni, che alcune regioni hanno già fissato a breve, potrebbe slittare a marzo.

Mentre ritorna nel cassetto l’idea di anticipare la vaccinazione degli insegnanti, che pure stava prendendo quota.

Il vaccino di AstraZeneca dovrebbe essere autorizzato, o quanto meno raccomandato, per le persone che hanno meno di 55 anni.

Averne subito tante dosi, che poi sono quelle previste dagli accordi preliminari di acquisto, poteva far scalare qualche posizione alla scuola. Ma adesso sembra davvero impossibile.

Covid-19, dalla California al Regno Unito: caccia alle varianti del virus


Le autorità sanitarie di tutto il mondo hanno gli occhi puntati sulle tre varianti del Covid-19 che preoccupano maggiormente: sono chiamate convenzionalmente «inglese», «sudafricana» e «brasiliana», dal luogo in cui sono state individuate per la prima volta.

Non sono le uniche: lo sforzo di sequenziamento genetico del virus SARS-CoV-2 viene implementato in queste settimane in molti Stati e nuove mutazioni sono già oggetto di particolare attenzione, come in Francia e California.

Tra le migliaia di mutazioni del coronavirus poco significative, si cercano quelle che possono dare al patogeno un qualche vantaggio nella diffusione, solitamente collocato nella posizione della proteina spike, che permette di legarsi alle cellule umane.

Mentre la corsa al vaccino si fa sempre più impellente, da più parti arriva l’appello a non allentare le misure restrittive o di distanziamento, perché globalmente la pandemia non accenna ad arrestarsi e perché, anzi, le nuove varianti sembrano essere in grado di contagiare un maggior numero di persone rispetto alle precedenti versioni del virus.

Così da un lato si cerca di contrastare l’aumento notevole dei casi rilevato nei Paesi dove le varianti sembrano prevalere, dall’altro occorre monitorare la diffusione dei nuovi ceppi. In caso di focolai «senza controllo» o impennata notevole dei casi di positivi in una determinata zona, o viaggi da e verso determinati Paesi, scattano ulteriori misure.

«Dobbiamo essere molto lesti nell’identificare varianti e prendere misure di restrizione della mobilità nei posti i cui ciò dovesse accadere», ha detto ieri il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza.

Che ha aggiunto: «La variante brasiliana preoccupa di più perché sono state segnalate delle reinfezioni». I

In Italia sono state segnalate già alcune decine di casi di variante inglese. Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, ha confermato la necessità di «implementare una politica di caratterizzazione dei ceppi che vengono isolati, per avere un quadro epidemiologico ben definito della circolazione delle varianti». /infografiche/2021/01/_print/23/varianti-covid/dosi-vaccino-somministrate.html

Regno Unito

La variante «inglese», o B.1.1.7, ha avuto origine nel Sud-Est del Paese a settembre. Conta 23 mutazioni, 14 delle quali localizzate sulla proteina spike.

Gli studi scientifici hanno confermato la sua maggior infettività rispetto al ceppo originario, di circa +56 per cento.

È stata segnalata in altri 61 Paesi, ma è diffusa principalmente nel Regno Unito, in Danimarca e Irlanda. La sua progressione in Inghilterra è stata poderosa: il 9 dicembre rappresentava oltre il 60 per cento di tutti i casi positivi, rispetto al 30 per cento di novembre.

Venerdì la notizia data dal premier britannico che la variante sarebbe anche più letale di circa il 30 per cento. Il terzo lockdown nazionale imposto dal governo due settimane fa comincia però a fare effetto: l’indice Rt è in calo.

Brasile

La variante «brasiliana», la B.1.1.28, è stata ribattezzata P.1 ed esprime una costellazione unica di mutazioni, tra cui la E484K, comune alla variante «sudafricana», più temuta perché avrebbe la capacità di indebolire la risposta anticorpale in persone già infettate (o vaccinate).

I due lignaggi, nonostante le somiglianze, sembrano sorti in modo indipendente. La P.1 è stata segnalata in sei Paesi al mondo, tra cui il Giappone, soprattutto per importazione da viaggi.

In Brasile è responsabile della grave situazione che affligge lo stato di Amazonas. La capitale, Manaus, è un caso di studio: con il 76 per cento di colpiti nella prima ondata, stupiscono i contagi attuali, perché ci si sarebbe aspettati un’elevata soglia di immunità.

Sudafrica

La variante «sudafricana», o 501 Y.V2, è stata identificata per la prima volta nella Nelson Mandela Bay in agosto. Sembra sia responsabile della seconda ondata di Covid nel Paese.

Non è molto diffusa in altre zone nel mondo e le segnalazioni sono principalmente legate a viaggiatori. 

Anche il virus sequenziato in Sudafrica sarebbe molto contagioso e associato a una maggiore carica virale. Questa variante ha 21 mutazioni, di cui 9 nella proteina spike, tra cui la E484K, comune al lignaggio brasiliano, che sarebbe stata «vista» sfuggire agli anticorpi in alcuni studi in vitro ed è attualmente la «sorvegliata» numero uno perché potrebbe provocare reinfezioni o aggirare le nostre difese.

Migliaia le reinfezioni, anche se non tutte confermate.

California

Due gruppi di ricerca indipendenti californiani hanno affermato di essersi imbattuti in un nuovo ceppo mentre cercavano segni della variante «inglese»: il lignaggio «californiano», soprannominato B.1.426, che comprende cinque mutazioni.

Una di queste, la L452R, altera la proteina spike del virus.

Tra il 22 novembre e il 13 dicembre gli scienziati hanno testato campioni di 185 pazienti con coronavirus e hanno trovato la variante in circa il 4 per cento dei casi.

La presenza della nuova variante è aumentata, comparendo in più del 25 per cento dei casi, tra il 14 dicembre e il 3 gennaio.

Sarebbe responsabile dell’aumento dei positivi in diversi grandi focolai della contea di Santa Clara. La California ha il peggior tasso di infezione nella nazione.

Covid-19 e varianti: sono più contagiose? Possono ridurre l’efficacia dei vaccini?

Francia

Improvvise impennate dei contagi o focolai la cui origine ed espansione non sia ben nota sono i primi segnali della possibilità di una nuova variante che stia dando al virus un vantaggio evolutivo.

Per questo in Francia sono in corso le analisi sui genomi rilevati in un focolaio della epidemia formatosi nell’ospedale di Compiègne, a circa un’ora d’auto da Parigi. 

Oltre 170 pazienti e 70, tra medici e infermieri, sono stati contagiati e i primi test avrebbero escluso la presenza della variante «inglese».

Si teme quindi una mutazione autoctona magari diffusa anche negli ospedali del Sud-Ovest e dell’Est del Paese, dove la media dei contagi è molto più alta rispetto a quella nazionale. In Francia sono state vaccinate un milione di persone.

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Coronavirus dal Brasile può mettere a rischio il vaccino?


La variante del Covid-19 proveniente dal Brasile potrebbe mettere a rischio la lotta della popolazione contro il virus. Il ceppo, infatti, è forte e capace di infettare anche coloro che sono già guariti.

È per questa ragione che il Governo ha indetto lo stop ai voli.

A parlare degli effetti che una indesiderata diffusione di essa può avere è stato l’infettivologo Massimo Galli.

Galli sulla variante brasiliana

È una variante bella tosta, che ci tocca studiare e studiare parecchio.

E chiudere i voli dal Brasile è stata una decisione necessaria e sacrosanta“, ha detto Massimo Galli.

La variante brasiliana, che ha fatto già chiudere l’Inghilterra, è una cosa pesante purtroppo. 

Quello che è capitato a Manaus mette la pietra tombale sulla strategia di chi ha in mente di far circolare il virus indisturbato per arrivare a un’immunità di gregge a furia di infezioni”.

L’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, inoltre, ha spiegato nei dettagli cosa è accaduto in Brasile: “Lasciando girare il virus come gli pare, si è avuta sì una percentuale importante di gente che si è infettata e quindi immunizzata, ma non importante abbastanza per creare una vera barriera.

E’ successo quindi che il virus ha sviluppato la mutazione giusta per tornare a essere in grado di colpire non solo quelli che non aveva ancora infettato, ma in qualche caso a quanto pare anche quelli che si erano già ammalati.

E’ un elemento di notevole preoccupazione“, ha sottolineato.

I rischi per il vaccino

Il rischio, adesso, è che i vaccini contro il Covid-19 che attualmente si stanno somministrando alla popolazione possano non essere efficaci sul ceppo brasiliano. Non lo sappiamo ancora”, ha detto Galli. “La mutazione 501 alla fine pare di no, ma la 484k, che in un ceppo brasiliano si associa alla 501y, non sappiamo ancora se il vaccino la prende o non la prende e credo che verificarlo sarà il primo lavoro che faranno alla Pfizer.

Le mutazioni virali emergono casualmente ma se sono vantaggiose, la ‘prole’ del primo virus in cui compare la mantiene”.

 

ReiThera – ecco come funziona il vaccino italiano


I primi risultati della Fase 1 del vaccino italiano ( GRAd-CoV2 ) contro il coronavirus prodotto da ReiThera sono incoraggianti.

Dopo 28 giorni dalla vaccinazione oltre il 94% dei soggetti nella fascia d’età 18-55 anni vaccinati con una sola dose ha prodotto anticorpi, ed oltre il 90% ha sviluppato anticorpi con potere neutralizzante nei confronti del virus. Inoltre non ci sono state reazioni avverse.

Nella prima fase di sperimentazione sono state arruolate 100 persone : a partire da agosto 45 sono state vaccinate con dosi diverse e tutte sono arrivate alla fine per la valutazione di sicurezza.

Il vaccino non ha avuto alcun evento avverso grave nei primi 28 giorni dalle vaccinazioni se non un po’ di infiammazione sul sito di iniezione, e in qualche caso stanchezza, mal di testa, qualche linea di febbre.

 

La risposta immunitaria

Il picco di produzione degli anticorpi a quattro settimane resta costante. Gli anticorpi neutralizzanti sono stati trovati in 42 dei 44 volontari ai quali è stato somministrato il vaccino (gli altri volontari hanno avuto il placebo) e le due persone che non hanno sviluppato anticorpi neutralizzanti avevano ricevuto una dose bassa.

Due aspetti importanti: il vaccino è a una sola dose e si mantiene stabile a una temperatura di 2-8 gradi. «Il 92,5% dei vaccinati ha sviluppato anticorpi rilevabili.

Comparando i dati di questo studio con Moderna e Pfizer siamo in linea e ci aspettiamo la capacità del vaccino di prevenire la malattia sostanzialmente come gli altri vaccini.

Il protocollo lo sottometteremo alle agenzie regolatorie in tempi brevi e l’ipotesi è di chiudere fase 3 entro l’estate» ha chiarito Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani.

 

Le tre fasi

Reithera è uno dei 44 vaccini in fase 1 (19 sono in fase 2, 20 in fase 3) sugli oltre 200 allo studio (compresa la fase pre clinica). Quella che si è appena conclusa è appunto la prima fase, quella dei safety trials che prevede la somministrazione del vaccino a a un ristretto numero di volontari, con lo scopo di valutarne sicurezza e dosaggio e avere la conferma di un effettivo stimolo del sistema immunitario.

Le cose sono andate bene quindi ora ReiThera proseguirà con la fase II : il vaccino sarà somministrato a centinaia di volontari (divisi per fascia di età e gruppi differenti ) per valutare l’efficacia dal punto di vista dell’induzione di una risposta immunitaria e della sicurezza del vaccino.

Nella terza fase saranno testati migliaia di volontari (le metà assumeranno un placebo). In questa fase si valuta l’effettiva efficacia del vaccino nell’indurre resistenza all’infezione e non solo la risposta immunitaria; inoltre si verifica la sicurezza in un’ampia popolazione, valutando la presenza di effetti collaterali rari, che potrebbero essere passati inosservati nelle precedenti fasi.

ReiThera ha annunciato che per concludere queste due fasi ci vorranno ancora almeno altri sei mesi.

 

La tecnica

Il vaccino GRAd-COV2, così come quello di Oxford, di Johnson & Johnson e tanti altri, utilizza la tecnologia del vettore virale non replicativo: si utilizza un virus innocuo per l’uomo, che nel caso di Reithera è il virus del raffreddore del gorilla, non patogeno per l’uomo, che viene reso incapace di replicarsi ed al cui interno viene inserito il codice genetico della proteina Spike del Sars-CoV-2.

L’obiettivo che si persegue con questa tecnica è sostanzialmente lo stesso per tutte le altre piattaforme vaccinali: generare una risposta del sistema immunitario contro questa proteina, che agisce come una chiave sui recettori delle cellule umane, consentendo al virus di penetrare e di replicarsi al loro interno.

Allarme Biontech: “Da soli non ce la facciamo, servono altre dosi”


Primo allarme sui vaccini. Arriva dal capo della Biontech, Uğur Şhin, ha avvertito che se altri vaccini contro il coronavirus non saranno approvati subito in Europa la sua azienda da sola non riuscirà a coprire il fabbisogno.

“La situazione non è buona. Si è creato un gap perchè non sono stati approvati altri vaccini e noi dobbiamo coprire il buco con i nostri”, ha spiegato in un’intervista al settimanale tedesco Spiegel.

E immediatamente il ministro della salute tedesco, Jens Spahn, ha esortato l’Ema ad approvare rapidamente anche il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e da AstraZeneca ma i tempi per l’approvazione di quest’ultimo restano incerti.

“Stiamo tentando di avere nuovi partner che producano per noi spiega ancora Sahin ma non è che ci siano fabbriche specializzate che non vengono utilizzate in giro per il mondo che possano produrre vaccini della qualità richiesta da un giorno all’altro.

Entro la fine di gennaio ha continuato noi avremo una visione più chiara se potremo produrre di più e quanto. Non si può semplicemente cambiare, produrre vaccini invece che aspirina o sciroppo per la tosse, questo processo richiede anni di esperienza ed un appropriato equipaggiamento strutturale e tecnologico”.

Il vaccino Biontech-Pfizer ha effettivamente ottenuto poco prima di Natale l’approvazione da parte della Commissione europea che così ha dato il via alla campagna delle vaccinazioni in tutti i Paesi della Ue.

Ma non lo stesso è avvenuto ad esempio per il siero di AstraZeneca, che ha ricevuto l’ok solo in Uk, o per quello di Moderna.

“C’era l’idea che molte altre società sarebbero arrivate con i vaccini, apparentemente c’era l’impressione che ne producevamo a sufficienza, che la cosa sarebbe stata sotto controllo” ha detto ancora Sahin che non ha nascosto la sua “sorpresa”.

 

Il mondo in affanno. In UK 50.000 nuovi casi per il quinto giorno di fila


Un coprifuoco anticipato entra oggi in vigore in 15 dipartimenti del nord-est e del sud-est della Francia, dove il blocco per contenere la pandemia scatterà alle 18 invece che alle 20.

Nonostante l’irrigidimento delle misure, in Bretagna si è arrivati allo scontro con la polizia per una festa di capodanno non autorizzata.

La Francia ha il più alto numero di casi di Covid-19 in Europa occidentale e il quinto al mondo.

In Gran Bretagna, davanti ai numeri in crescita, il governo è costretto a rivedere le proprie decisioni e tornare alla chiusura della scuole. Per il quinto giorno consecutivo si contano più di 50.000 nuovi casi, un’accelerazione legata alla mutazione del virus scoperta a novembre, e che si diffonderebbe tre volte più velocemente. Intanto, con quasi 24.000 positivi al covid-19 ricoverati, il sistema ospedaliero è saturo, soprattutto nel settore est di Londra.

Drammatico il quadro anche negli Stati Uniti dove si registrano più di 20 milioni di casi, secondo le rilevazioni della John Hopkins University.

In Messico cresce il timore tra i cittadini per l’impennata dei nuovi contagi e l’annunciata penuria di ossigeno, che ha spinto a capodanno decine di persone a mettersi in fila per ricaricare le loro bombole. La riduzione delle scorte di ossigeno ha portato a un aumento del prezzo per le ricariche, tanto che molti pazienti non possono più accedervi. “I rivenditori autorizzati mantengono un prezzo fisso, ma la fila è così lunga che a volte bisogna aspettare per ore. Quindi, la fretta ti spinge ad andare in luoghi privati, dove i prezzi per assistere il paziente raddoppiano o triplicano”, spiega uno di loro.

Sul fronte dei vaccini, finora considerato l’unico argine concreto alla pandemia, si registra la denuncia dei fondatori di Biontech sul rischio di una insufficienza nelle disponibilità in Unione europea, dato che la loro produzione non basta e gli altri vaccini non sono stati ancora autorizzati. Intanto, l’OMS ha dato il via libera all’impiego del vaccino Pfizer/Biontech per uso d’emergenza da parte dei paesi a reddito basso e medio.

Il Vaccino Covid 19, le linee guida Aifa: dosi, efficacia, effetti collaterali


LAgenzia italiana del farmaco ha pubblicato sul proprio sito le «istruzioni per l’uso» del vaccino contro il Covid-19 preparato da Pfizer e BioNTech, il Corminaty.

Nel sito dell’Aifa sono presenti le risposte alle domande più comuni su questo preparato, basato sulla tecnologia a rna messaggero (mRna). Il vaccino, si legge, è destinato a «soggetti di età pari o superiore a 16 anni», «non contiene il virus» e «non può provocare la malattia». 

Come viene somministrato il vaccino?

Il vaccino già somministrato, tra gli altri Paesi, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, e la somministrazione del quale inizierà domenica 27 dicembre, nell’Unione europea, compresa l’Italia viene somministrato in due iniezioni, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra

L’mRna del vaccino resta nel corpo?

No. La risposta viene spiegata dall’Aifa con alcune righe che riassumono il meccanismo di funzionamento del vaccino, partendo dalle modalità usate dal virus per attaccare l’uomo: «I virus Sars-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre», spiega l’Aifa.

I vaccini contro il Covid servono a bloccare quella proteina. Il vaccino di Pfizer e BioNTech è fatto con molecole di acido ribonucleico messaggero che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike.

Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito dalle cellule e avvia la «fabbricazione» di quelle proteine: che a loro volta stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. Se il soggetto vaccinato dovesse poi entrare in contatto con il virus, il corpo avrà già anticorpi per bloccarlo. L’mRNA del vaccino, poco dopo la vaccinazione, si degrada e sparisce. 

Che cosa contiene il vaccino?

L’Aifa spiega che l’Rna messaggero è racchiuso «in liposomi formati da ALC-0315 ((4-idrossibutil)azanediil) bis (esano-6,1-diil) bis (2-esildecanoato) e ALC-0159 (2-](polietilenglicole)-2000]-N,N-ditetradecilacetammide) per facilitare l’ingresso nelle cellule», oltre ad altri eccipienti: «1,2-Distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine colesterolo potassio cloruro potassio diidrogeno fosfato Sodio cloruro Fosfato disodico diidrato saccarosio acqua per preparazioni iniettabili».

La protezione è efficace subito dopo l’iniezione?

No, spiega l’Aifa: «l’efficacia è stata dimostrata dopo una settimana dalla seconda dose». 

Quanto dura la protezione?

Non si sa, spiega l’Aifa: il periodo di osservazione vista la rapidità con cui è stato sviluppato il vaccino, contro un virus noto da meno di un anno è stato limitato, ma «le conoscenze su altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi».

Chi è vaccinato può, se viene contagiato, trasmettere il virus?

È plausibile, scrive l’Aifa, che spiega come sia necessario più tempo per ottenere dati significativi.

La raccomandazione è che chi è in contatto con un soggetto che si è vaccinato continui comunque ad adottare le misure di protezione anti Covid

Sono state osservate reazioni avverse?

Quelle osservate più di frequente sono state di entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione.

Di che cosa parliamo? Di dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre.

In meno di una persona su 10, scrive l’Aifa, sono stati osservati arrossamento nel sito di iniezione e nausea. Prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere sono stati effetti non comuni, visti in meno di 1 persona su 100.

In meno di una persona su mille è stata osservata debolezza nei muscoli di un lato del viso Chiunque dovesse sviluppare reazioni lo può comunicare al proprio medico, alla Asl di appartenenza o sul sito dell’Aifa, qui

Chi è allergico può vaccinarsi?

L’Aifa scrive che «le persone con una storia di gravi reazioni anafilattiche o di grave allergia, o che sono già a conoscenza di essere allergiche a uno dei componenti del vaccino Comirnaty, dovranno consultarsi col proprio medico prima di sottoporsi alla vaccinazione».

Inoltre, le persone che manifestano una reazione allergica grave dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino non devono ricevere la seconda. I casi di grave reazione allergica verificatisi fino ad ora sono stati però pochissimi,

Le donne in gravidanza possono vaccinarsi?

I dati al momento sono molto pochi, scrive l’Aifa, ma «studi di laboratorio su modelli animali non hanno mostrato effetti dannosi in gravidanza».

Insomma, il vaccino non è controindicato e non esclude le donne in gravidanza dalla vaccinazione. Non sono previsti rischi nemmeno per le donne che allattano al seno: ma «l’uso del vaccino durante la gravidanza e l’allattamento dovrebbe essere deciso in stretta consultazione con un operatore sanitario dopo aver considerato i benefici e i rischi». 

Le persone con immunodeficienza o malattie autoimmuni possono vaccinarsi?

Al momento non si hanno dati sufficienti per fornire una risposta decisiva, ma «le persone con malattie autoimmuni che non abbiano controindicazioni possono ricevere il vaccino», e non vi sono problemi di sicurezza per persone con un sistema immunitario indebolito.

A chi bisogna rivolgersi per ricevere il vaccino?

La vaccinazione sarà effettuata attraverso il Sistema sanitario nazionale: non ci si può vaccinare privatamente a pagamento.

Nella fase iniziale la vaccinazione sarà riservata al personale sanitario e al personale e agli ospiti delle residenze per anziani; le vaccinazioni saranno effettuate nei 286 ospedali definiti dal Piano nazionale di vaccinazione.

La vaccinazione sarà gratuita per tutti.

Servono dei documenti particolari per poter essere vaccinati?

No: bastano un documento di identità valido e la tessera sanitaria. «Può essere utile», scrive Aifa, «avere con sé anche l’eventuale documentazione sanitaria che possa aiutare il medico vaccinatore a valutare lo stato fisico».

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Quali sono i rischi se non si effettua la doppia somministrazione del vaccino


A Mosca sono già state avviate le vaccinazioni di massa, la Gran Bretagna approva il vaccino Pfizer e in Italia il ministro Speranza assicura che il vaccino sarà la svolta dopo mesi difficili ed estenuanti.

Molti dei vaccini contro il coronavirus che stanno dimostrando maggiore efficacia prevedono una doppia somministrazione a distanza di poco tempo l’una dall’altra. Cosa succede quindi senza la seconda dose di vaccino Covid?

Seconda dose vaccino Covid

Molti dei vaccini sviluppati finora, compresi quelli di Moderna, dell’Università di Oxford-Astrazeneca e il vaccino di Pfizer e BioNTech, prevedono due dosi. Solo in questo modo può essere garantita una più completa protezione dal Covid-19.

Dai dati della sperimentazione di fase 3 del vaccino di Pfizer-BioNTech, è emerso che quando alla prima dose ha fatto seguito una seconda somministrazione a distanza di tre settimane, l’organismo dei pazienti presenta una maggiore concentrazione di anticorpi.

Il rischio, qualora la seconda dose non venisse effettuata, è quello di non essere realmente immuni al virus e quindi ugualmente esposi al rischio di contagio.

Inoltre, bisogna tenere presente che non tutte le persone rispondono allo stesso modo alla vaccinazione.

Vale lo stesso nel caso del morbillo, per cui solo la somministrazione di entrambe le dosi garantisce l’immunità.

Al contrario, dopo la prima dose si calcola che una buona percentuale delle persone vaccinate (dall’1% al 10%) non sviluppa una risposta immunitaria.

Dopo la seconda dose, invece, la cifra non supera il 2%. È evidente quindi che la seconda dose garantisce lo sviluppo di anticorpi nell’organismo e potenzia la risposta immunitaria.

Moderna, vaccino per il Covid con efficacia al 94,5 per cento


 Il farmaco di Moderna <dura fino a 30 giorni nel frigo di casa>.

L’azienda statunitense Moderna ha annunciato in un comunicato che il suo vaccino contro il Covid  mRNA-1273 ha una efficacia del 94.5%.

La scorsa settimana, Pfizer aveva annunciato per il suo vaccino un’efficacia del 90%. I dati sono preliminari, e gli studi sono ancora in corso: questo significa che le percentuali potranno cambiare.

Per ora infatti Pfizer e Moderna hanno annunciato i risultati attraverso comunicati stampa e non pubblicando le ricerche su riviste scientifiche peer-reviewed: le società non hanno ancora divulgato i dati dettagliati che consentirebbero a esperti esterni di valutare le loro affermazioni.

Ciò nonostante i risultati sono più che incoraggianti e offrono una speranza nel mezzo di una pandemia che ha ucciso oltre 1,2 milioni di persone e ne ha infettate 53 milioni nel mondo.

«È davvero una buona notizia», ha detto Anthony Fauci, il massimo esperto americano di malattie infettive, che ha parlato anche di «forte passo nella direzione giusta».

«Pensavo che saremmo stati bravi, ma il 94,5 percento è davvero impressionante». 

Il vaccino non sarà tuttavia disponibile su larga scala fino a primavera. Moderna ha annunciato che entro fine anno saranno disponibili 20 milioni di dosi per il mercato americano e tra 500 milioni e 1 miliardo di dosi entro il 2021.

Covid, studio conferma: c’è gruppo sanguigno che corre meno rischi


Uno studio della Società americana di Ematologia, pubblicato sul portale Blood Advances, conferma che c’è un gruppo sanguigno meno esposto al contagio da Covid. La ricerca, infatti, su cui si sofferma ‘La Legge per tutti’, ha concluso che le persone di gruppo 0 corrono i rischi minori.

“Sono stati messi a confronto i dati di 473mila danesi sottoposti a prove sul Covid con quelli di un campione di popolazione di oltre 2 milioni di persone, considerando anche la loro origine etnica, visto che la distribuzione dei gruppi sanguigni può variare in base a questo fattore.

L’esito rivela che il numero di pazienti positivi con sangue di gruppo 0 è molto inferiore rispetto a quelli con sangue di tipo A, B o AB si legge su ‘La Legge per tutti’ Oltre a questo, sono stati monitorati i dati di 95 persone ricoverate per Covid in condizioni critiche in un ospedale di Vancouver, in Canada.

Secondo i ricercatori, il virus si sarebbe manifestato in forma più grave tra i pazienti di gruppi A e AB rispetto a quelli con sangue di tipo 0 o di tipo B: i primi richiedevano più frequentemente la dialisi per insufficienza renale ed erano più predisposti alla ventilazione artificiale per problemi polmonari.

Inoltre, i pazienti A e AB restavano ricoverati più a lungo in terapia intensiva”.

“Secondo gli autori della ricerca prosegue ‘La Legge per tutti’ il fatto che il gruppo 0 possa essere più resistente al Covid può essere dovuto alla presenza nel sangue di Isoagglutinina, un anticorpo che reagisce con un isoantigene presente sulla superficie di globuli rossi di soggetti della stessa specie e che impedisce che il virus vi resti ancorato.

Ad ogni modo, gli esperti chiedono di non arrivare a delle conclusioni frettolose e di evitare di classificare la popolazione in base al gruppo sanguigno: anche chi appartiene al gruppo 0, avvertono, può ammalarsi di coronavirus a causa dell’età, dell’obesità o di altri fattori”.