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Emergenza spesa, i supermercati stanno chiudendo: cosa sta succedendo


Il caro bollette non colpisce solo le famiglie o piccole attività, questa volta sono le catene di grandi supermarket ad essere a rischio, soprattutto nel nord Italia.

La catena di supermercati Alì ha già preso una decisione insindacabile.

La situazione economica attuale sta creando disagi continui, obbligando molti supermercati a chiudere. L’aumento delle bollette della luce ha infatti preoccupato molto la catena di supermercati Alì, che da ora chiuderà i durante i festivi.

Per quanto chiuderanno i supermercati

L’aumento dell’inflazione e gli eventi tragici riportati dalla guerra tra Russia ed Ucraina hanno creato una crisi senza precedenti, tanto che le spese di gestione sono diventate inaccessibili persino per le grandi catene di supermercati.

L’emergenza era scattata da tempo, quando già durante l’epidemia di Covid19 moltissime persone hanno cambiato il modo di fare la spesa, rivolgendosi più spesso ai discount presenti sul territorio, nella speranza di risparmiare nel tempo senza rinunciare ai prodotti di qualità.

Da questa estate inoltre si poteva cominciare a sospettare qualche cosa, in quanto anche i produttori di acqua frizzante hanno dovuto interrompere il loro lavoro a causa della carenza di CO2 (essenziale per le bevande frizzanti) e dei costi troppo elevati.

Il gruppo Alì, che comprende anche Alìper ha preso una decisione davvero preoccupante, infatti ha deciso di chiudere tutti i punti vendita almeno nei giorni festivi, cercando di risparmiare corrente spegnendo le luci dei locali e limitando gli sprechi energetici.

La soluzione di Alìper

Oltre alla chiusura definitiva durante i giorni festivi di tutti i supermercati, presenti prevalentemente in Veneto, il gruppo Alì ha deciso di incrementare la produzione di energia rinnovabile, sfruttando l’efficienza dei sistemi fotovoltaici e di usare solo lampade a led.

Questo tipo di investimento tuttavia non può apportare grandi cambiamenti nel breve periodo poiché i risultati saranno visibili solo nel tempo.

Oltre a questo, i supermercati non possono fare a meno dei frigoriferi, che sono la fonte più alta di consumo di energia elettrica.

Spegnere i frigoriferi, anche per un breve periodo, metterebbe a rischio tutti i consumatori in quanto si andrebbe ad intaccare la catena del freddo, accelerando il processo di deterioramento degli alimenti presenti nei reparti frigo e dei surgelati.

Gli alimenti surgelati dei supermercati devono sempre essere esposti a temperature molto basse, inferiori ai -18 gradi centigradi per essere precisi, altrimenti si assisterebbe ad un parziale decongelamento dell’alimento che lo renderebbe non più sicuro ed idoneo per la consumazione da parte dei clienti.

I costi dei frigoriferi quindi sono definiti come costi non comprimibili in quanto la loro presenza deve essere sempre garantita.

Per questo Alì ed anche altri supermercati stanno prendendo provvedimenti al fine di risparmiare il più possibile sulla bolletta.

PER NON DIMENTICARE Bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki 1945


bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki furono due attacchi nucleari, attuati sul finire della seconda guerra mondiale e compiuti dagli Stati Uniti contro il Giappone.

La mattina del 6 agosto 1945, alle ore 8:15, l’aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città di Hiroshima.

A tale bombardamento fece seguito, tre giorni dopo, un altro sgancio atomico; stavolta fu il turno di Fat Man su Nagasaki.

Il numero delle vittime dirette è stimato tra le 150 000 e le 220 000 persone, quasi esclusivamente civili: per la gravità dei danni causati diretti e indiretti e per le implicazioni etiche ad essi correlate, si è trattato del primo ed unico utilizzo in guerra di tali armi, sebbene il loro sviluppo abbia registrato una pericolosa impennata negli anni seguenti.

Luce troppo cara? La rubano ai vicini di casa


E’ noto che i ladri puntano sempre ad oggetti e prodotti di maggior valore. E anche l’energia elettrica, in un momento in cui vale tanto, diventa un obiettivo.

E così, anche per far fronte al caro bollette, la luce si trasforma in “bottino”. Come accaduto in due condomini, dove i carabinieri hanno scoperto degli allacci volanti con altri contatori per poter avere energia senza spendere nulla.

Un’operazione ottenuta manomettendo i contatori altrui. I carabinieri hanno denunciato un uomo di 45 anni e un altro di 54 anni, indagati per furto aggravato e continuato di energia elettrica.

Le vicende che appaiono come un campanello d’allarme per il forte rischio, proprio legato al caro bollette, che questo tipo di furti possa aumentare nel prossimo futuro.

Per questo le forze dell’ordine consigliano di verificare periodicamente la situazione del proprio contatore elettrico, soprattutto se ci si trova in spazi condominiali, per bloccare sul nascere gli effetti di eventuali manomissioni, col rischio di ritrovarsi con bollette ancora più care da pagare. 

La Francia chiude le esportazioni di energia elettrica all’Italia, alla faccia del “Trattato del Quirinale” e della “Solidarietà europea”


La Francia ha annunciato che prima calerà, quindi cesserà, gli invii di energia elettrica all’Italia per i prossimi due anni.

Il tutto in rottura degli accordi di interscambio fra i due paesi. Di per se non è un problema enorme: attualmente meno del 5% dell’energia utilizzata in Italia proviene dalla Francia che è in crisi perché ha comunque ancora oltre la metà dei suoi reattori nucleari fermi in manutenzione.

Francia e Germania si alleano sulla


Parigi fornirà gas alla Germania, Berlino fornirà elettricità alla Francia: è la sostanza dell’accordo sulla “solidarietà energetica franco-tedesca” annunciata oggi all’Eliseo dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, in una conferenza stampa tenuta dopo un colloquio in videochiamata con il cancelliere Olaf Scholz.

Macron ha spiegato: “La Germania ha bisogno del nostro gas e noi abbiamo bisogno dell’elettricità prodotta nel resto dell’Europa, e in particolare in Germania.

Contribuiremo alla solidarietà europea in materia di gas e beneficeremo della solidarietà europea in materia di elettricità.

Finalizzeremo nelle prossime settimane i necessari collegamenti per poter fornire gas alla Germania se c’è un bisogno di solidarietà e ogni volta che ce ne sarà.

Fin da oggi, per la prima volta da molto tempo, la Francia è esportatrice di gas verso il resto dell’Europa. Rafforzeremo questo aspetto e ci metteremo in grado di essere solidali sul piano del gas con la Germania se l’inverno sarà difficile e se loro ne avranno bisogno”.

“Allo stesso modo ha proseguito il presidente francese la Germania si è impegnata ad una solidarietà elettrica nei confronti della Francia e si metterà nella situazione di avere più elettricità e soprattutto di fornirci, nelle situazioni di picco, la sua solidarietà elettrica.

Questa solidarietà franco-tedesca è l’impegno che abbiamo preso con il cancelliere Scholz”.

Macron ha anche annunciato che la Francia ha raggiunto il 92-93% della capacità degli stoccaggi di gas garantendo le riserve necessarie a superare l’inverno “in anticipo rispetto alle nostre aspettative”.

È anche un livello sensibilmente più alto di quello finora raggiunto dall’Italia: l’83,5%, secondo quanto comunicato oggi stesso da Snam.

A proposito di Italia, il capo di stato transalpino si è anche detto intenzionato a sostenere una eventuale proposta della Commissione europea volta a stabilire un tetto al prezzo del gas acquistato dalla Russia perorata dal presidente del Consiglio Mario Draghi, prima delle dimissioni, in più di un vertice internazionale

. La misura, che sarà venerdì prossimo sul tavolo del vertice dei ministri dell’energia Ue, sarebbe “coerente con la nostra politica sanzionatoria e ridurrebbe i prezzi”, ha osservato Macron, che con Scholtz ha anche trovato sintonia sul tema della tassazione degli extraprofitti:

“L’approccio giusto è chiedere un contributo a livello europeo agli operatori di mercato”, che poi “potrebbe poi essere trasferito agli Stati membri per finanziare le loro misure nazionali”

Il presidente francese ha inoltre chiesto ai francesi di moderare l’uso dell’aria condizionata e, quest’inverno, “attenersi a una soglia di riscaldamento intorno ai 19 gradi“.

Così, “in maniera del tutto spontanea, il paese potrà raggiungere i suoi obiettivi di sobrietà“, fissati al 10% di consumi in meno, “ed evitare il razionamento”.

In serata è intervenuto anche il vice-cancelliere tedesco Robert Habeck: a una domanda su quale impatto avranno le prossime mosse di Gazprom sulla politica energetica tedesca, ha risposto assicurando che “risolveremo i nostri problemi senza dover tener conto delle mosse di Putin”.

Cremlino: gasdotto fermo per colpa delle sanzioni

Mentre il prezzo del gas è tornato a volare, toccando nuovamente ad Amsterdam il picco dei 290 euro al megawattora per poi chiudere a 245 euro, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha detto che l’interruzione delle forniture attraverso il gasdotto Nord Stream è dovuta alle “sanzioni che impediscono la manutenzione delle unità, che impediscono il loro spostamento senza adeguate garanzie legali, che impediscono queste garanzie legali e così via”, mentre Putin, partecipando a un incontro sullo sviluppo socio-economico della Kamchatka, ha detto che la produzione di Gazprom “non sta calando, sta solo crescendo”.

Venerdì il vertice Ue

La presidenza ceca del Consiglio Ue intanto ha diffuso l’ordine del giorno del vertice sull’energia di venerdì: oltre alla discussione sul price cap, sarà valutata l’ipotesi di un sostegno finanziario alle imprese più esposte, un “supporto immediato della linea di credito per i partecipanti al mercato che sperimentano richieste di margini molto elevate, inclusa la possibilità di una soluzione specifica a livello europeo”, nonché “il disaccoppiamento e la limitazione dell’impatto del prezzo del gas sul prezzo dell’energia elettrica“, la limitazione dei profitti extra dei produttori di energia, misure per ridurre la domanda di elettricità e la possibilità di utilizzare le quote di riserva Ets, il sistema di scambio delle emissioni. 

Il peggio della crisi del costo della vita deve ancora venire. Le azioni che reggeranno all’urto, secondo Berenberg


La spesa dei consumatori è stata straordinariamente resiliente finora nonostante le tensioni geopolitiche, i blocchi delle catene di approvvigionamento e l’impennata dei prezzi dell’energia, il che ha creato falsi miti sull’effettivo senso di sicurezza dei cittadini.

A lanciare l’allarme sono gli analisti di Berenberg che vedono come inevitabile un rallentamento dei consumi al punto che hanno incorporato nelle loro previsioni uno scenario di recessione, con le stime sugli utili ora sotto quelle del consenso del 15% e del 10%, rispettivamente, per il 2023 e il 2024. “Riteniamo che gli investitori si stiano preparando ai downgrade e non si muoveranno finché le previsioni non miglioreranno”, avvertono.

Il peggio della crisi del “costo della vita” deve ancora venire.

“Nel Regno Unito, dove i venti contrari soffiano più forte, il nostro modello indica che la spesa discrezionale dei consumatori scenderà, mediamente, del 13% il prossimo anno: per i redditi più alti la discesa dovrebbe essere meno marcata segnando un -4%, mentre per quelli più bassi potrebbe raggiungere il -25%”, spiegano gli esperti di Berenberg, ammonendo che “tali previsioni sono persino troppo ottimistiche dal momento che non tengono conto di un probabile ulteriore incremento dei prezzi dell’energia e dei tassi di interesse”.

Un sospiro di sollievo potrebbe, però, arrivare dai nuovi stimoli governativi e da un maggior utilizzo del credito, oltre che dal risparmio accumulato.

I settori che mostrano maggior resilienza 

In questo contesto, gli analisti di Berenberg segnalano che alcuni comparti stanno tenendo duro essendo stati colpiti in misura marginale dalla crisi dei consumi degli ultimi mesi.

In primis, quello dei beni di lusso beneficia di un mix di ingredienti positivi quali esposizione più diversificata alle vendite globali, rischi di ribasso limitati, pricing power più forte e un più limitato impiego della leva finanziaria.

I sottogruppi degli articoli sportivi e quello delle vendite al dettaglio, invece, risultano più esposti ai venti contrari attuali dal momento che le loro catene di fornitura sono più lunghe e meno flessibili, fanno un maggior ricorso alla leva finanziaria e il cambio è per loro meno vantaggioso.

Tra le top pick di Berenberg ci sono: JD Sports, EssilorLuxottica e Kering, mentre il broker ha abbassato il rating su Adidas a hold e su H&M.

Cucinare la pasta a fuoco spento: quanto si risparmia sul gas?


Di questo argomento se ne parla ormai da diversi giorni: è possibile cucinare la pasta a fuoco spento? Solo qualche giorno fa, il premio Nobel Giorgio Parisi ci aveva dato la sua risposta: sì, è possibile farlo, basta portare l’acqua ad ebollizione e spegnere il gas una volta gettata la pasta, mantenendo sempre il coperchio sulla pentola.

Questa soluzione, più che un’acrobazia culinaria, potrebbe essere utile per risparmiare sulle bollette: ma quanto incide davvero l’uso del gas per cuocere la pasta sui costi di una famiglia?

Cucinare la pasta a fuoco spento: la risposta della fisica

Ebbene sì, cuocere la pasta a fuoco spento è possibile: non è necessario mantenere il calore dell’acqua sui 100 gradi per troppo tempo: gli amidi proseguono la loro cottura anche solo ad 80 gradi.

Ecco perché per cucinare un buon piatto di pasta può bastare mantenere il coperchio sulla pentola dopo aver portato l’acqua ad ebollizione.

Cucinare la pasta a fuoco spento: quanto si risparmia sul gas?

Secondo gli esperti, però, con questa semplice mossa non è possibile risparmiare più di tanto sulla bolletta del gas di fine mese.

Nel 2021, in Italia, si sono consumati 75 miliardi di metri cubi di gas, di cui solo 21 miliardi, però, nell’uso domestico.

La cottura della pasta, perciò, impatta poco. L’Unione Italiana Food spiega che, cuocendo la pasta in questo modo alternativo, si risparmia solo un 7% sul consumo di gas per ogni cottura.

Il consumo medio di pasta per un singolo individuo, ogni anno nel nostro Paese è di 26 chilogrammi (1 milione e mezzo di tonnellate in tutto lo Stato all’anno).

L’Italia, se tutti i cuochi decidessero improvvisamente di cucinare la pasta a fuoco spento, risparmierebbe quindi solo lo 0,5% del totale del gas utilizzato in un anno. 

Gazprom non è uguale per tutti: alla Germania rincari più morbidi


Ancora una volta i governi europei hanno preso tempo prima di decidere su un tetto ai prezzi del gas. Aspettano proposte della Commissione a fine mese.

Ma quel che Bruxelles non potrà dire è se in questa crisi tutti i Paesi sono sotto pressione in modo uguale o alcuni lo sono di meno.

Non è possibile comunicarlo perché alcuni clienti di Gazprom, il monopolio russo del metano, invocano la confidenzialità per impedire a Eurostat di pubblicare dati riguardo a quanto comprano, da chi e per quanto.

La forbice tra i prezzi

Fra i vari governi che vincolano l’agenzia statistica europea alla riservatezza c’è quello della Germania, prima cliente di Gazprom. 

Eppure le autorità tedesche non nascondano i dati, semplicemente li forniscono solo attraverso la loro agenzia statistica Destatis.

Per confrontarli con quelli del resto d’Europa, pubblicati da Eurostat, bisogna dunque affiancare le due banche dati. Ne vengono fuori due sorprese.

La prima è che in questi mesi di emergenza sui prezzi la Germania sta pagando il gas russo molto meno rispetto al resto d’Europa.

Per esempio, in giugno scorso le forniture tedesche da parte di Gazprom avevano un costo unitario pari ad appena poco più di un terzo di quello che sostengono per lo stesso prodotto sia il resto dell’Unione Europea, in media, che l’Italia.

La seconda sorpresa è nella dinamica della divergenza: la forbice fra i prezzi praticati dai russi alla Germania e agli altri Paesi si apre da quando partono gli aumenti delle quotazioni di mercato, poi cresce sempre di più all’impennarsi di queste ultime.

In sostanza gli accordi di lungo termine di fornitura di Gazprom alla Germania sembrano diversi, più stabili.

È noto che questi contratti sono riservati, in tutti i Paesi. Ma con l’aumentare delle quotazioni di mercato sulla Title Transfer Facility (Ttf), la piattaforma finanziaria di Amsterdam, i prezzi del gas russo aumentano molto di più per tutti gli altri Paesi e molto meno per i clienti tedeschi.

Nel gennaio 2021 il costo unitario di Gazprom per la Germania era più vantaggioso rispetto alla media europea di un po’ più del 10%, per esempio; ma all’inizio di quest’estate era già la metà o anche meno rispetto a quello praticato da Gazprom all’Ungheria o alla Lettonia (meno di 40 euro a megawattora contro oltre 80 euro, secondo la Commissione Ue).

L’industria

Il confronto fra le banche dati non lascia dubbi: in questa fase la Germania ha oggettivamente molti meno motivi di concordare a Bruxelles un tetto al prezzo del gas russo, perché non ha con Gazprom gli stessi problemi di prezzo degli altri Paesi.

L’ancoraggio di stabilità dei suoi contratti è più saldo, probabilmente perché le oscillazioni del Ttf di Amsterdam incidono meno sulla determinazione del prezzo russo per i tedeschi e molto di più per gli altri europei; inclusi i clienti industriali, che dunque oggi non competono in condizioni di parità in Europa.

Ancora qualche esempio: da metà dicembre del 2021 Vladimir Putin inizia a razionare le forniture gas per far salire lo stress economico in vista della guerra e le quotazioni del Ttf chiudono l’anno quadruplicate rispetto gennaio precedente, a 70 euro a megawattora. 

Quadruplica così anche ma l’aumento per la Germania è di appena la metà.

A giugno scorso poi ultimi dati la Germania compra da Gazprom volumi più che doppi rispetto all’Italia, eppure l’Italia paga in totale quasi un quinto in più (758 contro 647 milioni).

I dati all’export del Servizio delle dogane russo confermano in pieno questi squilibri.

Si può pensare che gli acquirenti tedeschi siano stati più abili nel negoziare i contratti con Mosca ma, per esempio, non lo sono stati con la Norvegia: la Germania compra dal produttore nordico a prezzi unitari più che doppi rispetto a quelli che ha da Gazprom, non diversi dal resto d’Europa.

Più probabile che i contratti tedeschi godano di un trattamento speciale da Mosca nel contesto degli accordi sui gasdotti Nord Stream 1 e 2 e della vendita a Gazprom nel 2015 del maggiore centro di stoccaggio di Germania (a Rehden).

Ma ora questo sistema è in pezzi. Con esso lo è il vantaggio strutturale sui costi del gas del modello industriale tedesco. Con questa trasformazione, in Europa non abbiamo neanche iniziato a fare i conti.

Meno corrente coi “contatori intelligenti”: così l’Ue stacca i consumi alle case


Potremmo vivere un inverno con luce soffusa nelle case ma non per nostra scelta: è il piano ipotizzato da Bruxelles per far fronte al caro energia.

Il problema, però, è che non avremo scelta se il piano verrà approvato con i contatori che diminuiranno automaticamente la potenza dell’energia elettrica negli orari in cui si registreranno i maggiori consumi.

5% di luce in meno

In pratica, l’Ue punta a ridurre i consumi elettrici ma non in maniera facoltativa come avviene già con il consiglio di abbassare di un grado la temperatura dei termosifoni.

Stando alla bozza del regolamento già preparata dai ministri dell’Energia vista dal MessaggeroLa riduzione avverrebbe da “remoto”.

Dovesse passare questa linea, si ridurrebbe del 5% la luminosità delle case con un risparmio in bolletta. Ma come funziona questo meccanismo in pratica? Tutto partirebbe dai contatori in grado di generare una potenza inferiore.

I “contatori intelligenti”

Il meccanismo di diminuzione automatica della corrente elettrica avviene tramite gli “smart metering”, ossia i contatori cosiddetti “intelligenti” che molte aziende di energia elettrica hanno già sistemato in numerosi condomini e case.

A quel punto, Enel, Acea e altre compagnie possono aumentare o diminuire la potenza dell’energia elettrica erogata nelle ore di maggiori consumi, in pratica per gran parte del giorno visto che la fascia F1 comprende gli orari tra le 8 del mattino e le 19 di sera.

Il calo di energia avverrebbe soltanto nei momenti “critici” legati al maggior utilizzo degli elettrodomestici, tv, ecc., ipoteticamente nelle ore pomeridiane.

Ciò che diventerà critico, piuttosto, riguarderà soprattutto l’uso degli elettrodomestici che non potranno essere messi contemporaneamente in funzione a causa del calo di potenza che potrebbe scendere sotto i 2,7 kilovattora invece dei 3,3 attualmente disponibili.

I rischi

Il rovescio della medaglia, però, è cercare di mettere in sicurezza quelle persone che hanno costante bisogno di meccanismi salva-vita che sfruttano proprio l’elettricità anche se gli operatori conoscono già dove sono situate queste apparecchiature per consentire loro un funzionamento idoneo in qualsiasi condizione.

Dall’Ue pensano che in questo modo si potrebbero risparmiare un bel po’ di soldi che farebbero comodo per compensare altri consumi (vedi gas) che non si possono diminuire più di tanto.

Le polemiche, però, iniziano a fioccare.

“Sarebbe questo il piano?”

“Mentre noi chiediamo all’Europa soluzioni concrete ed efficaci per sostenere aziende, lavoratori e famiglie che affrontano la crisi energetica, da Bruxelles propongono di chiudere automaticamente i contatori delle nostre case”, afferma Alessandro Panza, europarlamentare della Lega.

“Insomma, quando lo decide l’Europa, l’elettricità si abbassa e gli elettrodomestici smettono di funzionare. Sarebbe questo il tanto atteso piano Ue per rispondere all’emergenza?

” Secondo il parlamentare, prima di chiedere sacrifici ai cittadini, dovrebbero essere le istituzioni Ue a tagliare i loro sprechi, “a cominciare dalla chiusura della inutile sede di Strasburgo del Parlamento Europeo, operativa solo quattro giorni al mese”, conclude.

E’ morta la Regina Elisabetta II


LONDRA E’ morta all’età di 96 anni la Regina Elisabetta II d’Inghilterra.

Questo l’annuncio sul sito della Royal Family: “La Regina è morta in pace a Balmoral, questo pomeriggio. Il re e la regina consorte rimarranno a Balmoral questa sera e ritorneranno a Londra domani”.
Bandiere a mezz’asta e listate a lutto.

Minuto di silenzio alla Bbc che ha confermato la notizia, con in sottofondo “God save the Queen”. L’emittente ha annunciato una programmazione straordinaria a seguito della notizia della morte della regina.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, esprime profondo cordoglio per la scomparsa della regina Elisabetta II.
“La Regina Elisabetta è stata protagonista assoluta della storia mondiale degli ultimi settant’anni.

Ha rappresentato il Regno Unito e il Commonwealth con equilibrio, saggezza, rispetto delle istituzioni e della democrazia afferma Draghi.

E’ stata il simbolo più amato del suo Paese e ha raccolto rispetto, affetto, simpatia ovunque nel mondo. Ha garantito stabilità nei momenti di crisi e ha saputo tener vivo il valore della tradizione in una società in costante e profonda evoluzione.

Il suo spirito di servizio, la sua dedizione al Regno Unito e al Commonwealth, la profonda dignità con cui ha ricoperto la sua carica per un periodo così lungo sono state una fonte incessante di ammirazione per generazioni.

Alla Famiglia Reale, ai Governi e a tutti i cittadini del Regno Unito e dei Paesi del Commonwealth, le più sentite condoglianze”.

INNO INGLESE

In ufficio ci scalderemo con la fotocopiatrice. A casa? Dimenticate fornelli e lavatrice


In ufficio? Ci scalderemo con la fotocopiatriceIn casa? Abbracciate il partner o il vostro cane. Ecco i consigli semi-seri su come tagliare la bolletta che arrivano da Gaetano Gennai. 

Ci aspettano mesi molto difficili, lo sappiamo. I vademecum su come ridurre i consumi si moltiplicano. Meglio provare a riderci (molto amaramente) su.

“Intanto premette Gennai, secondo me il riscaldamento non sarà un problema, perché tanto il freddo non viene. Sentite che caldo fa ora! A Natale avremo 29 gradi…. Ad ogni modo, qualora dovesse venire il vero inverno, bisogna tornare alle vecchie maniere.

Un bel modo per riscaldarsi è abbracciare il proprio partner. I single? Si tengano ben stretto il cane. Ma non un chihuahua! Ci vuole un bel maremmano. Così, lui è contento per le coccole ed il padrone risparmia sulla bolletta. Per chi è da solo, consiglio il presepe vivente: bue e asinello nelle stanze più utilizzate”.

Occhio poi ai fornelli. “Bisogna starne lontani il più possibile. Abituiamoci agli alimenti che non comportano grandi tempi di cottura.

In questo senso, i genovesi sono maestri perché il pesto è l’unico condimento per il quale non servono i fornelli”.

E siccome “arriverà anche la carestia”, iniziamo subito con il “ridurre le porzioni” prediligendo “il crudo”.

Luce in casa? “Macché. Torniamo alle candele. Così si recupera anche quel senso mistico che male non può farci”.

“Riscopriamo poi la bellezza della borsa dell’acqua calda ed utilizziamo il ferro da stiro solo come fermacarte aggiunge.

Bisogna istituire il premio ‘Lo stropiccione’, perché più uno è stropicciato più è green.

Il bucato? Se c’è una macchia, limitiamoci a togliere quella. Anche la lavatrice va dimenticata”.

Non parliamo del phon. “Guai avverte. Optiamo tutti per i capelli corti, da asciugare andando in bici al lavoro. Mica vorrete prendere la macchina, vero?”

Caro-energia, Assopetroli: “Riscaldamenti spenti un mese in più”


Contro il caro-energia, il segretario generale di Assopetroli Assoenergia, Sebastiano Gallitelli, ha chiesto al ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, di prevedere misure di risparmio più efficaci.

Ad esempio, è la proposta, riscaldamenti spenti per 30 giorni in più “mediante l’accensione ritardata degli impianti di 15 giorni e lo spegnimento anticipato di ugual periodo”.

Ciò consentirebbe “una riduzione del 10% dei consumi annui delle famiglie”.

Bollette insostenibili, anche i supermercati iniziano a chiudere


Pizzerie che aggiungono il costo dell’energia sul conto, aziende che dichiarano fallimento e ora anche i supermercati chiudono a causa dei costi in bolletta sempre più alti.

Pizzerie che aggiungono il costo dell’energia sul conto, aziende che dichiarano fallimento perché non riescono più a sostenere i costi, e ora anche i supermercati iniziano a chiudere a causa del caro bollette. Dalla piccola alla media e grande distribuzione, la situazione sta diventando difficilmente gestibile per molti imprenditori, oltre che per le famiglie (di quanto aumenterà la spesa questo autunno? Qui abbiamo provato a fare i conti).

Un intero sistema, di fatto, rischia la paralisi.

Caro bollette, in Campania la grande distribuzione si ferma: supermercati a rischio chiusura

Non stiamo parlando di una piccola realtà commerciale che non riesce a far quadrare i conti a fine mese, ma di una vera e propria catena di supermercati (3 dal marchio Md e 2 Todis) che in Campania vanno incontro alla chiusura.

Dei motivi che stanno portando i punti vendita ad abbassare le saracinesche ne ha parlato in un’intervista rilasciata a Il Mattino Ferdinando Fabiano, amministratore unico di due aziende, la Mefa srl e la Metodi srl, che gestiscono i 5 supermarket.

“l vicolo cieco imprenditoriale in cui mi ritrovo. Le mie aziende, con questi rincari in bolletta, presentano un bilancio sempre in negativo. L’incubo maggiore è interrompere le attività senza poter pagare i dipendenti.

Sono stati proprio loro, nei mesi più duri della pandemia, a rischiare in prima persona per garantire il diritto alla spesa per i cittadini. Non entro nel merito dei motivi che hanno portato agli aumenti ma sottolineo la gravità del problema, l’inconsistenza dei sostegni messi in campo dalla politica”, ha dichiarato con rammarico l’imprenditore.

Senza interventi mirati, ha poi spiegato lo stesso, difficilmente vede un’alternativa diversa dalla chiusura definitiva dei supermarket dislocati tra tra Soccavo, Volla, Cercola e Casoria.

Le bollette sono diventate insostenibili. Non si riesce ad andare avanti: per i miei 5 supermercati fatturiamo circa 1 milione al mese, con un utile di 170mila euro. Cifra con cui devo pagare stipendi per circa 90mila euro a 70 famiglie, più le spese.

Nel mese di luglio ho pagato 76mila euro di energia: non posso più sostenere questi costi”.

E il problema, purtroppo, è più grave di quanto si possa immaginare, perché non si ferma solo la grande distribuzione (con tutte le conseguenze e le complicazioni che questa decisione avrà sul servizio e sui prezzi), ma si rischia di attivare un meccanismo a catena che comporterà non solo la perdita di posti di lavoro ma anche una frenata economica, che si riverserà inevitabilmente su un territorio già fortemente provato dall’alto tasso di disoccupazione.

Cosa succede se non abbassi il termosifone a 19 gradi quest’inverno: ecco come saranno i controlli


Il piano del ministro Cingolani è chiaro: giù i termosifoni di un grado, ovunque, per risparmiare gas. Anche nelle abitazioni private. In autunno e inverno scatteranno i controlli da parte della Polizia locale.

Il governo sembra aver tracciato la strada per affrontare l’autunno e l’inverno.

L’obiettivo è risparmiare il gas per affrontare le stagioni più fredde dell’anno senza andare in emergenza: perciò il ministro Cingolani ha preparato un piano, che la prossima settimana dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri sotto forma di decreto e dovrebbe essere approvato dal governo Draghi.

Da ottobre i termosifoni dovranno essere abbassati di un grado in tutti gli edifici pubblici, ma anche nelle abitazioni private. Si passa da 20 gradi a 19, obbligatoriamente.

Il tutto mentre si continuano a riempire gli stoccaggi poco alla volta, con l’obiettivo di arrivare al 90% entro l’autunno e affrontare così più serenamente il resto dell’anno.

La domanda, però, è: cosa rischia chi non abbassa il termosifone? E soprattutto chi fa i controlli?

Il piano non è ancora definitivo, ma bisogna fare subito una distinzione: negli edifici pubblici dagli uffici alle scuole il termostato sarà obbligatoriamente regolato a 19 gradi.

Ma attenzione: tutto ciò varrà anche per gli uffici privati, che saranno controllati così come quelli statali. E dato che la regola varrà anche per le abitazioni private, i controlli arriveranno anche nelle case.

La Polizia locale non potrà bussare certo casa per casa per controllare il termostato dei singoli appartamenti, perciò ci si concentrerà molto probabilmente sulle abitazioni con il riscaldamento centralizzato.

Spetterà agli amministratori di condominio monitorare la temperatura. In ogni caso i controlli saranno a campione, nelle abitazioni private così come negli altri tipi di edifici.

Per quanto riguarda le case con il riscaldamento autonomo, invece, i controlli diventano effettivamente una chimera. Non che negli altri casi siano realistici, ma la verifica porta a porta è chiaramente irrealizzabile.

Perciò il governo punta contestualmente anche su una forte persuasione a seguire le regole. Sono pronti spot e campagne di sensibilizzazione sul risparmio energetico.

Per quanto riguarda le multe e sanzioni, invece, al momento tutto tace. Il governo sta ancora riflettendo sulla stesura del decreto, ma è evidente che in qualche modo sarà prevista una sanzione per chi non rispetta la regola.

Gas, da ottobre termosifoni in casa -1 grado e un’ora in meno


Da ottobre i termosifoni saranno abbassati di un grado da 20 a 19 e tenuti accesi un’ora in meno al dì.

E questo non varrà solo nelle case per i riscaldamenti centralizzati ma anche negli edifici pubblici.

A confermarlo, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, nel corso dell’informativa sul piano di risparmio del gas che ha tenuto durante il Cdm a Palazzo Chigi. 

La stretta sui riscaldamenti dovrebbe arrivare con un decreto ministeriale che lo stesso Cingolani firmerà nei prossimi giorni.

Nel corso dell’informativa, rivelano le stesse fonti, il ministro non avrebbe fatto accenno a eventuali ricorsi allo smart working nel servizio pubblico né tantomeno a interventi sull’illuminazione delle vetrine dei negozi.  

Nel Consiglio dei ministri di oggi c’è stato poi l’annuncio che il nuovo decreto a sostegno di famiglie e imprese per frenare le bollette e la corsa dei prezzi arriverà la settimana prossima.

In Cdm si è parlato di un provvedimento “importante” e di sostegno anche alle imprese.