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Variante Delta – boom di casi in Gb salgono i ricoveri: a rischio le riaperture del 21 giugno


Nuova impennata di casi di Covid nel Regno Unito, alimentato dalla variante Delta (ex indiana) fino a 7.540, picco giornaliero degli ultimi 4 mesi. 

A preoccupare le autorità sanitarie è soprattutto l’aumento dei ricoveri in ospedale, salito al di sopra delle 1.000 unità per la prima volta da metà maggio. Le persone attualmente ricoverate a causa del Covid sono 1.024, con un aumento di 69 ricoveri rispetto a ieri.


Boris Johnson, dubbi sulle riaperture

Boris Johnson ha avvertito che la corsa ai vaccini, accelerata ulteriormente dal governo, potrebbe non essere sufficiente per procedere con le riaperture in programma il 21 giugno. 

Parlando in Cornovaglia in vista del vertice del G7, il Primo Ministro ha affermato che il governo riesaminerà i dati lunedì, con una settimana di anticipo rispetto alla prima data per la prossima fase della roadmap di aperture.

L’aumento dei casi

Boris Johnson ha aggiunto: «Penso che ciò che tutti possono vedere davvero chiaramente è che i casi stanno aumentando, in alcuni luoghi stanno aumentando i ricoveri e penso che ciò che dobbiamo valutare è la misura in cui il lancio del vaccino, che è stato fenomenale, ha costruito una protezione sufficiente nella popolazione per consentirci di passare alla fase successiva».

«Questo è quello che esamineremo – ha sottolineato – e ci sono argomenti che vengono fatti in un modo o nell’altro, ma saremo guidati dai dati, li esamineremo e li invieremo lunedì»

Variante indiana – la Gran Bretagna accelera sulle seconde dosi


Mentre in Italia si distanziano LE DOSI di vaccino, la Gran Bretagna, che da sempre ha utilizzato per i vaccini l’intervallo temporale maggiore, ha deciso un’inversione di rotta a causa di alcuni focolai di variante indiana (B.1.617.2) che preoccupano il Paese.

Accelerare la vaccinazione completa

È stato lo stesso primo ministro, Boris Johnson, venerdì, ad annunciare che i protocolli di vaccinazione sarebbero stati modificati per fornire rapidamente le seconde dosi alle persone sopra i 50 anni e ha confermato che la presenza della variante indiana potrebbe «forzare un cambio di rotta» che per ora riguarda le politiche vaccinali e non le programmate riaperture, che proseguono come deciso.

Il segretario alla salute, Matt Hancock, ha avvertito che il Regno Unito deve essere cauto per evitare un’esplosione della variante indiana e ha anche detto che il governo prenderà una decisione il 14 giugno sull’opportunità di procedere con l’allentamento totale delle misure previsto per il 21 giugno.

Il professor Adam Finn, del Joint Committee on Vaccination and Immunization (comitato consultivo di esperti indipendenti che fornisce consulenza ai dipartimenti sanitari del Regno Unito) ha supposto che la decisione di potrebbe essere revocata in futuro e ha ribadito che, siccome il vaccino sembra essere efficace contro la variante indiana, «le persone dovrebbero sentirsi ragionevolmente sicure che, se sono completamente vaccinate, il loro rischio di malattie gravi si riduce molto contro questa versione del virus».

I numeri

Il Regno Unito ha vaccinato con almeno una dose il 53,76% della popolazione e «solo» il 28,28% con due dosi, privilegiando dall’inizio la maggiore copertura possibile a livello di numero di persone raggiunte e facendo affidamento sul fatto che già dopo la prima dose i vaccini offrono una buona protezione.

Con l’arrivo della variante indiana, che sembra anche più trasmissibile dell’inglese, la preoccupazione è che questa possa dilagare tra i giovani: solo il 13% dei minori di 40 anni (compresi i bambini) è stato vaccinato.

I focolai in aumento

Il numero di casi di B.1.617 è salito a 1.313 questa settimana in Gran Bretagna dai 520 della scorsa settimana, secondo le statistiche ufficiali. La maggior parte si trovano nell’Inghilterra nordoccidentale.

L’attenzione si è concentrata su Bolton, una città di quasi 200 mila abitanti che ha uno dei più alti tassi di infezione del Paese. Il nuovo rapporto del SAGE (Scientific Advisory Group for Emergencies), un ente pubblico non dipartimentale del governo britannico che fornisce consulenza sull’epidemia, uscito giovedì recita: «Ci sono aree locali… dove numero di nuovi contagi è in aumento. Alcune aree… hanno avuto una continua crescita rapida nelle varianti, e di particolare preoccupazione è la variante B.1.617.2. La trasmissione di questa variante è attualmente più veloce di quella della variante B.1.1.7 (inglese, ndr) più diffusa nel Regno Unito. Ciò si basa sulla crescita osservata nei casi sequenziati».

Il rapporto prosegue: «È una possibilità realistica che sia fino al 50% più trasmissibile e che questa scala di crescita di B.1.617.2 possa portare a un aumento molto grande della trasmissione», cosa che porterebbe a «una ripresa “sostanziale” dei ricoveri».

I timori

Il Regno Unito, che grazie alla sua politica di massiccio sequenziamento dei genomi del SARS-CoV-2 riesce a mappare la crescita di varianti sul suo territorio e ad adeguare le misure, rimane ottimista ma si prepara ad agire: «Ci sono ancora troppo pochi adulti vaccinati per prevenire una significativa rinascita che alla fine potrebbe esercitare una pressione insostenibile sul servizio sanitario» temono i funzionari.

Per questo «nelle aree in cui il numero di infezioni sta aumentando rapidamente ci si può aspettare un aumento ancora più rapido se le misure saranno allentate» e concludono dichiarando di aver informato il Primo Ministro di questo.

BioNTech: fiduciosi sul nostro vaccino contro la variante indiana


 

Il co-fondatore di BioNTech, Ugur Sahin, si è detto “fiducioso” sull’efficacia del proprio vaccino svuluppato con Pfizer anche contro la variante indiana di Covid-19.

“Stiamo ancora testando la variante indiana ma ha delle mutazioni che abbiamo già testato e contro cui il nostro vaccino funziona, quindi sono fiducioso”.

La variante B.1.617, più comunemente conosciuta come indiana, è stata rilevata in “almeno 17 paesi”, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Belgio, Svizzera e Italia, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità.

Il vaccino Pfizer-BioNTech è stato già testato su oltre 30 varianti ottenendo ogni volta almeno una “risposta immunitaria sufficiente”, ha aggiunto Sahin.

Oltre 2,5 milioni di dosi in arrivo in Italia, oggi quasi raggiunto target delle 500mila inoculazioni


L’azienda farmaceutica BioNTech ha annunciato che da giugno il suo vaccino anti-Covid, prodotto in collaborazione con Pfizer, sarà disponibile per la fascia d’età 12-15 anni. Intanto nel mondo si contano quasi 150 milioni i casi di coronavirus (149.242.187): una persona su 50 ha avuto il Covid-19.

Le vittime sono 3.147.016 dall’inizio della pandemia. Oltre 2,5 milioni di dosi in arrivo oggi in Italia. 

Oms: “Crisi in India impone cautela nelle riaperture”.

L’Ue presenta il ‘passaporto’ vaccinale, in vigore da giugno


La sicurezza e l’autenticità del certificato sarà garantita da un Qr Code che potrà essere usato per verificare la presenza dei dati sui database. 

“Si tratta di un approccio a livello Ue per il rilascio, la verifica e l’accettazione di certificati per facilitare la libera circolazione all’interno dell’Ue, basato su un rigoroso rispetto della non discriminazione e dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione”, spiegano dalla Commissione.

Nuovo Dpcm: ecco cosa si può fare e cosa è vietato. Anche a Pasqua


Il nuovo Dpcm, il primo firmato dal neo Presidente del Consiglio Mario Draghi entrerà in vigore sabato 6 marzo e resterà valido fino al 6 aprile, Pasqua compresa.

Ecco cosa si può e non si può fare a seconda dei colori delle regioni o dei singoli territori.

Spostamenti nazionali

In tutta Italia è vietato spostarsi tra regioni, anche se si trovano in fascia bianca o gialla. Si può uscire dalla propria regione soltanto per motivi di lavoro, salute e urgenza, possibilmente portando con sé il modulo di autocertificazione. In zona arancione è vietato anche uscire dal proprio comune di residenza e rossa.

Spostamenti internazionali

Si amplia il novero dei Paesi interessati della sperimentazione dei voli cosiddetti “Covid tested”. A chi è stato in Brasile nei 14 giorni precedenti è consentito l’ingresso in Italia anche per raggiungere domicilio, abitazione o residenza dei figli 

Seconde case

Si può andare nelle seconde case, ma soltanto se si trovano in una regione gialla o arancione e soltanto se per farlo non si deve uscire da una regione arancione scuro o rossa. Chi vive in zona arancione scuro non può uscire dal Comune di residenza anche per andare in una seconda casa. Vietato, in ogni caso, invitare amici o parenti che non facciano parte del proprio nucleo familiare. In caso di case condivise o in multiproprietà potrà andare solo una famiglia alla volta. Bisogna inoltre dimostrare di essere proprietari o affittuari da una data antecedente il 14 gennaio 2021.

Coprifuoco

Nelle aree gialle, arancioni e rosse resta il “coprifuoco” alle ore 22 e fino alle 5 del mattino. In zona bianca le ordinanze regionali possono invece rinviare l’orario del ritorno a casa. La Sardegna – prima regione a conquistare il colore bianco – ha fissato il divieto di uscire dalle 23,30 alle 5.

Scuole

Dal 6 marzo nelle zone rosse vengono sospese le attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia ed elementari. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.

Nelle zone arancioni e gialle, i presidenti delle Regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica: nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti; nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni; nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.

Visite ad amici e parenti

Chi vive in zona rossa non può andare a trovare a casa amici e parenti nemmeno una sola volta al giorno, neanche a Pasqua, come avveniva invece a Natale. 

Bar e ristoranti

In zona gialla bar e ristoranti possono restare aperti fino alle 18. Da quell’orario in poi è consentito l’asporto, fino al coprifuoco delle 22, e la consegna a domicilio, senza limiti di orario. In tutte le zone è stato eliminato il divieto di asporto dopo le ore 18 solo per gli esercizi di commercio al dettaglio di bevande, comprese le enoteche (ma senza degustazione): da questi si potranno acquistare bevande alcoliche e analcoliche ‘da asporto’, senza consumo sul posto, fino alle 22. Dopo le 18 per bar e simili (esercizi senza cucina) resta sempre il divieto dell’asporto dopo le 18.

Negozi

In zona gialla e arancione le attività commerciali sono aperte con orari spesso scaglionati e ingressi contingentati. Nelle zone rosse invece i negozi sono chiusi, tranne quelli dei beni di prima necessità.

Centri commerciali

Nei weekend e nei giorni festivi e prefestivi i negozi all’interno dei centri commerciali devono restare chiusi ad eccezione di farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi, edicole e librerie. In zona rossa queste restrizioni sono ancor più stringenti perché possono restare aperti solo gli alimentari, le farmacie e i negozi di prodotti agricoli e florovivaistici.

Mercati

Valgono le stesse regole dei centri commerciali.

Servizi alla persona

Nelle zone rosse, saranno chiusi i servizi alla persona come parrucchieri, barbieri e centri estetici.

Palestre, piscine e impianti sciistici

Palestre, piscine e impianti sciistici rimarranno chiusi in tutta Italia.

Cinema, musei e teatri

Nelle zone gialle si conferma la possibilità per i musei di aprire nei giorni infrasettimanali, garantendo un afflusso controllato. Dal 27 marzo, sempre nelle zone gialle, è prevista l’apertura anche il sabato e nei giorni festivi.

Dal 27 marzo, nelle zone gialle si prevede la possibilità di riaprire teatri e cinema, con posti a sedere preassegnati, nel rispetto delle norme di distanziamento. La capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala.

Feste, fiere e discoteche

Ancora vietate tutte le forme di assembramento, anche in zona bianca. Quindi le feste restano vietate. Le discoteche devono restare chiuse, come i centri fieristici e congressuali.

Tavolo di confronto con le Regioni

È istituito un tavolo di confronto presso il ministero della salute, con componenti in rappresentanza dell’Istituto superiore di sanità, delle Regioni e delle Province autonome, del ministro per gli Affari regionali e le autonomie e del Comitato tecnico-scientifico, con il compito di procedere all’eventuale revisione o aggiornamento dei parametri per la valutazione del rischio epidemiologico, in considerazione anche delle nuove varianti.

Zone bianche

Nelle zone bianche, per ora solo la Sardegan, si prevede la cessazione delle misure restrittive previste per la zona gialla, pur continuando ad applicarsi le misure anti-contagio generali (come, per esempio, l’obbligo di indossare la mascherina e quello di mantenere le distanze interpersonali) e i protocolli di settore. Restano sospesi gli eventi che comportano assembramenti (fiere, congressi, discoteche e pubblico negli stadi). Si istituisce un “tavolo permanente” presso il Ministero della salute, con i rappresentanti delle regioni interessate, del Comitato tecnico-scientifico e dell’Istituto superiore di sanità, per monitorare gli effetti dell’allentamento delle misure e verificare la necessità di adottarne eventualmente ulteriori.

L’Austria si ribella sui vaccini. “Non faremo più affidamento sull’Ue”


 

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del suo viaggio in Israele, annuncia un cambio di rotta per quanto riguarda i vaccini anti-Covid.

Austria, Danimarca e gli altri ‘first mover’ “in futuro non faranno più affidamento sull’Ue e, insieme a Israele, nei prossimi anni produrranno dosi di vaccino di seconda generazione per ulteriori mutazioni del coronavirus e lavoreranno insieme alla ricerca di opzioni di trattamento”, afferma Kurz in una dichiarazione diffusa dall’Apa.

Secondo il cancelliere, atteso giovedì in Israele, “il fabbisogno della sola Austria è stimato a circa 30 milioni di dosi di vaccino”.

In vista del viaggio in Israele, Kurz incontrerà oggi i rappresentanti delle principali società farmaceutiche austriache.

Nella dichiarazione il cancelliere afferma che l’approccio tramite l’Ue ”è stato fondamentalmente corretto, ma l’Ema (Agenzia europea per i medicinali) è troppo lenta con le approvazioni dei vaccini e ci sono rallentamenti nelle consegne da parte delle aziende farmaceutiche”.

“Dobbiamo quindi prosegue Kurz prepararci a ulteriori mutazioni e non fare più solo affidamento sull’Ue per produrre vaccini di seconda generazione”.

Secondo gli esperti, nei prossimi anni, due terzi della popolazione, ovvero oltre sei milioni di austriaci, dovranno essere vaccinati ogni anno, precisa il cancelliere.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto ieri, secondo Reuters, che con Kurz e il primo ministro danese Mette Frederiksen parlerà di “una collaborazione sulla produzione di vaccini”.

Una posizione, quella austriaca, apprezzata in Italia da Matteo Salvini: “La salute degli italiani dovrebbe venire prima di qualsiasi ragionamento. Se ci possono aiutare israeliani, americani o russi, facciamoci aiutare da israeliani o americani o russi. Se ci possono aiutare gli amici di San Marino, io dico: perché no? Facciamo come gli altri Paesi, non aspettiamo per forza la Ue ma organizziamoci anche per conto nostro sui vaccini”. 

Covid 19 – Bologna a rischio zona rossa: situazione critica anche in Romagna


Al 27 febbraio Bologna è in zona arancione scuro. Ma presto potrebbe diventare zona rossa.

La curva epidemica si è impennata in tutta l’Emilia-Romagna e da domani, martedì 2 marzo, passeranno in arancione scuro le province di RiminiRavenna e del cesenate.

E lo saranno per due settimane. A preoccupare, in particolare, i casi nella settimana 22-28 febbraio: in cui l’incidenza è stata di 346 contagi su 100mila abitanti.

Sindaco Bologna: «Siamo da zona rossa»

Il primo a lanciare l’allarme è stato il sindaco di Bologna. «Abbiamo 850 ricoveri dice il sindaco di Bologna Virginio Merola se arriviamo a mille si compromette il sistema sanitario».

Anche l’Ausl bolognese lancia l’sos: «Oggi l’Rt è di 1,34. La situazione è complessa».

Picchi che non si vedevano da metà novembre

Per quanto riguarda i contagi giornalieri regionali anche oggi si sfiorano i 2.600: picchi che non si vedevano da metà novembre e inizi di gennaio.

L’età media cala ancora: ora è a 41 anni. Ventitré le vittime e ricoveri in salita. Il dato a cui si guarda con maggiore apprensione è quello dell’incidenza: nella settimana 22-28 febbraio è di 346 contagi su 100mila abitanti.

Un numero così alto è stato toccato solo a novembre: allora era il picco della cosiddetta «seconda ondata», ora la tendenza è vertiginosamente in crescita.

Rimini la peggiore

Quanto alle singole province, il dato settimanale (22-28 febbraio) più alto è quello di Rimini con un’incidenza di 466 casi.

Segue l’area metropolitana di Bologna con un’incidenza di 434. Il distretto di Bologna da solo ha un’incidenza di 421 e quello imolese di ben 513.

Seguono la provincia di Modena (388), Forlì-Cesena (385, con distretto di Forlì a 295, Cesena a 464), Ravenna (367), Reggio (301), Ferrara (228), Parma (204), Piacenza (155).

Covid-19, passano in arancione Campania, Emilia Romagna e Molise


Aumentano i contagi da Covid-19: 15.479 i nuovi casi nelle ultime 24 ore, 348 i morti. Lieve aumento delle terapie intensive, +14, ma in calo i ricoveri (-132).

Oltre 297mila i tamponi effettuati, il tasso di positività risale al 5,2% (+0,4%). La regione con l’incremento maggiore è la Lombardia con 3.724 nuovi contagi, seguita da Emilia Romagna, Campania e Piemonte.

In base ai dati e alle indicazioni della cabina di Regia, il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà l’ordinanza in vigore a partire da domenica 21 febbraio per cui tre Regioni passano dalla zona gialla all’arancione: sono Campania, Emilia-Romagna e Molise.

Covid 19 “rara la nuova variante individuata a Napoli, contagio isolato”


Quella scoperta a Napoli è “una variante abbastanza rara, poco conosciuta, ha alcune mutazioni che sono simili alla variante inglese, più altre che sono state anche descritte nella variante sudafricana, e altre varianti.

Da quello che ci dicono i colleghi dell’Università Federico II, tutti i contatti di questo soggetto erano negativi e sono rimasti negativi nel tempo. Dunque, siamo di fatto abbastanza confidenti che il contagio sia stato isolato e non c’è stata diffusione nella variante”.

Lo afferma Nicola Normanno, dell’Istituto Pascale, alla guida dell’equipe che ha scoperto una variante di Covid 19 a Napoli.

“Stiamo svolgendo un progetto di ricerca insieme all’università Federico II di Napoli e al professor Giuseppe Portella spiega Normanno per un protocollo di sequenziamento del genoma del virus in modo da essere pronti a individuare nuove varianti.

I campioni sono stati selezionati insieme al professor Portella, lui ha indicato questo campione che proveniva da un soggetto di ritorno da un viaggio all’estero ed era risultato positivo.

Sequenziando questo campione, ci siamo imbattuti in una sequenza che non era stata ancora trovata in Italia e lo abbiamo subito comunicato alle autorità sanitarie”.

Nella ricerca effettuata dall’equipe del Pascale “questa è la prima variante che abbiamo trovato, oltre ad altre che erano però tutte riconducibili alla diffusione del virus finora in Italia e in Europa.

Questa è la prima un po’ peculiare e diversa. Noi abbiamo messo a disposizione il nostro know-how, le nostre capacità di sequenziamento alle autorità sanitarie, ora continueremo a sequenziare per monitorare l’evoluzione del virus all’interno della nostra regione, come da accordi con il governo della Regione Campania, che ha finanziato questa attività.

Poi chiaramente ci saranno altri studi che dovranno esser fatti da immunologi e da virologi per poter comprendere le implicazioni di questa specifica variante ma questo prenderà tempo”, ha concluso Normanno.

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Covid-19, dalla California al Regno Unito: caccia alle varianti del virus


Le autorità sanitarie di tutto il mondo hanno gli occhi puntati sulle tre varianti del Covid-19 che preoccupano maggiormente: sono chiamate convenzionalmente «inglese», «sudafricana» e «brasiliana», dal luogo in cui sono state individuate per la prima volta.

Non sono le uniche: lo sforzo di sequenziamento genetico del virus SARS-CoV-2 viene implementato in queste settimane in molti Stati e nuove mutazioni sono già oggetto di particolare attenzione, come in Francia e California.

Tra le migliaia di mutazioni del coronavirus poco significative, si cercano quelle che possono dare al patogeno un qualche vantaggio nella diffusione, solitamente collocato nella posizione della proteina spike, che permette di legarsi alle cellule umane.

Mentre la corsa al vaccino si fa sempre più impellente, da più parti arriva l’appello a non allentare le misure restrittive o di distanziamento, perché globalmente la pandemia non accenna ad arrestarsi e perché, anzi, le nuove varianti sembrano essere in grado di contagiare un maggior numero di persone rispetto alle precedenti versioni del virus.

Così da un lato si cerca di contrastare l’aumento notevole dei casi rilevato nei Paesi dove le varianti sembrano prevalere, dall’altro occorre monitorare la diffusione dei nuovi ceppi. In caso di focolai «senza controllo» o impennata notevole dei casi di positivi in una determinata zona, o viaggi da e verso determinati Paesi, scattano ulteriori misure.

«Dobbiamo essere molto lesti nell’identificare varianti e prendere misure di restrizione della mobilità nei posti i cui ciò dovesse accadere», ha detto ieri il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza.

Che ha aggiunto: «La variante brasiliana preoccupa di più perché sono state segnalate delle reinfezioni». I

In Italia sono state segnalate già alcune decine di casi di variante inglese. Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, ha confermato la necessità di «implementare una politica di caratterizzazione dei ceppi che vengono isolati, per avere un quadro epidemiologico ben definito della circolazione delle varianti». /infografiche/2021/01/_print/23/varianti-covid/dosi-vaccino-somministrate.html

Regno Unito

La variante «inglese», o B.1.1.7, ha avuto origine nel Sud-Est del Paese a settembre. Conta 23 mutazioni, 14 delle quali localizzate sulla proteina spike.

Gli studi scientifici hanno confermato la sua maggior infettività rispetto al ceppo originario, di circa +56 per cento.

È stata segnalata in altri 61 Paesi, ma è diffusa principalmente nel Regno Unito, in Danimarca e Irlanda. La sua progressione in Inghilterra è stata poderosa: il 9 dicembre rappresentava oltre il 60 per cento di tutti i casi positivi, rispetto al 30 per cento di novembre.

Venerdì la notizia data dal premier britannico che la variante sarebbe anche più letale di circa il 30 per cento. Il terzo lockdown nazionale imposto dal governo due settimane fa comincia però a fare effetto: l’indice Rt è in calo.

Brasile

La variante «brasiliana», la B.1.1.28, è stata ribattezzata P.1 ed esprime una costellazione unica di mutazioni, tra cui la E484K, comune alla variante «sudafricana», più temuta perché avrebbe la capacità di indebolire la risposta anticorpale in persone già infettate (o vaccinate).

I due lignaggi, nonostante le somiglianze, sembrano sorti in modo indipendente. La P.1 è stata segnalata in sei Paesi al mondo, tra cui il Giappone, soprattutto per importazione da viaggi.

In Brasile è responsabile della grave situazione che affligge lo stato di Amazonas. La capitale, Manaus, è un caso di studio: con il 76 per cento di colpiti nella prima ondata, stupiscono i contagi attuali, perché ci si sarebbe aspettati un’elevata soglia di immunità.

Sudafrica

La variante «sudafricana», o 501 Y.V2, è stata identificata per la prima volta nella Nelson Mandela Bay in agosto. Sembra sia responsabile della seconda ondata di Covid nel Paese.

Non è molto diffusa in altre zone nel mondo e le segnalazioni sono principalmente legate a viaggiatori. 

Anche il virus sequenziato in Sudafrica sarebbe molto contagioso e associato a una maggiore carica virale. Questa variante ha 21 mutazioni, di cui 9 nella proteina spike, tra cui la E484K, comune al lignaggio brasiliano, che sarebbe stata «vista» sfuggire agli anticorpi in alcuni studi in vitro ed è attualmente la «sorvegliata» numero uno perché potrebbe provocare reinfezioni o aggirare le nostre difese.

Migliaia le reinfezioni, anche se non tutte confermate.

California

Due gruppi di ricerca indipendenti californiani hanno affermato di essersi imbattuti in un nuovo ceppo mentre cercavano segni della variante «inglese»: il lignaggio «californiano», soprannominato B.1.426, che comprende cinque mutazioni.

Una di queste, la L452R, altera la proteina spike del virus.

Tra il 22 novembre e il 13 dicembre gli scienziati hanno testato campioni di 185 pazienti con coronavirus e hanno trovato la variante in circa il 4 per cento dei casi.

La presenza della nuova variante è aumentata, comparendo in più del 25 per cento dei casi, tra il 14 dicembre e il 3 gennaio.

Sarebbe responsabile dell’aumento dei positivi in diversi grandi focolai della contea di Santa Clara. La California ha il peggior tasso di infezione nella nazione.

Covid-19 e varianti: sono più contagiose? Possono ridurre l’efficacia dei vaccini?

Francia

Improvvise impennate dei contagi o focolai la cui origine ed espansione non sia ben nota sono i primi segnali della possibilità di una nuova variante che stia dando al virus un vantaggio evolutivo.

Per questo in Francia sono in corso le analisi sui genomi rilevati in un focolaio della epidemia formatosi nell’ospedale di Compiègne, a circa un’ora d’auto da Parigi. 

Oltre 170 pazienti e 70, tra medici e infermieri, sono stati contagiati e i primi test avrebbero escluso la presenza della variante «inglese».

Si teme quindi una mutazione autoctona magari diffusa anche negli ospedali del Sud-Ovest e dell’Est del Paese, dove la media dei contagi è molto più alta rispetto a quella nazionale. In Francia sono state vaccinate un milione di persone.

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Coronavirus dal Brasile può mettere a rischio il vaccino?


La variante del Covid-19 proveniente dal Brasile potrebbe mettere a rischio la lotta della popolazione contro il virus. Il ceppo, infatti, è forte e capace di infettare anche coloro che sono già guariti.

È per questa ragione che il Governo ha indetto lo stop ai voli.

A parlare degli effetti che una indesiderata diffusione di essa può avere è stato l’infettivologo Massimo Galli.

Galli sulla variante brasiliana

È una variante bella tosta, che ci tocca studiare e studiare parecchio.

E chiudere i voli dal Brasile è stata una decisione necessaria e sacrosanta“, ha detto Massimo Galli.

La variante brasiliana, che ha fatto già chiudere l’Inghilterra, è una cosa pesante purtroppo. 

Quello che è capitato a Manaus mette la pietra tombale sulla strategia di chi ha in mente di far circolare il virus indisturbato per arrivare a un’immunità di gregge a furia di infezioni”.

L’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, inoltre, ha spiegato nei dettagli cosa è accaduto in Brasile: “Lasciando girare il virus come gli pare, si è avuta sì una percentuale importante di gente che si è infettata e quindi immunizzata, ma non importante abbastanza per creare una vera barriera.

E’ successo quindi che il virus ha sviluppato la mutazione giusta per tornare a essere in grado di colpire non solo quelli che non aveva ancora infettato, ma in qualche caso a quanto pare anche quelli che si erano già ammalati.

E’ un elemento di notevole preoccupazione“, ha sottolineato.

I rischi per il vaccino

Il rischio, adesso, è che i vaccini contro il Covid-19 che attualmente si stanno somministrando alla popolazione possano non essere efficaci sul ceppo brasiliano. Non lo sappiamo ancora”, ha detto Galli. “La mutazione 501 alla fine pare di no, ma la 484k, che in un ceppo brasiliano si associa alla 501y, non sappiamo ancora se il vaccino la prende o non la prende e credo che verificarlo sarà il primo lavoro che faranno alla Pfizer.

Le mutazioni virali emergono casualmente ma se sono vantaggiose, la ‘prole’ del primo virus in cui compare la mantiene”.