Categoria: COMUNICATO STAMPA

Ricordando il Grande Maestro “ENNIO MORRICONE”


Ennio Morricone (Roma, 10 novembre 1928 – Roma, 6 luglio 2020) è stato un compositore, musicista, direttore d’orchestra e arrangiatore italiano.

Studiò al Conservatorio di Santa Cecilia, a Roma, dove si è diplomato in tromba; ha scritto le musiche per più di 500 film e serie TV, oltre che opere di musica contemporanea.

La sua carriera include un’ampia gamma di generi compositivi, che fanno di lui uno dei più versatili, prolifici e influenti compositori di colonne sonore di tutti i tempi.

Le musiche di Morricone sono state usate in più di 60 film vincitori di premi. Come giovane arrangiatore della RCA, ha contribuito anche a formare il sound degli anni sessanta italiani, confezionando brani come Sapore di saleIl mondoSe telefonando, e i successi di Edoardo Vianello.

ENNIO MORRICONE Per un pugno di dollari

A partire dal 1946 ha composto più di 100 brani classici, ma ciò che ha dato la fama mondiale a Morricone come compositore, sono state le musiche prodotte per il genere del western all’italiana, che lo hanno portato a collaborare con registi come Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci, con titoli come la Trilogia del dollaroUna pistola per RingoLa resa dei contiIl grande silenzioIl mercenario, Il mio nome è Nessuno e la Trilogia del tempo.

Dagli anni settanta Morricone diventa un nome di rilievo anche nel cinema hollywoodiano, componendo musiche per registi americani come John Carpenter, Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols, Oliver Stone e Quentin Tarantino.

Morricone ha scritto le musiche per numerose pellicole nominate all’Academy Award come I giorni del cieloMission e The Untouchables – Gli intoccabili.

Nel 2007 Morricone ha ricevuto il premio Oscar onorario alla carriera “per i suoi contributi magnifici all’arte della musica da film” dopo essere stato nominato per 5 volte tra il 1979 e il 2001 senza aver mai ricevuto il premio.

Il 28 febbraio 2016, ottiene il suo secondo Oscar per le partiture del film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe.

Morricone ha vinto anche tre Grammy Awards, quattro Golden Globes, sei BAFTA, dieci David di Donatello, undici Nastri d’argento, due European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera e un Polar Music Prize. Ha venduto inoltre più di 70 milioni di dischi.

Era Accademico Effettivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e socio dell’associazione Nuova Consonanza impegnata in Italia nella diffusione e produzione di musica contemporanea. Il 26 febbraio 2016, gli è stata attribuita la stella numero 2574 nella celebre Hollywood Walk of Fame. Il 27 dicembre 2017 ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, il secondo grado in ordine d’importanza.

Festa privata a Gottinga, esplode un nuovo focolaio in Germania


In seguito al deflagrare di un nuovo focolaio di Covid-19 causato da alcune feste private, la città di Gottinga, in Bassa Sassonia, ha deciso di chiudere fino al prossimo lunedì tutte le scuole e gli asili per impedire una ulteriore diffusione del virus.

I nuovi contagi si sono concentrati prevalentemente in un palazzo molto ampio, tanto che le autorità cittadine hanno deciso di sottoporre tutti gli abitanti dell’edificio al tampone del coronavirus.

Si tratterebbe “di uno strumento medio” da adottare al posto di una quarantena generalizzata, si afferma a Comune di Gottinga.

Il focolaio, come era emerso la settimana scorsa, è stato scatenato da una serie di feste private: già 80 persone sono risultate positive al virus, ancora si attende il risultato di altri test.

Nella città 200 persone sono state poste in quarantena obbligatoria, con tanto di controllo da parte delle forze dell’ordine.

Sono risultati positivi anche molti bambini e adolescenti, il che porta alla decisione della chiusura precauzionale delle scuole cittadine, in modo da valutare i test e capire le catene d’infezione verificabili e di avviare ulteriori misure volte a contenere la diffusione del coronavirus.

Già da domenica sono in corso controlli presso alcuni shisha-bar della zona: in uno di questi locali si sarebbe infatti diffuso il contagio di questi giorni.

Da lunedì, se sarà revocata l’ordinanza di chiusura delle scuole, si imporrà a ragazzi l’obbligo di indossare le mascherine.

Le feste che avrebbero alimentato la diffusione del virus erano legate alle festività musulmane di fine Ramadan nelle quali erano coinvolte alcune famiglie molto numerose.

Vaccino Oxford-Pomezia, a settembre 400 milioni di dosi: accordo con multinazionale Astrazeneca. Fondi anche dagli Usa


Almeno 400 milioni di dosi del potenziale vaccino anti Covid-19 Oxford-Pomezia pronte a settembre.

La multinazionale Astrazeneca ha concluso i primi accordi per la produzione, con una capacità di 1 miliardo di dosi nel 2020 e 2021 e avvierà le prime consegne a settembre.

Dopo la prelazione di 30 milioni di dosi da parte del Governo inglese, la compagnia rende noto che sta lavorando ad accordi in parallelo, anche con altri governi europei, per assicurare una «ampia ed equa fornitura del vaccino nel mondo, con un modello no-profit, durante la pandemia».

Anche gli Usa entrano nella squadra per lo sviluppo del vaccino anti-Covid in sperimentazione a Oxford e al quale collabora anche l’azienda italiana Irbm di Pomezia.

Un finanziamento di oltre 1 miliardo di dollari è arrivato infatti dall’Autorità Usa per la ricerca biomedica avanzata (Barda) alla multinazionale Astrazeneca per lo sviluppo, la produzione e la fornitura del vaccino a partire dall’autunno.

Il programma di sviluppo include una fase 3 di sperimentazione clinica con 30mila partecipanti ed anche una sperimentazione pediatrica.
La compagnia si sta inoltre impegnando con organizzazioni internazionali come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), l’Alleanza per i vaccini Gavi e l’Organizzazione mondiale della sanità per una «giusta allocazione e distribuzione del vaccino nel mondo».

Contatti sono in corso pure con il Serum Institute of India ed altri potenziali partner, al fine di aumentare la produzione e la distribuzione del vaccino.

Astrazeneca, inoltre, parteciperà alla nascita di un centro di ricerca congiunto per la risposta alle pandemie presso la Oxford University.

Al momento è in corso la fase 1-2 di sperimentazione del vaccino per provarne la sicurezza, immunogenicità ed efficacia in oltre 1000 volontari sani tra 18 e 55 anni in vari centri in Inghilterra.

Se i risultati saranno positivi, i test finali saranno condotti anche in altri Paesi.

Astrazeneca riconosce che il vaccino «potrebbe non funzionare, ma è impegnata a portare avanti il programma e la sperimentazione clinica con velocità, e ad aumentare la produzione a rischio».

Lo studio che gela le speranze “Il caldo non fermerà il virus”


Doccia fredda sulle convinzioni che il caldo estivo potesse frenare l’avanzata del virus.

Secondo uno studio americano, è “improbabile” che le variazioni del clima possano avere un ruolo importante sulla prima ondata del Covid-19.

“Il caldo non ferma la pandemia”

Sono queste le conclusioni di una ricerca dell’Università di Princeton, nel New Jersey, appena pubblicata su Science.

La conclusione degli studiosi è che, dato l’alto numero di persone ancora vulnerabili al virus e la velocità con cui si diffonde, le condizioni climatiche non potranno impedire più di tanto i contagi o l’avanzata dell’infezione.

“Prevediamo che climi più caldi o più umidi non rallenteranno il virus, almeno nella fase iniziale della pandemia”, ha dichiarato la prima autrice dello studio, Rachel Baker, come riporta AdnKronos. “Vediamo una certa influenza del clima sulla dimensione e sui tempi della pandemia. Ma, in generale, poiché c’è ancora una larga fetta di popolazione vulnerabile, il virus si diffonderà rapidamente, indipendentemente dalle condizioni climatiche”, afferma la ricercatrice.

“Il clima, per ora, non c’entra”
Un po’, in realtà, lo avevamo immaginato tutti anche se la speranza era l’ultima a morire: l’enorme diffusione del Covid in Paesi caldi e umidi come Brasile, Ecuador ed Australia (tanto per citarne alcuni), ci aveva fatto presagire quello che da oggi è diventato ufficiale. “Non sembra che il clima stia regolando la diffusione in questo momento”, prosegue la Baker che aggiunge come, al momento, non si conoscono perfettamente i meccanismi di come temperature ed umidità influenzino la trasmissione del virus “ma riteniamo improbabile che questi fattori possano arrestarne completamente la trasmissione in base a ciò che vediamo negli altri virus”.

“Covid potrebbe diventare stagionale”
Prima che Covid-19 possa essere influenzato dal clima dovrà perdere di potenza, in pratica dovrà diffondersi meno rapidamente.

“Se, come sembra probabile, il nuovo Coronavirus è stagionale”, come quello del raffreddore, “potremmo aspettarci che si stabilizzi per diventare un virus invernale man mano che diventa endemico nella popolazione”, ha affermato il co-autore dello studio, Bryan Grenfell, che ha ricordato come, nei prossimi mesi, l’andamento della pandemia sarà influenzata da “fattori introdotti dall’uomo, come gli interventi non farmaceutici per ridurre il contatto”, ma anche da elementi ancora incerti “come la forza e la durata dell’immunità dopo l’infezione”, ha aggiunto.

Tre possibili scenari
I ricercatori hanno fatto alcune simulazioni sulla sensibilità del virus ai vari climi in tutto il mondo, ipotizzando tre scenari:

nel primo, il Covid-19 avrebbe la stessa sensibilità climatica dell’influenza mentre,

nel secondo e nel terzo scenario, a Sars-CoV-2 è attribuito lo stesso comportamento dei comuni virus del raffreddore.

In tutti e tre gli scenari, quindi, il clima è diventato un fattore rilevante soltanto quando ampie porzioni della popolazione erano diventate immuni o resistenti al virus. “Più aumenta l’immunità nella popolazione, più ci aspettiamo che aumenti la sensibilità del patogeno al clima”, ha concluso la Baker.

Lo studio italiano
Speriamo, però, che gli americani si sbaglino: lo studio di due professori dell’Università Statale di Milano che hanno evidenziato, invece, come il caldo e l’umidità siano acerrimi nemici del virus con una diminuzione dei casi più gravi in presenza di temperature più elevate.

Non resta che scoprirlo nelle prossime settimane.

Mortalità ridotta dal 15 al 6% nei pazienti trattati con il plasma iperimmune


La mortalità dei pazienti curati con il plasma iperimmune è scesa dal 15% al 6%: è questo il risultato della sperimentazione condotta dal Policlinico San Matteo di Pavia con l’Asst di Mantova e presentata oggi dalla Regione Lombardia condotta su 46 pazienti.

“All’inizio la mortalità nei pazienti in ventilazione assistita ricoverati in terapia intensiva era tra il 13 e il 20%, circa 15% di media, mentre con la cura con il plasma iperimmune è scesa al 6%”, ha spiegato Fausto Baldanti, direttore unita virologia del San Matteo di Pavia.

Lo studio aveva tre obiettivi: diminuzione mortalità a breve in terapia intensiva, il miglioramento dei parametri respiratori e il miglioramento dei parametri legati all’infiammazione, e proprio sul primo obiettivo sono stati raggiunti i risultati più significativi.

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UNA SPERANZA CONTRO Il Coronavirus – COVID 19 “funziona la cura del plasma. In due giorni”

Addio a Bob Krieger, il grande fotografo


Bob Krieger (Alessandria d’Egitto, 7 settembre 1936 – La Romana, 7 maggio 2020 è stato un fotografo e artista italiano.

Biografia
Bob Krieger nacque in una famiglia cosmopolita e amante dell’arte.

Il padre era un nobile prussiano mentre la madre, siciliana, era pronipote di Giuseppe Cammarano, pittore i cui affreschi si trovano anche nella Reggia di Caserta e nel Teatro San Carlo di Napoli.

Durante l’infanzia ebbe come istitutrice Iolanda Margherita di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele III di Savoia e principessa d’Italia, d’Etiopia e Albania, che dal 1946 visse in esilio ad Alessandria d’Egitto.

Il nome di battesimo, Bob, fu un omaggio al padrino, il maggiore Bob Peel, pronipote del fondatore dei Bobbies inglesi.

Nel 1967 Krieger si trasferì a Milano dove iniziò la sua carriera di fotografo. In pochi anni si affermò professionalmente lavorando soprattutto nel mondo della moda e collaborando con alcune tra le più importanti griffe a livello internazionale, tra cui Armani, Valentino e Versace.

Il suo talento emerse soprattutto nell’arte del ritratto fotografico.

Nel corso della sua lunga carriera fotografò i volti più noti

dell’industria (tra cui Bill Gates, Marco Tronchetti Provera, Gianni Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo, Lapo Elkann),

della politica (Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi),

dello spettacolo (Charlotte Rampling, Lang Lang, Rupert Everett, Zucchero Fornaciari, Roberto Bolle, Carla Fracci, Ermanno Olmi),

della cultura (Carlo Bo, Indro Montanelli, Vittorio Sgarbi, Christian Barnard, Rita Levi Montalcini, Alberto Arbasino, Margherita Hack, Gillo Dorfles, Emilio Tadini),

della moda (Giorgio Armani, Gianni Versace, Valentino, Ottavio Missoni, Miuccia Prada, Enzo Rosso)

e dello sport (Roberto Baggio, Fabio Cannavaro, Filippo Inzaghi, Antonio Rossi, Jury Chechi).

Fu il ritrattista ufficiale di Gianni Agnelli negli ultimi 10 anni della sua vita.

Fu corrispondente del New York Times Magazine per 8 anni, e collaborò per anni con testate internazionali quali Vogue, Esquire e Harper’s Bazaar, e le sue foto sono comparse tre volte sulla copertina di Time Magazine.

Dal 1970 al 1975 fu Art Director di Bazaar Italia.

Negli ultimi anni Krieger estese la sua produzione artistica all’arte contemporanea. Le sue opere sono state esposte in diverse mostre in Italia e all’estero, ad esempio all’Imago Art Gallery di Londra (2010) e al Palazzo Reale di Milano (2011).

Collaborò attivamente con la Comunità di San Patrignano dove realizzò alcune delle sue opere, ad esempio Victoria, scultura in legno presentata in anteprima al Salone del Mobile di Milano nel 2013.

Krieger era socio consigliere del Circolo Filologico Milanese.
Bob Krieger è morto nel maggio del 2020, a Santo Domingo, mentre era ospite in una villa di amici.

 

Bisogna fidarsi degli italiani, l’autocertificazione deve essere abolita – Pierlaolo Sileri


“L’Italia è come un paziente convalescente da una malattia grave. Lo stiamo dimettendo, ma con prescrizioni da osservare. Però ci dobbiamo affidare anche alla responsabilità e al buon senso”.

Lo sostiene il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, di professione medico, che a proposito dell’autocertificazione per giustificare gli spostamenti delle persone dice: “Io forse non l’avrei messa, ma capisco la logica” perché “c’è sempre qualche furbo” ma per poi aggiungere subito dopo che “se guardiamo questi due mesi, il 95% degli italiani ha rispettato le regole”.

Quindi chiosa: “o ho questo difetto, che mi fido degli italiani”.

E sulla diatriba “congiunti” – “amici”, il viceministro dichiara che “c’è chi vuole giocare con le parole, ma io ho detto amico vero nel senso che non deve essere una scusa” perché “c’è chi vive solo, è vedovo o magari ha bisogno di qualcuno che gli tenga il bambino” e quindi “in mancanza dei nonni e babysitter, un amico è fondamentale”.

Il Virologo GIULIO TARRO “Per sconfiggere il virus serve la cura, non il vaccino”


Aspettare un vaccino in grado di sconfiggere il nuovo coronavirus potrebbe essere inutile.

Secondo il virologo Giulio Tarro, infatti, “se il virus ha come sembra una variante cinese e una padana, sarà complicato averne uno che funziona in entrambi i casi”.

È quello che avviene “per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto”.

Il virologo, primario in pensione dell’ospedale Cotugno di Napoli, è stato in prima linea contro diverse malattie: “Ho isolato il vibrione del colera a Napoli, ho combattuto l’epidemia dell’Aids e ho sconfitto il male oscuro di Napoli, il virus respiratorio ‘sincinziale’ che provocava un’elevata mortalità nei bimbi da zero a due anni affetti da bronchiolite”, racconta a Businessinsider.

E ricorda come “né per la prima Sars, né per la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono stati preparati vaccini, si è fatto, invece, ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti”.

Potrebbe essere questa la chiave per sconfiggere anche il Sars-CoV-2, che ha scatenato una pandemia a livello globale.

Si tratta, quindi di “una cura”, non di un vaccino. L’epidemia, infatti, “potrebbe sparire completamente come la prima Sars, ricomparire come la Mers, ma in maniera regionalizzata o diventare stagionale come l’aviaria”.

Per questo, afferma Giulio Tarro, “serve una cura più che un vaccino”.

Per quanto riguarda le tempistiche, l’esperto si augura che la soluzione possa “arrivare anche per l’estate. Spero che la scienza e il caldo possano essere alleati. E confido che potremo andare a fare i bagni. Troppa gente parla del coronavirus senza avere il supporto dei dati scientifici e senza le giuste conoscenze”.

Infatti, sostiene Giulio Tarro, “oggi non lottiamo contro l’Ebola, ma il nostro nemico è una malattia che non è letale per quasi il 96% degli infetti”.

“ATTENZIONE” Il coronavirus covid – 19 è anche un’emergenza psichiatrica.


All’inizio la dipingevamo come una scocciatura. Con un sorriso, perfino piacevole: evviva, sto a casa, mi rilasso, mi rimpinzo di film e libri, facciamo un aperitivo in videochat, cantiamo sui balconi.

Presto ci siamo accorti che stare rinchiusi per giorni, mentre fuori imperversa una strage di cui non si vede ancora la fine, non è una vacanza.

Ma per molti il lockdown non è solo spiacevole o malinconico. È una bestia nera i cui morsi lasceranno ferite difficili da rimarginare.

Che l’isolamento sia un dramma per una specie sociale come quella umana non dovrebbe sorprenderci.

Siamo in acque sconosciute: non abbiamo idea di cosa accada psicologicamente e culturalmente durante un lockdown nazionale, se non esteso in pratica all’Occidente intero. Ma abbiamo qualche esperienza che può guidarci. Un articolo pubblicato in questi giorni dalla rivista di medicina Lancet, cerca di analizzare e riassumere gli studi passati sull’effetto psicologico delle quarantene.

Caso vuole, tali studi sono in gran parte stati fatti in seguito a un’altra epidemia da coronavirus, che però riuscimmo a contenere: la SARS¸tra 2003 e 2005.

Ne risulta che isolamenti anche inferiori ai dieci giorni possono portare a effetti a lungo termine.

Ancora dopo tre anni, essere passati dalla quarantena correlata con sintomi di stress post traumatico e abuso di alcool o altre sostanze.

I timori del contatto sociale che stiamo acquisendo adesso, in cui chiunque si avvicini a meno di pochi metri di distanza è un potenziale nemico, rimarranno nel tempo: comportamenti evitanti sono stati mantenuti per mesi in alcuni casi e di nuovo, parliamo di quarantene più brevi e non globali.

Gli effetti economici della quarantena perdita del lavoro e/o di reddito si protraggono e rischiano di peggiorare ulteriormente le condizioni psicologiche.

Le donne e i giovani tra i 16 e i 24 anni sembrano i soggetti più colpiti dagli effetti psicologici della quarantena.

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Questo in generale. Ma dentro le mura delle case sono bloccate milioni di persone già fragili, che rischiano danni irreparabili alla propria salute mentale, se non letteralmente la vita.

Persone soggette a malattie psichiatriche come depressione (secondo l’ISTAT, nel 2015 circa 2 milioni e 800.000 italiani), ma anche schizofrenia (245.000 italiani circa), disturbi bipolari (circa 1 milione di persone), dipendenza da sostanze, demenze.

Persone per cui un regime di isolamento forzoso, in cui devono rinunciare ai contatti umani, personali o terapeutici, è un calcio verso il baratro.

In un mondo dove, per di più, la salute mentale subisce ancora in comprensione e stigma. La percezione, per molti di coloro che non ne soffrono, è che non sia un malessere reale. Facile credere che possa passare in secondo piano in circostanze di crisi.

Ma le malattie mentali non sono leggerezze. Uccidono. In totale le condizioni mentali nel 2016 hanno causato oltre 21000 morti in Italia.

Tutte condizioni messe a durissima prova dal lockdown.

Secondo Costanza Jesurum, psicoterapeuta e scrittrice (è autrice di Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana (2015) e Fuori e dentro La Stanza (2017), entrambi per minimum fax):
“Una persona che soffre di disturbi d’ansia potrebbe provare un’ansia incontenibile, e una persona che ha un problema di alcolismo che magari aveva appena cominciato a trattare con terapia di gruppo e individuale si ritrova a bere più di quanto facesse negli ultimi tempi.

È come se il lockdown fosse una prova difficile e lunga, a cui queste persone non sono preparate e che può travolgerle, perché taglia molte risorse che sono importanti.

Si teme molto un aumento dei tentativi di suicidio e un aumento degli esordi psicotici.

Sono anche molto preoccupata per le famiglie gravemente disfunzionali, dove ci sia violenza verbale e fisica e dove ci dovessero essere minori costretti a subirla o ad assistervi senza poter accedere a nessun aiuto esterno.”

Se lo psichiatra Maurizio Pompili ha recentemente lanciato sui media l’allarme sul rischio di suicidi futuro, secondo Corrado de Rosa, psichiatra e autore di saggi scientifici e divulgativi sull’uso della follia nei processi di mafia e terrorismo e su altre tematiche psicosociali, gli effetti sulla popolazione italiana si sono già visti.

Non solo sui pazienti fragili.
“Prima la corsa ai supermercati, poi quel desiderio di normalità ostentato dai selfie nei locali o nelle interviste dei ragazzi che dicevano che nessuno avrebbe potuto chiuderli in casa, poi l’assalto ai treni. Quasi che ci fosse un’incapacità ad ammettere che la vita era già cambiata.

Ora i sentimenti di sfiducia, tristezza, nervosismo sono molto diffusi. L’ansia collettiva è percepibile, la diffidenza verso chi non rispetta le regole può essere fonte di tensioni.

Dovremo attenderci, fra chi soffre già di un disturbo, un rischio di aggravamento di alcune patologie, anche perché la riduzione delle attività connesse al lockdown renderà più difficili i percorsi di cura dei pazienti.

Dovremo attenderci anche l’emergere di nuove forme di disagio finora latenti. In alcuni, l’evoluzione in un disturbo, spesso non diagnosticato o curato in modo inadeguato (disturbi dello spettro dello stress, ansioso-depressivi e del sonno, abuso di sostanze)”.

Sistema sanitario su cui dovevamo investire e che invece abbiamo preferito sfalciare, come denuncia Costanza Jesurum“Esistein Italia una situazione emergenziale da prima della pandemia. I pesanti tagli alla sanità in hanno interessato i centri di salute mentale in maniera massiva: i dirigenti psichiatri e psicologi vanno in pensione ma non ci sono nuovi concorsi, contesti dove lavoravano sinergicamente professionisti diversi ora sono sulle spalle di pochi sopravvissuti che li tengono in piedi con tirocinanti e volontari.

In certe regioni può capitare di fare domanda di una psicoterapia e dover aspettare un anno.”

Non aiuta il fatto che in alcune città, come Torino, le ASL abbiano ora chiuso tutta l’attività libero professionale dei medici, lasciando numerosi pazienti nell’impossibilità di poter ricevere terapia psichiatrica.

A questo si aggiunge il tracollo economico indotto dal lockdown, che sta privando o priverà molti pazienti delle risorse finanziarie necessarie per pagarsi le cure.

Non è possibile al momento immaginare di ammorbidire il distanziamento sociale: lasciar dilagare il coronavirus causerebbe un collasso inimmaginabile della salute pubblica, con conseguenze non solo in termini di vite umane, ma anche sociali e politiche che sarebbero ben peggiori.

Si può discutere semmai del fatto che, presi dal panico, abbiamo chiuso le poche valvole di sfogo legittime che avevamo, come passeggiate in solitaria nei parchi, invece di cercare di gestirle evitando assembramenti. È un altro dibattito.

Dobbiamo pagare questo prezzo, però possiamo cercare di ridurlo. Come? “Non bastano le passeggiate a risolverlo”, per Costanza Jesurum, “perché quello che manca alle persone sofferenti, più ancora che lo spazio aperto, è lo scambio con altri esseri umani, e anche un lavoro sul loro modo di metterlo in pratica, che spesso è un problema di molte diagnosi. Per me la prima cosa è pensare a una serie di presidi pubblici in cui siano coinvolti psichiatri e psicologi.”

Corrado de Rosa, “per la popolazione generale, diffondere il più possibile informazioni su come orientarsi in questo momento per gestire lo stress: mantenere uno stile di vita salutare in casa, coltivare le relazioni sociali anche utilizzando Internet, limitare il tempo dedicato alle ricerche compulsive di informazioni che poi turbano, ricercare solo notizie da fonti accreditate, non gestire lo stress utilizzando fumo, alcol o altre sostanze, non avere timore di chiedere aiuto.”

La speranza ora è che questo aiuto ci sia. La notte sarà lunga, in qualche modo: è necessario che la politica agisca per accendervi delle luci.

O il danno alla salute mentale sarà un’altra delle cicatrici devastanti che il coronavirus lascerà su questa generazione.

 

 

PASQUA 2020 – Santo Sepolcro chiuso per Coronavirus covid-19 Non succedeva dalla peste del 1349


Santo Sepolcro chiuso per Coronavirus: una notizia che davvero si può definire storica, se si pensa che un fatto del genere non accadeva dal 1349, quando la peste nera cominciò a diffondersi anche in Terra Santa.

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STORIA – Europa Peste del 1346

Quella fu l’ultima volta in cui la Basilica che contiene il luogo della sepoltura di Gesù Cristo venne chiusa sine die, almeno fino a questa pandemia di Coronavirus.

La storia dunque si ripete a Gerusalemme: su disposizione del ministro israeliano della Salute, il rabbino Yaakov Litzman, il Santo Sepolcro, luogo più sacro della Cristianità, si riaprirà solamente in data da destinarsi.

Un provvedimento che desta ancora più impressione a ridosso della Settimana Santa: nel Santo Sepolcro infatti venne sepolto Gesù dopo la sua morte in croce sul Golgota, poi la mattina di Pasqua fu trovato vuoto prima dalle donne e poi dagli apostoli Pietro e Giovanni.

La Basilica nel periodo di Pasqua è particolarmente frequentata e anche per questo motivo è stato necessario disporne la dolorosa chiusura.

Sono state dunque avvisate le due famiglie (musulmane) che si tramandano di padre in figlio la custodia della chiave con cui ogni giorno alla mattina prestissimo viene aperta la porta della Basilica, chiusa poi al tramonto.

SANTO SEPOLCRO CHIUSO: LE RICHIESTE DEI CRISTIANI
Il coronavirus ha stravolto anche le celebrazioni di Pasqua al Santo Sepolcro, compresa la Via Crucis sulla via dolorosa che Gesù percorse al Venerdì Santo per raggiungere il Golgota.

La comunità cristiana è sotto choc, ma spera ancora che il premier Benjamin Netanyahu possa concedere una dispensa speciale.

Su questo dovrà esprimersi il Comitato di Sicurezza Nazionale: nel caso si tratterebbe comunque di autorizzare l’ingresso solamente di un minuscolo gruppetto di capi religiosi cattolici, armeni ed ortodossi, per celebrare il Triduo Pasquale nel luogo della sepoltura e della Risurrezione del Signore, sia pure a porte chiuse, senza pellegrini e rispettando almeno due metri di distanza anche fra i presenti.

Non semplice all’interno del Santo Sepolcro, per via delle ridotte dimensioni di questo luogo così sacro.

I capi delle varie confessioni cristiane – il patriarca greco-ortodosso Theophilos III, il custode cattolico di Terra Santa Francesco Patton e il patriarca armeno Nourhan Manoughian – sperano comunque che sia possibile almeno fare questo e stanno mettendo pressione al governo di Israele.

SANTO SEPOLCRO CHIUSO: GIORNI DIFFICILI PER ISRAELE
Essi hanno scritto al primo ministro e per conoscenza anche al presidente Reuven Rivlin e al procuratore generale Avichai Mandelblit per lamentarsi che “il più sacro sito dei cristiani resta chiuso non solo per i fedeli, ma anche per i capi delle Chiese che vi vivono dentro” e che questo non corrisponde al rispetto della libertà di culto e dalla parità di trattamento con le altre componenti religiose della società israeliana.

La vita liturgica all’interno della Basilica del Santo Sepolcro, sebbene a porte chiuse in ottemperanza ai divieti in vigore, continua nel frattempo grazie ai monaci e ai frati che stabilmente presidiano il complesso da dentro, senza poter uscire.

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Buona Pasqua

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Coronavirus – COVID-19 le sciarpe possono sostituire le mascherine? Come proteggersi e proteggere


Da domenica 5 aprile, e almeno fino al 13 aprile, i n Lombardia ( e non solo: anche in Toscana) si potrà uscire di casa solo indossando le mascherine (che non sono facilmente reperibili e una mascherina chirurgica in farmacia è venduta, quando c’è, a non meno di 2 euro).

In subordine ci si può coprire naso e bocca in qualunque altro modo, come sciarpe , foulard e scaldacollo.

 

Ma una sciarpa può bastare? «Sciarpe e foulard servono soprattutto a limitare la diffusione dei droplets da persone potenzialmente asintomatiche e quindi inconsapevolmente contagiose, ma hanno un potere filtrante minimo per chi li indossa soprattutto perché non aderiscono bene al volto come può fare una mascherina» spiega il virologo Fabrizio Pregliasco.

Certamente in una situazione come l’attuale dove il virus circola specialmente in Lombardia o in altre zone del Nord Italia , utilizzare una mascherina chirurgica può difendere gli altri se siamo asintomatici e in qualche modo può proteggerci dal contatto con gli altri se non riusciamo a mantenere la distanza consigliata di 1 metro come può succedere sui mezzi pubblici, al supermercato o nelle fabbriche ancora aperte e produttive.

Inoltre indossare una mascherina (o una sciarpa) è un ottimo deterrente dal toccare naso, occhi e bocca perché abbiamo visto che le mucose possono rappresentare la porta di ingresso al virus nel caso di contaminazione da contatto.

Importanza pedagogica
«Il fatto che tutti debbano coprire naso e bocca – aggiunge Pregliasco – ha anche un’importanza pedagogica: il virus sta circolando, tutti facciamo qualcosa per evitare il contagio con una maggiore serenità da parte della popolazione.

Se tutti portiamo mascherina o foulard e non solo i sintomatici saremo sullo stesso piano, senza il rischio di additare chi porta la mascherina come untore.

Certo, sarebbe stato auspicabile avere una direttiva unica, valida per tutti perché in questo modo è chiaro, il rischio è di rimanere disorientati».

Meglio la chirurgica
A livello di popolazione generale la mascherina più raccomandata è quella chirurgica, facilmente indossabile, leggera, più economica.

Limita la diffusione nell’ambiente di particelle potenzialmente infettanti da parte di individui infetti o potenziali infetti bloccando almeno il 95% dei virus in uscita.

Non ha una funzione filtrante in fase inspiratoria, pertanto non protegge dall’inalazione di particelle aeree di piccole dimensioni (aerosol) «ma fornisce comunque una minima protezione anche a chi la indossa da droplets particolarmente potenti» precisa Pregliasco.

La mascherina chirurgica andrebbe cambiata ogni 2-4 ore a secondo di quanto è umida o sporca.

Ma questo vale in ambiente ospedaliero, dove il potenziale contaminante è elevato.

«La popolazione generale – chiarisce Pregliasco, può anche optare per un riciclo, magari spruzzando una piccola quantità di disinfettante a base di alcol o cloro, facendo attenzione a non esagerare per non rovinarne la struttura».

Sciarpe e foulard invece, se utilizzati in sostituzione delle mascherine, vanno lavati.

No alle valvole
Un’alternativa alla chirurgica (e un buon compromesso) sono le FFP1, che hanno un’efficacia filtrante del 78%.

Proteggono gli altri, ma in buona parte anche se stessi. «Rendono però la respirazione più difficoltosa e non si adattano al viso se si ha la barba.

Se dotata di valvola non ha una funzione filtrante in fase espiratoria: significa che chi la indossa protegge se stesso ma non gli altri perché dalla valvola può uscire materiale infetto se chi la indossa è positivo (anche inconsapevole) a Covid-19.

Per questo le mascherine con le valvole sono raccomandate agli operatori sanitari che assistono pazienti infetti o potenzialmente infetti.

Gli occhiali
L’ordinanza della Regione Lombardia impone di indossare sempre la mascherina quando si è in pubblico ma va ricordato che se uno si trova all’aperto da solo la mascherina non serve .

Il distanziamento sociale e il frequente lavaggio delle mani restano le migliori armi. E gli occhiali possono servire?

Gli occhiali possono essere utili a proteggere gli occhi che sono una porta d’ingresso possibile come le mucose.

Si tratta di misure prudenziali in contesto sociale.

 

Burioni: le mascherine ostacolano la diffusione del virus
«Le raccomandazioni possono cambiare nel tempo e variano via via che aumenta la conoscenza di questo che è un nuovo virus.

Ora sappiamo due cose: si tratta di un virus molto contagioso e le mascherine chirurgiche ostacolano tantissimo la sua diffusione.

A dircelo è uno studio pubblicato proprio ieri su Nature Medicine» spiega il virologo Roberto Burioni.

«E questo non solo per proteggerci – aggiunge- ma per proteggere gli altri. «Dunque le mascherine saranno presidi fondamentali nei prossimi mesi. Perché non sappiamo ancora quando potremo uscire, ma speriamo il prima possibile. E dobbiamo essere pronti».

La beffa delle Mascherine fantasma


Oltre 250 persone tra medici, farmacisti, infermieri raggirate. E nell’elenco ci sono anche associazioni di volontariato e due amministrazioni comunali, in Piemonte e in Basilicata.

Tutte finite nella trappola di un imprenditore che prometteva, approfittando dell’emergenza coronavirus , carichi da oltre 500mila mascherine a meno di un euro a pezzo ma dei dispositivi nemmeno l’ombra.

Aveva creato un sito accattivante e continuava a giustificarsi con i clienti: “Il cargo arriverà all’aeroporto tra qualche giorno, abbiate pazienza”. Ma l’unica mascherina trovata nella perquisizione era quella che indossava.

La guardia di finanza è riuscita a bloccare una truffa da un milione di euro e a risalire all’uomo, un imprenditore vercellese, commerciante del settore bestiame, sul cui conto già erano piovuti decine di bonifici da migliaia di euro.

Sul sito online, infatti, prometteva mascherine di ogni tipo, dalle chirurgiche alle FFP3, rare in questo momento, insieme con termometri, igienizzanti e prodotti vari che sarebbero arrivate entro 10 giorni. E più si ordinava e più il prezzo scendeva: con ordini superiori a 500mila mascherine, infatti, il prezzo al pezzo scendeva a 90 centesimi.

I baschi verdi del gruppo pronto impiego lo hanno fermato, insieme con i colleghi del gruppo Vercelli e della Compania di Caselle.

Sono riusciti a incastrarlo fingendosi acquirenti, con loro si era vantato di aver pronto un ordine per la Svizzera di oltre 20 milioni di mascherine.

Il sito è stato sequestrato insieme ai file dei contatti commerciali e ai conti correnti. Ora si stanno acquisendo le querele ma le indagini continuano soprattutto visto il momento delicato.

MASCHERINE – FFP2 e FFP3


In seguito alla pubblicazione del decalogo stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in questo periodo di contagio che sta coinvolgendo tutto il Mondo, anche l’utilizzo corretto delle mascherine per il viso richiede una particolare attenzione.

Nello specifico, come accennato nella fase introduttiva di questa nuova guida, si tratta di dispositivi realizzati per la protezione delle vie aree del viso maggiormente esposte ai contagi.
Le mascherine antivirus ffp2 e ffp3 possono proteggere il naso, la bocca e il mento.

Per adottare tutte le misure preventive necessarie è fondamentale avvalersi di un acquisto e un utilizzo consapevole.

A differenza delle comuni mascherine chirurgiche, la versione ffp2 e ffp3 si dimostra quella più professionale e sicura.

Allo stesso tempo questi dispositivi si adattano alla prevenzione non soltanto dei virus, ma anche delle comuni forme di influenza o altre patologie trasmissibili per via aerea.

Nella maggior parte dei casi di tratta di mascherine monouso che devono essere buttate al termine dell’utilizzo e sostituite con un nuovo prodotto della medesima categoria.

Le mascherine antivirus devono essere indossate in ambienti pubblici, dove il rischio di un contagio veicolare si dimostra più facilmente contraibile rispetto agli ambienti casalinghi.

Le mascherine diventano obbligatorie all’interno dei reparti ospedalieri, ma anche in luoghi pubblici in caso di emergenze al fine di non scatenare ulteriormente il panico sociale.

 

Quali mascherine utilizzare per la prevenzione dai virus

Le mascherine antivirus vengono utilizzate soprattutto nelle grandi aree metropolitane e nelle città, in presenza di un virus in circolazione, al fine di impedire il contagio di massa.

Sotto questo punto di vista si rende estremamente importante riconoscere le categorie adatta alla prevenzione rappresentate da:
Mascherine FFP2: dotate di un facciale filtrante, regolato dalla presenza della valvola, per la separazione delle particelle solide e liquide a protezione media.
Mascherine FFP3: dotate di un facciale filtrante per la separazione delle particelle solide e liquide ad alta protezione.

I dispositivi facciali antivirus ffp2 e ffp3 si dimostrano mediamente e altamente sicuri per la protezione delle principali vie aeree del viso in caso di virus e altre malattie trasmissibili.

Per rendersi tuttavia efficaci al 100% è necessario adottare le norme di prevenzione igienica descritte all’interno del decalogo pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità italiana ed avvalersi di un sostegno medico prima dell’utilizzo.

Le mascherine antivirus ffp2 e ffp3 con filtro sono davvero efficaci?

Durante una situazione di pericolo e di contagio moltissime persone tendono ad entrare nel panico e a porsi diversi domande in merito alla funzionalità e all’efficacia delle mascherine antivirus monouso a grado di protezione ffp2 e ffp3.

Per massimizzare al massimo l’efficacia del dispositivo facciale è importante seguire una serie di regole igieniche e comportamentali tra cui:
1) acquistare soltanto mascherine antivirus di alta qualità (ffp2 e ffp3)
2) indossare correttamente il dispositivo per proteggere naso, bocca e mento
3) buttare e sostituire la mascherina al termine dell’utilizzo
4) seguire il decalogo igienico per la prevenzione dal contagio (promosso dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità)
5) igienizzare le mani con l’impiego di specifiche formulazioni e gel appositi in assenza di acqua
6) evitare il contatto diretto con il viso (occhi, naso e bocca) con le mani sporche dopo aver tolto la mascherina

 

Come indossare le mascherine antivirus?

Utilizzare le mascherine antivirus ffp2 e ffp3 con filtro si dimostra piuttosto semplice e intuitivo, alla portata di qualsiasi acquirente.

In molte confezioni di acquisto è possibile far riferimento al manuale di istruzioni illustrato. Di norma sono consigliati i seguenti passaggi:
1) estrarre la mascherina dalla confezione di acquisto dopo essersi lavati le mani
2) indossare la mascherina con la parte della ‘coppa’ rivolta verso il naso, la bocca e il mento
3) fissare la mascherina dietro alla nuca (tramite la presenza dei lacci o dell’elastico)
4) utilizzare la valvola come descritto dall’azienda produttrice
5) buttare la mascherina dopo averla utilizzata (per i tempi indicati sulle confezioni di acquisto)
6) lavarsi nuovamente le mani dopo aver tolto la mascherina e prima di indossare un nuovo dispositivo

 

Dove si acquistano le mascherine antivirus ffp 2 e ffp3 con filtro, opinioni e prezzi

Le mascherine antivirus ffp2 e ffp3 con filtro possono essere acquistate in farmacia e parafarmacia ma è possibile utilizzare anche altri metodi di ordinazione.

Uno tra i modi migliori per procedere è quello di optare per l’ordinazione sicura tramite i siti di e-commerce come Amazon, dove è possibile approfittare delle numerose offerte periodiche per l’acquisto di più mascherine all’interno della stessa confezione.
Sui vari store digitali, ma anche forum online, si può accedere alla vastità delle opinioni e delle recensioni pubblicate dagli acquirenti che hanno testato con mano il prodotto, onde colmare qualsiasi dubbio e lacuna. I prezzi delle mascherine antivirus ffp2 e ffp3 con filtro variano a seconda delle marche, del numero di pezzi compresi nella confezione di acquisto e degli eventuali sconti promossi dai singoli rivenditori.

Nella maggior parte dei casi i costi dei pacchi oscillano dai 30 euro in su, per le versioni più economiche, fino a superare i 70 euro per le mascherine a protezione superiore.

Coronavirus, la ripresa sarà scaglionata. Ultimi a riaprire saranno bar e discoteche


Sarà una ripresa scaglionata quella che segnerà la fine dell’emergenza da coronavirus. E sarà lenta. Soltanto dopo il nuovo blocco di due settimane che sarà decretato il prossimo 3 aprile e durerà fino al 18 aprile, si comincerà a discutere i criteri per la progressiva riapertura.

La condizione primaria rimane quella di R0, l’indice di contagiosità inferiore a 1 (un positivo infetta meno di una persona).

Ma anche dopo aver raggiunto questo risultato bisognerà mantenere alcuni divieti e limitazioni per impedire che la circolazione degli asintomatici possa far risalire il numero dei positivi. Ecco perché gli ultimi ad aprire saranno i locali dove maggiore è la possibilità per le persone di stare a stretto contatto come discoteche, i bar, i ristoranti, i cinema e i teatri.

Mentre i primi a riprendere l’attività potrebbero essere quegli imprenditori che fanno parte della filiera alimentare e farmaceutica. E in vigore fino alla fine dell’epidemia ci saranno anche le misure strettissime per chi torna dall’estero rese ancora più severe da un’ordinanza emanata ieri.

«A inizio settimana con gli scienziati del comitato tecnico scientifico e confidiamo che ci portino delle buone notizie. Ci manteniamo sempre vigili e attenti per adeguare le nostre valutazioni», ha spiegato ieri Conte.

E le indicazioni degli esperti appaiono già scontate, a partire da quelle sulle festività pasquali che — la posizione del comitato sarà netta — «dovranno essere all’insegna della distanza».

Ecco perché non solo saranno in vigore tutti i divieti di spostamento, ma verranno intensificati i controlli delle forze dell’ordine per impedire che a qualcuno venga in mente di uscire da casa e rimanere fuori più del tempo consentito per fare la spesa o andare in farmacia, al massimo portare il cane a far il giro del palazzo.

E chiuse dovrebbero rimanere anche quelle aziende che fanno parte della filiera dei servizi essenziali (alimentari e farmaceutica) per cui si sta valutando una deroga se abbiano dimostrato di poter dotare i dipendenti dei dispositivi di sicurezza. Se ne riparlerà semmai la settimana successiva al 12 aprile.

 – Bar e palestre
Dal 18 aprile, si valuterà il resto. Ma i criteri di rimodulazione delle misure appaiono già ben delineati.

E anche se i dati dovessero essere positivi, per il ritorno alla normalità serviranno comunque settimane.

Gli ultimi ad aprire saranno tutti i luoghi dove è difficile mantenere la distanza, dunque i locali destinati ai giovani come le discoteche, i bar, i pub.

Stesso discorso per i ristoranti, i posti dove si svolgono attività ludiche, come le sale giochi, le palestre e le piscine. È possibile che si consenta la riapertura di qualche negozio, ma dovrà sempre essere rispettata la distanza di un metro, così come la regola di entrare uno alla volta a meno che non si tratti di grandi spazi.

Per questo è legata strettamente all’andamento del contagio la decisione che riguarda la ripresa di quelle attività dove c’è il contatto diretto con il cliente come i centri estetici oppure i parrucchieri.

Sospesi fino a data da destinarsi anche gli eventi pubblici dove risulta impossibile controllare il rispetto della distanza tra le pesone. E tanto basta a comprendere quanto sia difficile la scelta sul ritorno a scuola dei ragazzi.

 – Modulo per chi torna
L’ordinanza emessa ieri per stringere le maglie rispetto ai ritorni dall’estero rende evidente anche il tempo che ci vorrà per consentire la libera circolazione tra gli Stati.

Chi rientra in Italia – si stimano circa 200mila cittadini oltre ai 30mila già tornati- deve infatti «andare in quarantena e all’atto dell’imbarco su aerei o navi (con la mascherina) compilare l’autocertificazione per indicare l’indirizzo dove starà in isolamento. In caso di insorgenza di sintomi Covid-19, «c’è l’obbligo di segnalazione con tempestività all’Autorità sanitaria».

Le stesse regole valgono per chi torna con mezzi propri: quarantena e obbligo di indicare alle Asl l’indirizzo dove andrà a stare. Se non si ha la possibilità di effettuare la quarantena in quel domicilio (ad esempio se nell’abitazione non ci sono stanze dove rimanere in isolamento) la Protezione civile indicherà il luogo dove il cittadino dovrà trascorrere, a proprie spese, i 14 giorni.

Dipartimento della Protezione Civile – COVID-19 Italia e Mondo – Monitoraggio della situazione


Dipartimento della Protezione Civile

COVID-19 Italia

Monitoraggio della situazione

 

MAPPA DELL’ITALIA

 

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Monitoraggio della situazione

 

MAPPA DEL MONDO

Ricordando – Peter Lindbergh a un mese dalla sua scomparsa


Peter Lindbergh, pseudonimo di Peter Brodbeck (Leszno, 23 novembre 1944 – Parigi, 3 settembre 2019), è stato un fotografo di moda tedesco.

Biografia
Nasce a Leszno, nell’attuale Polonia (ma allora faceva parte della Germania).

Crebbe quindi a Duisburg, dove iniziò a lavorare come vetrinista in un grande magazzino.

Raggiunta la maggiore età viaggia molto intorno al mondo: prima si reca in Svizzera, poi torna in Germania, stavolta nella capitale Berlino, quindi si sposta in Francia, ad Arles, dove resta 7 mesi.

Dopo questa pausa, tornò a viaggiare, stavolta verso l’area mediterranea, in Spagna e in Marocco.

Quando torna in Germania comincia a studiare pittura all’Università di Krefeld, mentre nel 1971 inizia la sua carriera come assistente del fotografo tedesco Hans Lux.

Ma è a Parigi che la sua carriera segna il punto di svolta: è qui che inizia a lavorare per Vogue, per l‘edizione italiana, seguita poi da quella inglese, francese, tedesca e americana.

Ispirato dal cinema tedesco e dal minimalismo, il suo nome comincia a farsi sempre più importante, soprattutto per il suo stile.

Niente trucco esagerato, essenzialità delle forme e delle figure, naturalezza delle pose.

Nella moda diventa qualcosa di diverso, innovativo, ma soprattutto reale ed essenziale.

Kate Moss

L’approccio creativo di Peter Lindbergh, capace di stravolgere i canoni di bellezza, fashion system e turbolento contemporaneo, anche quando fotografa top model e attrici come Christy Turlington, Kate Moss, Naomi Campbell, Monica Bellucci, Linda Evangelista, Eva Herzigová, Cindy Crawford, Stephanie Seymour, Isabella Rossellini, Kate Winslet, Nastassja Kinski e Tatjana Patitz.

Molti suoi lavori sono apparsi nel magazine Vogue e in riviste come Marie Claire, Interview e Harper’s Bazaar.

Realizza tre calendari Pirelli (l’ultimo nel 2017), mentre tra i suoi ultimi lavori spicca una serie di 15 raffigurazioni sull’edizione inglese di Vogue di settembre, uscita di recente.

Se ne accorgono le prestigiose riviste di moda e non solo che lo chiamano sempre più spesso: tra queste Vanity Fair, Rolling Stone e il New Yorker.

Entra nel mondo della moda e realizza campagne per Prada, Giorgio Armani e Calvin Klein.

 

 

 

 

Comunicato Stampa – Google+ non è più disponibile


Google+

non è più disponibile

per gli account consumer (personali) e del brand

 

Da tutti noi del team Google+,
un grazie di cuore per aver reso Google+ un posto davvero speciale.
Cosa è successo a Google+?

A dicembre 2018 abbiamo annunciato la nostra decisione di chiudere la versione consumer di Google+ ad aprile 2019.

Nessun altro prodotto Google (come Gmail, Google Foto, Google Drive, YouTube) verrà disattivato come parte della chiusura della versione consumer di Google+, perciò potrai continuare a utilizzarli.

L’Account Google che utilizzi per accedere a questi servizi resterà attivo.

Tieni presente che le foto e i video di cui hai già effettuato il backup in Google Foto non verranno eliminati. Ulteriori informazioni

Giornata della Memoria – IL CASO KAUFMANN – Giovanni Grasso


Il caso Kaufmann

Giovanni Grasso

Editore: Rizzoli
Anno edizione:2019
In commercio dal:15 gennaio 2019
Pagine: 382 p., Brossura

Descrizione

Con Il caso Kaufmann Giovanni Grasso spinge il lettore a riflettere sulle conseguenze dell’odio, regalandoci un romanzo sull’importanza delle parole e delle piccole azioni che possono cambiare il corso degli eventi, e mostrandoci la dolcezza di un amore nato in un’epoca dominata dalla follia e dalla totale perdita di umanità.

A sconvolgere l’esistenza cupa e afflitta di Lehmann Kaufmann, nel dicembre del 1933, è una lettera. Kurt, il suo migliore amico, gli chiede di prendersi cura della figlia Irene e di aiutarla a stabilirsi a Norimberga. Kaufmann ha sessant’anni, è uno stimato commerciante ebreo, vedovo, e presidente della comunità ebraica di Norimberga – vittima, in quegli anni, della persecuzione nazista.

Irene si presenta da subito come un raggio di sole a illuminare la vita di Leo. Ha vent’anni, è bella, determinata e tra i due si instaura un rapporto speciale fatto di stima, affetto, ma anche di desiderio.
Però è ariana, e le leggi razziali stabiliscono che il popolo ebreo è nemico della Germania.
L’odio, sapientemente fomentato dal governo nazista, entra pian piano nelle vite dei comuni cittadini e le stravolge. Diffidenza e ostilità prendono il posto di rispetto e stima.
Gli sguardi si abbassano, i sorrisi si spengono. E quando anche la Giustizia, nelle mani dello spietato giudice Rothenberger, si trasforma in un mostro nazista, per l’onestà e la verità non ci sarà più scampo.

Giovanni Grasso

Roma, 14 ottobre 1962 è un giornalista, saggista e autore televisivo italiano, consigliere per la stampa e la comunicazione e direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica dal 2015.

Studia al liceo classico San Leone Magno di Roma. Walter Mauro è il suo docente di Italiano. Laureato in Lettere moderne presso l’Università “La Sapienza”, è giornalista professionista dal 1989, nonché iscritto alla Stampa parlamentare dal 1991.

Ha lavorato a La Discussione e al servizio politico dell’Agenzia Giornalistica Italia. Nel 1992 è stato assunto al quotidiano Avvenire, come redattore politico parlamentare.

Dal 1996 al 2001 è stato capo dell’ufficio stampa del presidente del Senato della Repubblica Nicola Mancino. Ha ideato e promosso concerti di Palazzo Madama nell’aula del Senato.

Nel 2011, in seguito alla formazione del governo Monti, ha assunto l’incarico di portavoce del ministro della Cooperazione internazionale e dell’Integrazione Andrea Riccardi fino al 2013.

Studioso di storia del movimento cattolico in Italia, ha pubblicato diversi libri e ha partecipato, in veste di relatore, a numerosi convegni storici. È autore di documentari di carattere storico per Rai 3 e Rai Storia. Ha insegnato al Master di Giornalismo dell’Università di Bologna. È socio ordinario del PEN club italiano.

Il 13 febbraio 2015 viene nominato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Consigliere per la stampa e la comunicazione e Direttore dell’Ufficio Stampa.

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