Etichettato: MOSTRA FOTOGRAFICA

LUIGI MENOZZI – “Intrepidi intrecci”


Fino al 22 novembre 2019.

Dove: BFMR & Partners – Dottori Commercialisti

Piazza Vallisneri, 4, Reggio Emilia

Prossime date:

  • giovedì 27 giugno 2019
  • venerdì 28 giugno 2019
  • lunedì 1 luglio 2019
  • martedì 2 luglio 2019
  • mercoledì 3 luglio 2019
  • giovedì 4 luglio 2019
  • venerdì 5 luglio 2019
  • lunedì 8 luglio 2019
  • martedì 9 luglio 2019
  • mercoledì 10 luglio 2019
  • giovedì 11 luglio 2019
  • venerdì 12 luglio 2019
  • lunedì 15 luglio 2019
  • martedì 16 luglio 2019
  • mercoledì 17 luglio 2019
  • giovedì 18 luglio 2019
  • venerdì 19 luglio 2019
  • lunedì 22 luglio 2019
  • martedì 23 luglio 2019
  • mercoledì 24 luglio 2019
  • giovedì 25 luglio 2019
  • venerdì 26 luglio 2019
  • lunedì 29 luglio 2019
  • martedì 30 luglio 2019
  • mercoledì 31 luglio 2019
  • giovedì 1 agosto 2019
  • venerdì 2 agosto 2019
  • lunedì 5 agosto 2019
  • martedì 6 agosto 2019
  • mercoledì 7 agosto 2019
  • giovedì 8 agosto 2019
  • venerdì 9 agosto 2019
  • lunedì 12 agosto 2019
  • martedì 13 agosto 2019
  • mercoledì 14 agosto 2019
  • venerdì 16 agosto 2019
  • lunedì 19 agosto 2019
  • martedì 20 agosto 2019
  • mercoledì 21 agosto 2019
  • giovedì 22 agosto 2019
  • venerdì 23 agosto 2019
  • lunedì 26 agosto 2019
  • martedì 27 agosto 2019
  • mercoledì 28 agosto 2019
  • giovedì 29 agosto 2019
  • venerdì 30 agosto 2019
  • lunedì 2 settembre 2019
  • martedì 3 settembre 2019
  • mercoledì 4 settembre 2019
  • giovedì 5 settembre 2019
  • venerdì 6 settembre 2019
  • lunedì 9 settembre 2019
  • martedì 10 settembre 2019
  • mercoledì 11 settembre 2019
  • giovedì 12 settembre 2019
  • venerdì 13 settembre 2019
  • lunedì 16 settembre 2019
  • martedì 17 settembre 2019
  • mercoledì 18 settembre 2019
  • giovedì 19 settembre 2019
  • venerdì 20 settembre 2019
  • lunedì 23 settembre 2019
  • martedì 24 settembre 2019
  • mercoledì 25 settembre 2019
  • giovedì 26 settembre 2019
  • venerdì 27 settembre 2019
  • lunedì 30 settembre 2019
  • martedì 1 ottobre 2019
  • mercoledì 2 ottobre 2019
  • giovedì 3 ottobre 2019
  • venerdì 4 ottobre 2019
  • lunedì 7 ottobre 2019
  • martedì 8 ottobre 2019
  • mercoledì 9 ottobre 2019
  • giovedì 10 ottobre 2019
  • venerdì 11 ottobre 2019
  • lunedì 14 ottobre 2019
  • martedì 15 ottobre 2019
  • mercoledì 16 ottobre 2019
  • giovedì 17 ottobre 2019
  • venerdì 18 ottobre 2019
  • lunedì 21 ottobre 2019
  • martedì 22 ottobre 2019
  • mercoledì 23 ottobre 2019
  • giovedì 24 ottobre 2019
  • venerdì 25 ottobre 2019
  • lunedì 28 ottobre 2019
  • martedì 29 ottobre 2019
  • mercoledì 30 ottobre 2019
  • giovedì 31 ottobre 2019
  • lunedì 4 novembre 2019
  • martedì 5 novembre 2019
  • mercoledì 6 novembre 2019
  • giovedì 7 novembre 2019
  • venerdì 8 novembre 2019
  • lunedì 11 novembre 2019
  • martedì 12 novembre 2019
  • mercoledì 13 novembre 2019
  • giovedì 14 novembre 2019
  • venerdì 15 novembre 2019
  • lunedì 18 novembre 2019
  • martedì 19 novembre 2019
  • mercoledì 20 novembre 2019
  • giovedì 21 novembre 2019
  • venerdì 22 novembre 2019
Orari:

da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00 e 16.00-18.00, chiuso sabato, domenica e festivi.


SANDRO PARMIGIANI criticoArte e natura si danno la mano nelle fotografie di Luigi Menozzi negli spazi di BFMR & Partners a Reggio Emilia.

Curata da Sandro Parmiggiani, la mostra è inserita nel circuito Off di “Fotografia Europea”.

Lo studio di Dottori Commercialisti e Revisori Legali, da dieci anni sponsor ufficiale di “Fotografia Europea”, come di consueto promuove un progetto espositivo anche presso la propria sede, confermando l’impegno a sostegno dell’arte e della cultura in città.

Il percorso espositivo comprende una quarantina di fotografie scattate nel 2017-18 all’interno di due importanti parchi naturalistici e musei all’aperto – “Arte Sella”, nell’omonima valle di Borgo Valsugana (Trento) e “Domaine de Chaumont-sur-Loire”, nella Valle della Loira francese – per documentare l’impegno profuso da celebri artisti nella realizzazione di sculture e installazioni a partire da materiali naturali reperiti nelle vicinanze, come foglie, tronchi e pietre.

«Luigi Menozzi – scrive il curatore – si è soffermato su opere che testimoniano, insieme, la visione fantastica degli artisti e l’inesauribile linguaggio dei materiali, anche quando ci può sembrare che essi abbiano ormai fatto naufragio nel tempo e possano solo attendere la dissoluzione.

Come ha fatto fin dall’inizio, l’autore sviluppa i negativi analogici e stampa personalmente le proprie fotografie, cimentandosi anche con le antiche tecniche; le immagini di questa mostra sono “platinotipie”, che, grazie alla carta cotone e ai sali metallici al platino/palladio utilizzati, ci restituiscono le infinite vibrazioni tonali e la bellezza dei dettagli tridimensionali di ogni piccolo elemento che la natura racchiude nel suo scrigno».

 

BIOGRAFIA

Luigi Menozzi (Reggio Emilia, 1957) ha sempre focalizzato la propria attenzione sulla natura e sull’ambiente naturale, dapprima soffermandosi sul paesaggio, in seguito con ricerche e progetti più delineati e circoscritti.

Ha esposto in numerose personali e collettive in Italia ed all’estero, tra le quali: Musée N. Niépce Chalon-sur-Saone, 1992; “XXV Rencontres Internationales de la Photographie”, Arles, 1994; “Paesaggi italiani del ‘900”, Milano, 1999; “XL La collection photographique d’Arles”, Arles, 2005; “Un’arte glocale – da Reggio Emilia ad Albacete”, Albacete, 2005; “Divino naturale insomma eterno”, Fotografia Europea, Reggio Emilia, 2009; Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia, 2010; Galleria Fotoforum, Bolzano, 2013; Palazzo Rosso, Genova, 2014; Galleria Zannoni, Fotografia Europea, Reggio Emilia, 2015; Castello Aragonese, Ischia, 2015; Sestri Levante, 2016; Cuneo, 2017; Novafeltria, 2018; Galleria MBN Art, Reggio Emilia 2018.

Sue fotografie sono conservate nelle collezioni di Biblioteca Panizzi e Musei Civici di Reggio Emilia, Musée Niépce a Chalon-sur-Saone, Musée Reattù ed Ecole Nationale de la Photographie di Arles, Bibliotheque Nationale de France a Parigi, Musée de la Photographie di Charleroi, Musée d’Art et d’Archéologie di Aurillac.

Vive e lavora a Reggio Emilia.

Fotografia Europea 2018


La fotografia rappresenta un punto di partenza fondamentale per riflettere e capire il complesso intreccio tra società e contemporaneità. Trattandosi però di una riflessione a tutto campo sull’immagine contemporanea, si confrontano sul tema non solo fotografi ma anche intellettuali, artisti, filosofi e scrittori.

Quest’anno la Fotografia Europea 2018 tratta

RIVOLUZIONI

Ribellioni, cambiamenti, utopie è il tema centrale

L’attenzione si focalizza sulle rivoluzioni come momenti e pratiche della ribellione, del cambiamento, del rinnovamento, che possono avere un immediato riscontro, portare a conseguenze dirette, ma che possono anche mantenere quel carattere utopico che ne caratterizza spesso l’origine ideale, o quel carattere di ritorno su se stesse delle cose.

Ma che significato può avere oggi il termine rivoluzione? Come si può rappresentare fotograficamente la rivoluzione oggi?

Lo scopriremo attraverso gli scatti di artisti professionisti nel circuito ON 20-22 aprile e mostre fino al 17 giugno e anche nel circuito OFF.

Vedi programma Mostre

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MARCO TRUZZI e IVANO DI MARIA – presentazione del libro “Sui confini” Europa, un viaggio sulle frontiere( Galleria )


Sabato 24 marzo a Scandiano RE, nell’ambito della “Rassegna #io accolgo”,  nello stupendo Salone d’Onore – Rocca dei Boiardo ha avuto luogo la presentazione del libro di – MARCO TRUZZI – ” Sui confini” Europa,un viaggio sulle frontiere alla presenza dell’autore e del fotografo IVANO DI MARIA, una classe di alunni accompagnati dai relativi professori.

Marco Truzzi e Ivano di Maria

 LEGGI ARTICOLI

MARCO TRUZZI – presentazione del libro “Sui confini” Europa, un viaggio sulle frontiere

IVANO DI MARIA – Europe, around the bordes (Galleria)

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MARCO TRUZZI e IVANO DI MARIA – presentazione del libro “Sui confini” Europa, un viaggio sulle frontiere( Galleria )

SULLA DESTRA DI QUESTO BLOG

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Il giornalista Marco Truzzi e il fotografo Ivano Di Maria spiegano agli alunni, che hanno intrapreso un viaggio attraverso l’Europa alla ricerca dei vecchi confini.
Da questa stupenda collaborazione, è nata l’idea di raccontare, documentare e fotografare gli ex-confini tra gli Stati europei prima dell’avvento di Schengen, ma durante i primi viaggi si accorgono che non si può parlare di confini caduti, perché stiamo vivendo anni in cui i confini vengono rimarcati in modo violento.

Il racconto di Truzzi, accompagnato dalle fotografie di Ivano Di Maria, ha inizio a Ceuta che si trova in Africa; quanti disperati ogni giorno giungono al confine, ma non per entrare in Spagna, bensì per contrabbandare merci marocchine da vendere sul suolo spagnolo.

Basilea, città svizzera dove si intrecciano tre confini nazionali; Trucci e Di Maria proseguono verso il Nord Europa, dalla Danimarca alla Svezia correndo in auto sul ponte dell’Øresund, anche in Nord Europa i due italiani scoprono quanto razzismo si annida tra le genti nordiche.

Quindi attraverso i confini della ex-Jugoslavia, infine fanno tappa a Ventimiglia e poi a Calais e infine a Idomeni, tutti luoghi tristemente noti per gli episodi di chiusura totale dei confini.

A Ventimiglia gente accampata sugli scogli; a Calais nella “giungla” fatta di baracche e tende senz’acqua e senza luce; e Idomeni dove i tantissimi bambini giocano nella polvere mentre la polizia greca e quella macedone sparano proiettili di gomma ad altezza d’uomo.

Come ultima tappa e non per importanza una visita ad Auschwitz, uno dei luoghi dove la follia razzista ha generato un vero e proprio inferno in terra.

Auschwitz, come altri campi di prigionia e sterminio non solo nazista, dovrebbero semplicemente essere lì per ricordarci gli errori del passato.

Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere” di Marco Truzzi (fotografie di Ivano Di Maria)

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Comune di Scandiano – Ufficio Cultura

p.zza Libertà 6 – Scandiano

tel. 0522/764258

cultura@comune.scandiano.re.it

www.comune.scandiano.re.it

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IVANO DI MARIA – Europe, around the bordes (Galleria)


A Scandiano (Reggio Emilia), nella stupenda location dell’Appartamento Estense – Rocca dei Boiardo la mostra fotografica “Europe, around the bordes” del fotografo Ivano Di Maria.

La mostra ( per tutte le età ) resterà aperta ancora sabato 24 marzo e domenica 25 marzo dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

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IVANO DI MARIA – Europe, around the bordes (Galleria)

SULLA DESTRA DI QUESTO BLOG

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Ringrazio vivamente la – Dott.sa Elisa Mezzetti – per l’invito a questo stupendo evento e per l’onore di poterlo fotografare.

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L’Amministrazione comunale ha organizzato, all’interno della seconda parte di iniziative della rassegna “Io accolgo”.

Un percorso per conoscere ed accogliere, la mostra fotografica di Ivano Di Maria dal titolo “Europe, around the bordes”.

Si tratta di un progetto che vuole raccontare i confini europei.

Alcuni di questi non sono che dei punti simbolici dove sopravvivono le tracce di un recente passato, altri invece, sono un dispiegamento di recinzioni, forze di polizia e postazioni di sorveglianza.

Ivano Di Maria parlerà del suo progetto e dei numerosi viaggi fatti di incontri, speranze, rabbie e profonde tragedie umanitarie.

Ingresso libero.

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Per informazioni

Comune di Scandiano – Ufficio Cultura

p.zza Libertà 6 – Scandiano

tel. 0522/764258

cultura@comune.scandiano.re.it

www.comune.scandiano.re.it

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Ivano Di Maria
BIOGRAFIA

Mi sono laureato al DAMS di Bologna con una tesi sulla fotografia sociale.

Fotografo professionista dal 2003, creo immagini per la comunicazione aziendale, l’editoria e le media e web agency.

Tra i progetti più recenti, una collaborazione con Ing. Ferrari S.p.a. , culminata nella realizzazione di un company profile e nella documentazione dei nuovi cantieri aziendali, e “Territori.Coop”, che seguo dal 2010 per conto di  Coop Centrale Adriatica.

“Territori.Coop” stato insignito del premio all’innovazione “Amica dell’Ambiente 2011” promosso da Legambiente e del riconoscimento “Ethic Award 2011” per un futuro sostenibile, organizzato dal settimanale “GdoWeek”.

Lavoro inoltre a reportages di lungo termine su temi sociali e di attualità, indirizzati alla stampa e all’editoria.

Principali pubblicazioni:

VIVACEMENTE, indagine sull’imprenditoria giovanile in Italia, con testo di Francesca Parravicini (Franco Cosimo Panini, 2010).
CONCRETAMENTE, monografia sul laboratorio d’integrazione sociale, a cura del Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Reggio Emilia (2009).
100 FACCE 100 STORIE, monografia sui Centri Sociali di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2009).
AMBIENTARSI E’ NATURALE, monografia sui parchi di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2007).
TERRA, con testo di Corrado Augias (CRV, 2007).
ALLA LUCE DEL SOLE, racconto della vita quotidiana delle persone disabili tra difficoltà e speranze (Diabasis, 2006).
FUOCO, con testo di Alessandro Cecchi Paone (CRV, 2006).

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Storia della Rocca

La Rocca dei Boiardo è un edificio che domina il centro storico dell’abitato di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia.

La costruzione, iniziata a partire dal XII secolo dalla famiglia dei Fogliano, prende il nome della famiglia Boiardo, che la abitò dal 1423 al 1560.

Fu costruita inizialmente come fortificazione di difesa, dotata di cinta muraria, di fossato con annesso ponte levatoio e di due torri di vedetta una delle quali andò distrutta.

L’edificazione del primo nucleo della Rocca dei Boiardo risale al 1315 ed ha evidenti scopi difensivi.

Successivamente l’edificio viene riconvertito ad uso abitativo quando il governo della città di Scandiano passò ai conti Boiardo dal 1423 al 1560.

Fu in questo periodo che vennero affrescate dal pittore della scuola bolognese Nicolò dell’Abate le scene dell’Eneide, rimosse nel 1772 e trasferite, nella “Gran Sala” del Palazzo Ducale di Modena, da dove, in seguito a un incendio che ne danneggiò irreparabilmente una parte, vennero poi trasferiti nella Galleria Estense di Modena dove sono tuttora custodite.

Saranno poi i Thiene, ad apportare modifiche sostanziali dell’edificio affidando il progetto all’architetto Giovan Battista Aleotti.

L’architetto Aleotti progettò l’imponente scalone che conduce ai piani superiori, ultimò il torrione nel lato ovest e si occupò della facciata sul lato sud.

Con le modifiche dell’architetto, la Rocca dei Boiardo acquisterà così forme molto simili a quelle attuali. Nei secoli successivi l’edificio fu abitato prima dai Bentivoglio e successivamente dagli Este di Scandiano, ramo cadetto degli Este, i quali introdussero decorazioni barocche.

Dopo i marchesi D’Este, la Rocca di Scandiano subì un periodo di abbandono e degrado prima di passare al marchese De Mari (1740-1777), per poi tornare nuovamente ai regnanti estensi.

Durante il periodo della rivoluzione francese la rocca rimase di proprietà dello Stato, per essere successivamente venduta a Paolo Braglia di Scandiano che la tenne fino alla Restaurazione, quando tornò nuovamente agli estensi che la utilizzarono come sede estiva per i cadetti dell’accademia modenese.

La Rocca subì un progressivo degrado fino al 1983 quando venne intrapreso il ciclo di lavori di restauro, da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell’Emilia Romagna.

Il 20 ottobre 2007 la Rocca di Scandiano viene data in gestione all’amministrazione comunale per 50 anni.

Nel maggio 2011 è stata allestita all’interno della rocca l’enoteca regionale , al fine di valorizzare i vini della zona (in particolare il Vino Spergola di Scandiano a denominazione comunale) e della regione Emilia-Romagna.

Appartamento estense

Il cosiddetto “Appartamento Estense“, collocato al piano terra dell’edificio, è certamente il più raffinato di tutta la struttura.

Le stanze al piano terra, risalenti al periodo cinquecentesco, formano il cosiddetto appartamento estense modificato nella sua veste attuale agli inizi del settecento dai marchesi d’Este; qui si susseguono in tutta la loro bellezza la sala del Camino, in stile rococò e la stanza del Drappo denominata così per un drappo che circonda la volta del cielo del soffitto.

La sala delle Aquile, del Festone, e quella dell’Alcova. Uscendo dall’appartamento si attraversa un breve tratto del cortile interno e si arriva al monumentale scalone, opera dell’arch. Giovan Battista Aleotti, detto l’Argenta.

A sinistra dello si trova una porta che conduce ai sotterranei del castello, sede delle vecchie prigioni.

Sala dell’Alcova

La maggior parte delle pitture della ultima sala, detta “dell’Alcova” risalgono probabilmente al XVIII sec.

L’evento narrato sulle quattro pareti ha forse a che fare con una qualche campagna militare Estense.

Sulle due pareti lunghe sono raffigurate: la preparazione della campagna militare (secondo moduli stilistici che richiamano “La scuola di Atene” di Raffaello) e la discesa in campo dell’esercito (secondo modi che si rifanno stilisticamente a Nicolò dell’Abate); sulle pareti corte: una divinità guerriera, lo scompiglio nella città vinta e la consegna della città i vincitori.

Il percorso di visita prende avvio dall’appartamento Estense, che vede succedersi le stanze di origine cinquecentesca, modificate così come le vediamo allo stato attuale, agli inizi del ‘700 dai Marchesi d’Este.

Questo percorso si snoda attraverso le diverse sale, che traggono il nome dal motivo dominante nella decorazione.

La “Sala dei Gigli”, ricca anche degli affreschi con vedute di Scandiano, di autore ignoto, la “Sala del Camino” in stile rococò e la “Sala del Drappo” dal prezioso drappo che circonda la volta del cielo sul soffitto, la “Sala dell’Alcova”, che presenta affreschi del ‘700 con scene di battaglia, ed infine la “Sala delle Aquile”, situata nel corpo della torre, dove sono raffigurati i busti di Luigi, Borso, Foresto e Rinaldo d’Este.

Le decorazioni di queste sale sono opera del Castellino, noto scultore modenese.

Scalone

Lo scalone monumentale della Rocca è stato concepito nella sua formulazione originaria da Giovan Battista Aleotti all’inizio del 1600. la scalinata a “tenaglia” è successiva di qualche anno e fu probabilmente voluta dalla famiglia Bentivoglio.

Le statue in terracotta raffigurano molto probabilmente personaggi della famiglia Thiene e furono realizzate nel 1619 dallo scultore genovese Giovan Battista Pontelli.

Sono quattro le statue superstiti che raffigurano, probabilmente, Marcantonio, Ottavio I, Giulio e Ottavio II Thiene.

Il Cortile

Il cortile della Rocca presenta molti elementi architettonici che testimoniano le stratificazioni artistiche succedutesi nei secoli. La parete sud mostra ancora una colonna (dell’originario portico quattro-cinquecentesco) con il caratteristico capitello, di gusto tardo medievale, “a foglia d’acqua” .

La parte ovest evidenzia (al di sotto dell’ultima cortina muraria settecentesca) diversi stili e consente di riconoscere, sotto gli archi acuti delle finestre, alcune tracce di affreschi monocromi cinquecenteschi.

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IVANO DI MARIA – Europe, around the bordes


A Scandiano (Reggio Emilia), sabato 17 Marzo 2018, il Comune inaugura alle ore 11 Appartamento Estense – Rocca dei Boiardo la mostra fotografica Europe, around the bordes alla presenza dell’autore Ivano Di Maria.

Davoli Elisa

Introduce Elisa Davoli Assessore Politiche Assistenziali e di Accoglienza

La mostra resterà aperta sabato 17 e 24 marzo e domenica 18 e 25 marzo dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Ringrazio vivamente la – Dott.sa Elisa Mezzetti – per l’invito a questo stupendo evento.

L’Amministrazione comunale ha organizzato, all’interno della seconda parte di iniziative della rassegna Io accolgo.

Un percorso per conoscere ed accogliere, la mostra fotografica di Ivano Di Maria dal titolo Europe, around the bordes.

Si tratta di un progetto che vuole raccontare i confini europei.

Alcuni di questi non sono che dei punti simbolici dove sopravvivono le tracce di un recente passato, altri invece, sono un dispiegamento di recinzioni, forze di polizia e postazioni di sorveglianza.

Ivano Di Maria parlerà del suo progetto e dei numerosi viaggi fatti di incontri, speranze, rabbie e profonde tragedie umanitarie.

Ingresso libero.

Per informazioni

Comune di Scandiano – Ufficio Cultura

p.zza Libertà 6 – Scandiano

tel. 0522/764258

cultura@comune.scandiano.re.it

www.comune.scandiano.re.it

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Ivano Di Maria
BIOGRAFIA

Mi sono laureato al DAMS di Bologna con una tesi sulla fotografia sociale.

Fotografo professionista dal 2003, creo immagini per la comunicazione aziendale, l’editoria e le media e web agency.

Tra i progetti più recenti, una collaborazione con Ing. Ferrari S.p.a. , culminata nella realizzazione di un company profile e nella documentazione dei nuovi cantieri aziendali, e “Territori.Coop”, che seguo dal 2010 per conto di  Coop Centrale Adriatica.

“Territori.Coop” stato insignito del premio all’innovazione “Amica dell’Ambiente 2011” promosso da Legambiente e del riconoscimento “Ethic Award 2011” per un futuro sostenibile, organizzato dal settimanale “GdoWeek”.

Lavoro inoltre a reportages di lungo termine su temi sociali e di attualità, indirizzati alla stampa e all’editoria.

Principali pubblicazioni:

VIVACEMENTE, indagine sull’imprenditoria giovanile in Italia, con testo di Francesca Parravicini (Franco Cosimo Panini, 2010).
CONCRETAMENTE, monografia sul laboratorio d’integrazione sociale, a cura del Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Reggio Emilia (2009).
100 FACCE 100 STORIE, monografia sui Centri Sociali di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2009).
AMBIENTARSI E’ NATURALE, monografia sui parchi di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2007).
TERRA, con testo di Corrado Augias (CRV, 2007).
ALLA LUCE DEL SOLE, racconto della vita quotidiana delle persone disabili tra difficoltà e speranze (Diabasis, 2006).
FUOCO, con testo di Alessandro Cecchi Paone (CRV, 2006).

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GIUSEPPE M. CODAZZI – Ritratti: verità e misteri dell’umano


Giuseppe Maria Codazzi. Ritratti: verità e misteri dell’umano – mostra fotografica

La mostra è curata da Sandro Parmiggiani, che firma il testo di presentazione.

Come di consueto, lo studio professionale di Piazza Vallisneri n. 4, che dal 2010 è sponsor di “Fotografia Europea”, promuove anche un’esposizione personale presso la propria sede, confermando l’impegno a sostegno dell’arte e della cultura in città.

In mostra, una quarantina di immagini in bianco e nero, stampate personalmente dall’autore su carta baritata.

Opere tratta da diverse serie fotografiche, dal 1979 al 2011, che focalizzano l’attenzione di Codazzi su soggetti assai diversi, comunque all’insegna della sua attenzione per l’appartenenza all’umano: dai jazzisti più celebri alle icone della musica e del balletto, ma anche persone comuni che passeggiano per strada e ancora gli “ultimi”, che lottano per la propria sopravvivenza in alcuni Paesi dell’Africa o che trovano assistenza e uno sguardo che finalmente ne riconosce l’identità nelle case della carità.

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Dove: BFMR & Partners – Dottori Commercialisti

Piazza Vallisneri, 4, Reggio Emilia

Prossime date:

  • giovedì 2 novembre 2017
  • venerdì 3 novembre 2017
  • lunedì 6 novembre 2017
  • martedì 7 novembre 2017
  • mercoledì 8 novembre 2017
  • giovedì 9 novembre 2017
  • venerdì 10 novembre 2017
  • lunedì 13 novembre 2017
  • martedì 14 novembre 2017
  • mercoledì 15 novembre 2017
  • giovedì 16 novembre 2017
  • venerdì 17 novembre 2017
  • lunedì 20 novembre 2017
  • martedì 21 novembre 2017
  • mercoledì 22 novembre 2017
  • giovedì 23 novembre 2017
  • venerdì 24 novembre 2017
Orari:

da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00 e 16.00-18.00.

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Giuseppe Maria Codazzi
BIOGRAFIA
Giuseppe M. Codazzi1952, 14 agosto, nasce a Nismozza (Reggio Emilia)
1971, diploma magistrale, Istituto “Matilde di Canossa”, Reggio Emilia
1972, studi universitari, “Alma Mater Studiorum”, Bologna
1977, inizia l’attività di fotografo
1983, inizia l’attività espositiva con “Ritratti Urbani”

1983, iscrizione all’Ordine dei Giornalisti di Bologna
Pubblicazioni
1983 – Ritratti Urbani
1986 – Nero di Jazz
1991 – Rwanda
1997 – Nel cuore della città

1997 – Fondazione Manodori
1997 – Nero su bianco – Una storia
1998 – Insieme
1999 – Saloon
2000 – Aqua
2000 – Le mani pensano (in coll. con S. Farri)
2002 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2002 – Giuseppe Maria Codazzi fotografie
2003 – ASI Auto show, Roma
2003 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2006 – Passion pulses here
2007 – Our power, your passion
2007 – Amahoro
2011 – Entrando nelle Case della Carità

ISO600 // Festival della Fotografia Istantanea


ISO600 – Festival della Fotografia Istantanea nasce da un’ idea dei fondatori del gruppo Polaroiders Alan Marcheselli e Carmen Palermo.

Un Festival interamente dedicato alla fotografia a sviluppo immediato, che si tratti di pellicole a distacco o integrali, il cui scopo è creare ed esporre pezzi unici, in opposizione ai sensori digitali che esaltano la produzione in serie e riducono il ruolo creativo della casualità.

Alla base, il desiderio di utilizzare le tecnologie introdotte dal genio di Edwin Land più di sessanta anni fa, spina dorsale di un movimento pop artistico che tutt’oggi si distingue per la propria originalità.

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ISO600

è un evento 

IMPOSSIBLE e MAMbo

in collaborazione con www.polaroiders.it

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ISO600

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GIUSEPPE M.CODAZZI – “JAZZ” con un omaggio a Henghel Gualdi


fotografia europea 2016

GIUSEPPE M.CODAZZI – “JAZZ” con un omaggio a Henghel Gualdi – mostra fotografica

SAN MARTINO IN RIO (20 km da Reggio Emilia) nell’ambito della “Fotografia Europea 2016” , si porta all’attenzione dei gentili visitatori la mostra nelle magnifiche Sale del Teatro e delle Aquile della Rocca Estense – Corso Umberto I, 22  dal 15-05-2016 al 31-07-2016 – Orari: sabato 10-12,30; domenica 10-12,30 e 15,30-19. – Info: Comune tel. 0522 636709; Biblioteca tel. 0522 636719 del noto fotografo reggiano Giuseppe Maria Codazzi.

Henghel GualdiSi tratta di venti ingrandimenti di fotografie rigorosamente in bianco e nero scattate negli anno ’80 ai concerti delle rassegne jazz a Reggio Emilia e non solo e di un piccolo reportage realizzato nell’archivio Henghel Gualdi ( Correggio, 4 luglio 1924 Bologna, 16 giugno 2005)

E’ stato un musicista e clarinettista italiano, molto conosciuto anche all’estero, da molti ritenuto il miglior clarinettista jazz italiano di tutti i tempi.

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LOCANDINA-JAZZUna selezione di fotografie, arricchita da un nucleo dedicato al noto clarinettista sammartinese, da leggersi in una duplice visione: il suo valore simbolico per la simbiosi tra il mondo del jazz internazionale e la figura di Henghel e la visione soggettiva dell’autore nell’intreccio di immagini che si fanno racconto e viaggio dove la musica e tanti personaggi, che non ci sono più, vivono e continuano a vivere per i nostri occhi.

Il jazz è lì, nascosto tra le fotografie che legano i protagonisti, tutti celebri, ad emozioni e ricordi, a luoghi, a atmosfere, improvvisazioni e geografie musicali, che abbiamo già conosciuto e vissuto ascoltando certi brani di Gualdi.

E così un frammento dopo l’altro, attraverso l’obiettivo, si compone questo patrimonio eccezionale dei grandi nomi del jazz mondiale, tutti “passati” nei teatri di Reggio Emilia, nei club o nelle varie rassegne, un insieme di caratteristiche, uniche ed esclusive, un panorama che ci aiuta anche a comprendere chi era Henghel, da dove veniva la sua passione che ancora oggi non è dispersa e che rivediamo nelle immagini di Codazzi.

Giulia Luppi assessore alla Cultura (Comune di San Martino in Rio)
Giulia Luppi sono convinta che la dialettica artistica di questo fotografo, la cui narrazione è evocativa e potente, saprà conquistare il nostro pubblico, immergerlo in una realtà che va oltre i confini fisici dell’immagine e che, nell’indagine attraverso i visi, gli strumenti, saprà creare lo spettacolo visivo che ben sapranno cogliere gli appassionati della musica jazz, e non solo.

L’auspicio è che questa mostra venga visitata e apprezzata dai giovani noi lavoreremo come nostra abitudine con la scuola affinché possano approfondire un segmento importante e oltremodo significativo del mondo della musica.

Il nostro Henghel Gualdi, che tanto ci teneva ad insegnare ai ragazzi l’amore per il jazz, ne sarebbe contento così come lo siamo noi di “stimolare”, grazie all’omaggio di Giuseppe Maria Codazzi, ancora una volta il suo ricordo di clarinettista di rilievo nel panorama jazzistico, di icona del clarinetto, “che deve andare avanti, passare di generazione in generazione evolvendosi e trasformandosi secondo i tempi riconoscendone però, sempre, le origini che sono poi uno degli elementi che ci permettono di pensare al domani”.

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Giuseppe Maria Codazzi
BIOGRAFIA
Giuseppe M. Codazzi1952, 14 agosto, nasce a Nismozza (Reggio Emilia)
1971, diploma magistrale, Istituto “Matilde di Canossa”, Reggio Emilia
1972, studi universitari, “Alma Mater Studiorum”, Bologna
1977, inizia l’attività di fotografo
1983, inizia l’attività espositiva con “Ritratti Urbani”

1983, iscrizione all’Ordine dei Giornalisti di Bologna
Pubblicazioni
1983 – Ritratti Urbani
1986 – Nero di Jazz
1991 – Rwanda
1997 – Nel cuore della città

1997 – Fondazione Manodori
1997 – Nero su bianco – Una storia
1998 – Insieme
1999 – Saloon
2000 – Aqua
2000 – Le mani pensano (in coll. con S. Farri)
2002 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2002 – Giuseppe Maria Codazzi fotografie
2003 – ASI Auto show, Roma
2003 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2006 – Passion pulses here
2007 – Our power, your passion
2007 – Amahoro
2011 – Entrando nelle Case della Carità

ERMANNO FORONI – “Se questi sono uomini”


fotografia europea 2016

REGGIO EMILIA (40 km da Parma) nell’ambito della “Fotografia Europea 2016” , si porta all’attenzione dei gentili visitatori la mostra dal 13-05-2016 al 25-11-2016 del noto fotografo reggiano Ermanno Foroni.

ERMANNO FORONIVolti sublimi e dignità dolente dell’umano nelle immagini di Ermanno Foroni, autore reggiano che da oltre trent’anni ha fatto della fotografia la ragione della sua vita, girando il mondo alla ricerca della verità, impressa sui volti e sulle mani di milioni di persone che vivono in povertà e sofferenza.

BFMR & Partners Dottori Commercialisti, studio professionale di Piazza Vallisneri 4 Reggio Emilia, ospita una quarantina di sue fotografie analogiche in bianco e nero, oltre ad alcuni scatti a colori, realizzati dal 1986 ad oggi.

La mostra s’intitola “Se questi sono uomini” in riferimento alla celebre opera memorialistica di Primo Levi, punto di partenza per una riflessione che si estende, più in generale, alla condizione umana.

SANDRO PARMIGIANI critico«Ermanno Foroni – scrive il critico Sandro Parmiggiani – si è incamminato, per la prima volta trent’anni fa e poi con tenacia e passione fino a fare della fotografia la ragione e il destino della propria vita, sulle strade aspre, spesso ostili, di un mondo in cui la fatica e la sofferenza ancora sono il pane quotidiano di milioni di persone, non certo per scelte e colpe nitidamente loro attribuibili.

Partendo dal Brasile dei garimpeiros, che cercano l’oro in un ambiente che pare avere trasformato in realtà i gironi dell’Inferno immaginati da Dante, Ermanno si è ermanno-foroni-congo-2005-copiacalato con i “dannati della terra” nelle viscere di altre miniere (di carbone in Romania, d’argento in Bolivia, di zaffiri in Madagascar, d’oro e di coltan in Congo, di diamanti in Sierra Leone), e si è messo sulle tracce degli offesi e degli umiliati, dei vinti, a Sarajevo, in Palestina, Romania, Turchia, Marocco, Salvador, India, Bangladesh, Yemen, Kenia, Saharawi, Sierra Leone, Sud Africa, Afghanistan, Portogallo, e in “città-universo” quali New York, Parigi e Napoli.

Non insegue, questo globetrotter, nella sua immersione “senza rete” nel reale, il fascino formale di immagini edulcorate, né la ricerca della “posa” o della “bella fotografia” né tantomeno fa ricorso alle manipolazioni dell’elettronica, ma la verità e l’immediatezza di occhi, visi, mani, corpi di persone che vivono immersi nel dramma della guerra e della povertà, e che davanti al suo obiettivo rivelano il volto sublime e la dignità dolente dell’umano».

Orari di apertura al pubblico: da lunedì a venerdì 10-12 e 16-18. Fino al 25 novembre 2016

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Ermanno Foroni
BIOGRAFIA
Nasce a Reggio Emilia nel 1958. Da subito pone particolare attenzione ai temi sociali dell’emarginazione, dello sfruttamento del lavoro minorile e della condizione femminile.

Nel 1986 , un viaggio in Brasile trasforma l’interesse per la fotografia in passione ed impegno sociale. Seguono, negli anni successivi, vari reportage in diversi luoghi del pianeta: Brasile, Napoli, Sarajevo, Sooweto, Varanasi (India), Nazaré (Portogallo), Sanà (Yemen), …ecc.

Da queste esperienze sono nate diverse pubblicazioni: “La fatica di vivere” (Monografia FIAF), “Uomini senza” (UNESCO), “I colori del nero” (Diocesi di Reggio Emilia), “Sighetu Marmatiei: il ritorno del sogno” (CISL di Reggio Emilia), “Afganistan” (Comune di Casalgrande). Sua è anche la copertina del libro: “Korogocho. Alla scuola dei poveri” di padre Alex Zanotelli pubblicato da Feltrinelli.

Ha esposto in numerose mostre personali e collettive.

NOTA CRITICA
C’è ancora un motivo per la fotografia di reportage? C’è uno sbocco? C’è un interesse comune? Questa non vuol essere una difesa, ma una breve riflessione su di un filone espressivo che ha avuto il suo fulgore nei decenni in cui la stampa accoglieva i reportage fotografici come testimonianza di eventi non diversamente comunicabili.

Gli articoli, ovvero le parole, non sono quasi mai sufficienti ad esprimere impressioni e realtà che, per la loro complessità hanno bisogno di essere “visti”, se non dal vivo almeno da quella “impressione del vivo” che la fotografia riesce ad essere e dare.
Occorrono per questa funzione di testimonianza fotografi, uomini e donne, che rispetto agli altri sono come strumenti tarati in modo diverso.

Misurano ciò che vedono da angoli visuali che si appoggiano sulla loro personale concezione critica del mondo. In molti di questi fotografi spirito di avventura, curiosità e onestà, e il senso di missione che danno al loro lavoro sono le caratteristiche principali. Qui sta la loro credibilità e qui c’è il riscontro dell’interesse del pubblico per i fatti ed i temi che vengono mostrati.

Il motivo per cui il reportage ha perso interesse immediato per le pagine della stampa lo conosciamo: basta guardare un telegiornale per vedere come eventi di rilevanza mondiale vengano raccontati a parole dette, con il sottofondo di brevi sequenze filmiche che si ripetono addirittura più volte durante l’esposizione verbale e magari riguardano fatti marginali o sono, capita anche questo, filmati di repertorio, o brani di situazioni diverse o forse anche invenzioni visive create per l’occasione.
Non per niente qualcuno, e non ultimi noi, abbiamo cercato prima di imparare e poi di insegnare la lettura delle immagini fisse o in movimento, per capirne le verità e le mistificazioni.

E dato che siamo nel sistema delle “comunicazioni”, per recepirne i messaggi veri distinguendoli dai falsi.

La figura del fotoreporter ha assunto nel corso dei tempi le più svariate configurazioni, dal paparazzo all’inviato speciale, dal free lance al testimonial e loro sfumature. La questione etica è importante, non per niente un fotografo di forte calibro morale, Gianni Berengo Gardin, applica dietro alle proprie fotografie un timbro che afferma l’opera “non inventata o creata al computer”.

Il reportage, ovunque sia fatto e qualsiasi argomento tratti, deve essere vissuto in prima persona e riportato nella sua integrità documentaria e concettuale. Deve, così ci si aspetta, far fede.

E’ questo il modo di lavorare di Ermanno Foroni. Il suo modo di essere fotografo motiva questo articolo. Ermanno forse, per quanto detto sopra, arriva al grande reportage in tempi un po’ consumati. Ma la sua vocazione è più prepotente dei tempi.

E se i settimanali quali Life e da noi, Epoca, Tempo, l’Europeo, Il mondo, non ci sono più, oggi resta il ricordo della loro azione nelle proposte di grandi servizi fotografici. Restano le fotografie e, per loro, i libri e le mostre. La nostra cultura li esige. Ne abbiamo bisogno come abbiamo bisogno della memoria per dare giustificazione al presente e scopo al futuro.

Dobbiamo continuare su questa strada, per non addormentarci sempre e supinamente in effimere illusioni colorate, droghe di forme e di sensazioni, nelle quali dimenticare quanto c’è dentro a nomi geografici quali Brasile, Bolivia, Afghanistan, Salvador, Romania, Palestina, India, Bangladesh.

Intorno al 1985 Ermanno ha iniziato a fotografare, per istinto e non per professionismo. Ad alcuni di noi “lettori” di portfolio è sortito “leggere” suoi reportage, entrare nello stato d’animo che lo ha guidato nel suo fotografare e dirgli che ci sono ancora spazi. Si, ci sono, perché nessuno è indifferente, perché come lui “all’improvviso ti trovi dinanzi un uomo incrostato di terra, ma finalmente eretto, incapace di sorridere, ma sgravato del basto”, perché “dove un tempo sbarcavano i predatori di metalli preziosi, oggi scopri una nuova razza, che si accampa e vive degli avanzi marcescenti della civiltà metropolita”, perché “in Afghanistan si impara presto che l’integrità fisica può essere un lusso”, perché, perché, perché?
Chi deve rispondere? In fondo noi spettatori, noi coro, siamo dentro ad un processo dove c’è il testimone che porta le prove ma manca il giudice e manca l’imputato.

Forse siamo noi spettatori, noi coro, a dover svolgere quelle funzioni, a farcene carico. Ecco il motivo per cui il reportage ha ancora senso, ecco perché le mostre e i libri come “Uomini senza” devono essere visti, ed ecco perché tra tanti balocchi e profumi che ci riempiono gli occhi la fotografia invece, in certi casi, può aprirceli.