Etichettato: BIOGRAFIE

LUIGI MENOZZI – “Intrepidi intrecci”


Fino al 22 novembre 2019.

Dove: BFMR & Partners – Dottori Commercialisti

Piazza Vallisneri, 4, Reggio Emilia

Prossime date:

  • giovedì 27 giugno 2019
  • venerdì 28 giugno 2019
  • lunedì 1 luglio 2019
  • martedì 2 luglio 2019
  • mercoledì 3 luglio 2019
  • giovedì 4 luglio 2019
  • venerdì 5 luglio 2019
  • lunedì 8 luglio 2019
  • martedì 9 luglio 2019
  • mercoledì 10 luglio 2019
  • giovedì 11 luglio 2019
  • venerdì 12 luglio 2019
  • lunedì 15 luglio 2019
  • martedì 16 luglio 2019
  • mercoledì 17 luglio 2019
  • giovedì 18 luglio 2019
  • venerdì 19 luglio 2019
  • lunedì 22 luglio 2019
  • martedì 23 luglio 2019
  • mercoledì 24 luglio 2019
  • giovedì 25 luglio 2019
  • venerdì 26 luglio 2019
  • lunedì 29 luglio 2019
  • martedì 30 luglio 2019
  • mercoledì 31 luglio 2019
  • giovedì 1 agosto 2019
  • venerdì 2 agosto 2019
  • lunedì 5 agosto 2019
  • martedì 6 agosto 2019
  • mercoledì 7 agosto 2019
  • giovedì 8 agosto 2019
  • venerdì 9 agosto 2019
  • lunedì 12 agosto 2019
  • martedì 13 agosto 2019
  • mercoledì 14 agosto 2019
  • venerdì 16 agosto 2019
  • lunedì 19 agosto 2019
  • martedì 20 agosto 2019
  • mercoledì 21 agosto 2019
  • giovedì 22 agosto 2019
  • venerdì 23 agosto 2019
  • lunedì 26 agosto 2019
  • martedì 27 agosto 2019
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  • giovedì 12 settembre 2019
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  • martedì 17 settembre 2019
  • mercoledì 18 settembre 2019
  • giovedì 19 settembre 2019
  • venerdì 20 settembre 2019
  • lunedì 23 settembre 2019
  • martedì 24 settembre 2019
  • mercoledì 25 settembre 2019
  • giovedì 26 settembre 2019
  • venerdì 27 settembre 2019
  • lunedì 30 settembre 2019
  • martedì 1 ottobre 2019
  • mercoledì 2 ottobre 2019
  • giovedì 3 ottobre 2019
  • venerdì 4 ottobre 2019
  • lunedì 7 ottobre 2019
  • martedì 8 ottobre 2019
  • mercoledì 9 ottobre 2019
  • giovedì 10 ottobre 2019
  • venerdì 11 ottobre 2019
  • lunedì 14 ottobre 2019
  • martedì 15 ottobre 2019
  • mercoledì 16 ottobre 2019
  • giovedì 17 ottobre 2019
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  • lunedì 21 ottobre 2019
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  • giovedì 31 ottobre 2019
  • lunedì 4 novembre 2019
  • martedì 5 novembre 2019
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  • giovedì 7 novembre 2019
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  • giovedì 14 novembre 2019
  • venerdì 15 novembre 2019
  • lunedì 18 novembre 2019
  • martedì 19 novembre 2019
  • mercoledì 20 novembre 2019
  • giovedì 21 novembre 2019
  • venerdì 22 novembre 2019
Orari:

da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00 e 16.00-18.00, chiuso sabato, domenica e festivi.


SANDRO PARMIGIANI criticoArte e natura si danno la mano nelle fotografie di Luigi Menozzi negli spazi di BFMR & Partners a Reggio Emilia.

Curata da Sandro Parmiggiani, la mostra è inserita nel circuito Off di “Fotografia Europea”.

Lo studio di Dottori Commercialisti e Revisori Legali, da dieci anni sponsor ufficiale di “Fotografia Europea”, come di consueto promuove un progetto espositivo anche presso la propria sede, confermando l’impegno a sostegno dell’arte e della cultura in città.

Il percorso espositivo comprende una quarantina di fotografie scattate nel 2017-18 all’interno di due importanti parchi naturalistici e musei all’aperto – “Arte Sella”, nell’omonima valle di Borgo Valsugana (Trento) e “Domaine de Chaumont-sur-Loire”, nella Valle della Loira francese – per documentare l’impegno profuso da celebri artisti nella realizzazione di sculture e installazioni a partire da materiali naturali reperiti nelle vicinanze, come foglie, tronchi e pietre.

«Luigi Menozzi – scrive il curatore – si è soffermato su opere che testimoniano, insieme, la visione fantastica degli artisti e l’inesauribile linguaggio dei materiali, anche quando ci può sembrare che essi abbiano ormai fatto naufragio nel tempo e possano solo attendere la dissoluzione.

Come ha fatto fin dall’inizio, l’autore sviluppa i negativi analogici e stampa personalmente le proprie fotografie, cimentandosi anche con le antiche tecniche; le immagini di questa mostra sono “platinotipie”, che, grazie alla carta cotone e ai sali metallici al platino/palladio utilizzati, ci restituiscono le infinite vibrazioni tonali e la bellezza dei dettagli tridimensionali di ogni piccolo elemento che la natura racchiude nel suo scrigno».

 

BIOGRAFIA

Luigi Menozzi (Reggio Emilia, 1957) ha sempre focalizzato la propria attenzione sulla natura e sull’ambiente naturale, dapprima soffermandosi sul paesaggio, in seguito con ricerche e progetti più delineati e circoscritti.

Ha esposto in numerose personali e collettive in Italia ed all’estero, tra le quali: Musée N. Niépce Chalon-sur-Saone, 1992; “XXV Rencontres Internationales de la Photographie”, Arles, 1994; “Paesaggi italiani del ‘900”, Milano, 1999; “XL La collection photographique d’Arles”, Arles, 2005; “Un’arte glocale – da Reggio Emilia ad Albacete”, Albacete, 2005; “Divino naturale insomma eterno”, Fotografia Europea, Reggio Emilia, 2009; Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia, 2010; Galleria Fotoforum, Bolzano, 2013; Palazzo Rosso, Genova, 2014; Galleria Zannoni, Fotografia Europea, Reggio Emilia, 2015; Castello Aragonese, Ischia, 2015; Sestri Levante, 2016; Cuneo, 2017; Novafeltria, 2018; Galleria MBN Art, Reggio Emilia 2018.

Sue fotografie sono conservate nelle collezioni di Biblioteca Panizzi e Musei Civici di Reggio Emilia, Musée Niépce a Chalon-sur-Saone, Musée Reattù ed Ecole Nationale de la Photographie di Arles, Bibliotheque Nationale de France a Parigi, Musée de la Photographie di Charleroi, Musée d’Art et d’Archéologie di Aurillac.

Vive e lavora a Reggio Emilia.

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Giornata della Memoria – IL CASO KAUFMANN – Giovanni Grasso


Il caso Kaufmann

Giovanni Grasso

Editore: Rizzoli
Anno edizione:2019
In commercio dal:15 gennaio 2019
Pagine: 382 p., Brossura

Descrizione

Con Il caso Kaufmann Giovanni Grasso spinge il lettore a riflettere sulle conseguenze dell’odio, regalandoci un romanzo sull’importanza delle parole e delle piccole azioni che possono cambiare il corso degli eventi, e mostrandoci la dolcezza di un amore nato in un’epoca dominata dalla follia e dalla totale perdita di umanità.

A sconvolgere l’esistenza cupa e afflitta di Lehmann Kaufmann, nel dicembre del 1933, è una lettera. Kurt, il suo migliore amico, gli chiede di prendersi cura della figlia Irene e di aiutarla a stabilirsi a Norimberga. Kaufmann ha sessant’anni, è uno stimato commerciante ebreo, vedovo, e presidente della comunità ebraica di Norimberga – vittima, in quegli anni, della persecuzione nazista.

Irene si presenta da subito come un raggio di sole a illuminare la vita di Leo. Ha vent’anni, è bella, determinata e tra i due si instaura un rapporto speciale fatto di stima, affetto, ma anche di desiderio.
Però è ariana, e le leggi razziali stabiliscono che il popolo ebreo è nemico della Germania.
L’odio, sapientemente fomentato dal governo nazista, entra pian piano nelle vite dei comuni cittadini e le stravolge. Diffidenza e ostilità prendono il posto di rispetto e stima.
Gli sguardi si abbassano, i sorrisi si spengono. E quando anche la Giustizia, nelle mani dello spietato giudice Rothenberger, si trasforma in un mostro nazista, per l’onestà e la verità non ci sarà più scampo.

Giovanni Grasso

Roma, 14 ottobre 1962 è un giornalista, saggista e autore televisivo italiano, consigliere per la stampa e la comunicazione e direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica dal 2015.

Studia al liceo classico San Leone Magno di Roma. Walter Mauro è il suo docente di Italiano. Laureato in Lettere moderne presso l’Università “La Sapienza”, è giornalista professionista dal 1989, nonché iscritto alla Stampa parlamentare dal 1991.

Ha lavorato a La Discussione e al servizio politico dell’Agenzia Giornalistica Italia. Nel 1992 è stato assunto al quotidiano Avvenire, come redattore politico parlamentare.

Dal 1996 al 2001 è stato capo dell’ufficio stampa del presidente del Senato della Repubblica Nicola Mancino. Ha ideato e promosso concerti di Palazzo Madama nell’aula del Senato.

Nel 2011, in seguito alla formazione del governo Monti, ha assunto l’incarico di portavoce del ministro della Cooperazione internazionale e dell’Integrazione Andrea Riccardi fino al 2013.

Studioso di storia del movimento cattolico in Italia, ha pubblicato diversi libri e ha partecipato, in veste di relatore, a numerosi convegni storici. È autore di documentari di carattere storico per Rai 3 e Rai Storia. Ha insegnato al Master di Giornalismo dell’Università di Bologna. È socio ordinario del PEN club italiano.

Il 13 febbraio 2015 viene nominato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Consigliere per la stampa e la comunicazione e Direttore dell’Ufficio Stampa.

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MARCO TRUZZI – presentazione del libro “Sui confini” Europa, un viaggio sulle frontiere


A Scandiano (Reggio Emilia), sabato 24 marzo alle 11,30, nell’ambito della “Rassegna #io accolgo”,  nello stupendo Salone d’Onore – Rocca dei Boiardo avrà luogo la presentazione del libro di – MARCO TRUZZI – ” Sui confini” Europa,un viaggio sulle frontiere alla presnza dell’autore.
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Ringrazio vivamente la – Dott.sa Elisa Mezzetti – per l’invito a questo stupendo evento.
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Un viaggio sui confini di un’Europa che vacilla, un racconto che non si limita alla cronaca dell’emergenza umanitaria. L’autore attraversa luoghi dove rimangono indizi di una storia recente, di frontiere ancora in essere nonostante Schengen.

Al nord, a Tarvisio, a Basilea, città d’incontro di tre nazioni, a Copenaghen, tra percorsi ciclabili ed eleganti palazzi, in Svezia e in Norvegia, dove il confine è segnato da pianure e boschi.

A Melilla, al checkpoint di Barrio Chino, in un’Europa che è Africa; a Ventimiglia, dove ci si accampa sugli scogli; a Calais, dove si muore nel tentativo di attraversare la Manica; a Ròszke, in Ungheria, dove un muro di filo spinato tiene lontani i siriani; a Seghedino, a Cracovia, a Idomeni, nel più grande e disperato campo profughi d’Europa.

Così il racconto dei confini diventa racconto dell’attualità, diario geopolitico, dove le linee di demarcazione continuano a ribadire anacronisticamente un’appartenenza geografica.

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Per informazioni

Comune di Scandiano – Ufficio Cultura

p.zza Libertà 6 – Scandiano

tel. 0522/764258

cultura@comune.scandiano.re.it

www.comune.scandiano.re.it

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Marco Truzzi

BIOGRAFIA

Correggio, 1975. Giornalista, laureato in Filosofia, ha conseguito un master all’Università di Urbino in ambito editoriale.

Ha pubblicato articoli e racconti in antologie, riviste, giornali, web e radio.

Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo, Non ci sono pesci rossi nelle pozzanghere (Instar), con cui ha vinto il premio Rhegium Julii, il premio Fortunato Seminara e il premio Bagutta come migliore opera prima e che attualmente è in corso di traduzione per gli Stati Uniti.

Nel 2015 è stato uno degli 8 autori selezionati per Syntagma Square, progetto di romanzo corale europeo.

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IVANO DI MARIA – Europe, around the bordes (Galleria)


A Scandiano (Reggio Emilia), nella stupenda location dell’Appartamento Estense – Rocca dei Boiardo la mostra fotografica “Europe, around the bordes” del fotografo Ivano Di Maria.

La mostra ( per tutte le età ) resterà aperta ancora sabato 24 marzo e domenica 25 marzo dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

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IVANO DI MARIA – Europe, around the bordes (Galleria)

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Ringrazio vivamente la – Dott.sa Elisa Mezzetti – per l’invito a questo stupendo evento e per l’onore di poterlo fotografare.

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L’Amministrazione comunale ha organizzato, all’interno della seconda parte di iniziative della rassegna “Io accolgo”.

Un percorso per conoscere ed accogliere, la mostra fotografica di Ivano Di Maria dal titolo “Europe, around the bordes”.

Si tratta di un progetto che vuole raccontare i confini europei.

Alcuni di questi non sono che dei punti simbolici dove sopravvivono le tracce di un recente passato, altri invece, sono un dispiegamento di recinzioni, forze di polizia e postazioni di sorveglianza.

Ivano Di Maria parlerà del suo progetto e dei numerosi viaggi fatti di incontri, speranze, rabbie e profonde tragedie umanitarie.

Ingresso libero.

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Per informazioni

Comune di Scandiano – Ufficio Cultura

p.zza Libertà 6 – Scandiano

tel. 0522/764258

cultura@comune.scandiano.re.it

www.comune.scandiano.re.it

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Ivano Di Maria
BIOGRAFIA

Mi sono laureato al DAMS di Bologna con una tesi sulla fotografia sociale.

Fotografo professionista dal 2003, creo immagini per la comunicazione aziendale, l’editoria e le media e web agency.

Tra i progetti più recenti, una collaborazione con Ing. Ferrari S.p.a. , culminata nella realizzazione di un company profile e nella documentazione dei nuovi cantieri aziendali, e “Territori.Coop”, che seguo dal 2010 per conto di  Coop Centrale Adriatica.

“Territori.Coop” stato insignito del premio all’innovazione “Amica dell’Ambiente 2011” promosso da Legambiente e del riconoscimento “Ethic Award 2011” per un futuro sostenibile, organizzato dal settimanale “GdoWeek”.

Lavoro inoltre a reportages di lungo termine su temi sociali e di attualità, indirizzati alla stampa e all’editoria.

Principali pubblicazioni:

VIVACEMENTE, indagine sull’imprenditoria giovanile in Italia, con testo di Francesca Parravicini (Franco Cosimo Panini, 2010).
CONCRETAMENTE, monografia sul laboratorio d’integrazione sociale, a cura del Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Reggio Emilia (2009).
100 FACCE 100 STORIE, monografia sui Centri Sociali di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2009).
AMBIENTARSI E’ NATURALE, monografia sui parchi di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2007).
TERRA, con testo di Corrado Augias (CRV, 2007).
ALLA LUCE DEL SOLE, racconto della vita quotidiana delle persone disabili tra difficoltà e speranze (Diabasis, 2006).
FUOCO, con testo di Alessandro Cecchi Paone (CRV, 2006).

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Storia della Rocca

La Rocca dei Boiardo è un edificio che domina il centro storico dell’abitato di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia.

La costruzione, iniziata a partire dal XII secolo dalla famiglia dei Fogliano, prende il nome della famiglia Boiardo, che la abitò dal 1423 al 1560.

Fu costruita inizialmente come fortificazione di difesa, dotata di cinta muraria, di fossato con annesso ponte levatoio e di due torri di vedetta una delle quali andò distrutta.

L’edificazione del primo nucleo della Rocca dei Boiardo risale al 1315 ed ha evidenti scopi difensivi.

Successivamente l’edificio viene riconvertito ad uso abitativo quando il governo della città di Scandiano passò ai conti Boiardo dal 1423 al 1560.

Fu in questo periodo che vennero affrescate dal pittore della scuola bolognese Nicolò dell’Abate le scene dell’Eneide, rimosse nel 1772 e trasferite, nella “Gran Sala” del Palazzo Ducale di Modena, da dove, in seguito a un incendio che ne danneggiò irreparabilmente una parte, vennero poi trasferiti nella Galleria Estense di Modena dove sono tuttora custodite.

Saranno poi i Thiene, ad apportare modifiche sostanziali dell’edificio affidando il progetto all’architetto Giovan Battista Aleotti.

L’architetto Aleotti progettò l’imponente scalone che conduce ai piani superiori, ultimò il torrione nel lato ovest e si occupò della facciata sul lato sud.

Con le modifiche dell’architetto, la Rocca dei Boiardo acquisterà così forme molto simili a quelle attuali. Nei secoli successivi l’edificio fu abitato prima dai Bentivoglio e successivamente dagli Este di Scandiano, ramo cadetto degli Este, i quali introdussero decorazioni barocche.

Dopo i marchesi D’Este, la Rocca di Scandiano subì un periodo di abbandono e degrado prima di passare al marchese De Mari (1740-1777), per poi tornare nuovamente ai regnanti estensi.

Durante il periodo della rivoluzione francese la rocca rimase di proprietà dello Stato, per essere successivamente venduta a Paolo Braglia di Scandiano che la tenne fino alla Restaurazione, quando tornò nuovamente agli estensi che la utilizzarono come sede estiva per i cadetti dell’accademia modenese.

La Rocca subì un progressivo degrado fino al 1983 quando venne intrapreso il ciclo di lavori di restauro, da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell’Emilia Romagna.

Il 20 ottobre 2007 la Rocca di Scandiano viene data in gestione all’amministrazione comunale per 50 anni.

Nel maggio 2011 è stata allestita all’interno della rocca l’enoteca regionale , al fine di valorizzare i vini della zona (in particolare il Vino Spergola di Scandiano a denominazione comunale) e della regione Emilia-Romagna.

Appartamento estense

Il cosiddetto “Appartamento Estense“, collocato al piano terra dell’edificio, è certamente il più raffinato di tutta la struttura.

Le stanze al piano terra, risalenti al periodo cinquecentesco, formano il cosiddetto appartamento estense modificato nella sua veste attuale agli inizi del settecento dai marchesi d’Este; qui si susseguono in tutta la loro bellezza la sala del Camino, in stile rococò e la stanza del Drappo denominata così per un drappo che circonda la volta del cielo del soffitto.

La sala delle Aquile, del Festone, e quella dell’Alcova. Uscendo dall’appartamento si attraversa un breve tratto del cortile interno e si arriva al monumentale scalone, opera dell’arch. Giovan Battista Aleotti, detto l’Argenta.

A sinistra dello si trova una porta che conduce ai sotterranei del castello, sede delle vecchie prigioni.

Sala dell’Alcova

La maggior parte delle pitture della ultima sala, detta “dell’Alcova” risalgono probabilmente al XVIII sec.

L’evento narrato sulle quattro pareti ha forse a che fare con una qualche campagna militare Estense.

Sulle due pareti lunghe sono raffigurate: la preparazione della campagna militare (secondo moduli stilistici che richiamano “La scuola di Atene” di Raffaello) e la discesa in campo dell’esercito (secondo modi che si rifanno stilisticamente a Nicolò dell’Abate); sulle pareti corte: una divinità guerriera, lo scompiglio nella città vinta e la consegna della città i vincitori.

Il percorso di visita prende avvio dall’appartamento Estense, che vede succedersi le stanze di origine cinquecentesca, modificate così come le vediamo allo stato attuale, agli inizi del ‘700 dai Marchesi d’Este.

Questo percorso si snoda attraverso le diverse sale, che traggono il nome dal motivo dominante nella decorazione.

La “Sala dei Gigli”, ricca anche degli affreschi con vedute di Scandiano, di autore ignoto, la “Sala del Camino” in stile rococò e la “Sala del Drappo” dal prezioso drappo che circonda la volta del cielo sul soffitto, la “Sala dell’Alcova”, che presenta affreschi del ‘700 con scene di battaglia, ed infine la “Sala delle Aquile”, situata nel corpo della torre, dove sono raffigurati i busti di Luigi, Borso, Foresto e Rinaldo d’Este.

Le decorazioni di queste sale sono opera del Castellino, noto scultore modenese.

Scalone

Lo scalone monumentale della Rocca è stato concepito nella sua formulazione originaria da Giovan Battista Aleotti all’inizio del 1600. la scalinata a “tenaglia” è successiva di qualche anno e fu probabilmente voluta dalla famiglia Bentivoglio.

Le statue in terracotta raffigurano molto probabilmente personaggi della famiglia Thiene e furono realizzate nel 1619 dallo scultore genovese Giovan Battista Pontelli.

Sono quattro le statue superstiti che raffigurano, probabilmente, Marcantonio, Ottavio I, Giulio e Ottavio II Thiene.

Il Cortile

Il cortile della Rocca presenta molti elementi architettonici che testimoniano le stratificazioni artistiche succedutesi nei secoli. La parete sud mostra ancora una colonna (dell’originario portico quattro-cinquecentesco) con il caratteristico capitello, di gusto tardo medievale, “a foglia d’acqua” .

La parte ovest evidenzia (al di sotto dell’ultima cortina muraria settecentesca) diversi stili e consente di riconoscere, sotto gli archi acuti delle finestre, alcune tracce di affreschi monocromi cinquecenteschi.

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IVANO DI MARIA – Europe, around the bordes


A Scandiano (Reggio Emilia), sabato 17 Marzo 2018, il Comune inaugura alle ore 11 Appartamento Estense – Rocca dei Boiardo la mostra fotografica Europe, around the bordes alla presenza dell’autore Ivano Di Maria.

Davoli Elisa

Introduce Elisa Davoli Assessore Politiche Assistenziali e di Accoglienza

La mostra resterà aperta sabato 17 e 24 marzo e domenica 18 e 25 marzo dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Ringrazio vivamente la – Dott.sa Elisa Mezzetti – per l’invito a questo stupendo evento.

L’Amministrazione comunale ha organizzato, all’interno della seconda parte di iniziative della rassegna Io accolgo.

Un percorso per conoscere ed accogliere, la mostra fotografica di Ivano Di Maria dal titolo Europe, around the bordes.

Si tratta di un progetto che vuole raccontare i confini europei.

Alcuni di questi non sono che dei punti simbolici dove sopravvivono le tracce di un recente passato, altri invece, sono un dispiegamento di recinzioni, forze di polizia e postazioni di sorveglianza.

Ivano Di Maria parlerà del suo progetto e dei numerosi viaggi fatti di incontri, speranze, rabbie e profonde tragedie umanitarie.

Ingresso libero.

Per informazioni

Comune di Scandiano – Ufficio Cultura

p.zza Libertà 6 – Scandiano

tel. 0522/764258

cultura@comune.scandiano.re.it

www.comune.scandiano.re.it

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Ivano Di Maria
BIOGRAFIA

Mi sono laureato al DAMS di Bologna con una tesi sulla fotografia sociale.

Fotografo professionista dal 2003, creo immagini per la comunicazione aziendale, l’editoria e le media e web agency.

Tra i progetti più recenti, una collaborazione con Ing. Ferrari S.p.a. , culminata nella realizzazione di un company profile e nella documentazione dei nuovi cantieri aziendali, e “Territori.Coop”, che seguo dal 2010 per conto di  Coop Centrale Adriatica.

“Territori.Coop” stato insignito del premio all’innovazione “Amica dell’Ambiente 2011” promosso da Legambiente e del riconoscimento “Ethic Award 2011” per un futuro sostenibile, organizzato dal settimanale “GdoWeek”.

Lavoro inoltre a reportages di lungo termine su temi sociali e di attualità, indirizzati alla stampa e all’editoria.

Principali pubblicazioni:

VIVACEMENTE, indagine sull’imprenditoria giovanile in Italia, con testo di Francesca Parravicini (Franco Cosimo Panini, 2010).
CONCRETAMENTE, monografia sul laboratorio d’integrazione sociale, a cura del Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Reggio Emilia (2009).
100 FACCE 100 STORIE, monografia sui Centri Sociali di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2009).
AMBIENTARSI E’ NATURALE, monografia sui parchi di Reggio Emilia (Comune di Reggio Emilia, 2007).
TERRA, con testo di Corrado Augias (CRV, 2007).
ALLA LUCE DEL SOLE, racconto della vita quotidiana delle persone disabili tra difficoltà e speranze (Diabasis, 2006).
FUOCO, con testo di Alessandro Cecchi Paone (CRV, 2006).

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GIUSEPPE M. CODAZZI – Ritratti: verità e misteri dell’umano


Giuseppe Maria Codazzi. Ritratti: verità e misteri dell’umano – mostra fotografica

La mostra è curata da Sandro Parmiggiani, che firma il testo di presentazione.

Come di consueto, lo studio professionale di Piazza Vallisneri n. 4, che dal 2010 è sponsor di “Fotografia Europea”, promuove anche un’esposizione personale presso la propria sede, confermando l’impegno a sostegno dell’arte e della cultura in città.

In mostra, una quarantina di immagini in bianco e nero, stampate personalmente dall’autore su carta baritata.

Opere tratta da diverse serie fotografiche, dal 1979 al 2011, che focalizzano l’attenzione di Codazzi su soggetti assai diversi, comunque all’insegna della sua attenzione per l’appartenenza all’umano: dai jazzisti più celebri alle icone della musica e del balletto, ma anche persone comuni che passeggiano per strada e ancora gli “ultimi”, che lottano per la propria sopravvivenza in alcuni Paesi dell’Africa o che trovano assistenza e uno sguardo che finalmente ne riconosce l’identità nelle case della carità.

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Dove: BFMR & Partners – Dottori Commercialisti

Piazza Vallisneri, 4, Reggio Emilia

Prossime date:

  • giovedì 2 novembre 2017
  • venerdì 3 novembre 2017
  • lunedì 6 novembre 2017
  • martedì 7 novembre 2017
  • mercoledì 8 novembre 2017
  • giovedì 9 novembre 2017
  • venerdì 10 novembre 2017
  • lunedì 13 novembre 2017
  • martedì 14 novembre 2017
  • mercoledì 15 novembre 2017
  • giovedì 16 novembre 2017
  • venerdì 17 novembre 2017
  • lunedì 20 novembre 2017
  • martedì 21 novembre 2017
  • mercoledì 22 novembre 2017
  • giovedì 23 novembre 2017
  • venerdì 24 novembre 2017
Orari:

da lunedì a venerdì ore 10.00-12.00 e 16.00-18.00.

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Giuseppe Maria Codazzi
BIOGRAFIA
Giuseppe M. Codazzi1952, 14 agosto, nasce a Nismozza (Reggio Emilia)
1971, diploma magistrale, Istituto “Matilde di Canossa”, Reggio Emilia
1972, studi universitari, “Alma Mater Studiorum”, Bologna
1977, inizia l’attività di fotografo
1983, inizia l’attività espositiva con “Ritratti Urbani”

1983, iscrizione all’Ordine dei Giornalisti di Bologna
Pubblicazioni
1983 – Ritratti Urbani
1986 – Nero di Jazz
1991 – Rwanda
1997 – Nel cuore della città

1997 – Fondazione Manodori
1997 – Nero su bianco – Una storia
1998 – Insieme
1999 – Saloon
2000 – Aqua
2000 – Le mani pensano (in coll. con S. Farri)
2002 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2002 – Giuseppe Maria Codazzi fotografie
2003 – ASI Auto show, Roma
2003 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2006 – Passion pulses here
2007 – Our power, your passion
2007 – Amahoro
2011 – Entrando nelle Case della Carità

Simone Baldini – parathelta romagnolo


Un’impresa sportiva e umana che per Simone Baldini è resa ancora più speciale dalle sue condizione fisiche.

Nel 1997, infatti, quando aveva solo 16 anni, un virus ancora oggi sconosciuto, ha attaccato il suo midollo spinale all’altezza della vertebra D10, causandogli un black out neurologico che lo ha paralizzato dallo stomaco in giù.

Solo un intenso ed instancabile lavoro di riabilitazione durato anni, gli ha permesso di rientrare in possesso delle principali funzioni fisiologiche e motorie fino a riuscire a camminare con le stampelle : stampelle che hanno dovuto cedere il posto alla carrozzina qualche anno fa a causa di complicazioni articolari e muscolari importanti.

La grande determinazione di Simone Baldini lo ha portato a misurarsi con lo sport : Handbike ,Olympic Wheelchair e Triathlon sono le sue discipline.

Dopo aver militato nella Nazionale di Handbike, e aver collezionato diversi titoli nel triathlon, oggi ha deciso di sfidare se stesso oltre ogni limite, dedicando più di 20 ore a settimane all’allenamento, nonostante non sia certo un atleta professionista.

Da circa un anno ha scelto di dedicarsi alle lunghe distanze e di gareggiare insieme ai normodotati, sostenuto dalla sua società, l’ ASD Triathlon Duathlon S.G. Rimini, dagli sponsor (prima su tutti la Società per cui lavora, ovvero la SIT Group Spa di San Marino e poi Grip Dimension, Garmin, Progeo e tanti altri) e dai numerosi fan che seguono le sue imprese sui Social Network e sui campi di gara.

Quando tre anni fa anche in Italia si è iniziato a parlare di paratriathlon dichiara Alessandro Alessandri, presidente T.D.S.G. Rimini  come società abbiamo subito sposato questa causa.

Abbiamo incontrato Simone Baldini prima sui campi di gara e poi l’abbiamo voluto fortemente con noi. Al di là delle prestazioni atletiche pensiamo che lo sport debba essere esempio, divertimento e passione e certamente Simone incarna a pieno questa filosofia.

Simone Baldini è da sempre attento ai temi sociali ed insieme al Comitato Paralimpico Sammarinese porta nelle scuole il suo messaggio di speranza e di sport pulito.

Non è un caso che sia tra gli atleti più attivi dell’associazione I am doping free voluta dal nuotatore azzurro Filippo Magnini per combattere il doping.

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“Maratona Internazionale 2016 di Reggio Emilia”

( con foto di Simone Baldini parathelta )

 

Giornata della Memoria – ANNA FRANK…….NON DIMENTICHIAMO


anna-frank

Nome: Anna

Cognome: Frank

Nata: 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno

Morta: 1945 a Bergen-Belsen

Nazionalità: tedesca

Professione: scrittore

Riconoscimenti: autrice del famoso ‘Diario’, vittima dell’olocausto

Annelies “Anne” Marie Frank nacque il 12 giugno 1929 a Francoforte da una famiglia ebrea.

A seguito della salita al potere di Hitler e in un crescente clima antisemita, il padre decise di emigrare in Olanda, facendo tappa ad Amsterdam.

In fuga dalla persecuzione nazista degli ebrei, la famiglia si nascose per due anni.

Durante questo periodo, Anna Frank scrisse delle sue esperienze e desideri su di un diario, narrando gli eventi che si susseguirono dal 12 giugno 1942 fino al 1 agosto 1944.

Aveva 15 anni quando lei e la sua famiglia furono catturati e caricati su un treno merci con destinazione Auschwitz.

Da lì Anna fu deportata altrove. Dopo la pubblicazione del suo diario, ad opera del padre unico dei clandestini sopravvissuti alla deportazione Anne Frank divenne il simbolo di tutti i bambini vittime dell’Olocausto.

Dal Diario di Anna Frank

“I genitori possono solo dare buoni consigli o metterli sulla giusta strada, ma la formazione finale del carattere di una persona giace nelle sue stesse mani.”
Anna Frank

“Pensa a tutta la bellezza ancora rimasta attorno a te e sii felice.”
Anna Frank

“Viviamo tutti con l’obiettivo di essere felici; le nostre vite sono diverse, eppure uguali.”
Anna Frank

“Non sono ricca di soldi o cose terrene, non sono bella, né intelligente e furba, ma sono e sarò felice! Lo sono di natura, mi piace la gente, non sono sospettosa e voglio vedere tutti felici e insieme.”
Anna Frank

“Capii che la paura non aiuta e non serve a nulla.”
Anna Frank

“Io non penso a tutta le miserie, ma a tutta la bellezza che ancora rimane.”
Anna Frank

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27 Gennaio Giorno della Memoria

….. Se capire è impossibile, conoscere è necessario. ….. Primo Levi

“Monumento del Deportato”

presenti su questo blog

con relativa galleria fotografica sulla destra

GIUSEPPE M.CODAZZI – “JAZZ” con un omaggio a Henghel Gualdi


fotografia europea 2016

GIUSEPPE M.CODAZZI – “JAZZ” con un omaggio a Henghel Gualdi – mostra fotografica

SAN MARTINO IN RIO (20 km da Reggio Emilia) nell’ambito della “Fotografia Europea 2016” , si porta all’attenzione dei gentili visitatori la mostra nelle magnifiche Sale del Teatro e delle Aquile della Rocca Estense – Corso Umberto I, 22  dal 15-05-2016 al 31-07-2016 – Orari: sabato 10-12,30; domenica 10-12,30 e 15,30-19. – Info: Comune tel. 0522 636709; Biblioteca tel. 0522 636719 del noto fotografo reggiano Giuseppe Maria Codazzi.

Henghel GualdiSi tratta di venti ingrandimenti di fotografie rigorosamente in bianco e nero scattate negli anno ’80 ai concerti delle rassegne jazz a Reggio Emilia e non solo e di un piccolo reportage realizzato nell’archivio Henghel Gualdi ( Correggio, 4 luglio 1924 Bologna, 16 giugno 2005)

E’ stato un musicista e clarinettista italiano, molto conosciuto anche all’estero, da molti ritenuto il miglior clarinettista jazz italiano di tutti i tempi.

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LOCANDINA-JAZZUna selezione di fotografie, arricchita da un nucleo dedicato al noto clarinettista sammartinese, da leggersi in una duplice visione: il suo valore simbolico per la simbiosi tra il mondo del jazz internazionale e la figura di Henghel e la visione soggettiva dell’autore nell’intreccio di immagini che si fanno racconto e viaggio dove la musica e tanti personaggi, che non ci sono più, vivono e continuano a vivere per i nostri occhi.

Il jazz è lì, nascosto tra le fotografie che legano i protagonisti, tutti celebri, ad emozioni e ricordi, a luoghi, a atmosfere, improvvisazioni e geografie musicali, che abbiamo già conosciuto e vissuto ascoltando certi brani di Gualdi.

E così un frammento dopo l’altro, attraverso l’obiettivo, si compone questo patrimonio eccezionale dei grandi nomi del jazz mondiale, tutti “passati” nei teatri di Reggio Emilia, nei club o nelle varie rassegne, un insieme di caratteristiche, uniche ed esclusive, un panorama che ci aiuta anche a comprendere chi era Henghel, da dove veniva la sua passione che ancora oggi non è dispersa e che rivediamo nelle immagini di Codazzi.

Giulia Luppi assessore alla Cultura (Comune di San Martino in Rio)
Giulia Luppi sono convinta che la dialettica artistica di questo fotografo, la cui narrazione è evocativa e potente, saprà conquistare il nostro pubblico, immergerlo in una realtà che va oltre i confini fisici dell’immagine e che, nell’indagine attraverso i visi, gli strumenti, saprà creare lo spettacolo visivo che ben sapranno cogliere gli appassionati della musica jazz, e non solo.

L’auspicio è che questa mostra venga visitata e apprezzata dai giovani noi lavoreremo come nostra abitudine con la scuola affinché possano approfondire un segmento importante e oltremodo significativo del mondo della musica.

Il nostro Henghel Gualdi, che tanto ci teneva ad insegnare ai ragazzi l’amore per il jazz, ne sarebbe contento così come lo siamo noi di “stimolare”, grazie all’omaggio di Giuseppe Maria Codazzi, ancora una volta il suo ricordo di clarinettista di rilievo nel panorama jazzistico, di icona del clarinetto, “che deve andare avanti, passare di generazione in generazione evolvendosi e trasformandosi secondo i tempi riconoscendone però, sempre, le origini che sono poi uno degli elementi che ci permettono di pensare al domani”.

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Giuseppe Maria Codazzi
BIOGRAFIA
Giuseppe M. Codazzi1952, 14 agosto, nasce a Nismozza (Reggio Emilia)
1971, diploma magistrale, Istituto “Matilde di Canossa”, Reggio Emilia
1972, studi universitari, “Alma Mater Studiorum”, Bologna
1977, inizia l’attività di fotografo
1983, inizia l’attività espositiva con “Ritratti Urbani”

1983, iscrizione all’Ordine dei Giornalisti di Bologna
Pubblicazioni
1983 – Ritratti Urbani
1986 – Nero di Jazz
1991 – Rwanda
1997 – Nel cuore della città

1997 – Fondazione Manodori
1997 – Nero su bianco – Una storia
1998 – Insieme
1999 – Saloon
2000 – Aqua
2000 – Le mani pensano (in coll. con S. Farri)
2002 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2002 – Giuseppe Maria Codazzi fotografie
2003 – ASI Auto show, Roma
2003 – ASI Moto show, Varano de’ Melegari
2006 – Passion pulses here
2007 – Our power, your passion
2007 – Amahoro
2011 – Entrando nelle Case della Carità

ERMANNO FORONI – “Se questi sono uomini”


fotografia europea 2016

REGGIO EMILIA (40 km da Parma) nell’ambito della “Fotografia Europea 2016” , si porta all’attenzione dei gentili visitatori la mostra dal 13-05-2016 al 25-11-2016 del noto fotografo reggiano Ermanno Foroni.

ERMANNO FORONIVolti sublimi e dignità dolente dell’umano nelle immagini di Ermanno Foroni, autore reggiano che da oltre trent’anni ha fatto della fotografia la ragione della sua vita, girando il mondo alla ricerca della verità, impressa sui volti e sulle mani di milioni di persone che vivono in povertà e sofferenza.

BFMR & Partners Dottori Commercialisti, studio professionale di Piazza Vallisneri 4 Reggio Emilia, ospita una quarantina di sue fotografie analogiche in bianco e nero, oltre ad alcuni scatti a colori, realizzati dal 1986 ad oggi.

La mostra s’intitola “Se questi sono uomini” in riferimento alla celebre opera memorialistica di Primo Levi, punto di partenza per una riflessione che si estende, più in generale, alla condizione umana.

SANDRO PARMIGIANI critico«Ermanno Foroni – scrive il critico Sandro Parmiggiani – si è incamminato, per la prima volta trent’anni fa e poi con tenacia e passione fino a fare della fotografia la ragione e il destino della propria vita, sulle strade aspre, spesso ostili, di un mondo in cui la fatica e la sofferenza ancora sono il pane quotidiano di milioni di persone, non certo per scelte e colpe nitidamente loro attribuibili.

Partendo dal Brasile dei garimpeiros, che cercano l’oro in un ambiente che pare avere trasformato in realtà i gironi dell’Inferno immaginati da Dante, Ermanno si è ermanno-foroni-congo-2005-copiacalato con i “dannati della terra” nelle viscere di altre miniere (di carbone in Romania, d’argento in Bolivia, di zaffiri in Madagascar, d’oro e di coltan in Congo, di diamanti in Sierra Leone), e si è messo sulle tracce degli offesi e degli umiliati, dei vinti, a Sarajevo, in Palestina, Romania, Turchia, Marocco, Salvador, India, Bangladesh, Yemen, Kenia, Saharawi, Sierra Leone, Sud Africa, Afghanistan, Portogallo, e in “città-universo” quali New York, Parigi e Napoli.

Non insegue, questo globetrotter, nella sua immersione “senza rete” nel reale, il fascino formale di immagini edulcorate, né la ricerca della “posa” o della “bella fotografia” né tantomeno fa ricorso alle manipolazioni dell’elettronica, ma la verità e l’immediatezza di occhi, visi, mani, corpi di persone che vivono immersi nel dramma della guerra e della povertà, e che davanti al suo obiettivo rivelano il volto sublime e la dignità dolente dell’umano».

Orari di apertura al pubblico: da lunedì a venerdì 10-12 e 16-18. Fino al 25 novembre 2016

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Ermanno Foroni
BIOGRAFIA
Nasce a Reggio Emilia nel 1958. Da subito pone particolare attenzione ai temi sociali dell’emarginazione, dello sfruttamento del lavoro minorile e della condizione femminile.

Nel 1986 , un viaggio in Brasile trasforma l’interesse per la fotografia in passione ed impegno sociale. Seguono, negli anni successivi, vari reportage in diversi luoghi del pianeta: Brasile, Napoli, Sarajevo, Sooweto, Varanasi (India), Nazaré (Portogallo), Sanà (Yemen), …ecc.

Da queste esperienze sono nate diverse pubblicazioni: “La fatica di vivere” (Monografia FIAF), “Uomini senza” (UNESCO), “I colori del nero” (Diocesi di Reggio Emilia), “Sighetu Marmatiei: il ritorno del sogno” (CISL di Reggio Emilia), “Afganistan” (Comune di Casalgrande). Sua è anche la copertina del libro: “Korogocho. Alla scuola dei poveri” di padre Alex Zanotelli pubblicato da Feltrinelli.

Ha esposto in numerose mostre personali e collettive.

NOTA CRITICA
C’è ancora un motivo per la fotografia di reportage? C’è uno sbocco? C’è un interesse comune? Questa non vuol essere una difesa, ma una breve riflessione su di un filone espressivo che ha avuto il suo fulgore nei decenni in cui la stampa accoglieva i reportage fotografici come testimonianza di eventi non diversamente comunicabili.

Gli articoli, ovvero le parole, non sono quasi mai sufficienti ad esprimere impressioni e realtà che, per la loro complessità hanno bisogno di essere “visti”, se non dal vivo almeno da quella “impressione del vivo” che la fotografia riesce ad essere e dare.
Occorrono per questa funzione di testimonianza fotografi, uomini e donne, che rispetto agli altri sono come strumenti tarati in modo diverso.

Misurano ciò che vedono da angoli visuali che si appoggiano sulla loro personale concezione critica del mondo. In molti di questi fotografi spirito di avventura, curiosità e onestà, e il senso di missione che danno al loro lavoro sono le caratteristiche principali. Qui sta la loro credibilità e qui c’è il riscontro dell’interesse del pubblico per i fatti ed i temi che vengono mostrati.

Il motivo per cui il reportage ha perso interesse immediato per le pagine della stampa lo conosciamo: basta guardare un telegiornale per vedere come eventi di rilevanza mondiale vengano raccontati a parole dette, con il sottofondo di brevi sequenze filmiche che si ripetono addirittura più volte durante l’esposizione verbale e magari riguardano fatti marginali o sono, capita anche questo, filmati di repertorio, o brani di situazioni diverse o forse anche invenzioni visive create per l’occasione.
Non per niente qualcuno, e non ultimi noi, abbiamo cercato prima di imparare e poi di insegnare la lettura delle immagini fisse o in movimento, per capirne le verità e le mistificazioni.

E dato che siamo nel sistema delle “comunicazioni”, per recepirne i messaggi veri distinguendoli dai falsi.

La figura del fotoreporter ha assunto nel corso dei tempi le più svariate configurazioni, dal paparazzo all’inviato speciale, dal free lance al testimonial e loro sfumature. La questione etica è importante, non per niente un fotografo di forte calibro morale, Gianni Berengo Gardin, applica dietro alle proprie fotografie un timbro che afferma l’opera “non inventata o creata al computer”.

Il reportage, ovunque sia fatto e qualsiasi argomento tratti, deve essere vissuto in prima persona e riportato nella sua integrità documentaria e concettuale. Deve, così ci si aspetta, far fede.

E’ questo il modo di lavorare di Ermanno Foroni. Il suo modo di essere fotografo motiva questo articolo. Ermanno forse, per quanto detto sopra, arriva al grande reportage in tempi un po’ consumati. Ma la sua vocazione è più prepotente dei tempi.

E se i settimanali quali Life e da noi, Epoca, Tempo, l’Europeo, Il mondo, non ci sono più, oggi resta il ricordo della loro azione nelle proposte di grandi servizi fotografici. Restano le fotografie e, per loro, i libri e le mostre. La nostra cultura li esige. Ne abbiamo bisogno come abbiamo bisogno della memoria per dare giustificazione al presente e scopo al futuro.

Dobbiamo continuare su questa strada, per non addormentarci sempre e supinamente in effimere illusioni colorate, droghe di forme e di sensazioni, nelle quali dimenticare quanto c’è dentro a nomi geografici quali Brasile, Bolivia, Afghanistan, Salvador, Romania, Palestina, India, Bangladesh.

Intorno al 1985 Ermanno ha iniziato a fotografare, per istinto e non per professionismo. Ad alcuni di noi “lettori” di portfolio è sortito “leggere” suoi reportage, entrare nello stato d’animo che lo ha guidato nel suo fotografare e dirgli che ci sono ancora spazi. Si, ci sono, perché nessuno è indifferente, perché come lui “all’improvviso ti trovi dinanzi un uomo incrostato di terra, ma finalmente eretto, incapace di sorridere, ma sgravato del basto”, perché “dove un tempo sbarcavano i predatori di metalli preziosi, oggi scopri una nuova razza, che si accampa e vive degli avanzi marcescenti della civiltà metropolita”, perché “in Afghanistan si impara presto che l’integrità fisica può essere un lusso”, perché, perché, perché?
Chi deve rispondere? In fondo noi spettatori, noi coro, siamo dentro ad un processo dove c’è il testimone che porta le prove ma manca il giudice e manca l’imputato.

Forse siamo noi spettatori, noi coro, a dover svolgere quelle funzioni, a farcene carico. Ecco il motivo per cui il reportage ha ancora senso, ecco perché le mostre e i libri come “Uomini senza” devono essere visti, ed ecco perché tra tanti balocchi e profumi che ci riempiono gli occhi la fotografia invece, in certi casi, può aprirceli.

Enzo Ferrari (un uomo la sua passione)


Enzo Anselmo Ferrari nasce alla periferia di Modena il 18 febbraio 1898 ma, a causa della neve, i suoi genitori ne registrano la nascita soltanto due giorni più tardi.

Suo padre possedeva un’officina di carpenteria metallica, che occupava circa 30 dipendenti impegnati nella costruzione di ponti e tettoie per le ferrovie dello stato.

All’età di 10 anni Enzo viene portato dal padre, insieme al fratello Alfredo, ad assistere ad una corsa automobilistica sul circuito di Bologna, sulla via Emilia. La gara viene vinta da Felice Nazzaro (Vincenzo Lancia realizzò il giro più veloce) ed il giovane Enzo ne rimane fortemente impressionato.

Una doppia tragedia colpisce la famiglia nel 1916: la morte del padre e del fratello. A seguito della scomparsa del padre interrompe gli studi e trova occupazione come istruttore nella scuola tornitori della officina pompieri di Modena.
Parte soldato durante la prima guerra mondiale e viene assegnato al III° Artiglieria alpina. Colpito da una grave malattia subisce due interventi e viene congedato.

Una volta ristabilito Enzo cerca lavoro alla Fiat a Torino ma senza successo.
Alla fine del 1918, sempre a Torino, trova occupazione come collaudatore presso una piccola azienda che realizza ricercate “Torpedo” partendo da autotelai di autocarri leggeri.

Enzo trova un nuovo impiego a Milano, alla C.M.N (Costruzioni Meccaniche Nazionali), prima come collaudatore e in seguito come pilota da corsa . Esordisce in gara nel 1919 nella corsa in salita Parma-Poggio di Berceto, arrivando quarto nella categoria tre litri alla guida di una 4 cilindri, 2.3 litri, CMN 15/20. Nello stesso anno, il 23 novembre, partecipa alla Targa Florio dove non ebbe altrettanto successo: un problema al serbatoio della benzina gli fece, infatti, perdere oltre quaranta minuti.

Enzo-Ferrari-su-Alfa-Romeo-20-30S-Traga-Florio-1922Nel 1920, dopo una serie di gare in cui ebbe alterna fortuna alla guida di una Isotta Fraschini 100/110 IM Corsa.

Enzo arriva secondo assoluto alla Targa Florio alla guida di un’Alfa Romeo, 6 litri, 4 cilindri, tipo 40/60.

Inizia, così, una collaborazione con la casa del Biscione che durerà vent’anni e lo porterà a ricoprire incarichi di collaudatore, pilota, collaboratore commerciale e, infine, direttore del reparto Alfa Corse fino al settembre 1939.

Come pilota ufficiale dell’Alfa, Ferrari prende parte a diverse corse, con alcuni risultati positivi, come il 5° posto alla Targa Florio, in maggio, ed il 2° posto al Circuito del Mugello, in luglio.

In quell’anno riporta anche il suo primo vero incidente: alla vigilia Gran Premio di Brescia , in settembre, esce di strada per evitare una mandria di buoi che stava attraversando il tracciato della corsa.

enzo-ferrariFerrari vince il primo Circuito del Savio, occasione in cui incontra il Conte Baracca padre del famoso asso dell’Aviazione Italiana, Francesco Baracca.

In seguito conoscerà anche la Contessa Baracca, dalla quale riceverà una foto con dedica e l’invito ad utilizzare il “Cavallino” come portafortuna sulle sue vetture.

Nel 1924 Enzo Ferrari ottiene il primo riconoscimento ufficiale dallo Stato, ricevendo la carica di Cavaliere per meriti sportivi, diventando, poi, nel 1925, Cavaliere Ufficiale; la sua passione per il giornalismo lo porta a diventare uno dei fondatori, a Bologna, del “Corriere dello Sport”.

Ferrari riceve il titolo di Commendatore, come riconoscimento per i servizi resi al Paese in campo sportivo.
Nello stesso anno, il 5 giugno, vince il 1° Circuito di Modena con l’Alfa Romeo 6C-1500 SS.

Il 20 maggio 1928 Enzo vince il 2° Circuito di Modena, sempre al volante di un’Alfa Romeo 6C- 1500 SS.

Nel 1929 fonda a Modena la “Scuderia Ferrari”, società sportiva che aveva come scopo quello di far correre i propri soci. Questo segna l’inizio di un’intensa attività agonistica che porterà alla creazione di una squadra ufficiale; la Scuderia gareggiava sia con auto, soprattutto Alfa Romeo, sia con moto; col tempo diverrà una filiale tecnico-agonistica dell’Alfa Romeo, alla quale si sostituirà nel 1933 nella gestione dell’attività sportiva.

E’ l’anno dell’ultima corsa come pilota. Al circuito delle Tre Province, il 9 agosto del 1931, Ferrari arriva secondo, alla guida di un’Alfa Romeo 8C -2300 MM, dietro Nuvolari (biografia). La prossima nascita di Alfredo “Dino” (19 gennaio 1932) e i sempre maggiori impegni come direttore della Scuderia lo portano a decidere di ritirarsi dalle corse.

La Scuderia Ferrari nel 1937 costruisce l’Alfa Romeo 158 “Alfetta” che dominerà nelle competizioni internazionali.

Alla fine del 1937 la Scuderia Ferrari viene sciolta, all’inizio del 1938 Enzo Ferrai assume l’incarico di direttore dell’Alfa Corse rientrata nelle competizioni e si trasferisce a Milano.
Il 6 settembre 1939 Enzo Ferrari lascia l’Alfa Romeo, vincolato dalla clausola di non usare il nome Ferrari associato alle corse e alle macchine da corsa per almeno quattro anni. Da quel giorno, battere l’Alfa Romeo con una vettura da lui costruita diviene il suo obiettivo.
Il 13 settembre fonda l’Auto Avio Costruzioni a Modena in Viale Trento Trieste, la stessa sede della ex Scuderia Ferrari.

L’Auto Avio Costruzioni su base meccanica Fiat realizza due vetture denominate 815 (8 cilindri, 1500 cm³) per l’ultima Mille Miglia prima della guerra, a condurle, senza fortuna, saranno il giovane Alberto Ascari e il marchese Lotario Rangoni Machiavelli di Modena.

Nel 1943, in piena guerra, l’Auto Avio Costruzioni si trasferisce da058-Ferrari Modena a Maranello, dove viene costruita la prima parte di quella che sarà la sede Ferrari. A Modena l’Azienda aveva lavorato per la Compagnia Nazionale Aeronautica di Roma, la Piaggio e la RIV, a Maranello la sua attività principale diviene la fabbricazione di rettificatrici oleodinamiche, , riproduzioni di macchine utensili originali tedesche.
L’officina è bombardata il 4 novembre 1944 e di nuovo colpita nel febbraio successivo ma viene subito ricostruita.

Alla fine del 1945 inizia la progettazione completa della prima vettura “Ferrari”. L’idea ambiziosa è quella di un motore di 12 cilindri a V un’architettura che segnerà l’intera storia della Casa che possa avere molteplici utilizzi: su vetture Sport, su Monoposto e addirittura su modelli Gran Turismo.

In dicembre del 1946 Ferrari distribuisce alla Stampa i dati e disegni della nuova vettura.

Il 12 marzo 1947 guida la vettura, denominata 125 S, nella prima prova su strada.
Dopo aver vinto la sua prima Mille Miglia nel 1948, la prima 24 Ore di Le Mans nel 1949 e il primo Gran Premio valido per il Campionato del Mondo di Formula 1 nel 1951, nel 1952 la Ferrari è Campione del Mondo con Alberto Ascari che si ripeterà anche nel ’53.

Nel 1952 Ferrari viene insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro un riconoscimento datogli per i servizi resi all’industria e all’immagine dell’Italia nel mondo.

Il 30 giugno 1956 il figlio di Enzo, Alfredo chiamato familiarmente “Dino”, muore di distrofia muscolare; Ferrari aveva coinvolto fino all’ultimo suo figlio nel progetto per la realizzazione del nuovo motore 6 cilindri a V di 1500 cm3 che debutterà dieci mesi dopo la sua morte: per questa ragione i motori Ferrari 6 cilindri a V saranno conosciuti come “Dino”.
La Ferrari si trasforma in Società per Azioni. Nello stesso anno, l’Università di Bologna conferisce a Enzo Ferrari la Laurea honoris causa in ingegneria meccanica.

enzo-ferrari_0Enzo Ferrari nel 1962 viene premiato dalle Nazioni Unite con il Premio Hammarskjöld.

Nel 1963 viene costruito a Maranello, sotto il suo patrocinio, l’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato dedicato ad Alfredo “Dino” Ferrari che ancora oggi fornisce tecnici specializzati all’azienda.

Enzo Ferrari nel 1965 riceve il Premio Columbus.

Nel 1969 Ferrari è ormai consapevole che lo sviluppo dell’attività industriale richiede un socio potente nel settore e stipula un accordo con il gruppo Fiat per la cessione del 50% dei titoli azionari Ferrari.

sandro-pertiniEnzo Ferrari viene premiato con la medaglia d’oro della cultura e dell’arte del Presidente della Repubblica Italiana.

Viene decisa, su precisa volontà di Enzo Ferrari, la costruzione della Pista di Fiorano che verrà inaugurata l’8 aprile 1972.

Nel 1979 Ferrari riceve da Pertini il titolo di “Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana”.

Nel 1987 viene presentata F40, ultima vettura realizzata sotto la gestione di Enzo Ferrari.

Nel 1988 l’Università di Modena  gli conferisce la Laurea honoris causa in fisica.
Nello stesso anno, esattamente il 14 agosto, Enzo Ferrari muore all’età di 90 anni.

Ricordando “Tazio Nuvolari” il “Mantovano volante”


cortina-3Tazio Giorgio Nuvolari (Castel d’Ario, 16 novembre 1892 – Mantova, 11 agosto 1953) è stato un pilota motociclistico e pilota automobilistico italiano.
La sua carriera sportiva abbraccia un trentennio dal 1920 al 1950, con l’interruzione di oltre sei anni a causa del secondo conflitto mondiale.

La carriera di quello che sarà ricordato dalla stampa e dagli appassionati con gli pseudonimi di “Mantovano volante” e di “Nivola”, fu tutt’altro che in discesa. Nei primi anni di corse Nuvolari dovette superare molte difficoltà e inseguire per lungo tempo quei successi che non volevano arrivare.
Nuvolari è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi piloti della storia dell’automobilismo mondiale ed è ancora oggi ricordato e ammirato per le sue molte e speciali qualità, nonché per le sue doti umane.

Gli inizi
Figlio di Arturo, agricoltore benestante, e di Elisa Zorzi, il piccolo Tazio crebbe nel mito sportivo del padre e dello zio Giuseppe, entrambi valenti corridori ciclisti dell’epoca, celebri per aver dominato la riunione ciclistica internazionale di Nizza del 1893.

In particolare, fu lo zio che lo iniziò al motorismo, facendogli guidare le sue motociclette fin da bambino.
Richiamato alle armi durante la prima guerra mondiale fu impiegato come autiere nel Servizio Automobilistico dell’Esercito, in forza alla sezione Sanità della 22ª Divisione, inquadrata nella “invitta” Terza Armata agli ordini del Duca d’Aosta.

image003Nel 1917 sposò Carolina Perina, dopo una classica fuitina e con una cerimonia civile; rito all’epoca inconsueto e considerato quasi scandaloso.
Nel 1920, all’età di 27 anni, chiese e ottenne la licenza di pilota di moto da corsa. Molte biografie riportano la notizia del rilascio di tale licenza nel 1915.

L’equivoco è dovuto al fatto che i cartellini stampati nel 1915 per i piloti dal Moto Club d’Italia furono riutilizzati dopo la parentesi bellica, semplicemente aggiornandoli con una correzione a mano.

VEDI GALLERIA

Ricordando “Tazio Nuvolari” il “Mantovano volante”

SULLA DESTRA DI QUESTO BLOG

Gli esordi nel professionismo tra auto e motocicletta (1921-1924)
La sua carriera cominciò con le motociclette e disputò la sua prima gara ufficiale il 20 giugno 1920 sul Circuito Internazionale Motoristico a Cremona, venendo però costretto al ritiro.

Contemporaneamente prese parte anche alle sue prime gare in automobile utilizzando la Ansaldo 4CS di famiglia e vinse la sua prima gara il 20 marzo 1921, imponendosi alla Coppa di Verona. A causa però dei minori costi del motociclismo e del maggior numero di gare a disposizione, Nuvolari decise di dedicarsi soprattutto alle due ruote.

Nel 1922 prese parte a poche gare senza risultati di grande rilievo, ma lo stesso anno gli fu offerta la guida di una vettura dalla Scuderia Moschini di Mantova, una SCAT con motore Hispano-Suiza messa a punto da un giovane e sconosciuto meccanico, Amedeo Gordini, anch’esso destinato a diventare una leggenda del motorismo.

L’anno seguente ottenne la vittoria in una gara di Busto Arsizio a bordo della sua Norton che gli valse il suo primo contratto da professionista, firmato con la Indian. Nelle intenzioni della Nagas & Ray, l’importatore italiano, Nuvolari avrebbe dovuto fare da gregario ad Amedeo Ruggeri, pilota di punta della scuderia, ma il mantovano in più occasioni non rispettò gli ordini di squadra e a fine stagione, anche per la difficile convivenza con il compagno, non gli venne rinnovato il contratto.

Grazie all’amicizia con Deo Chiribiri, pilota e comproprietario della Chiribiri, Tazio riuscì comunque a procurarsi immediatamente un volante. Nel 1924, sul circuito del Tigullio, fu protagonista di una vittoria conquistata in maniera alquanto rocambolesca: Nuvolari condusse una gara estremamente tirata, uscendo spesso di pista e fermandosi, in alcuni casi, a picco sul mare. A pochi chilometri dall’arrivo un distacco della ruota della sua Bianchi Tipo 18 lo fece cappottare in un fosso.

Il meccanico che era con lui a bordo rimase stordito e non aveva quindi modo di cercare di riparare la vettura, quindi Nuvolari chiede aiuto agli spettatori. Dopo averla sistemata alla meno peggio, ripartì e vinse la gara.

Gli spettatori al traguardo assisterono dunque ad un epilogo imprevisto: il mantovano vinse la corsa su un’auto praticamente ormai sui cerchioni e senza seggiolino di guida né volante, sostituito da Nuvolari con una chiave inglese, col meccanico ancora svenuto al fianco.

A questo successo seguirono altre due affermazioni nella categoria 150cc nelle gare di Savio (occasione in cui conobbe Enzo Ferrari) e Polesine.
Al contempo riprese a gareggiare anche nel motociclismo utilizzando sempre la sua Norton e ottenne risultati strabilianti: a bordo di un mezzo da 500cc era in grado di rivaleggiare con piloti che disponevano di moto da 1000cc e riuscì ad affermarsi a Mantova e Cremona.

Queste prestazioni gli valsero le attenzioni di Gianfernando Tommaselli, all’epoca direttore generale della Bianchi, che decise di ingaggiarlo per le stagioni a venire. Il binomio Bianchi-Nuvolari aprì quindi la strada al successo al pilota mantovano.

I successi con la Bianchi (1924-1927)
L’ingaggio di Nuvolari era inizialmente previsto per sviluppare la nuova Bianchi “Freccia Celeste” di 350 cm³, con cui il mantovano avrebbe dovuto esordire al Giro motociclistico d’Italia.

Nonostante alla prima tappa il pilota avesse fatto registrare il miglior tempo, problemi di vario tipo lo afflissero successivamente tanto che riuscì a imporsi solamente un’altra volta nella tratta Macerata-Treviso. Nonostante nelle corse seguenti i risultati continuassero a latitare, Nuvolari conquistò a bordo della sua Norton privata un’altra vittoria a Tortona.

Gli fu infine rinnovato il contratto per il 1925, in cui avrebbe corso in esclusiva per la Bianchi.
La stagione seguente iniziò molto bene per Nuvolari, che si impose all’esordio sul Circuito Ostiense e inanellò una serie di confortanti risultati, tra cui il quarto posto a Perugia in cui si mise in luce con una furiosa rimonta nei confronti dei leader della gara dopo essere stato attardato dalla rottura del serbatoio dell’olio.

Vinse anche a Padova e sul Circuito del Lario nella classe 350 cm³, dopo un combattuto duello con il rivale Pietro Ghersi. A settembre vi era poi in programma il Gran Premio motociclistico delle Nazioni; mentre Nuvolari si trovava all’Autodromo di Monza per effettuare dei test in preparazione della corsa, l’Alfa Romeo aveva convocato diversi piloti perché cercava il sostituto di Antonio Ascari, deceduto durante il Gran Premio di Francia.

Al termine delle prove in moto, Nuvolari chiese e ottenne di provare la vettura: dopo aver eguagliato il tempo fatto registrare da Ascari sul tracciato l’anno precedente, il mantovano uscì di strada ribaltandosi in una scarpata.

Immediatamente soccorso venne trasportato in ospedale dove gli vennero diagnosticate alcune costole incrinate, diverse contusioni e lacerazioni dovute al fil di ferro su cui il pilota era atterrato. Fortemente determinato a correre comunque il Gran Premio motociclistico in programma la settimana successiva, contro il parere dei medici, Nuvolari si fece dimettere e ottenne dalla direzione di gara di farsi ammettere alla corsa partendo in ultima fila.

Dopo essersi fatto ricoprire di fasciature e aiutare dai meccanici a salire in moto, visto che a stento si reggeva in piedi, il mantovano riuscì a vincere la gara sfruttando la sua abilità sul bagnato e laureandosi campione d’Europa nella classe 350.

Gli venne quindi rinnovato il contratto anche per l’anno successivo, ma Tommaselli fece inserire una clausola che impediva a Nuvolari di partecipare alle competizioni automobilistiche pena la risoluzione del rapporto.

Il 1926 iniziò però in maniera difficile, in quanto i collaudi della nuova moto procedono a rilento, e l’unico risultato di un certo prestigio fu la vittoria nella sua classe al Gran Premio di Roma, in cui sfiorò anche il successo assoluto arrivando secondo dietro a Ghersi, che però disponeva di una moto più potente. Lo stesso anno fu anche protagonista di un brutto incidente sul Circuito di Solitude e in Italia rimbalzò la voce della sua morte, cosicché la Bianchi mandò Sirtori come emissario in Germania per verificare la situazione; Nuvolari in realtà era stato dimesso dall’ospedale e stava tornando in patria quando venne intercettato nella stazione di Stoccarda.

L’incidente lasciò però alcuni strascichi che lo costrinsero a saltare il Tourist Trophy, con grande rammarico del pilota. Anche le gare seguenti non gli riservarono grandi fortune, fino alla corsa del Lario, a partire dalla quale riportò quattro vittorie consecutive di categoria che gli permisero di laurearsi Campione Italiano Assoluto.

Nonostante l’enorme popolarità conseguita nel mondo delle due ruote e il soprannome di Campionissimo che gli venne attribuito in quel periodo, Nuvolari era sempre più attratto dalle corse automobilistiche e nel corso del 1927 si preparava a rompere l’esclusiva che lo legava alla Bianchi. Già a marzo infatti nacquero i primi screzi con Tommaselli per la partecipazione del mantovano alla Mille miglia; Nuvolari si era infatti accordato per disputare la gara su una Chiribiri, ma di fronte all’opposizione della squadra dovette scendere a compromessi e corse alla guida di una Bianchi Tipo 20 cogliendo il quinto posto.

Al contempo continuava comunque a gareggiare in motocicletta, imponendosi a Lugo e Macerata. Al fine di alternare le corse in auto a quelle in moto Nuvolari acquistò una Bugatti T35C, facendo il suo esordio con la vettura alla Coppa della Perugina, da lui conclusa al terzo posto nonostante uno strappo alla schiena.

Pochi giorni più tardi era in programma una corsa motociclistica a Verona e, pur di non rinunciarvi, il mantovano si fece fare un’iniezione di morfina per attenuare il dolore; anche se le sue condizioni fisiche non risultavano quindi ottimali, riuscì comunque a vincere la gara battendo piloti che disponevano di mezzi con cilindrata superiore.

Il 12 giugno ottenne poi un prestigioso successo al Reale Premio di Roma, disputando una corsa regolarissima dopo essere passato in testa nelle prime battute di gara; per Nuvolari era la prima vittoria conquistata in un Gran Premio automobilistico di rilievo. Lo stesso anno partecipò anche al Gran Premio d’Italia, riuscendo a superare le fasi eliminatorie, ma venendo costretto al ritiro durante la corsa. Entro la fine dell’anno si impose anche nella categoria 350 cm³ del Gran Premio motociclistico delle Nazioni.

Scuderia Nuvolari (1928-1929)
1934lBugattiNell’inverno del 1927, Nuvolari decise di creare una propria squadra automobilistica per disputare i vari Gran Premi: acquistò quindi quattro Bugatti, di cui due rimasero a sua disposizione e le altre vennero cedute all’amico rivale Achille Varzi, passato all’automobilismo dietro le insistenze del mantovano, e a Cesare Pastore.

Per finanziarsi vendette un podere che avrebbe ereditato dal padre.

La stagione iniziò trionfalmente per Nuvolari, che si impose al debutto al Gran Premio di Tripoli conquistando il primo successo internazionale. Due settimane più tardi ottenne un’altra vittoria al Circuito del Pozzo a Verona: dopo aver superato il favorito Pietro Bordino al secondo passaggio, in una gara disputata in condizioni estreme, giunse primo al traguardo con una media di 115 km/h.

Lo stesso anno partecipò anche alla Mille Miglia, in cui dominò il primo tratto di gara, ma a seguito di un aspro duello con Brilli-Peri fu costretto a rallentare fino a concludere sesto. Riportò anche altri successi in auto ad Alessandria e Messina e ottenne il secondo posto alla Coppa Montenero.

Al Gran Premio d’Italia poi, guidando una monoposto sistemata alla meno peggio e che nelle prove aveva dimostrato una scarsa competitività, riuscì a concludere terzo tenendosi dietro concorrenti dotati di mezzi ben più potenti e la sua impresa fu esaltata dalla stampa nazionale. Al contempo continuava comunque le corse in moto, imponendosi per la terza volta consecutiva al Gran Premio delle Nazioni alla guida della sua Bianchi e ripetendosi al Circuito del Tigullio.

Frattanto Nuvolari si era reso conto di disporre ormai di un mezzo obsoleto che non gli avrebbe permesso di lottare per la vittoria. Al fine di trovare una macchina competitiva decise di ingaggiare un giovane ingegnere, Alberto Massimino, che aveva il compito di modificare la sua 35C per renderla più performante.

La vettura, rinominata Bugatti-TN, si rivelò però disastrosa e Nuvolari decise quindi di correre le prime gare stagionali con la vecchia macchina. I risultati non furono confortanti e al Reale Premio di Roma l’inferiorità e la scarsa affidabilità del suo mezzo risultò ormai evidente.

Alfa Romeo 6C 1750Il 1929 rappresentò quindi un anno molto difficile per il mantovano che trascurò la sua attività di pilota dedicandosi anche alla gestione di un concessionario.

Nel frattempo Vittorio Jano gli offrì di guidare occasionalmente un’Alfa Romeo 6C 1750, con cui esordì al Gran Premio del Mugello deludendo le aspettative, anche a causa della scarsa conoscenza del tracciato e dell’auto. Poche settimane più tardi, però, era prevista una gara motociclistica sul Circuito del Lario e per Nuvolari rappresentava un’occasione notevole per procurarsi un contratto con una casa automobilistica di livello.

Il mantovano, a bordo della solita Bianchi Freccia celeste, impose fin da subito un ritmo forsennato alla corsa e dopo quattro giri si era portato saldamente in testa superando anche i piloti che avevano mezzi di cilindrata superiore. Nonostante gli inviti dei dirigenti della sua squadra a gestire il vantaggio, Nuvolari continuò su medie elevatissime e una volta giunto al traguardo con un distacco molto ampio su Varzi, secondo classificato, venne portato in trionfo dal pubblico entusiasta. Questa vittoria gli fu utile per correre alcune gare con la Scuderia Materassi.

Al Gran Premio di Monza, a bordo della Talbot che gli venne messa a disposizione, riuscì a concludere in seconda posizione dietro a Varzi, mentre a Cremona fu costretto al ritiro.

La consacrazione con Alfa Romeo
La morte di Brilli-Peri nel marzo del 1930, a seguito di un incidente mentre provava la vettura sul percorso di gara del Gran Premio di Tripoli, avevano lasciato l’Alfa Romeo priva di uno dei suoi tre alfieri.

tazio-nuvolari-06Per colmare la lacuna creatasi, il Direttore generale della casa di Arese Prospero Gianferrari decise di convocare Nuvolari, avendo individuato in lui il pilota più adatto da affiancare a Varzi e Campari; dopo un breve colloquio il mantovano venne assunto.

Poche settimane più tardi era prevista la Mille Miglia e gli venne messa a disposizione una delle nuove 6C 1750.

La gara fu caratterizzata da un lungo duello con Varzi che, dopo aver recuperato il distacco che aveva nella prima frazione, prese il comando a Terni, ma nel tratto tra Ancona e Bologna Nuvolari fu in grado di recuperare quasi sette minuti di ritardo.

Dopo aver raggiunto il rivale a Vicenza, giunti nei pressi di Peschiera del Garda durante la notte, avvenne uno degli episodi più noti della carriera del mantovano: al fine di far credere a Varzi di essere stato vittima di un guasto, spense i fari della propria auto e proseguì al buio, seguendo le luci di coda dell’avversario, salvo poi superarlo di sorpresa e andare a vincere la corsa.

L’episodio divise i sostenitori dei due piloti, in quanto i tifosi di Varzi sostenevano che Nuvolari non avesse rispettato gli ordini di scuderia, anche se non risultava in realtà nessun comunicato di questo tipo da parte dei dirigenti dell’Alfa. Un mese più tardi Varzi riuscì a prendersi la rivincita, trionfando alla Targa Florio, mentre il mantovano non andò oltre il quinto posto, attardato da un guaio a una balestra.

image004Pochi giorni dopo la classica siciliana venne contattato da Enzo Ferrari che gli chiese se fosse stato disposto a correre alcune gare per la sua neonata scuderia al volante di un’Alfa Romeo P2.

Al termine di una fulminea trattativa, Nuvolari accettò l’offerta e fece il suo esordio nella corsa in salita Trieste-Opicina, ottenendo la prima di tre vittorie consecutive. Ad agosto conquistò poi il Tourist Trophy a Belfast davanti a Campari e Varzi, che rappresentava la sua prima affermazione in un Gran Premio di livello internazionale, e venne elogiato in maniera unanime dall’intera stampa inglese e dal pubblico accorso per la gara.

Nel frattempo aveva ripreso le corse in motocicletta, ma nonostante si fosse dimostrato ancora tra i più veloci, nell’ottobre dello stesso anno fece la sua ultima apparizione in moto sul Circuito del Tigullio, classificandosi quinto.
L’anno seguente vinse la prestigiosa Targa Florio, in Sicilia. Dopodiché, decise di dedicarsi solamente alle autovetture.

Gabriele-dAnnunzio-2La sua fama crebbe ulteriormente e il famoso poeta Gabriele D’Annunzio, alla fine dell’aprile 1932, lo invitò al Vittoriale per fargli dono di una piccola tartaruga d’oro con la dedica «all’uomo più veloce, l’animale più lento», chiedendogli in cambio di vincere la Targa Florio che si sarebbe disputata dopo due settimane.

Il pilota si mostra stupito della richiesta, e risponde «Io corro solo per questo».

Il successivo 8 maggio, Nuvolari tagliò per primo il traguardo della gara siciliana, a bordo dell’Alfa Romeo 8C-2300 della Scuderia Ferrari. Sempre nello stesso anno, riuscì ad aggiudicarsi anche Gran Premi di Monaco, di Francia e d’Italia.

Le sfortune personali (in pochi anni perse entrambi i figli diciottenni: il primogenito Giorgio a causa di una miocardite, e Alberto a causa di una nefrite) resero il pubblico ancor più appassionato nei suoi confronti. La sua determinazione lo portò, proverbialmente, a insistere nelle gare anche quando l’auto perdeva pezzi, o era in fiamme, causando diversi incidenti.

L’invenzione della “sbandata controllata”
A Nuvolari, Enzo Ferrari attribuisce l’invenzione della tecnica della sbandata controllata: egli affrontava le curve con un secco colpo di sterzo, facendo slittare le ruote posteriori verso l’esterno, quindi controsterzava e schiacciava l’acceleratore a tavoletta.

Nuvolari-VC-36In questo modo usciva di curva con la macchina già rivolta verso il rettilineo e in piena accelerazione, a velocità maggiore di chiunque altro.

Questa tecnica, che non ha più ragion d’essere nelle auto a ruote scoperte a causa dell’avvento dell’aerodinamica, viene invece ancora oggi usata nei rally.

Enzo Ferrari raccontò che, quando per la prima volta salì come copilota su un’auto guidata da Nuvolari, alla prima curva avvertì che le ruote slittavano e credette che il mantovano avesse perso il controllo e che la vettura stesse uscendo di pista, ma con sua grande sorpresa questo non accadde; alla seconda curva avvenne lo stesso, e così alle successive, finché Ferrari comprese che Nuvolari faceva sbandare l’auto di proposito.

I successi più significativi
Tanti sono stati gli episodi nella carriera sportiva di Nuvolari che l’hanno reso celebre. Tra i più famosi possiamo ricordare:
⦁ Nel ⦁ 1931, al ⦁ circuito delle Tre Province, durante la gara Nuvolari superò un passaggio a livello a velocità sostenute, riportando la rottura della molla di richiamo dell’acceleratore della sua ⦁ Alfa Romeo 1750 6 cilindri. Per proseguire la corsa, una gara a cronometro, Nuvolari guidò controllando sterzo, freno e frizione mentre il meccanico Compagnoni regolava l’acceleratore, tramite la cintura dei pantaloni fatta passare attraverso il cofano. Nonostante questa tecnica di guida ai limiti del praticabile, Nuvolari vince la gara superando un incredulo ⦁ Enzo Ferrari di 32 secondi.
⦁ Nel ⦁ 1935, nel ⦁ Gran Premio di Germania sulla pista di 22 km del ⦁ Nürburgring, Nuvolari si impose guidando un’⦁ Alfa Romeo nettamente inferiore alle potenti vetture tedesche in gara ⦁ Mercedes Benz e ⦁ Auto Union. Nuvolari vinse con una clamorosa rimonta dopo essere rimasto attardato nella sosta per il rifornimento di benzina: ancora all’inizio dell’ultimo giro aveva un ritardo di 30 secondi dal primo. Questo successo fece “alterare” non poco i ⦁ gerarchi ⦁ nazisti presenti al circuito, che invece si aspettavano di vedere una grande affermazione tedesca in loro presenza; non la pensava così Nuvolari che, così sicuro di una sua vittoria, aveva appositamente portato dall’Italia una ⦁ bandiera tricolore nuova fiammante (aveva saputo che quella in dotazione agli organizzatori era logora), che fece issare sul pennone più alto durante la cerimonia di premiazione. Si dice che gli organizzatori, non trovando il disco con la ⦁ Marcia Reale (l’⦁ inno nazionale italiano dell’epoca) lo sostituirono con quello di ⦁ ‘O sole mio.
⦁ Lo stesso anno, durante il ⦁ Gran Premio di Montecarlo corso sotto una pioggia battente, un pilota ruppe il circuito dell’⦁ olio della propria autovettura e inondò la pista in una doppia curva a S già scivolosa per l’⦁ acqua. I cinque corridori successivi, man mano che sopraggiungevano, perdevano aderenza e scontrandosi tra loro o con le barriere disseminarono quel punto della pista di rottami. Nuvolari, sopraggiunto per sesto, riuscì derapando in velocità a mantenere comunque il controllo della sua vettura, percorrendo una particolare traiettoria che gli consentì di uscire dalla doppia curva schivando tutti i rottami con la precisione di alcuni centimetri;
⦁ Il 15 giugno ⦁ 1935 tenta di battere sull’⦁ Autostrada Firenze-Mare (nel tratto del rettilineo di 8 km presso ⦁ Altopascio), due primati europei di velocità utilizzando l’⦁ Alfa Romeo 16C Bimotore, creata da ⦁ Enzo Ferrari per resistere alle ⦁ Mercedes e ⦁ Auto Union. La giornata scelta per il tentativo è poco felice poiché tira un forte vento, Nuvolari però prova ugualmente e parte. Mentre la macchina viaggia a circa 320 km/h, viene investita lateralmente da una forte raffica di vento che causa una spaventosa sbandata di oltre 200 metri. Il mantovano riesce comunque a controllare l’auto, che pesa 1.300 kg ed è molto difficile da controllare già a 150 km/h. Nonostante l’imprevisto Tazio prosegue, neutralizza un’altra analoga sbandata poco dopo, e stabilisce due primati: percorre in 11 secondi e 50/100 il chilometro lanciato alla media di 321,420 km/h, e in 17 secondi e 98/100 il miglio lanciato con media di 323,125 km/h (con una punta, nell’ultimo tratto percorso, di oltre 360 km/h). «Non avevo mai affrontato un pericolo così tremendo, nemmeno il giorno in cui presi fuoco a Pau», dichiarerà anni dopo ricordando l’episodio.
⦁ Al volante di un’Auto Union D, conquistò il Gran Premio d’Italia del 1938.
⦁ Nel 1947 alla Mille Miglia, con la ⦁ Cisitalia 202 Spyder Mille Miglia, da lui preferita alla ⦁ versione coupé perché gli permetteva una migliore respirazione (aveva seri problemi ai ⦁ polmoni), arrivò 2º dietro ⦁ Clemente Biondetti dopo aver corso in testa per quasi tutta la gara, soccombendo all’attacco del vincitore solo sul tratto autostradale (novità di quell’anno) Torino-Brescia percorso sotto pioggia battente.
⦁ Nel ⦁ 1948, all’età di cinquantasei anni, a sorpresa Nuvolari prese ancora il via della Mille Miglia con una ⦁ Ferrari 166 SC⦁: prima che problemi meccanici lo costringessero al ritiro, nel primo tratto di gara fece segnare il miglior tempo assoluto. Fece togliere prima il cofano motore per ovviare ad una chiusura imperfetta, poi volò via un parafango, poi si ruppe il supporto del sediolo del meccanico e infine, dopo una derapata troppo accentuata si incrinò l’occhio (supporto) di una balestra ed Enzo Ferrari, dato che il pilota non intendeva far effettuare una riparazione per non perdere la testa della classifica, gli impose di fermarsi e di ritirarsi vicino a ⦁ Reggio Emilia.
⦁ Il 10 aprile ⦁ 1950 Nuvolari partecipava alla gara in salita Palermo-Monte Pellegrino, in ⦁ Sicilia, su Cisitalia-⦁ Abarth 204A Sport Spider della Squadra ⦁ Carlo Abarth. Otteneva la vittoria della classe fino 1100 cm³ Sport e il 5º posto assoluto. È stata la sua ultima gara e l’ultima vittoria di Nuvolari.

La morte
Nuvolari non annunciò mai formalmente il suo ritiro, ma la sua salute andava deteriorandosi e divenne sempre più solitario.

Nel 1952 venne colpito da un ictus che lo lasciò parzialmente paralizzato, e morì un anno più tardi, l’11 agosto, a causa di un altro ictus.

nuvolari_01Pressoché tutta la città di Mantova partecipò ai suoi funerali, che si tennero il 13 agosto 1953 e ai quali parteciparono tra le 25.000 e le 55.000 persone.

Il corteo funebre era lungo alcuni chilometri e la bara di Nuvolari fu messa su un telaio di macchina scortato da Alberto Ascari, Luigi Villoresi e Juan Manuel Fangio.

Fu sepolto presso il cimitero degli Angeli, a Mantova, con gli abiti che indossava sempre scaramanticamente in corsa: un maglione giallo, pantaloni azzurri e gilet di pelle marrone. Al fianco il suo volante preferito.

Enzo_FerrariOltre ai tanti cittadini, ai tifosi, alla gente comune, fu presente anche Enzo Ferrari, che ebbe poi modo di dichiarare «…non appena mi giunse notizia della sua fine partii per Mantova.

Nella fretta mi persi in un dedalo di strade sconosciute della città. Scesi di macchina, chiesi ad un negozio di stagnino la via per villa Nuvolari.

Ne uscì un anziano operaio, che prima di rispondermi fece un giro intorno alla macchina, per leggere la targa.

Capì, mi prese una mano e la strinse con calore. “Grazie di essere venuto”  bisbigliò commosso  “Come quello là non ne nasceranno più”».
Sulla tomba di Nuvolari è incisa una frase che sembra quasi volerlo incitare a fare corse anche nell’aldilà: «Correrai ancor più veloce per le vie del cielo».

SOLFERINO Jean Henry Dunant, il fondatore della Croce Rossa


BREVE BIOGRAFIA DI JEAN HENRY DUNANT

Jean Henry Dunant nasce a Ginevra il giorno 8 maggio 1828 da una famiglia agiata. Fin da bambino mostra attenzione per i sofferenti e l’assistenza ai bisognosi. Divenuto adulto fonda, in Algeria, una società cerealicola e per ragioni economiche raggiunge l’imperatore Napoleone III in Lombardia impegnato insieme all’esercito piemontese nella seconda guerra d’indipendenza italiana (26 aprile 1859 – 12 luglio 1859) contro gli Austriaci.

Henry_DunantIl Dunant arriva così a Solferino il 24 giugno del 1859, immediatamente prima di quella che fu una delle battaglie più sanguinose che l’Europa abbia mai vissuto.

Il Dunant rimane sconvolto dalle condizioni in cui versano i feriti, abbandonati a loro stessi e ricorrere alla buona volontà della popolazione per organizzare un servizio di assistenza sanitaria ai feriti.

Dopo la battaglia il Dunant torna a Ginevra, trasferisce tutta la sua amarezza, le emozioni, l’angoscia e l’impotenza provate durante quella strage in un libro, “Souvenir de Solferino”, che pubblica nel 1862, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica per la realizzazione del progetto che ha maturato dopo l’esperienza vissuta a Solferino: creare una Società di soccorso volontario in ogni Stato, con il compito di organizzare ed addestrare squadre per assicurare l’assistenza dei feriti in guerra.

Propone inoltre che i feriti ed il personale sanitario vengano ritenuti neutrali dalle Parti belligeranti e che siano identificati e protetti da un segno distintivo comune.

Nel 1862 il Dunant aderisce alla “Società ginevrina di Utilità Pubblica” Il 26 ottobre 1863, unitamente ai membri del cd. “Comitato dei 5” organizza a Ginevra una Conferenza Internazionale ch porta, il 29 ottobre dello stesso anno, alla firma dell’atto di nascita della Croce Rossa, dieci risoluzioni che contenute definiscono ruolo, funzioni e mezzi delle associazioni volontarie di soccorso.

Successivamente gli affari del Dunant precipitano ed è ridotto al fallimento e viene escluso dal movimento.

Il Dunant si trasferisce a Parigi dove è costretto a vivere in condizioni di estrema povertà, ma le sue condizioni economiche non gli impediscono però di portare avanti gli obiettivi per i quali tanto ha lottato, partecipando a diverse conferenze in Inghilterra.

Nel 1877 il Dunant si ritira a Heiden (piccolo villaggio a sud del lago di Costanza) nel cantone di Appenzell dove nel 1895 un giornalista riconoscerà in lui il fondatore della Croce Rossa.

Grazie a questo incontro il Dunant sarà onorato pubblicamente ed ufficialmente tanto che nel 1901 gli verrà riconosciuto il premio Nobel per la Pace.

Il 30 ottobre 1910 il Dunant muore ed ora riposa nel cimitero di Zurigo.

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Sono molto onorato di poter cominciare il 2016 con questo stupendo ed unico Evento – Concerto del “Coro Santa Cecilia” di Firenze Direttore Alessandro Benassai.

Coro Santa Cecilia

CORO SANTA CECILIA FirenzeAttualmente il Coro è composto da una trentina di elementi ai quali episodicamente si sono aggiunti alcuni nomi del panorama lirico e sinfonico contemporaneo per delle partecipazioni straordinarie.

Il canto che propone il Coro Santa Cecilia è un canto diatonico, che rifiuta cioè i cromatismi per appoggiarsi esclusivamente agli otto modi ecclesiastici tradizionali.

Alessandro Benassai

direttore-A-BenassaiAlessandro Benassai, Presidente dell’Accademia di Musica Sacra e Direttore del Coro Santa Cecilia.

Studioso e artista poliedrico nato a Firenze nel 1940, sviluppa studi approfonditi sulle origini della Musica e del canto dando vita, nel 1999, al Coro “Santa Cecilia”, con la sua Scuola aperta a tutti gli appassionati per la musica e il canto lirico.

Compone numerosi brani che si ispirano alla letteratura mistica, rifacendosi ai canoni tradizionali della musica sacra, arricchendoli di soluzioni innovative con l’utilizzo della scala diatonica naturale ed i suoi otto modi.

Nasce così una musica del tutto nuova ed originale già apprezzata nei numerosi concerti tenuti dal Coro in Italia e all’estero. La tecnica utilizzata per il canto è tesa a sviluppare le potenzialità della voce al massimo delle sue capacità naturali.

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Coro S. Cecilia di Firenze 2016

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STEFANO MHANNA

violinista, violista, pianista, organista, compositore, direttore

Biografia

 

Stefano Mhanna nasce a Roma l’11 luglio 1995. Vincitore di cinque concorsi nazionali e due internazionali, il giovane Violinista a soli 17 anni è diplomato in Violino, Viola, Pianoforte e Composizione organistica presso il conservatorio di Santa Cecilia di Roma.

Il suo primo diploma lo stringe tra le mani a soli 12 anni e la votazione è di 10 con lode e menzione speciale, il massimo.

Gli altri tre contemporaneamente, all’età di sedici anni: viola, organo e pianoforte.

Non c’è ombra di spartito ai concerti del M° Stefano Mhanna, mentre si esibisce guarda negli occhi il suo pubblico, sembra quasi riesca a scorgere le note in quegli sguardi attoniti che rivelano tutto il piacevole stupore nell’ascoltare il suo celestiale tocco musicale.

Musicista di fama internazionale, in possesso di un tirocinio didattico biennale post-diploma conseguito sempre presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, annovera fra i suoi vari premi anche il premio di Via Vittoria di Roma, ed il premio Rotary per la sezione archi.

Riscuote, a soli dieci anni, un’enorme successo per l’esecuzione del Concerto in re magg. op. 35 di P.I. Tchaikowsky, con l’Orchestra del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, diretta dal M° Ernesto Gordini; per questo gli viene assegnato un importante riconoscimento dalla SIAE. Appare e suona in diverse trasmissioni televisive e telegiornali delle reti RAI (Uno Mattina, In Famiglia,  Ieri, Oggi e Domani, Telegiornali di Rai 1, 2 e 3, ecc.), Mediaset (Maurizio Costanzo) ed altre reti televisive private.

Diversi quotidiani parlano di lui e anche giornali specialistici come il Viva Verdi e Suonare News. Collabora come solista con diverse orchestre italiane ed estere come l’orchestra filarmonica di Torino, quella di Bacau, diretta da Ovidiu Balan, la Grande Orchestra “Rachmaninov” diretta da Nicolai Rogotnev, l’Orchestra Filarmonia Veneta, la Kiev Chamber Orchestra ecc. Suona all’Accademia di Tirana in Albania e all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Si esibisce in diversi teatri come il Teatro Argentina di Roma, il Gran Teatro di Tor di Quinto in Roma, il Teatro Regio di Torino, il Teatro della Filarmonica di Trento, Il Teatro Piccinni di Bari ecc.. Da menzionare tra i suoi vari concerti, quello svolto a casa Barezzi, Museo Giuseppe Verdi (Busseto).

Dispone di un repertorio che comprende circa 40 concerti con l’orchestra, oltre 50 Sonate e pezzi con pianoforte e numerose composizioni per violino solo, ma parlare di repertorio sarebbe per lui superfluo viste le sue capacità e la velocità con cui ha approccio a qualsiasi tipo di partitura.

Rinomato negli ambienti anche come prestigioso organista e riconosciuto ed apprezzato al livello mondiale da numerosi ed insigni maestri e concertisti d’organo, esegue spesso i suoi concerti rigorosamente a memoria e con una maestria interpretativa e tecnica di alto livello, il più delle volte su organi di particolare prestigio, come Olgiati, Callido, Rieger, Tamburini, Mascioni, Zanin e vari altri.

Nella sua formazione è importante ricordare Domenico Morgante e Jiri Lecian. Ha tenuto concerti in prestigiose Basiliche di Roma, Bologna, Milano ecc. Il suo repertorio organistico spazia dalla musica antica a quella tardo romantica con particolare attenzione al barocco e a Bach.

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STEFANO TINCANI  

trombone

Biografia

 Si diploma in trombone presso il conservatorio “L. Campiani” di Mantova continua la sua formazione musicale conseguendo la laurea in secondo livello ad indirizzo interpretativo compositivo con il M° Gianluca Scipioni ( in trombone) ed il M° Matteo Caramaschi (Euphonium).

Segue inoltre Master con: il Quintetto di Ottoni “Gomalanbrass”, Joseph Alessi, Steven Mead. 

Alla formazione professionale ed al perfezionamento del trombone affianca una collaborazione con alcune orchestre Italiane: Orchestra Sinfonica “Lavinia” di Livorno, Orchestra Filarmonica Italiana, Orchestra “Bruno Maderna” di Forlì, Orchestra del Conservatorio “G. Verdi” di Milano, Filarmonica del Teatro Regio di Torino, Orchestra del Friuli Venezia Giulia, Orchestra Giovanile del Veneto, Filarmonia Veneta, Orchesta di Padova e del Veneto, Orchestra del “Teatro Olimpico di Vicenza” dove ricopre dal 2002 il ruolo di II trombone.

Opera come musicista e arrangiatore per alcune compagnie teatrali del territorio reggiano, fra cui “Macedonia Clown” vincitori del concorso “I Teatri del Sacro 2010 a Roma con lo spettacolo“una notte un giglio nel campo”.

Ultima commessa per il settore teatrale è “Esco cosi mi perdo” storia di Matteo Razzini, vincitrice del premio Andetrsen 2010 dove ha curato le musiche.

Dal 2004 presidente della “Associazione Culturale Musicale S. Cecilia” di Reggio Emilia, promotrice di corsi, master e concerti sul territorio reggiano.

Diviene nel novembre 2010 responsabile del progetto “Orchestra Giovanile “S. Pertini”

Il forte legame con la banda, nella quale ha mosso i primi passi come musicista non l’ha mai abbandonato e dal 2005 per tre anni, sotto la guida del M° Giuliano Moser studia direzione per Banda con eccellenti risultati, segue due Master con i compositori Jacob de Haan nel 2008, Jan van De Roost nel 2009, che lo legano ancora più saldamente all’idea di banda come organico di inesauribili risorse.

Nel 2005 accetta l’incarico come direttore della Banda Parrocchiale “S. Cecilia” di Villa Sesso (RE) e nel 2006, inoltre, accetta la direzione artistica e musicale della ricostituita “Filarmonica Città del Tricolore” di Reggio Emilia ottenendo un plauso sempre crescente dal numeroso pubblico.

Collabora nel 2004 con il M°Francesco Tasini, all’incisione del “Primo libro dei Capricci” di Girolamo Frescobaldi ed ad altre incisioni con gruppi di musica leggera.

LEGGI ANCHE LE BIOGRAFIE DEI SEGUENTI ARTISTI

FRANCO CASTELLITO attore

MICHELE SANTI tromba

MARIANNA ESPOSITO atrice

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MARIANNA ESPOSITO attrice


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INFORMIAMO TUTTI I VISITATORI CHE NELLA GALLERIA

ARTISTI VARI

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MARIANNA ESPOSITO 

attrice

Biografia

Nata a Milano, diploma di maturità artistica

Diplomata al Corso di Formazione Superiore per Attori di Emilia Romagna Teatro

INSEGNAMENTO:

Dal 2010: Direttrice artistica e insegnante di recitazione presso la scuola TeatRing di Milano

Dal 2006 : Insegnante di recitazione al I anno, II anno e Laboratorio Professionisti, presso la scuola Gedeone Teatro (metodo Strasberg/Stanislavskij), di Milano

Dal 2005: Ideatrice e coordinatrice di seminari intensivi e residenziali di recitazione, costruzione del personaggio e composizione drammaturgica, presso differenti scuole di Milano

2001/11: Insegnante di dizione, recitazione e stage acting presso la scuola M.A.S di Milano, nell’accademia triennale TV SHOW e nell’accademia triennale Mas Music Academy.

2009/10: Insegnante di recitazione presso la scuola di danza e teatro Incantesimi Urbani di Milano

Dal 2007 al 2010: Insegnante di dizione e public speaking presso lo Studio Laboratorio dell’Attore di Raul Manso (metodo Strasberg/Stanislavskij), di Milano

Dal 2002 al 2004 : Insegnante di dizione e analisi del testo presso la scuola Emisfero Destro Teatro, di Massimo Greco (metodo Strasberg/Stanislavskij), a Cassina De’ Pecchi (MI)

Dal 1999 al 2001 : Insegnante di recitazione presso il liceo Enrico Fermi di Milano

1999 : Ideatrice e coordinatrice di laboratori teatrali per allievi di scuola elementare del comune di Assago (MI).

ESPERIENZE PROFESSIONALI (attrice e regista):

2007/13 Regista e interprete di Creaturamia… (EDINBURGH FF, UNO Concorso di Monologhi Teatrali, Premio Per Attrici Bianca Maria Pirazzoli, Festival Status Quo, Martedi All’Ambra, EmargiNati, Festa del Teatro di Milano)

Dal 2004 direttrice artistica e regista della compagnia TeatRing.

2013 Performer per Dummies Project, produzione Ufostudio, regia: Federico Bertozzi

2013 Attrice in Io, perché gliel’ho lasciato fare? Regia di Antonio Basilisco, Teatro D’Oltre Confine

2013 Regista di La famiglia M di Fausto Paravidino

2013 Regista di Il popolo ha fame, comprate il tricolore!

2013 Attrice in In terra lontana, regia di Fabio Boverio, Minimateatro. Ruolo: Ecuba, Andromaca

2012 Regista di Amleto delle mie brame

2012 Regista, autrice e attrice di A.M.O.R.E., distruzioni per l’uso

2012 Regista di Le relazioni pericolose da Choderlos de Laclos

2011 Regista di Delle TROIANE e di tutte le guerre da Euripide e Sartre

2011 Regista di Salomè – ovvero del Piacere ad ogni costo

2011 Partecipazione al film Il disertore regia di Luca Favaloro

2010 Semifinalista al Festival Internazionale di Regia Fantasio Piccoli Con Sogno di un equivoco di mezz’estate

2009 Finalista al Festival Internazionale di Regia Teatrale Fantasio Piccoli con Baccanti – la paura delle donne

2009 Partecipazione al film Nel segno di Maggio regia di Angelo Mazzeo

2009/10 Regista e autrice di Parlami Ancora Per Aria piccoli valzer per figlie e padre assente

2008 Finalista al concorso nazionale per attrici professioniste Bianca Maria Pirazzoli

2008/09 Pezzi di te – titolo provvisorio, regia di Fadia Bassmaji, interprete unica.

2008 Regista di Frankenstein – ovvero il moderno Prometeo

2007 Racconti di Musica Incontri tra parole e musica, regia: Alberto Lo Gatto. Voce recitante.

2007 Autrice e regista di Poesia, Amore, Rabbia, spettacolo itinerante sui miti di Orfeo ed Euridice e Medusa

2005/06/07 Autrice, regista e interprete di Riso di Carta, spettacolo di teatro danza ispirato a “Madama Butterfly” di Puccini.

Spettacolo finalista al concorso nazionale L’arca in collina – Il teatro che verrà 2005/06

2005 Antigone di Anouilh, regia di Massimo Greco.

2004 Lettere di partigiani condannati a morte, regia di Massimo Greco

2001/2002 Dall’Odissea di Omero all’Odissea di Kubrick; regia di Mario Lizzero.

1997 Metamorfosi da Ovidio ; regia di Marco Baliani ; nel ruolo di : Medusa.

1997 I Giganti della Montagna Di L. Pirandello ; regia di Giorgio Barberio Corsetti ; nel ruolo di : Contessa, giovane attore.

1996/97 Facce di passaggio – due rap Testo e regia di Cesare Lievi.

1996 Gli Uccelli da Aristofane ; regia di Marco Martinelli ; nel ruolo di : Poseidone.

1996 Il mito di Teseo e Arianna; regia di Marco Baliani ; nel ruolo di : Arianna.

1996 Christiane Forse da Christiane F. Noi ragazzi dello zoo di Berlino; regia di Beatrice Meloncelli ; nel ruolo di Christiane.

1995 Christiane Forse – tredici anni e undici mesi della vita di Christiane F. Drammaturgia collettiva ; regia di Pierr Nosari ; nel ruolo di Christiane

Spettacolo finalista al Premio Scenario 1994/95

1995 Dissoluzione da Thomas Bernhard ; regia di Giulio Federico Janni .

Spettacolo semifinalista al Premio Scenario 1994/95

1994 Quadri molto umani – prima del diluvio da J.Genet, H.Von Hoffmansthal, G. Buchner ; regia di Loriano Della Rocca ; nel ruolo di : Marie, Elettra

1994 I rifiuti, la città, la morte da R.W. Fassbinder ; regia di Vanda Monaco ; nel ruolo di : coro

1993 AMMAM – La processione testo e regia di Claudia Emanuela Coppola ; nel ruolo di : clown.

1992 Uno scrittore, il suo teatro Spettacolo di lettura dedicato ad Angelo Gaccione ; Regia di Claudia Emanuela Coppola.

1992 Il signor KU testo e regia di Elena Giusti ; nel ruolo di : figlia.

CORSI FREQUENTATI (dal più recente):

 Selezionata tra i partecipanti al festival Methodika – IV Festival internazionale di metodi di training teatrale, rivolto ad attori professionisti e insegnanti di teatro di tutto il mondo, diretto da Jurij Alschitz e condotto da: César Brie, Maria S.Horne (Metodo Strasberg), Adolf Shapiro (Metodo Stanislavskij), Rimus Tuminas

 

 Corso di tango argentino, condotto da: Giovanni Bermond, Angela Lepore, Guillermo Filippi, 3 anni

 

 Seminari e corsi di contact improvisation. Insegnanti: Urs Stauffer, Marco Zontini, Nadia Pedrazzini e Marta Pani 6 anni

 

 Corso di aggiornamento per attori professionisti diretto da Raul Manso (metodo Strasberg/Stanislavskij), 2 anni

 

 Corso di doppiaggio diretto da Nicola Bartolini Carrassi, 6 mesi

 

 Corso di speakeraggio diretto da Paolo Bessegato, 2 mesi

 

 Corso di predoppiaggio diretto da Nicoletta Ramorino e Narcisa Bonati, 1 anno

 

 Diplomata al Corso di Formazione Superiore “Parole in azione”, corso di specializzazione per attori professionisti, organizzato da E.R.T., Emilia Romagna Teatro ; direzione artistica : Renata Molinari ; insegnanti :

 

Voce e canto:

Imke Buchholz, Maria Hackenesch, Gabriella Munari, Emanuele De Checchi

Danza (modern e contemporaneo) e training fisico:

Daniela Schiavone, Hal Yamanouchi

Recitazione:

Cesare Lievi, Marco Martinelli, Marco Baliani, Giorgio Barberio Corsetti

 Laboratori professionali su Agammennone di V.Alfieri e Platonov di A. Cechov diretti da Salvatore Cardone, 1 anno

 

 Seminari con: Maria Grazia Mandruzzato ; Pepe Robledo e Pippo del Bono ; Living Theater (J.Malina e H. Reznikov)

 

 Laboratorio di teatro orientale e formazione dell’attore, diretto da Christine Cibils

 

 Studio Laboratorio dell’Attore di Raul Manso (metodo Strasberg/Stanislavskij); insegnanti : Raul Manso, Coco Leonardi, Antonio Basilisco, Riccardo Magherini, 2 anni

 

 Centro Teatro Attivo ; insegnante Nicoletta Ramorino, 2 anni

 

 Quelli di Grock ; insegnante Maurizio Salvalalio, 1 anno

 

 Danza classica, 6 anni