Il gas mette un freno al caro bollette


Portafoglio alla mano, domani circa 7,5 milioni di famiglie che sono ancora in regime di tutela toccheranno con mano gli effetti delle decisione dell’Arera di indicizzare la bolletta del gas al Psv, l’alternativa italiana al Ttf, e di farlo su base mensile.

Con un prezzo medio che a ottobre è stato di 127 euro al MWh, l’atteso rincaro del 70% sui consumi potrebbe ridursi addirittura al 5%.

Si tratta ovviamente del dato grezzo, calcolato sulla sola componente Cmem della bolletta, che corrisponde al costo previsto per l’acquisto del gas. Ma è più che sufficiente per parlare di stangata scongiurata.

Le stime di Nomisma Energia sui rincari in tariffa scendono dal 70 al 5% per i consumi di ottobre

In attesa della comunicazione ufficiale dell’Autorità, è Nomisma Energia ad assumersi il compito di fare i conti e correggere al ribasso le stime sul temuto rincaro d’autunno. «Sono buone, anzi ottime notizie, che potrebbero portare a un calo delle bollette da dicembre», spiega il presidente Davide Tabarelli, «Ovviamente questo forte ridimensionamento dei rincari attesi dipende dai fondamentali del mercato, a partire dalla riduzione dei consumi che ha fatto scendere il prezzo del gas anche sul tanto criticato Ttf.

Ha contribuito, seppure in misura minore, l’annuncio di un primo accordo sul tetto ai prezzi in sede europea.

Ma bisogna riconoscere all’Arera il merito di aver introdotto questo nuovo meccanismo di calcolo, perché se l’aggiornamento tariffario fosse stato fatto a settembre, con i prezzi oltre i 200 euro, ora ci troveremmo davanti ad aumenti a 3 cifre».

Domani Arera pubblicherà le tariffe calcolate per la prima volta sull’indice Psv

La decisione dell’Arera di utilizzare come riferimento la media dei prezzi effettivi del mercato del Psv italiano, è stata presa «per intercettare in modo immediato le eventuali iniziative nazionali ed europee di contenimento dei prezzi».

A questo cambio di indice, si è aggiunta la seconda novità, portare la frequenza di aggiornamento del prezzo da trimestrale a mensile.

Il nuovo metodo, legato all’emergenza, sarà in vigore fino al termine della tutela gas, prevista al momento a gennaio 2023, termine che l’Autorità ha chiesto di allineare a quello del fine tutela elettrico, e cioè gennaio 2024.

Una segnalazione era già stata inviata al governo Draghi, ora sarà materia di lavoro per l’esecutivo Meloni.

Gli operatori del mercato libero si stanno adeguando. Col Ttf diventato ormai il primo bersaglio delle politiche europee di contenimento dei prezzi del gas, il Psv sta facendo la sua comparsa nelle offerte commerciali, che per la prima volta propongono tariffe indicizzate alla piattaforma nazionale.

La si considera ormai maggiormente rappresentativa del prezzo spot del mercato italiano, perché caratterizzata da livelli di liquidità più significativi rispetto ad altri indici.

In termini di puro risparmio sul prezzo del gas, va detto, la differenza col Ttf non è eclatante: a ottobre, rispetto alla media di 127 euro del Psv, infatti, quella della borsa del gas di Amsterdam è stata di 139 euro a MWh.

Ma il Psv è considerato meno permeabile alla speculazione e idoneo a limitare i costi delle attività di hedging. Questa popolarità crescente dovrebbe imporre però una maggiore trasparenza: mentre i prezzi del Ttf sono consultabili online da chiunque, verificare quelli del Psv è invece ben più complesso.

L’agenda Meloni

Lo stesso giorno in cui l’Arera comunicherà le tariffe, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, incontrerà proprio sul tema energia la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen.

Nell’agenda del governo, oltre al price cap, c’è anche la riscrittura della norma sul prelievo degli extra-profitti delle imprese energetiche, che cade a pochi giorni dalla sentenza del Tar, attesa l’8 novembre, sui primi ricorsi degli stessi contro la misura straordinaria.

Il boom degli utili di Saudi Aramco. Al riparo dal raggio d’azione dei prelievi europei sugli extra-profitti, ieri hanno sorpreso il mercato i risultati del campione nazionale saudita Aramco, che ha registrato un balzo del 39% dell’utile netto del terzo trimestre, lievitato a 42,4 miliardi di dollari.

Il risultato colloca il colosso saudita nel club dei pesi massimi dell’oil & gas, come Exxon, Chevron e Bp, che hanno riportato risultati record grazie all’impennata dei prezzi del greggio e del gas naturale. (riproduzione riservata)

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