Ora legale, domani si cambia: cosa serve sapere su risparmi, luce, abitudini


Alle 3 del mattino di domenica 30 ottobre la lancetta dell’orologio andrà spostata un’ora indietro. L’ora legale uscirà momentaneamente di scena (tornerà il 27 marzo) e al suo posto arriverà quella solare, che a sua volta abbandonerà il campo il 26 marzo, e così via.

Il dibattito sull’opportunità di mantenere questa continua alternanza o se invece mantenere l’ora legale tutto l’anno non è una novità.

Ogni anno viene messo in evidenza il fatto che l’adozione dell’ora legale tutto l’anno eviterebbe lo “stress da cambiamento” legato alla luce, il principale sincronizzatore naturale di tutti i processi dell’organismo, che si manifesta nelle persone con stanchezza, insonnia, irritabilità, mal di testa, sbalzi d’umore, difficoltà a concentrarsi e a mantenere alta l’attenzione.

Una sorta di mini-jet lag. L’adozione dell’ora legale tutto l’anno garantirebbe inoltre una maggiore assunzione di vitamina D e attenuerebbe i disturbi del sonno. C’è chi chiede di dire addio all’ora solare in quanto un retaggio di una società contadina mentre ora in un mondo industriale ha più senso che ci sia luce alle 5 della sera che alle 5 del mattino.

Ma quest’anno è entrata nel dibattito una variabile in più: in un contesto di inflazione sospinta in gran parte dall’aumento delle materie prime, a cominciare da quelle energetiche, il confronto tra le due opposte fazioni è ancora più sentito.

Di qui la domanda: è davvero la scelta giusta continuare ad alternare ora legale e ora solare oppure, in questo periodo di prezzi dell’energia alle stelle, con bollette sempre più salate sulle spalle di famiglie e aziende, ci converrebbe di più scegliere di tenere l’ora legale tutto l’anno?

Secondo Altroconsumo, l’unica che può rispondere a questa domanda è Terna (società controllata indirettamente dal ministero del Tesoro) che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica.

Poiché la società è la sola ad avere i dati puntuali dei consumi, è anche l’unica a poter effettuare i calcoli corretti su quanto si risparmierebbe in termini di consumi di energia con l’ora legale tutto l’anno, per poterlo confrontare con quanto si consuma oggi alternando ora legale a ora solare.

Secondo le stime che Terna aveva fatto sui consumi nei 7 mesi in cui è stata in vigore l’ora legale (ovvero dal 27 marzo al 30 ottobre), osserva ancora Altroconsumo, l’Italia ha risparmiato circa 190 milioni di euro.

Questo soprattutto grazie a un minor consumo di energia elettrica di circa 420 milioni di chilowattora.

Per intenderci, stiamo parlando di un risparmio che equivale al fabbisogno medio annuo di circa 150 mila famiglie. Se consideriamo il minor consumo di energia dovuto all’ora legale, dal 2004 al 2021 l’Italia ha risparmiato complessivamente circa 10,5 miliardi di kilowattora: in termini economici, stiamo parlando di un risparmio per i cittadini di oltre 1,8 miliardi di euro.

Un’altra indicazione arriva dalla Società Italiana di Medicina Ambientale(Sima) e da Consumerismo No Profit l’addio all’ora solare garantirebbe un risparmio energetico, grazie alla riduzione della combustione di fonti fossili per illuminazione e riscaldamento, che col crescere dei prezzi del gas è passato da stime di 500 milioni l’anno basati sui dati Terna a oltre 2 miliardi e mezzo di euro per il solo 2023.

C’è poi un altro aspetto da prendere in considerazione. Secondo Sima, il risparmio energetico derivante dall’adozione permanente dell’ora legale consentirà anche di tagliare le emissioni climalteranti per un totale di 200.000 tonnellate di CO2 nel solo 2022: si tratta dello stesso beneficio che otterremmo piantando 2 milioni di alberi.

«Non essendo più l’Italia un Paese con la maggioranza degli abitanti impiegati in agricoltura, viene meno anche la necessità di dover disporre di luce solare già al mattino molto presto osserva il presidente Sima Alessandro Miani. L’ora legale è stata definitivamente adottata nel nostro Paese nel 1965-66 diventando popolare proprio in periodo di crisi energetica degli anni ’70 e ha già subito una estensione di circa 3 mesi nel 1996 sulla base di indicazione comunitarie europee».

Secondo il Centro Studi di Conflavoro Pmi, la Confederazione nazionale delle piccole e medie imprese, mantenere l’ora legale farebbe risparmiare fino a 2,7 miliardi di euro nel 2023 sui consumi dell’elettricità. Si tratta di una stima basata sull’ultimo fabbisogno energetico certo (dati Terna al 2021) pari a 318,1 miliardi di KWh rinnovabili comprese (i primi 8 mesi del 2022 hanno già registrato una media di fabbisogno mensile di 25,9 miliardi di KWh) calcolati sul prezzo oggi nel mercato tutelato da Arera, ossia 0,51 euro/KWh calcolato al momento per il mese di ottobre 2022.

Nel dibattito è intervenuto anche l’ex ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, attuale consulente del nuovo responsabile dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin: secondo Cingolani, i risparmi energetici derivanti all’abolizione dell’ora solare non sarebbero così rilevanti da un punto di vista energetico, «perché quell’ora che si guadagna la sera, molto probabilmente la si perde la mattina» dal momento che ci si sveglia col buio».

E l’Europa che ne pensa? Sono diversi anni che nella Ue si discute se mantenere l’ora legale per tutto l’anno.

Nonostante la linea sia chiara, gli Stati membri, come accade talvolta su dossier europei, si muovono in ordine sparso.

L’Ue ha unificato per la prima volta le disposizioni relative all’ora legale nel 1980, al fine di garantire un approccio armonizzato al cambio dell’ora nel mercato unico.

Prima di allora, infatti, le pratiche nazionali relative all’ora legale e agli orari erano divergenti. L’attuale direttiva sull’ora legale impone ai 27 di passare all’ora legale l’ultima domenica di marzo e di tornare all’ora solare l’ultima domenica di ottobre.

Nel febbraio 2018 il Parlamento ha chiesto alla Commissione di valutare la direttiva sull’ora legale e, se necessario, presentare una proposta di revisione della stessa.

Tra luglio e agosto dello stesso anno è stata indetta da parte della Commissione una consultazione pubblica tra i cittadini europei, che ha registrato un ampio consenso al superamento dell’alternanza ora solare/ora legale: 84% dei voti a favore su un totale di 4,6 milioni di risposte.

Favorevole il 95% dei polacchi e dei finlandesi, il 93% degli spagnoli, l’88% degli irlandesi. A favore il 66% degli italiani, quasi il 79% degli olandesi.

Il 26 marzo del 2019 ha approvato una risoluzione legislativa (410 voti a favore, 192 contrari e 51 astensioni) stando alla quale ogni Stato membro avrebbe dovuto decidere in autonomia entro la fine del 2021 se adottare per sempre l’ora legale o quella solare. I deputati europei hanno sostenuto la proposta della Commissione di porre fine al cambio stagionale dell’ora, ma hanno votato per rinviare la data dal 2019 al 2021.

In sostanza, i Paesi dell’Ue che avessero deciso di mantenere l’ora legale avrebbero dovuto regolare gli orologi per l’ultima volta l’ultima domenica di marzo 2021, mentre quelli che avessero preferito mantenere l’ora solare avrebbero dovuto spostare gli orologi per l’ultima volta l’ultima domenica di ottobre 2021.

Nella risoluzione del parlamento europeo si affermava inoltre che la Commissione avrebbe potuto presentare una proposta legislativa per rinviare la data di applicazione della direttiva fino al un massimo di 12 mesi se avesse ritenuto che le disposizioni previste avrebbero rischiato di pregiudicare in modo significativo e permanente il corretto funzionamento del mercato interno.

Al momento, ricorda Altroconsumo in un report recente, nessuno dei paesi dell’Unione ha legiferato in merito e in pochi hanno dichiarato le loro intenzioni.

La Francia si era già espressa più di due anni fa con una consultazione pubblica promossa dall’Assemblea Nazionale: la maggioranza dei francesi avrebbe voluto tenere per sempre l’ora legale e dire addio a quella solare. Un po’ quello che alcuni studi stanno proponendo anche per il nostro Paese.

Non sono di questo stesso avviso tuttavia i paesi del nord Europa, capeggiati da Finlandia e Svezia. La possibilità di avere più luce a disposizione grazie all’ora legale, infatti, avvantaggia soprattutto i paesi del Sud Europa.

Nel Nord, invece, le giornate durante l’estate sono già molto lunghe a causa della vicinanza con il Polo Nord. In Finlandia, ad esempio, nei giorni più lunghi, il sole sorge prima delle quattro del mattino e tramonta quasi alle 23.00. L’ora guadagnata quindi non serve né per avere più luce alla sera né per risparmiare sul fronte energetico.

Adottata per la prima volta nel 1910, con interruzioni tra il 1921 e il 1939 e tra il 1948 e il 1965, in Italia l’ora legale è un sistema che permette di sfruttare al meglio le ore di luce durante tutta la bella stagione. Tra marzo e ottobre, infatti c’è a disposizione naturalmente più luce, dato che il sole, in questo periodo dell’anno, sorge prima (in Italia verso le 4:30) e tramonta più tardi (verso le 20).

Spostando avanti le lancette di un’ora, le ore di luce coprono meglio le ore destinate alle attività umane, permettendo di fatto di godere di un’ora di luce in più alla sera. Durante il governo Conte uno l’Italia ha depositato a Bruxelles una richiesta formale per mantenere il sistema dei sei mesi l’anno di ora legale, sei mesi di ora solare. Tornando ai giorni recenti, con il governo di centrodestra Meloni, il senatore della Lega Paolo Arrigoni, responsabile Energia del Carroccio, ha confermato la volontà politica bipartisan di spingere per un provvedimento che superi l’alternanza ora solare – ora legale.

Anche gli Stati Uniti si stanno predisponendo all’adozione permanente dell’ora legale, che in lingua anglosassone è denominata “Daylight Saving Time”, vale a dire “Orario per guadagnare luce diurna”.

«Gli Stati Uniti spiega Prisco Piscitelli, epidemiologo e vicepresidente Sima ci forniscono già dei dati sperimentali molto positivi perché nel 2007 hanno prorogato in via transitoria di ben 4 settimane l’ora legale al fine di risparmiare energia, consentendo ai ricercatori di fare dei confronti con gli anni precedenti».

La soluzione ha avuto delle conseguenze positive anche sul fronte della sicurezza. «Questa proroga dell’ora legale conferma Piscitelli ha determinato una riduzione media del 7% delle rapine negli Usa con punte del -27% posticipando di un’ora il crepuscolo invernale (proprio l’orario tra le 16 e le 17 in cui di solito si esce dal posto di lavoro e si è più esposti al rischio di subire rapine o violenze).

I costi sociali evitati grazie alla minore incidenza di rapine sono stati stimati dai ricercatori in 59 milioni di dollari nel solo 2007, a cui aggiungere circa 240 milioni di dollari di costi diretti e indiretti attribuibili alla minore frequenza di stupri.

Tutto questo grazie a un’estensione di appena 4 settimane dell’ora legale e senza considerare i risparmi energetici da cui era partita l’iniziativa USA per il 2007».

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...