In Asia torna la peste bubbonica: una regione in quarantena


La peste bubbonica è tornata: la Mongolia ha messo in quarantena una regione al confine con la Russia dopo la scoperta di due casi.

È scattato l’allarme peste bubbonica in Mongolia, dove una coppia di fratelli versa in condizioni critiche dopo aver mangiato carne di marmotta cruda.

Nel timore di uno scoppio di un’epidemia, le autorità sanitarie mongole hanno messo in atto misure di sicurezza e imposto la quarantena di una regione al confine con la Russia.

Il ritorno della peste non deve sorprendere: già a fine 2019 in Cina sono stati diagnosticati dei casi, uno di peste bubbonica e due di peste polmonare (più grave). L’infezione in quel caso era legata al consumo di carne di coniglio selvatico.

La peste è un’infezione di origine batterica che si trasmette attraverso le pulci che vivono su roditori selvatici e, se non trattata in tempo, può uccidere nel giro di 24 ore, secondo l’OMS.

Ad oggi non esiste un vaccino per la peste, e la malattia si cura nei primi stadi con farmaci e antibiotici. Gli esperti ritengono che i discendenti della peste nera che nel 14° secolo ha ucciso 50 milioni di persone nel mondo esistano ancora oggi e causano la morte di 2.000 persone l’anno.

 

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Incubo peste nera in Mongolia: regione in quarantena

La Mongolia ha messo in quarantena la regione a ovest del confine russo dopo aver identificato due casi di peste legati al consumo di carne di marmotta. Si tratta di due fratelli, un uomo e una donna, le cui condizioni sarebbero critiche secondo quanto riportato.

La diagnosi è stata confermata da test di laboratorio. Sono stati raccolti e analizzati 146 campioni di individui di primo contatto, ma sarebbero almeno 500 le persone che potrebbero essere entrate in contatto con i due infetti, anche per vie traverse.

Intanto il Centro nazionale per le malattie zoonotiche della Mongolia si è attivato per mettere in quarantena il capoluogo di provincia e uno dei distretti della regione. Ai veicoli è temporaneamente vietato l’ingresso.

A maggio 2019 la Mongolia aveva chiuso un varco chiave al confine con la Russia a causa del sospetto che la pestilenza provenisse da lì, e bloccato l’ingresso di diversi turisti russi.

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